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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Settimo Passo (3/4)

Settimo passo (3/4)

( continua )  Ancora una volta siamo spronati dall’inevita­bile conclusione che ci viene dall’esperienza di A.A. e cioè che dobbiamo sforzarci con forte determinazione, altrimenti cadiamo lungo il cammino intrapreso. A questo punto del nostro progresso ci sentiamo spinti con vigore e costretti a fare la cosa giusta. Siamo obbligati a scegliere tra i tormenti derivanti dallo sforzarci e le sicure sofferenze derivanti dall’evitare di farlo. Questi passi iniziali lungo la strada ven­gono fatti malvolentieri, tuttavia dobbiamo farli. Possiamo non avere ancora un’opinione molto alta dell’umiltà come desiderabile virtù persona­le, tuttavia dobbiamo ammettere che essa è un aiuto indispensabile per la nostra sopravvivenza.

Ma una volta che abbiamo dato un’occhiata ad alcuni di questi difetti, che li abbiamo discussi con un’altra persona e ci siamo trovati pronti ad eliminarli, la nostra opinione sull’umiltà comin­cia ad avere un significato più ampio. Da questo momento con ogni probabilità abbiamo avuto un certo sollievo dal peso delle nostre limitazioni più rovinose. Godiamo momenti in cui c’è qual­cosa che somiglia alla vera pace dello spirito. Per quelli di noi che hanno finora conosciuto soltanto agitazione, depressione o ansia — in altre parole per tutti noi — questa pace appena trovata è un dono inestimabile. Si è trovato effettivamente qualcosa di nuovo. Laddove l’umiltà era stata tempo addietro un forzato alimento di un misero pasto, ora comincia ad avere il significato di ali­mento essenziale che può darci serenità.

Questa migliorata percezione dell’umiltà dà ini­zio ad un altro cambiamento rivoluzionario del nostro modo di vedere. I nostri occhi cominciano ad aprirsi agli immensi valori che sono venuti direttamente dal doloroso sgonfiamento del nostro io. Finora le nostre vite sono state in massima parte dedicate a sfuggire sofferenze e problemi. Noi fuggivamo da essi come dalla peste. Non abbiamo mai voluto affrontare la realtà della sof­ferenza. La fuga attraverso la bottiglia era sempre la nostra soluzione. La formazione del carattere attraverso la sofferenza poteva andare bene per i santi, ma certamente non riguardava noi.

Poi in A.A., guardammo ed ascoltammo. Ovun­que vedemmo fallimento e sofferenza trasformati dall’umiltà in beni inestimabili. Udimmo storia dopo storia di come l’umiltà avesse tratto forza dalla debolezza. In ciascun caso, la sofferenza era stata il prezzo per essere ammessi in una nuova vita. Ma questo prezzo di ammissione ci aveva procurato più di quanto ci aspettassimo. Portò quel tanto di umiltà che, scoprimmo subito, era capace di guarire il dolore. Cominciammo a temere meno il dolore e a desiderare più che mai l’umiltà.   ( continua )

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 

 



Settimo Passo (2/4)

Settimo passo (2/4)

( continua ) Certo, la maggior parte di noi pensava che fosse desiderabile avere un buon carattere, ma evidentemente un buon carattere era qualcosa di cui si aveva bisogno per andare avanti con la fac­cenda dell’auto-compiacimento. Con un’appro­priata dimostrazione di onestà e moralità, avrem­mo avuto un’opportunità migliore di ottenere realmente quello che davvero volevamo. Ma tutte le volte che dovemmo scegliere tra carattere e comodità, la formazione del carattere si perdeva nella polvere del nostro correre dietro a ciò che pensavamo fosse felicità. Raramente guardammo alla formazione del carattere come a qualcosa da desiderare per se stessa, qualcosa per la quale ci sarebbe piaciuto sforzarci indipendentemente dal fatto che i nostri bisogni istintivi venissero o no soddisfatti. Non pensammo mai di far diventare l’onestà, la tolleranza e il vero amore per l’uomo e per Dio la base del nostro vivere quotidiano.

Questa mancanza di ancoraggio a qualsiasi valore permanente, questa cecità al vero scopo della nostra vita, produsse un altro cattivo risulta­to: fino a che fummo convinti di poter vivere esclusivamente con la nostra forza e intelligenza personali si rese impossibile una fede operante in un Potere Superiore. E ciò si verificava anche quando credevamo nell’esistenza di Dio. Poteva­mo anche avere la più sincera fede religiosa, ma essa rimaneva sterile perché stavamo ancora cer­cando d’interpretare noi stessi il ruolo di Dio.

Fino a che mettemmo al primo posto la fiducia in noi stessi, fu fuori questione una genuina fiducia in un Potere Superiore. Mancava quell’elemento fondamentale di umiltà assoluta, quel desiderio cioè di capire e fare la volontà di Dio.

Per noi il processo di acquisire una nuova pro­spettiva fu incredibilmente penoso. Fu solo attra­verso ripetute umiliazioni che fummo obbligati ad imparare qualcosa riguardo l’umiltà. Fu solo alla fine di un lungo cammino, segnato da un susseguirsi di sconfitte ed umiliazioni e dal deci­sivo annientamento della nostra autosufficienza, che cominciammo a sentire l’umiltà come qual­cosa di più che una condizione di umiliante disperazione. A ogni nuovo venuto in Alcolisti Anonimi viene detto, e presto lui se ne rende conto da sé, che questa umile ammissione d’impotenza di fronte all’alcol è il suo primo passo verso la liberazione dalla morsa che lo paralizza.

E così che all’inizio noi vediamo l’umiltà come una necessità. Ma questo è l’inizio più sem­plice. Per liberarci completamente dell’avversio­ne per l’idea di essere umili, per acquistare una visione di umiltà come l’ampia strada che porta alla vera libertà dello spirito umano, per essere disposti a impegnarci per acquisire umiltà come qualcosa che deve essere desiderabile per se stessa, a parecchi di noi occorre molto, molto tempo. Un’intera vita impostata sull’egocentrismo non può essere invertita tutta in una volta. All’inizio, la ribellione ostacola ogni nostro passo.

Quando abbiamo finalmente ammesso senza riserve di essere impotenti di fronte all’alcol, siamo capaci di tirare un sospiro di sollievo dicen­do: «Bene, grazie a Dio, questa è fatta! Non debbo più ripassarci!». Poi impariamo, spesso con costernazione, che questa è soltanto la prima pie­tra miliare sulla nuova strada che abbiamo cominciato a percorrere. Ancora stimolati da pura neces­sità, con riluttanza veniamo alle prese con quei seri difetti di carattere che furono la causa prima che fece di noi degli alcolisti, difetti che debbono essere affrontati per prevenire di cadere ancora una volta nell’alcolismo. Noi vorremmo essere liberati da qualcuno di questi difetti, ma in alcuni casi questa sembrerà un’impresa tanto impossibile che indietreggeremo. Ci attacchiamo poi con appassionata tenacia ad altri, che in realtà stanno disturbando il nostro equilibrio, perché riceviamo ancora troppo piacere da essi. Come possiamo raccogliere la risolutezza e la buona volontà per liberarci da tali pressanti impulsi e desideri?   ( continua )

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 



Settimo Passo (1/4)

Settimo passo (1/4)

“Gli abbiamo chiesto umilmente di elimi­nare le nostre deficienze “.

 

Poiché questo Passo si occupa in modo tanto specifico dell’umiltà, occorre soffermarci per considerare che cos’è l’umiltà e che cosa può significare per noi il praticarla.

In verità, il raggiungimento di un’umiltà mag­giore è il principio fondamentale di ognuno dei Dodici Passi di A.A., perché senza un qualche grado di umiltà, nessun alcolista può assoluta­mente restare sobrio. Quasi tutti i membri di A.A. hanno scoperto, inoltre, che se non svilup­pano questa preziosa qualità molto più di quanto essa può essere necessaria per non bere, non hanno ancora molta probabilità di diventare real­mente felici. Senza di essa non possono dare alla loro vita uno scopo veramente utile o, nelle avversità, essere capaci di raccogliere la fede che può far fronte a qualunque situazione critica.

L’umiltà, sia come parola che come ideale, se la passa male nel nostro mondo. Non solo l’idea è male interpretata, ma la parola stessa è spesso vivamente detestata. Molte persone non hanno nemmeno una vasta conoscenza dell’umiltà come modo di vita. Molte delle chiacchiere che sentiamo ogni giorno e moltissimo di quello che leggiamo non sono altro che esaltazione dell’or­goglio dell’uomo per le sue imprese.

Con un grande ingegno, gli uomini di scienza hanno costretto la natura a rivelare i suoi segreti. Le immense risorse che ora vengono imbrigliate promettono una tale quantità di benessere mate­riale che molti sono giunti a credere di trovarsi davanti un lungo periodo di prosperità creato dall’uomo. Sparirà la povertà e vi sarà tale abbondanza che ognuno potrà avere tutta la sicu­rezza e le soddisfazioni personali che desidera. La teoria sembra essere quella che, una volta soddisfatti gli istinti primari di ognuno, non resterà molto per cui litigare. Allora il mondo girerà felice e sarà libero di concentrarsi sulla cultura e sul carattere. Unicamente con la loro intelligenza e con il loro lavoro gli uomini avranno forgiato il proprio destino.

Certamente nessun alcolista, e sicuramente nessun membro di A.A., vuole disapprovare le conquiste materiali. Né noi entriamo in discus­sione con i molti che tuttora si aggrappano con tanta passione alla credenza che soddisfare i nostri fondamentali desideri naturali è lo scopo principale della vita. Ma noi siamo sicuri che nessuna categoria di persone nel mondo fece confusione peggiore nel cercare di vivere secon­do questa formula di quanto l’abbiano fatta gli alcolisti. Per migliaia di anni non abbiamo fatto che pretendere più di quel che ci spettasse quan­to a sicurezza, prestigio e avventure amorose. Quando ci sembrava di aver successo, abbiamo bevuto per sognare sogni ancora più grandi. Quando eravamo frustrati, anche in parte, abbia­mo bevuto per dimenticare. Non c’era mai limite a quel che pensavamo ci fosse necessario.

In tutti questi sforzi, moltissimi dei quali ben intenzionati, l’ostacolo paralizzante era stato la nostra mancanza di umiltà. Ci era sfuggita la pro­spettiva di vedere che la formazione del carattere e i valori spirituali dovevano venire per primi e che le soddisfazioni materiali non erano lo scopo dell’esistenza. In modo del tutto caratteristico avevamo finito col confondere i fini con i mezzi. Invece di considerare la soddisfazione dei nostri desideri materiali come il mezzo mediante il quale potevamo vivere e comportarci da esseri umani, avevamo preso queste soddisfazioni come il fine ultimo e lo scopo della nostra vita.  ( continua )

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 


Sesto Passo (6/6)

   ( … ) Se vorremo ottenere un qualche reale vantaggio nell'applicare questo Passo a problemi diversi dall'alcol, sarà necessario che noi facciamo un tentativo del tutto nuovo nel liberare la nostra mente da preconcetti. Sarà necessario che noi alziamo lo sguardo verso la perfezione e che siamo pronti a camminare in quella direzione. Sarà di scarsa importanza il modo più o meno esitante con cui camminiamo. La sola domanda che ci dobbiamo porre sarà: «Siamo pronti?».

Riconsiderando quei difetti cui non siamo ancora disposti a rinunciare, dovremmo cancellare i rigidi e fermi criteri che abbiamo fissato. Forse in alcuni casi saremo tuttora costretti a dire: «Non posso ancora rinunciare a questo»; ma non dovremmo dire: «A questo non rinuncerò mai!».

Chiariamo ora quella che sembra essere una pericolosa scappatoia che noi abbiamo lasciato: ci viene suggerito che dovremmo diventare completamente disposti a mirare verso la perfezione; rileviamo che qualche ritardo, comunque, potrebbe essere perdonato. E ritardo è quella parola alla quale, nella mente di un alcolista che si mette a raziocinare, potrebbe certamente essere dato un significato di lungo termine. Egli potrebbe dire: «Quant'è facile! Certo, mi dirigerò verso la perfezione, ma di sicuro non c'è bisogno che mi affretti. Forse posso rimandare indefinitamente di occuparmi di alcuni dei miei problemi». Naturalmente, questo non va. Un tale modo di ingannare se stessi dovrà fare la stessa fine di molte altre piacevoli razionalizzazioni. Come minimo, dovremmo venire alle prese con alcuni dei nostri peggiori difetti di carattere e cominciare a darci da fare per eliminarli al più presto possibile.

Nel momento in cui diciamo: «No, mai!» le nostre menti si chiudono alla grazia di Dio. Il ritardo è pericoloso e la ribellione può essere fatale. Questo è il punto esatto in cui abbandoniamo gli obiettivi limitati e ci dirigiamo verso quella che è la volontà di Dio nei nostri confronti.

 

 ( da Dodici Passi Dodici Tradizioni, pp.99-101 )


 



Sesto Passo (5/6)

( … ) Alcuni, naturalmente, possono concludere di essere senz'altro pronti a che tutti questi difetti vengano eliminati da loro. Ma perfino costoro, se arrivano a fare un elenco di difetti ancora più piccoli, saranno costretti ad ammettere che preferiscono restare attaccati ad alcuni di essi. Perciò, sembra evidente che pochi di noi possono rapidamente o facilmente divenire pronti a mirare a una perfezione spirituale o morale: noi dovremmo decidere solo per quel tanto di perfezione che ci sarà necessaria per andare avanti nella vita, naturalmente a seconda delle nostre varie e diverse idee di ciò che intendiamo per «andare avanti». Così la differenza tra «i fanciulli e gli uomini», è la differenza tra lo sforzo per raggiungere una méta determinata da noi e lo sforzo per raggiungere una méta perfetta che è Dio.

Immediatamente molti chiederanno: «Come riusciamo ad accettare tutto quello che implica in sé il Sesto Passo? Diamine ... quella è perfezione?. Sembra una domanda difficile, ma, parlando praticamente, non lo è. Soltanto il Primo Passo, in cui abbiamo ammesso al cento per cento la nostra impotenza di fronte all'alcol può essere messo in pratica con perfezione assoluta. I restanti undici Passi stabiliscono ideali perfetti. Sono traguardi verso i quali guardiamo e le unità di misura mediante le quali valutiamo il nostro progresso. Visto in questa luce, il Sesto Passo resta ancora difficile, ma nient'affatto impossibile. La sola cosa urgente è che noi cominciamo a tentare e continuiamo a tentare. ( … )

 

( da  Dodici Passi Dodici Tradizioni, pp.98-99 )


 

 




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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

Riflessioni giornaliere 22, 23, 24 luglio

Il buono e il cattivo

 

“Mio Creatore, ora voglio che Voi diventiate il Signore di tutto il mio essere, buono o cattivo non importa.”

(Alcolisti Anonimi, pag.86)

 

La gioia di vivere sta nel dare. Il fatto che io sia stato liberato dalle mie deficienze e sia dunque più utile agli altri, consente all’umiltà di crescere in me. Le mie deficienze possono essere affidate umilmente a Dio ed essere rimosse. L’essenza del Settimo Passo è l’umiltà e non c’è modo migliore di ricercare l’umiltà che quello di dare tutto me stesso - buono e cattivo - a Dio in modo che Egli possa rimuovere la parte cattiva e restituirmi quella buona.


 

Chiedo a Dio di decidere

 

“Vi domando di spazzare via tutto ciò che mi impedisce di esserVi utile e di essere utile ai miei amici.”

(Alcolisti Anonimi, pag. 86)

 

Avendo ammesso la mia impotenza e avendo preso la decisione di affidare la mia vita e la mia volontà alle cure di Dio, come io posso concepirLo, non sono io a decidere quali difetti rimuovere, né l’ordine in cui rimuoverli, né infine il momento in cui rimuoverli. Chiedo a Dio di decidere quali siano i difetti che intralciano la mia utilità a Lui ed agli altri e Gli chiedo poi umilmente di rimuoverli.


 

Aiutare gli altri

 

La nostra stessa vita, la vita di un vecchio alcolizzato, dipende dal nostro desiderio costante di aiutare gli altri e di trovare i mezzi adatti per rispondere alle loro necessità.

(Alcolisti Anonimi, pag. 22)

 

Il mio problema era l’egocentrismo. Tutte le persone presenti nella mia vita avevano fatto qualcosa per me e io non solo me lo aspettavo, ma ero ingrato ed arrabbiato che non lo facessero più. Perché dover aiutare gli altri, quando spettava a loro aiutare me. Se gli altri avevano problemi, non se li meritavano? Ero pieno di autocommiserazione, rabbia e risentimento. Poi ho imparato che aiutando gli altri in modo incondizionato sono in grado di superare l’egoismo ossessivo e che se comprendo l’umiltà conoscerò pace e serenità. Non ho più bisogno di bere.



 




Stare lontani dal primo bicchiere

In AA si sentono spesso espressioni come “Se non prendete il primo bicchiere, non potete ubriacarvi” e “Un bicchiere è troppo, ma venti non sono abbastanza”.

Molti di noi, quando hanno iniziato a bere, non avrebbero voluto bere più di uno o due bicchieri. Ma, col passare del tempo, hanno au­mentato il numero. Così negli ultimi anni si sono trovati a bere sempre di più, alcuni fino a ubriacarsi spesso e a lungo. Forse il nostro stato non era sempre evidente dai discorsi o dall’andatura, ma non eravamo mai veramente sobri.

Se il tutto ci preoccupava troppo, cercavamo di diminuire o di limi­tarci a uno o due bicchieri, oppure passavamo dai super alcolici alla bir­ra o al vino. O almeno, cercavamo di limitarci nella quantità, in modo da non divenire disastrosamente ubriachi, o cercavamo di nascondere quanto bevevamo.

Ma tutte queste limitazioni diventavano sempre più difficili. Di tan­to in tanto riuscivamo a rimanere astemi e per un po’ non bevevamo più.

Alla fine tornavamo a bere — solo un bicchiere. E poiché a prima vista non arrecava alcun danno, pensavamo…

(brano da "Vivere sobri")


 




Libertà di Scegliere

Guardando indietro, noi vediamo che la nostra libertà di scegliere, in realtà non era una vera libertà. Quando scegliamo perché “dobbiamo”, questa non è libera scelta. Comunque può aiutarci a partire nella direzione giusta.

Quando scegliamo perché “dovremmo”, possiamo realmente fare di meglio. Questa volta stiamo veramente guadagnandoci un po’ di libertà, preparandoci ad averne sempre di più. Ma quando, ora e più avanti, noi possiamo fare le scelte giuste senza coercizione o conflitto, allora abbiamo la prima visione di cosa sia la libertà perfetta nella volontà di Dio.

Grapevine, maggio 1960


 




Nessun rimpianto

Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai.

(Alcolisti Anonimi, pag. 95)

 

Una volta divenuto sobrio, iniziando a riconoscere in quale stato disastroso fosse ridotta la mia vita, sono stato sopraffatto da insostenibili rimorsi e sensi di colpa. Il Quarto ed il Quinto Passo mi hanno enormemente aiutato a guarire dal rimorso. Ho imparato che il mio egocentrismo e la mia disonestà derivavano in gran parte dal bere, e che bevevo perché ero un alcolista. Ora capisco che persino la più spiacevole delle mie passate esperienze può trasformarsi in un bene prezioso perché, da alcolista sobrio, posso condividerla ed aiutare quindi gli altri alcolisti, in particolare i nuovi venuti.

Ormai da parecchi anni sobrio in A.A., non rimpian­go più il passato; sono grato di essere cosciente dell'amore di Dio e dell’aiuto che posso dare agli altri nel Gruppo.  

(Riflessione giornaliera 14 gennaio)


 




Le promesse di AA

 

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




Aiutare sé stessi aiutando gli altri

Nel gruppo AA si apprende ad ascoltare e a provare le emozioni degli altri, a sentire benevolenza, a rifiutare di giudicare, a vivere secondo la filosofia del gruppo stesso. S'impara infine ad aiutare sé stessi aiutando gli altri.

Agli atei e agli agnostici, quando nei Dodici Passi sentiranno parlare di un Potere Superiore, consigliamo di fare del gruppo o dell'intera AA il loro Potere Superiore. Il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli AA. Nel gruppo vive l'esperienza di migliaia e migliaia di alcolisti recuperati: si può ragionevolmente avere un po' di fede nel gruppo.

AA è frequentata da persone delle religioni più diverse o di nessuna religione: si ammette quindi la massima tolleranza di dottrine e credenze.


 




Elementi essenziali del recupero

Buona volontà, onestà e apertura mentale, sono gli elementi essenziali del recupero. Ma questi sono indispensabili.

(dal "Grande libro" - Alcolisti Anonimi, p.392)






"Il gruppo, dove tutto comincia"

Ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e i modi di portare il messaggio della sobrietà variano non solo da gruppo a gruppo ma anche da luogo a luogo. Agendo autonomamente, ogni gruppo traccia la propria rotta. Quanto meglio sono informati i membri, tanto più forte e unito è il gruppo, e tanto maggiore è la certezza che, quando un nuovo arrivato chiede aiuto, la mano di AA sarà sempre presente.

La maggior parte di noi non può recuperarsi senza un gruppo. Come disse Bill, “il comprendere rivela ad ogni membro che egli non è che una piccola parte di un grande insieme… Egli apprende che il tumulto dei desideri e delle ambizioni che lo agitano deve essere messo a tacere quando potrebbe danneggiare il gruppo. Risulta evidente che il gruppo deve sopravvivere o l’individuo non sopravvivrà”.

(dall'opuscolo "Il  gruppo, dove tutto comincia")


 




Bella scoperta!

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