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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Il Quarto Passo nel Grande libro (4/5)

Ora veniamo al sesso. Molti di noi hanno bisogno di rivedere questo argomento. Abbiamo cercato innanzitutto di essere ragionevoli quando abbiamo iniziato a trattare questo problema, perché a volte è facile perdere ogni equilibrio in questo campo. Le opinioni degli uomini vanno da un estremo all'altro per quanto riguarda il sesso e a volte forse si assumono posizioni assurde. Alcuni sostengono che la sessualità è una concupiscenza della nostra natura animale, un'indispensabile esigenza in vista della procreazione. Poi ci sono quelli che esaltano il sesso e ne vorrebbero sempre più, disprezzano l'istituzione matrimoniale e sono convinti che gran parte dei problemi dell'umanità abbia la sua radice nel campo della sessualità. A sentire loro i rapporti sessuali sono troppo pochi o di tipo sbagliato, ne vedono le conseguenze dappertutto. Gli uni vorrebbero che le persone si astenessero sempre dai piaceri sessuali, per gli altri la sessualità dovrebbe pervadere tutto. Noi vogliamo restare fuori da questa , controversia, non vogliamo essere gli arbitri di nessuno per ciò che riguarda il sesso. Tutti abbiamo dei problemi sessuali, non saremmo uomini se non ne avessimo. Cosa possiamo fare a tale riguardo?

Abbiamo passato in rassegna la nostra condotta degli anni trascorsi. Quando siamo stati egoisti, disonesti e sconsiderati? A chi abbiamo fatto torto? Siamo stati la causa, senza un valido motivo, di gelosia, di amarezza e di sofferenza per altre persone? Quando abbiamo avuto torto in certe situazioni, come avremmo dovuto, invece, comportarci? Abbiamo scritto tutto, abbiamo classificato tutto e ci siamo messi a studiare il risultato.

Così abbiamo tentato di abbozzare un piano per la nostra futura vita sessuale, che fosse logico e si dimostrasse sano. A ogni relazione che abbiamo riesaminato, abbiamo fatto seguire la domanda: "Sono stato egoista oppure no?". Abbiamo domandato a Dio di modellare i nostri ideali e di aiutarci a viverli. Ci siamo fissati bene in mente che la sessualità ci è stata data da Dio e che pertanto è cosa buona, ma che non dovevamo servircene in maniera superficiale ed egoista, né disprezzarla o rifiutarla.

Qualunque sia il nostro ideale, dobbiamo essere ben disposti a crescere in questa direzione. Dobbiamo essere pronti a riparare le offese che abbiamo arrecato, purché non arrechiamo un maggior danno nel fare ammenda. In altre parole, trattiamo il sesso come ogni altro problema. In meditazione chiediamo a Dio ciò che dovremmo fare in ogni circostanza. La risposta ci sarà data, se noi lo desideriamo.

Dio solo può essere il giudice imparziale della nostra situazione in materia sessuale. Spesso è utile consultare delle persone, ma lasciamo a Dio il giudizio finale. Ci rendiamo conto che quando si tratta di questioni sessuali possiamo incontrare persone troppo rigorose o troppo indulgenti. Evitiamo le idee o il consiglio di persone isteriche.    (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.68-69)


 



Il Quarto Passo nel Grande libro (3/5)

Torniamo alla nostra lista. Abbiamo esaminato risolutamente i nostri sbagli, mettendo completamente da parte i torti che altri hanno fatto a noi. Quando siamo stati noi gli egoisti, i disonesti, i paurosi? Anche se di una certa situazione non siamo stati del tutto responsabili, abbiamo cercato di dimenticare il ruolo svolto dagli altri. Quando siamo stati noi da biasimare per primi? Abbiamo fatto l'inventario del nostro comportamento, non quello degli altri. Una volta scoperti i nostri sbagli, li abbiamo elencati sulla lista. In bianco e nero stavano davanti ai nostri occhi. Abbiamo ammesso onestamente i nostri torti e abbiamo espresso la volontà di rimettere le cose a posto.

Se osservate l'esempio di prima, noterete che la parola "paura" è scritta tra parentesi quando si tratta delle difficoltà riguardanti il sig. Bianchi, la sig.ra Rossi, il datore di lavoro e la moglie. Questa parola così corta ha a che fare con tutti gli aspetti della nostra vita. Il tessuto della nostra esistenza è stato corroso da questo filo temibile e diabolico; ha messo in movimento tante circostanze apportatrici di mali che pensavamo di non avere meritato. Ma forse non eravamo stati noi a dare la spinta iniziale? Qualche volta ci sembra che la paura possa essere classificata come il furto, perché causa e moltiplica i problemi.

Abbiamo esaminato accuratamente tutte le nostre paure. Le abbiamo catalogate per iscritto, anche se non erano accompagnate da risentimento. Ci siamo chiesti perché le avevamo. Non era forse perché avevamo perduto la fiducia in noi stessi? La fiducia che avevamo nelle nostre forze era buona fino al punto in cui arrivava, ma non andava lontano. Qualcuno di noi, una volta, era molto sicuro di sé, ma non tanto da risolvere il problema della paura o qualunque altro problema. Quando questa sicurezza diventava arroganza, allora essa portava danni ancora maggiori.

C'è forse un metodo migliore, ne siamo convinti. Possediamo ora delle fondamenta più sicure per costruire: esse sono date dalla fiducia e dalla fede in Dio. Ci affidiamo a Lui che è infinito, piuttosto che a noi, esseri finiti e limitati. Siamo su questa terra per svolgere il ruolo che Lui stesso ci affida. Nella misura in cui ci comportiamo come pensiamo che Egli desideri e in cui siamo capaci di affidarci completamente a Lui, Egli ci rende capaci di affrontare serenamente ogni calamità.

Non ci scusiamo con nessuno per il fatto di contare completamente sul nostro Creatore. Sorridiamo di chi afferma che la spiritualità è la strada della debolezza: paradossalmente, la spiritualità è il cammino della forza. La storia tutta insegna che "fede" vuol dire "coraggio". Tutti gli uomini di fede possiedono coraggio, perché hanno fiducia in Dio. Noi non chiediamo scusa perché crediamo in Dio, anzi, Gli lasciamo dimostrare, nostro tramite, quanto Egli può fare. Gli chiediamo che faccia scomparire le paure che abbiamo e di indicarci ciò che Egli vuole per noi. Immediatamente cominciamo a superare la nostra paura.    (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.66-68)

 


Il Quarto Passo nel Grande libro (2/5)

Così abbiamo fatto una revisione delle nostre vite, con la massima esattezza e onestà. Al termine del nostro lavoro, abbiamo studiato con cura ciò che abbiamo scoperto. La cosa più evidente è che questo mondo e coloro che lo abitano sono pieni di errori e di difetti. Una buona parte di noi ha concluso che sono gli altri ad avere torto. La storia era la solita: che gli altri ci avevano offeso e che noi continuavamo a star male. Se venivano dei rimorsi, ecco subito l'autocommiserazione. Ma più combattevamo e più cercavamo di regolare le cose secondo il nostro punto di vista, più la situazione s'ingarbugliava. Come qualche volta in guerra, la vittoria era soltanto apparente. I nostri momenti di trionfo erano di scarsa durata.

Evidentemente una vita piena di profondi risentimenti porta allo svuotamento di sé e all'infelicità. Quando noi eravamo preda del risentimento, proprio allora sprecavamo le ore che avremmo potuto valorizzare altrimenti. Ma per l'alcolista, la cui speranza è quella di conservare e migliorare un'esperienza spirituale, questo fatto del risentimento è estremamente grave. Ci siamo resi conto che è fatale. Quando alimentiamo tali sentimenti impediamo che i raggi del Potere Superiore illuminino il nostro spirito. Ritorna la follia dell'alcol e noi torniamo a bere. E per noi bere equivale a morire.

Se si deve vivere bisogna liberarsi della collera. Non va bene per noi né l'impazienza né i magoni mentali e passionari. Chi è normale può permettersi questo lusso, ma per gli alcolisti questi stati d'animo sono veleno.

Siamo ritornati alla lista che avevamo compilato perché secondo noi contiene la chiave dell'avvenire. Ci siamo messi a cercare questa chiave da un punto di vista completamente nuovo. Allora abbiamo cominciato a capire che il mondo e i suoi abitanti davvero ci dominavano. Stando così le cose, le cattive azioni altrui, reali o immaginarie che fossero, avevano il potere di ucciderci. Come potevamo sfuggire a questa sorte? Abbiamo capito che dobbiamo dominare questi risentimenti, ma come fare? Non potevamo mandarli via con il semplice desiderio, proprio come l'alcol.

Questo è stato il nostro modo di procedere: ci siamo resi conto che le persone che ci infliggevano dei torti forse erano spiritualmente malate. Certo non amavamo né le loro manifestazioni nei nostri confronti né il loro atteggiamento, ma queste persone erano malate, come lo eravamo noi. Abbiamo chiesto a Dio di darci lo spirito di tolleranza, di benevolenza e di pazienza che avremmo mostrato per un amico malato. Quando qualcuno ci offendeva con il suo comportamento, dicevamo a noi stessi: "È una persona malata. Come posso essergli utile? Che Dio mi preservi dalla collera! Che la Tua volontà sia fatta, o Signore! ".

Evitiamo la vendetta o le discussioni come faremmo con le persone malate. Se non lo facessimo, distruggeremmo ogni possibilità di riuscire ad aiutare gli altri. Non possiamo essere di aiuto a tutti, ma Dio ci mostrerà almeno come dobbiamo trattare ciascuno, con dolcezza e tolleranza.    (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.65-66)


 

 



Il Quarto Passo nel Grande libro (1/5)

… In seguito ci siamo incamminati per una strada di vigorosa attività, il cui primo passo è un ripulire la nostra coscienza, cosa che molti di noi non avevano mai tentato di fare. Benché la decisione presa fosse cruciale e determinante, abbiamo capito che non poteva avere un effetto duraturo se non fosse stata seguita da un costante e continuo sforzo di affrontare tutte le cose dentro di noi che ci bloccavano e di liberarcene. Il bisogno di bere non era che un sintomo. Così dovevamo ricercarne le cause e le condizioni.

A tal fine abbiamo cominciato a fare un inventario personale. Era il Quarto Passo. Un negoziante che non fa mai l'inventario della merce, di solito fallisce. Una volta fatto l'inventario, scopre ciò che manca e cerca le cause del deperimento di qualche articolo. Qualora rilevasse che ha uno stock di merce invendibile oppure guasta, per salvare il suo esercizio lo toglierà di mezzo senza rincrescimento. Se il negoziante è interessato al successo non può ingannarsi su quanto ha in magazzino.

Abbiamo fatto un simile inventario delle nostre vite e l'abbiamo fatto onestamente. All'inizio abbiamo cercato i difetti del nostro carattere che hanno causato il nostro fallimento. Convinti che l'egoismo, nei suoi vari aspetti, sia la causa della nostra rovina, abbiamo considerato le sue manifestazioni più comuni.

Il risentimento è il nemico «numero uno». Distrugge più alcolisti di ogni altro stato d'animo e da esso nascono molte forme di malattia spirituale. Siamo stati malati non solo nella mente e nel corpo, ma anche nello spirito. Superata la malattia spirituale, siamo recuperabili sia mentalmente sia fisicamente. Affrontando i risentimenti li abbiamo enumerati su un foglio di carta, indicando persone, istituzioni e princìpi con i quali non andavamo d'accordo. Ci siamo chiesti perché fossimo arrabbiati. Nella maggioranza dei casi abbiamo constatato che la stima di noi stessi, le nostre ambizioni, i nostri portafogli, le nostre relazioni personali (comprese quelle sessuali) erano offese o minacciate. Così fummo presi dal risentimento. Ci siamo ritrovati "bruciati".

Sulla lista dei nostri risentimenti riportiamo, a fianco di ogni nome, le ferite che abbiamo ricevuto alla stima di noi stessi, alla nostra sicurezza, al nostro orgoglio e alle nostre relazioni personali o sessuali.     (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.62-64)


 




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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

Seminario a Lugano, 6 maggio 2018

 

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Riflessione 23 aprile

A.A. non è una medicina che guarisce tutti i mali

Sarebbe un prodotto del falso orgoglio affermare che A.A. è una medicina che guarisce tutti i mali, anche l’alcolismo.

(da Come la vede Bill, pag. 285)

 

Nei miei primi anni di sobrietà ero pieno di orgoglio, pensando che A.A. era l’unica sorgente di cura per una vita bella e felice. Era certamente l’ingrediente fondamentale per la mia sobrietà e persino oggi, dopo più di dodici anni nel Programma, sono intensamente coinvolto in riunioni, servizio e assistenza nei ruolo di sponsor. Nei miei primi quattro anni di recupero ho trovato necessario cercare aiuto da parte di profes­sionisti, dato che la mia salute emotiva era estrema­mente precaria. Ci sono anche persone che hanno tro­vato la sobrietà e la felicità in altre organizzazioni. A.A. mi ha insegnato che avevo una scelta: fare di tutto per migliorare la mia sobrietà. A.A. può anche non essere un toccasana per tutto, ma è il centro della mia vita da sobrio.

(da Riflessioni giornaliere)


 

 

 




Riflessione 22 aprile

Nuovo terreno nuove radici

  Momenti di percezione possono darti una spinta per tutta una vita di serenità spirituale, come io ho eccel­lente ragione di sapere. Le radici della realtà, pren­dendo il posto del nevrotico sottobosco, si terranno salde a dispetto dei forti venti delle forze che vorreb­bero distruggerci o che vorremmo usare per distrug­gere noi stessi.
(Come la vede Bill pag. 173)

 

  Sono giunto in A.A. come una verde pianticella tre­mante e quasi sradicata. L’ho fatto per sopravvivere, ma è stato ugualmente un inizio. Mi sono allungato. sviluppato, aggrovigliato, ma con l’aiuto degli altri, alla fine, il mio spirito è sbocciato fuori dalle sue radici. Ero libero. Mi sono dato all’azione, mi sono tirato indietro, mi sono buttato ancora avanti, ho pre­gato, ho agito di nuovo e sono tornato a capire quan­do mi ha illuminato un momento di intuizione. Sopra. dalle mie radici, i rami dello spirito si sono allungati e trasformati in forti e verdi germogli, in servitori che crescono verso l’alto, salendo i gradini che portano al cielo.

  Qui sulla terra Dio perpetua incondizionata­mente l’eredità dell’amore supremo. La mia vita in A.A. mi mette su un cammino completamente diver­so, le mie radici affondano in terreno nuovo.

 

(da Riflessioni giornaliere)


 




Ritratto di un alcolista: Egli rimane solo con la sua solitudine...

Egli continua a trovare sollievo e conforto solo nella bottiglia, dove trova rifugio dalla sua solitudine e il coraggio di vendicarsi di quelli che crede essere i suoi nemici. Il sollievo però è solo temporaneo, e per questo breve sollievo la bottiglia esige da lui un pedaggio spaventoso. Pretende il suo tempo, la sua dignità, il suo denaro, la sua casa, la sua famiglia, il suo lavoro e i suoi amici. Quando gli ha fatto perdere tutto questo la bottiglia lo lascia dimenarsi nella sua povertà e nella sua autocommiserazione, in balìa del suo desiderio insaziabile.

Egli rimane solo, sconfitto e impaurito: solo con la sua solitudine, solo con la sua nudità, solo con il suo rimorso, i suoi dubbi, il suo scoraggiamento: porta il peso dei suoi tormenti, straniero in terra straniera, cercando disperatamente compagnia. Privarlo della bottiglia e non dargli niente per aiutarlo nella sua sofferenza sarebbe un atto di crudeltà. È in questo momento che AA si può inserire nel quadro per sostituirsi alla bottiglia, coprire la sua nudità e alleviare il suo senso di inutilità e di sconfitta.

Quando l'alcolista scopre, per mezzo di AA., che altri hanno sofferto come lui e sono pronti ad aiutarlo, la sua solitudine sarà in gran parte superata. L'amicizia e la compagnia degli AA possono sostituirsi al bere. O per lo meno gliene danno la possibilità.

 

(dall'opuscolo Ritratto di un alcolista)


 




Ritratto di un alcolista: Non riuscirà più a controllarsi

Vi sono molte, diverse descrizioni dell'alcolista. Un alcolista viene definito, a volte, come uno la cui vita è divenuta ingovernabile a causa dell'alcol. Molti dicono che alcolista è colui che usa l'alcol per fuggire di fronte alla realtà della vita. Altri diranno che l'alcolista è un uomo che la mattina, per affrontare la giornata, ha bisogno di un bicchiere.

Anche se tutte queste cose sono vere c'è una definizione fondamentale che si adatta a ogni alcolista, in qualsiasi situazione. Credo che potremmo semplicemente dire che l'alcolista è una persona che, se beve, a un certo momento non riuscirà più a controllarsi. La parola essenziale in queste definizioni è controllarsi. Per controllarsi non s'intende la capacità di non bere più di un quarto al giorno, ma s'intende la possibilità di fare dietrofront, smettere di bere, allontanarsi dalla bottiglia e rimanerne lontani definitivamente.

 

(dall'opuscolo Ritratto di un alcolista)


 




Ritratto di un alcolista - brani

Una cosa è disintossicare l’alcolista, o più esattamente elimi­nare l’alcool dai suo organismo, e altra cosa è ottenere che in av­venire non ne senta più il desiderio e il bisogno, che realizzi cioè una sobrietà assoluta e sia comunque in grado di superare even­tuali tentazioni. Non è solo importante smettere di bere, più impor­tante ancora è imparare a vivere senza l’alcool.

Un alcolista disintossicato normalmente procede bene finché le circostanze della vita scorrono tranquille. L’alcool non è più ne­cessario ed il proposito di abbandonarlo per sempre sembra sin­cero. Ma quando si presentano circostanze particolari di disagio, legate a situazioni ambientali o conflittuali angoscianti e difficili da risolvere, o all’opposto, anche circostanze gioiose, il pericolo delle ricadute è imminente. Un alcolista non sopporta né la pro­sperità, né la disgrazia.

Chi ha scoperto che l’alcool placa l’ansia, e dà un po’ di tregua al tormento dell’angoscia, delle preoccupazioni, si lascia facilmen­te sedurre dall’idea di farsi un bicchiere. Dopo il primo bicchiere viene il secondo e così riprende la girandola. Cessata l’azione del­l’alcool, i pensieri, le preoccupazioni, il timore riappaiono, e così si continua.

Poiché nella vita di ognuno vi sono sempre motivi di scon­tento, di preoccupazione e di ansia, chi ha preso l’abitudine di ce­dere all’alcool, continua a cedere, proprio perché l’alcool, con il tempo, indebolisce la volontà, il coraggio di affrontare le situazioni incresciose, e ogni risorsa morale.

 
(dall'opuscolo "Ritratto di un alcolista")

 




Riflessione 14 aprile

Il "nemico numero uno"

   Il risentimento è il “nemico numero uno”. Distrugge un alcolista più di ogni altro stato d’animo e da esso nascono molte forme di malattia spirituale. Siamo stati malati non solo nella mente e nel corpo, ma anche nello spirito.
(Alcolisti Anonimi, pag. 72-73)

   Quando metto in pratica il Quarto Passo, mi è facile giustificare il male che ho fatto, vedendolo semplice­mente come una “rivalsa” per il male che mi è stato fatto. Se continuo a rivivere il mio vecchio dolore, provo risentimento, ed il risentimento impedisce che la luce del sole giunga alla mia anima. Se continuo a rivivere i dolori e gli odii, mi farò del male e odierò me stesso. Dopo anni nell’oscurità del risentimento, ho trovato la luce. Devo abbandonare i risentimenti; non me li posso permettere.

(da Riflessioni giornaliere)


 




Tre Scelte (clvb 327)

L’obiettivo immediato della nostra ricerca è la sobrietà — libertà dall’alcol — e da tutte le sue conseguenze. Senza questa libertà noi non possediamo nulla.

Paradossalmente, tuttavia, noi non possiamo raggiungere la libertà dall’ossessione dell’alcol finché non desideriamo veramente affrontare quei difetti del nostro carattere che ci hanno posto nella condizione di bere. In questo caso ci troviamo di fronte a tre scelte. Il rifiuto refrattario a lavorare sui nostri difetti può essere un biglietto sicuro per l’autodistruzione. O, forse, riusciamo a non bere e ci richiudiamo nella mediocrità comoda ma spesso pericolosa. O, alla fine, possiamo cercare duramente quelle valorose qualità che raffinano lo spirito e perfezionano l’azione — la vera e permanente libertà in Dio.

 

Grapevine, novembre 1960


 




Affrontare le cose dentro di noi...

...Meglio però che l'incontro avvenga soli con Dio anziché con una persona che potrebbe non capire. La scelta delle parole evidentemente dipende da noi: l'importante è che esse siano espresse chiaramente e senza riserve. Era soltanto un inizio, ma se viene fatto con umiltà e onestà, subito si ha un risultato, a volte anche molto grande.

In seguito ci siamo incamminati per una strada di vigorosa attività, il cui primo passo è un ripulire la nostra coscienza, cosa che molti di noi non avevano mai tentato di fare. Benché la decisione presa fosse cruciale e determinante, abbiamo capito che non poteva avere un effetto duraturo se non fosse stata seguita da un costante e continuo sforzo di affrontare tutte le cose dentro di noi che ci bloccavano e di liberarcene. Il bisogno di bere non era che un sintomo...

 

(da "Alcolisti Anonimi", 5.capitolo, "Il nostro metodo")


 




brano da Ritratto di un alcolista

Gli alcolisti sono forse le persone più sole del mondo. Bere smodatamente isola una persona al punto che la sua unica compagnia rimane la bottiglia. Gli alcolisti sono accusati, trattati come bambini, condannati, derisi dai loro amici e familiari. Sono tollerati, evitati e ignorati da tutti gli altri. Sono interrogati e osservati da psichiatri e medici. Coloro che li amano li supplicano, li minacciano e mentono quando parlano di loro. Gli uomini di chiesa fanno loro prediche e pregano per loro.

Eppure tutto questo trambusto non ha alcun effetto sul comportamento dell'alcolista. Egli continua a trovare sollievo e conforto nella bottiglia, dove trova rifugio dalla sua solitudine e il coraggio di vendicarsi di quelli che crede essere i suoi nemici. Il sollievo però è solo temporaneo, e per questo breve sollievo la bottiglia esige da lui un pedaggio spaventoso. Pretende il suo tempo, la sua dignità, il suo denaro, la sua casa, la sua famiglia, il suo lavoro e i suoi amici. ...

    (dall'opuscolo "Ritratto di un alcolista")


 

 




Quarto passo - Risentimenti

   Evidentemente una vita piena di profondi risentimenti, porta allo svuotamento di sé e alla infelicità. E quando noi davamo sfogo al nostro risentimento, proprio allora sprecavamo i minuti preziosi che avremmo potuto valorizzare altrimenti. Ma per l’alcolista, la cui speranza è quella conservare e migliorare una esperienza spirituale, questo rancore - il risentimento - è estremamente grave. Ci siamo resi conto che è fatale. Quando alimentiamo certi sentimenti impediamo che i raggi del Potere Superiore riscaldino il nostro spirito. Ritorna la follia dell’alcol e noi torniamo a bere. E per noi bere equivale a morire. Se si deve vivere bisogna liberarsi dalla collera. Non va bene per noi né l’impazienza né i magoni mentali e passionali. Chi è normale può permettersi questo lusso, ma per gli alcolisti questi stati d’animo sono veleno.

 

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.65-66)


 




Le promesse di AA

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




« … »

   » La scoperta più consistente che ho fatto, è che non ho più tempo per fare cose che non voglio fare. «   


 

 




Bella scoperta!

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