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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Evento A.A. 7 maggio (clicca qui) 



 



Quarto Passo (5)

Il Quarto Passo nel Grande libro (5/5)

Supponiamo di non essere capaci di arrivare alla meta ideale che ci siamo prefissi e che per strada ci perdiamo, dovremmo per questo motivo ricominciare a bere? Alcuni sono di questo avviso. Ma la cosa è opinabile. La questione dipende da noi e dalle nostre motivazioni. Se siamo pentiti di ciò che abbiamo fatto e se desideriamo onestamente che Dio ci conduca dove vuole Lui, siamo certi che ci perdonerà e in questo modo avremo capito la lezione. Se non ci pentiamo della nostra condotta passata e continuiamo tranquillamente a fare del male agli altri, è certo che ricominceremo a bere. Questa non è teoria. Sono dei fatti appresi dalle nostre esperienze.

Per sintetizzare le nostre idee sul problema del sesso: noi preghiamo sinceramente di conoscere il nostro comportamento ideale in questo campo, di ottenere aiuto in situazioni dubbie, di avere la saggezza e la forza di fare la cosa giusta. Se il sesso ci dà un sacco di problemi, ci impegniamo ad aiutare ancor più gli altri. Ci interessiamo delle loro necessità e cerchiamo di lavorare per loro. Queste cose ci aiutano a uscire dai nostri problemi, calmano i nostri desideri mentre, se li accontentassimo, ci procurerebbero dei guai.

Se abbiamo compilato un inventario completo della nostra vita, abbiamo scritto molte cose. Abbiamo fatto la lista dei nostri risentimenti e li abbiamo analizzati tutti. Abbiamo cominciato a capire la loro futilità e pericolosità nella nostra vita. Abbiamo compreso che essi possono distruggerci. Abbiamo cominciato a imparare la tolleranza, la pazienza e la benevolenza verso tutti, anche verso i nostri nemici, perché li consideriamo come delle persone malate. Abbiamo fatto la lista delle persone alle quali il nostro comportamento ha causato dei danni e siamo pronti a fare ammenda onorevole per il passato, se ciò è in nostro potere.

In questo libro leggete e rileggete in parecchi punti che la fede ha fatto per noi cose che non potevamo fare da noi stessi. Speriamo che siate convinti che Dio può rimuovere qualunque caparbia volontà che vi abbia tenuti lontani da Lui. Se avete già preso una decisione, se avete fatto una lista dei vostri principali difetti, avete già cominciato bene. Se è così vuol dire che avete già inghiottito e digerito dei grossi bocconi di verità su voi stessi. 

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.69-70)


 



Quarto Passo (4)

Il Quarto Passo nel Grande libro (4/5)

Ora veniamo al sesso. Molti di noi hanno bisogno di rivedere questo argomento. Abbiamo cercato innanzitutto di essere ragionevoli quando abbiamo iniziato a trattare questo problema, perché a volte è facile perdere ogni equilibrio in questo campo. Le opinioni degli uomini vanno da un estremo all'altro per quanto riguarda il sesso e a volte forse si assumono posizioni assurde. Alcuni sostengono che la sessualità è una concupiscenza della nostra natura animale, un'indispensabile esigenza in vista della procreazione. Poi ci sono quelli che esaltano il sesso e ne vorrebbero sempre più, disprezzano l'istituzione matrimoniale e sono convinti che gran parte dei problemi dell'umanità abbia la sua radice nel campo della sessualità. A sentire loro i rapporti sessuali sono troppo pochi o di tipo sbagliato, ne vedono le conseguenze dappertutto. Gli uni vorrebbero che le persone si astenessero sempre dai piaceri sessuali, per gli altri la sessualità dovrebbe pervadere tutto. Noi vogliamo restare fuori da questa , controversia, non vogliamo essere gli arbitri di nessuno per ciò che riguarda il sesso. Tutti abbiamo dei problemi sessuali, non saremmo uomini se non ne avessimo. Cosa possiamo fare a tale riguardo?

Abbiamo passato in rassegna la nostra condotta degli anni trascorsi. Quando siamo stati egoisti, disonesti e sconsiderati? A chi abbiamo fatto torto? Siamo stati la causa, senza un valido motivo, di gelosia, di amarezza e di sofferenza per altre persone? Quando abbiamo avuto torto in certe situazioni, come avremmo dovuto, invece, comportarci? Abbiamo scritto tutto, abbiamo classificato tutto e ci siamo messi a studiare il risultato.

Così abbiamo tentato di abbozzare un piano per la nostra futura vita sessuale, che fosse logico e si dimostrasse sano. A ogni relazione che abbiamo riesaminato, abbiamo fatto seguire la domanda: "Sono stato egoista oppure no?". Abbiamo domandato a Dio di modellare i nostri ideali e di aiutarci a viverli. Ci siamo fissati bene in mente che la sessualità ci è stata data da Dio e che pertanto è cosa buona, ma che non dovevamo servircene in maniera superficiale ed egoista, né disprezzarla o rifiutarla.

Qualunque sia il nostro ideale, dobbiamo essere ben disposti a crescere in questa direzione. Dobbiamo essere pronti a riparare le offese che abbiamo arrecato, purché non arrechiamo un maggior danno nel fare ammenda. In altre parole, trattiamo il sesso come ogni altro problema. In meditazione chiediamo a Dio ciò che dovremmo fare in ogni circostanza. La risposta ci sarà data, se noi lo desideriamo.

Dio solo può essere il giudice imparziale della nostra situazione in materia sessuale. Spesso è utile consultare delle persone, ma lasciamo a Dio il giudizio finale. Ci rendiamo conto che quando si tratta di questioni sessuali possiamo incontrare persone troppo rigorose o troppo indulgenti. Evitiamo le idee o il consiglio di persone isteriche.    (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.68-69)


 




Arcobaleno

 

gruppo on-line 

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Riunioni di "terapia" 

21:30 in chat testuale

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  martedì, giovedì


 



contatti telefonici

Avvertenza:

Ricordando quanto sia per noi estremamente importante non isolarci e quanto possa essere di aiuto una telefonata ad un amico AA, si rammenta che la decisione di scambiare numeri telefonici fra membri seguirà il concetto di “libero arbitrio”. Pertanto nessuno si assume responsabilità qualora venisse fatto un utilizzo non consono del contatto telefonico. Aiutoalcolistianonimi.it e il gruppo sono esenti da responsabilità.


 



Autofinanziamento in Alcolisti Anonimi

 Chi desiderasse contribuire

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potrà utilizzare le coordinate bancarie qui accessibili:

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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

Che cos'è il "piano delle 24 ore"?

Il "piano delle 24 ore" è una frase familiare del lessico di A.A. in tutto il mondo che si usa per descrivere il modo suggerito da A.A. per affrontare il problema di rimanere sobri. Un A.A. non giura mai di star lontano dall'alcol per tutta la vita, né si impegna mai a non bere un bicchiere "domani". Da quando egli è ricorso ad A.A. per aiuto si è reso conto che per quanto sinceri possano essere stati gli impegni presi con se stesso, prima di conoscere A.A., di astenersi dal bere nel futuro, egli non ha tenuto fede ai suoi propositi e si è ubriacato. Il bisogno ossessivo di bere ha largamente prevalso sulle sue migliori intenzioni di non bere.

Un A.A. riconosce che il problema più importante è di rimanere sobrio ora! Solo le 24 ore correnti sono l'arco di tempo durante il quale egli può impegnarsi a non bere il primo bicchiere. Ieri non esiste più. Il domani deve ancora arrivare. "Ma oggi", dice un A.A., "oggi non toccherò un bicchiere. Posso essere tentato di prendere un bicchiere domani, e forse lo farò. Ma del domani ci si preoccuperà quando sarà arrivato. Il mio maggior problema è di non accostarmi all'alcol durante queste 24 ore".

A.A., inoltre, sottolinea l'importanza di tre slogan che suggeriscono all'alcolista un nuovo atteggiamento verso la vita. Eccoli: "Dai tempo al tempo", "Vivi e lascia vivere", "Le cose più importanti per prime". Affrontando con questi princìpi i problemi quotidiani, gran parte degli A.A. trovano un sostanziale aiuto nel loro proposito di vivere con successo senza alcol.

da "44 domande 44 risposte su AlcolistiAnonimi"


 



DA QUALI SINTOMI VEDIAMO CHE C’È UNA “SCIVOLATA” IN INCUBAZIONE

   L’inizio di questo periodo. cambia da persona a per­sona, ma ci è di aiuto il fatto che per ogni persona si ripetono sempre gli stessi sintomi.

  Abbiamo qui una lista dei sintomi più comuni. e più facilmente riconoscibili e che sono indicativi di questo periodo particolare.

1 - VERBOSITÀ - Un parlare illogico senza fine e senza scopo a proposito di qualsiasi cosa.
2 - MUTISMO - Dalla verbosità, accompagnata anche ad allegria, si passa al mutismo e viceversa.
3 - IRRITABILITÀ - È la forma più frequente: la persona è irrequieta e s’infastidisce per ogni sciocchezza.
4 - ATTIVITÀ INCESSANTE - La persona è continuamente indaf­farata.
5 - ESAURIMENTO - La persona si sente sempre affaticata.
6 - RIMORSO - In questo caso si piange con facilità.
7 - NOIA - Disinteresse per qualsiasi cosa, irritazione nei riguardi delle persone attive.
8 - DEPRESSIONE - Con malinconia, incomunicabilità, scontrosità.
9 - ECCESSO DI FIDUCIA - Euforia, dice che la sua sobrietà dure­rà per sempre.
10 - MISANTROPIA - Desiderio di solitudine.
 

  Questi sono alcuni dei sintomi che si possono mani­festare prima di una ricaduta, quello che importa è che i sinto­mi sono quasi sempre gli stessi.

  I sintomi elencati prima, si pos­sono combinare in maniera diversa; se si fa notare all’interessato questo stato di cose, egli si arrabbierà e non pensa affatto di bere, ma se questa situazione non viene dominata diventerà più grave e passerà dallo stato iniziale o di partenza a quello che possiamo chiamare “lo stato di allarme”.

  Questo “stato di allarme” è segnato da un aumento della sofferenza e da una accentua­zione dei sintomi, fino a diventare così grave da doverlo con­siderare uno “stato di grave pericolo”.

  A questo stadio abbiamo angoscia emozionale, sudorazione, ed anche tremori fino a rag­giungere un vero e proprio stato di panico.

  Questo “stato di grave pericolo” non può durare molto; deve essere breve, perché la sofferenza è molto intensa.

  La persona deve uscire da questa situazione alla svelta, in una ma­niera o nell’altra.

  Questo è il momento in cui è più forte il pericolo di prendere il bicchiere e ricadere così nella dipen­denza fisica.

   L’ alternativa per uscire fuori da questo “stato di pericolo” è di prendere l’iniziativa e fare qualcosa contro di esso.


 




Non riuscivo a smettere e lo sapevo

… notammo un posto che sembrava una rivendita clandestina di alcolici. Lui disse: “Che ne dici di un goccetto?”, risposi: “Splendido! Andiamo”. Entrammo nel locale. Lui ordinò uno scotch ed io un ginger ale. “Non bevi liquori?”, mi chiese, “No”, risposi, “sono di quelli che non sanno controllarsi”. Mi soffermai a parlare dell’allergia, dell’ossessione e dell’intera faccenda dell’alcolismo. Gli raccontai dei terribili momenti passati a causa del bere e di come avevo superato per sempre quel periodo. Gli spiegai accuratamente l’intera malattia. (…)

La mia mente ritornò al Giorno dell’Armistizio in Francia, a tutta la gioia di quelle ore, alla grande celebrazione. Non ascoltavo più quello che diceva il mio amico. Ad un tratto il grosso barista irlandese venne vicino a noi, raggiante. In ciascuna mano reggeva un bicchiere di liquore: “Bevete, ragazzi! Offre la casa!” gridò, “è il Giorno dell’Armistizio! “. Senza un attimo d’esitazione presi il bicchiere e bevvi. Il mio amico mi guardò atterrito. “Gran Dio!”, gridò, “com’è possibile che tu possa bere alcolici dopo tutto quello che mi hai appena detto? Devi essere pazzo! “. La mia risposta fu: “Sì, lo sono”.

La mattina dopo alle cinque Lois mi trovò mezzo svenuto di fronte alla nostra casa. Ero caduto su una griglia e sanguinavo da una brutta ferita alla testa. La mia mano stringeva ancora la cinghia della borsa da golf. Quando ripresi coscienza non ci furono molte parole. In realtà non c’era molto da dire. Eravamo giunti ad un momento molto critico del nostro rapporto. Ritornai a bere una, due tre bottiglie di pessimo gin al giorno. Non riuscivo a smettere e lo sapevo.

(da "Alcolisti Anonimi diventa adulta", p.82)


 




Il nostro debito con la medicina

... Credere che Alcolisti Anonimi possa curare sempre tutto, compreso l'alcolismo, è falso orgoglio. Al riguardo dobbiamo ricordarci del nostro debito con la medicina. Dobbiamo essere sempre disponibili verso ogni sviluppo della medicina e della psichiatria che promette di essere di aiuto ai malati. 

Dovremmo sempre essere disponibili verso coloro che lavorano nel campo della ricerca sull'alcolismo, sulla riabilitazione e sull'educazione. Non dovremmo appoggiare alcuno in modo particolare ma tenerci pronti a collaborare per quanto possiamo con ciascuno di essi. Ricordiamoci  costantemente che gli esperti in religione sono gli ecclesiastici, gli esperti in medicina sono i medici e noi alcolisti recuperati siamo i loro assistenti.

(da "A.A. diventa adulta", p.276)


 




Ritratto di un alcolista - brani

Una cosa è disintossicare l’alcolista, o più esattamente elimi­nare l’alcool dai suo organismo, e altra cosa è ottenere che in av­venire non ne senta più il desiderio e il bisogno, che realizzi cioè una sobrietà assoluta e sia comunque in grado di superare even­tuali tentazioni. Non è solo importante smettere di bere, più impor­tante ancora è imparare a vivere senza l’alcool.

Un alcolista disintossicato normalmente procede bene finché le circostanze della vita scorrono tranquille. L’alcool non è più ne­cessario ed il proposito di abbandonarlo per sempre sembra sin­cero. Ma quando si presentano circostanze particolari di disagio, legate a situazioni ambientali o conflittuali angoscianti e difficili da risolvere, o all’opposto, anche circostanze gioiose, il pericolo delle ricadute è imminente. Un alcolista non sopporta né la pro­sperità, né la disgrazia.

Chi ha scoperto che l’alcool placa l’ansia, e dà un po’ di tregua al tormento dell’angoscia, delle preoccupazioni, si lascia facilmen­te sedurre dall’idea di farsi un bicchiere. Dopo il primo bicchiere viene il secondo e così riprende la girandola. Cessata l’azione del­l’alcool, i pensieri, le preoccupazioni, il timore riappaiono, e così si continua.

Poiché nella vita di ognuno vi sono sempre motivi di scon­tento, di preoccupazione e di ansia, chi ha preso l’abitudine di ce­dere all’alcool, continua a cedere, proprio perché l’alcool, con il tempo, indebolisce la volontà, il coraggio di affrontare le situazioni incresciose, e ogni risorsa morale.

 
(dall'opuscolo "Ritratto di un alcolista")

 




Quarto passo - Risentimenti

   Evidentemente una vita piena di profondi risentimenti, porta allo svuotamento di sé e alla infelicità. E quando noi davamo sfogo al nostro risentimento, proprio allora sprecavamo i minuti preziosi che avremmo potuto valorizzare altrimenti. Ma per l’alcolista, la cui speranza è quella conservare e migliorare una esperienza spirituale, questo rancore - il risentimento - è estremamente grave. Ci siamo resi conto che è fatale. Quando alimentiamo certi sentimenti impediamo che i raggi del Potere Superiore riscaldino il nostro spirito. Ritorna la follia dell’alcol e noi torniamo a bere. E per noi bere equivale a morire. Se si deve vivere bisogna liberarsi dalla collera. Non va bene per noi né l’impazienza né i magoni mentali e passionali. Chi è normale può permettersi questo lusso, ma per gli alcolisti questi stati d’animo sono veleno.

 

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.65-66)


 




Una prospettiva per voi, cap.11 (brani)

… Lì troverete un sollievo alla tensione, alla noia e all'inquietudine. La vostra immaginazione sarà stimolata. La vita finalmente avrà per voi un significato. Sono davanti a voi gli anni più soddisfacenti della vostra esistenza. Questo noi abbiamo trovato nella nostra Associazione e questo troverete anche voi.  (…)

Accanto a voi degli alcolisti stanno morendo senza speranza d'aiuto, come passeggeri di una nave che sta inabissandosi. Se vivete in una grande città ve ne sono centinaia. In alto e in basso della scala sociale, ricchi e poveri, essi sono i futuri alcolisti anonimi. Tra loro vi farete degli amici per tutta la vita. Sarete legati a loro da nuovi e meravigliosi legami, perché insieme sfuggirete al disastro e spalla a spalla inizierete il vostro comune cammino. Allora capirete che cosa significhi donarsi affinché altri possano sopravvivere e riscoprire la vita…

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, XI.cap."Una prospettiva per voi", p.152)


 

 




« ... »

«A.A. non mi ha aperto le porte del paradiso per farmi entrare; mi ha aperto le porte dell'inferno per farmi uscire.»


 




Bella scoperta!

Bella scoperta!