video chat

Se non sei ancora iscritto al gruppo arcobaleno invia una mail a adminpaolo58@aiutoalcolistianonimi.it
Amministratore sito Paolo58


 

ACCEDI ALLA CHAT
DEL GRUPPO ARCOBALENO


 

 

facebook



scarica la nostra APP


 


benvenuto

 

A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

istruzioni

 

Per accedere alle chat:

- invia una mail all'Amministratore del sito Paolo58 all'indirizzo
adminpaolo58@aiutoalcolistianonimi.it, indicando il tuo nominativo o nickname e la password scelti;
- ti verranno comunicate le tue credenziali di accesso con le quali potrai accedere alle chat;
- l'accesso alle chat è previsto in orari stabiliti durante i quali si svolgeranno le riunioni.


utilizzo sito


Per conoscere le condizioni di utilizzo del sito aiutoalcolistianonimi.it scarica il pdf.

 

argomento mensile

info

Iscrizione:   Proponi nome-utente e password  

Al momento dell'iscrizione l'utente dichiara di aver letto 

ed accettato le condizioni di utilizzo del sito, consultabili 

in Bacheca e nella prima colonna in homepage     
 

 

Riunioni 21:30 in chat testuale

21.30 martedì e giovedì in Skype

☜ accedi a Skype "aiutoalcolistianonimi" 



 Links utili: vedi in Bacheca



 



Ottavo Passo (2/4)

Ottavo Passo (2/4) 

( … )  Nel fare un elenco delle persone che abbiamo leso, la maggior parte di noi incontra un altro serio ostacolo. Noi avemmo una scossa ben violenta quando ci rendemmo conto che ci stavamo prepa­rando ad ammettere faccia a faccia con quelli che avevamo leso la nostra spregevole condotta. Era già stato piuttosto imbarazzante quando, in confi­denza, avevamo ammesso queste cose di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano. Ma la prospettiva di andare a far visita o di scrivere alle persone in questione ora ci sopraffaceva, special­mente ricordando in quale scarsa considerazione eravamo tenuti dalla maggior parte di essi. C’era­no pure casi in cui le persone che avevamo dan­neggiato erano tuttora felicemente ignare del danno subito. Perché, ci lamentavamo, non si poteva mettere una pietra sul passato? Perché dovevamo preoccuparci proprio di tali persone? Erano questi alcuni dei modi in cui la paura cospi­rava con l’orgoglio per impedirci di fare l’elenco di tutte le persone che avevamo leso.

Alcuni di noi, però inciamparono in un intoppo molto diverso. Ci aggrappavamo alla pretesa che quando bevevamo non facemmo mai del male ad alcuno tranne che a noi stessi. Le nostre famiglie non avevano sofferto perché noi avevamo sempre pagato i conti e raramente avevamo bevuto in casa. I nostri colleghi di lavoro non avevano sof­ferto, perché di solito eravamo sul lavoro. La nostra reputazione non aveva sofferto perché era­vamo certi che pochi sapevano del nostro bere e quelli che lo sapevano ci avevano talvolta assicu­rato che un’allegra alzata di gomito, dopo tutto, era solo un piacevole difetto umano. Allora, quale vero danno avevamo fatto? Certamente non più di quello a cui potevamo facilmente porre rimedio con poche scuse casuali.

Quest’atteggiamento, naturalmente, è il risul­tato finale della volontà intenzionale di dimenti­care. E un atteggiamento che può essere cambia­to soltanto con una profonda e onesta ricerca delle nostre motivazioni e delle nostre azioni.

Anche se in alcuni casi non possiamo fare assolutamente ammenda e in altri sarebbe neces­sario rimandare quest’azione, dovremmo tutta­via fare un’analisi scrupolosa e veramente com­pleta della nostra vita passata in rapporto alle persone in essa coinvolte. In molti casi scoprire­mo che il danno fatto ad altri non è stato grande, ma lo è stato il danno emotivo fatto a noi stessi. Dannosi conflitti emotivi molto profondi, talvol­ta completamente dimenticati, permangono sotto il livello della nostra coscienza. Quando si veri­ficarono tali conflitti, è possibile che abbiamo dato effettivamente alle nostre emozioni delle violente distorsioni che da quel momento hanno offuscato la nostra personalità e mutato in peg­gio la nostra vita.   (continua)

(dal libro "Dodici passi Dodici tradizioni", pp.117-119)


 


Ottavo Passo (1/4)

“Abbiamo fatto un elenco di tutte le per­sone che abbiamo leso e abbiamo deciso di far ammenda verso tutte loro”

L’Ottavo ed il Nono Passo si occupano dei rapporti personali. Come prima cosa, diamo uno sguardo a ritroso e cerchiamo di scoprire dove siamo stati colpevoli; poi, facciamo un tentativo risoluto di riparare il danno che abbiamo fatto; e, come terza cosa, dopo aver così spazzato via i detriti del passato, esaminiamo in che modo, alla luce della conoscenza appena scoperta di noi stessi, possiamo sviluppare i migliori rapporti possibili con ogni essere umano che conosciamo.

Questa non è certo un’impresa da poco. E un compito che possiamo assolvere con crescente capacità, ma che in realtà non finisce mai. Impa­rare a vivere completamente in pace, amicizia e fraternità con tutti gli uomini e tutte le donne, di qualunque genere, è un’avventura stimolante e avvincente. Ogni A.A. ha scoperto che può pro­gredire ben poco in questa nuova avventura dell’esistenza finché per prima cosa non torna indie­tro nel cammino da lui percorso e fa realmente un esame accurato e spietato dei relitti umani che ha lasciato nella sua scia. In certa misura, lo ha già fatto quando si è impegnato nell’inventario morale, ma ora è venuto il momento in cui dovrebbe raddoppiare i suoi sforzi per vedere a quante persone ha recato danno ed in quali modi. Questo riaprire ferite emotive, alcune vecchie, alcune forse dimenticate e alcune ancora doloro­samente infette, sembrerà a prima vista un inutile e sciocco atto chirurgico. Ma se si inizia in modo volenteroso, allora i grandi vantaggi di questo processo si manifesteranno così rapidamente che il dolore diminuirà mano a mano che si elimina un ostacolo dopo l’altro.

Questi ostacoli, comunque, sono indubbia­mente reali. Il primo, e uno dei più difficili, ha a che fare con il perdono. Nel momento in cui riflettiamo sul rapporto distorto o interrotto con un’altra persona, le nostre emozioni si mettono sulla difensiva. Per evitare di guardare i torti che abbiamo fatto all’altro, ci concentriamo con risentimento sul torto che costui ha fatto a noi. Ciò è soprattutto vero se questa persona, in effetti, ha decisamente agito male verso di noi. Trionfanti, prendiamo il suo cattivo comporta­mento come una scusa perfetta per minimizzare o dimenticare il nostro.

Proprio qui dobbiamo individuare chiaramente come siamo. Non ha molto senso che proprio noi saliamo sul pulpito a fare la predica. Ricordiamoci che gli alcolisti non sono i soli a essere tormen­tati da emozioni malate. È inoltre un fatto assoda­to che il nostro comportamento quando beveva­mo ha aggravato i difetti degli altri. Abbiamo ripetutamente portato fino al limite di rottura la pazienza dei nostri migliori amici e abbiamo tira­to fuori proprio il lato peggiore di quelli che, tanto per cominciare, non avevano molta conside­razione per noi. In un gran numero di casi, abbia­mo in realtà a che fare con altri malati, persone alle quali abbiamo accresciuto le sofferenze. Se ora ci accingiamo a chiedere di essere perdonati, perché non dovremmo cominciare già col perdo­nare tutti loro, senza eccezione?   (continua)

(dal libro "Dodici passi Dodici tradizioni", pp.115-117)


 

 



Settimo Passo (4/4)

Settimo passo (4/4)

( continua )   Durante questo processo di apprendimento sempre maggiore dell’umiltà, il risultato più profondo di tutti fu il cambiamento del nostro atteggiamento verso Dio. E questo accadde vera­mente sia che fossimo stati credenti oppure no. Cominciammo a superare l’idea che il Potere Superiore fosse una specie di salvatore da invoca­re solo in caso di emergenza. L’idea che avremmo continuato a vivere la nostra propria vita, con un po’ d’aiuto da parte di Dio di tanto in tanto, cominciò a dileguarsi. Molti di noi che si erano ritenuti religiosi si resero conto delle limitazioni di questo atteggiamento. Rifiutando di porre Dio al primo posto, ci eravamo privati del Suo aiuto. Ma ora le parole «Da solo non sono niente, è il Padre che fa le opere», cominciarono a contenere un significato ed una chiara promessa.

Capimmo che non era necessario che noi fos­simo costretti e forzati all’umiltà. Essa poteva senz’altro venire sia da una nostra ricerca volon­taria sia da una continua sofferenza. Una grande svolta decisiva nella nostra vita giunse quando ricercammo l’umiltà come qualcosa che noi volevamo veramente, piuttosto che come qual­cosa che dovevamo avere. Questo segnò il momento in cui potemmo cominciare a capire tutta l’implicazione del Settimo Passo: «Gli abbiamo chiesto umilmente di eliminare le no­stre deficienze».

Quando ci accingiamo a fare sul serio il Setti­mo Passo, sarebbe bene che noi di A.A. indagassimo ancora una volta su quali sono i nostri obbiet­tivi più profondi. A ciascuno di noi piacerebbe vivere in pace con sé stesso e con il suo prossimo. Ci piacerebbe essere certi che la grazia di Dio può fare per noi quello che non siamo capaci di fare per noi stessi. Abbiamo visto che i difetti di carat­tere basati su desideri miopi e indegni sono gli ostacoli che bloccano il nostro sentiero verso tali obbiettivi. Ora comprendiamo chiaramente che abbiamo continuato a esigere in modo irragione­vole da noi stessi, dagli altri e da Dio.

Ciò che ha principalmente reso attivi i nostri difetti è stata la paura originata dall’egocentri­smo, fondamentalmente paura di perdere qual­cosa che già possedevamo o di fallire nell’otte­nere qualcosa che chiedevamo. Vivendo su una base di esigenze insoddisfatte eravamo in uno stato di continua agitazione e frustrazione. Per­ciò non si sarebbe potuta avere pace alcuna a meno che non fossimo stati in grado di trovare i mezzi che limitassero queste esigenze. La diffe­renza tra una esigenza e una semplice richiesta è chiara a chiunque.

È nel Settimo Passo che facciamo nel nostro atteggiamento quel cambiamento che ci permet­te, con l’umiltà come guida, di uscire da noi stessi verso gli altri e verso Dio. L’essenza del Settimo Passo è tutta nell’umiltà. In effetti, esso ci dice che ora dovremmo essere disposti a pro­vare la via dell’umiltà nel cercare di eliminare gli altri nostri difetti, proprio come facemmo quando ammettemmo di essere impotenti di fronte all’alcol e giungemmo a credere che un Potere più grande avrebbe potuto riportarci alla ragione. Se quel grado di umiltà fu in grado di farci trovare quella grazia con la quale poté essere eliminata un’ossessione così letale, allora deve esserci speranza di ottenere lo stesso risul­tato nei confronti di qualsiasi altro problema che potremo eventualmente avere.

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 



Settimo Passo (3/4)

Settimo passo (3/4)

( continua )  Ancora una volta siamo spronati dall’inevita­bile conclusione che ci viene dall’esperienza di A.A. e cioè che dobbiamo sforzarci con forte determinazione, altrimenti cadiamo lungo il cammino intrapreso. A questo punto del nostro progresso ci sentiamo spinti con vigore e costretti a fare la cosa giusta. Siamo obbligati a scegliere tra i tormenti derivanti dallo sforzarci e le sicure sofferenze derivanti dall’evitare di farlo. Questi passi iniziali lungo la strada ven­gono fatti malvolentieri, tuttavia dobbiamo farli. Possiamo non avere ancora un’opinione molto alta dell’umiltà come desiderabile virtù persona­le, tuttavia dobbiamo ammettere che essa è un aiuto indispensabile per la nostra sopravvivenza.

Ma una volta che abbiamo dato un’occhiata ad alcuni di questi difetti, che li abbiamo discussi con un’altra persona e ci siamo trovati pronti ad eliminarli, la nostra opinione sull’umiltà comin­cia ad avere un significato più ampio. Da questo momento con ogni probabilità abbiamo avuto un certo sollievo dal peso delle nostre limitazioni più rovinose. Godiamo momenti in cui c’è qual­cosa che somiglia alla vera pace dello spirito. Per quelli di noi che hanno finora conosciuto soltanto agitazione, depressione o ansia — in altre parole per tutti noi — questa pace appena trovata è un dono inestimabile. Si è trovato effettivamente qualcosa di nuovo. Laddove l’umiltà era stata tempo addietro un forzato alimento di un misero pasto, ora comincia ad avere il significato di ali­mento essenziale che può darci serenità.

Questa migliorata percezione dell’umiltà dà ini­zio ad un altro cambiamento rivoluzionario del nostro modo di vedere. I nostri occhi cominciano ad aprirsi agli immensi valori che sono venuti direttamente dal doloroso sgonfiamento del nostro io. Finora le nostre vite sono state in massima parte dedicate a sfuggire sofferenze e problemi. Noi fuggivamo da essi come dalla peste. Non abbiamo mai voluto affrontare la realtà della sof­ferenza. La fuga attraverso la bottiglia era sempre la nostra soluzione. La formazione del carattere attraverso la sofferenza poteva andare bene per i santi, ma certamente non riguardava noi.

Poi in A.A., guardammo ed ascoltammo. Ovun­que vedemmo fallimento e sofferenza trasformati dall’umiltà in beni inestimabili. Udimmo storia dopo storia di come l’umiltà avesse tratto forza dalla debolezza. In ciascun caso, la sofferenza era stata il prezzo per essere ammessi in una nuova vita. Ma questo prezzo di ammissione ci aveva procurato più di quanto ci aspettassimo. Portò quel tanto di umiltà che, scoprimmo subito, era capace di guarire il dolore. Cominciammo a temere meno il dolore e a desiderare più che mai l’umiltà.   ( continua )

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 

 




Arcobaleno

gruppo on-line 

in lingua italiana 
di alcolisti anonimi

 

Riunioni alle 21.30

 chat testuale

martedì, giovedì chat Skype 

 

contatti telefonici 

 

Ricordando quanto sia per noi estremamente importante non isolarci e quanto possa essere di aiuto una telefonata ad un amico AA, si rammenta che la decisione di scambiare numeri telefonici fra membri seguirà il concetto di “libero arbitrio”. Qualora venisse fatto un utilizzo non consono del contatto telefonico questo sito e il gruppo sono esenti da responsabilità


 

Autofinanziamento in Alcolisti Anonimi

 

Chi desidera contribuire per mantenere l’efficienza e la funzionalità di Alcolisti Anonimi Italia, utilizzi le modalità indicate dalla nostra associazione:

coordinate bancarie e c/c postali di A.A.


 

 

 



Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

Nessun rimpianto

Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai.

(Alcolisti Anonimi, pag. 95)

 

Una volta divenuto sobrio, iniziando a riconoscere in quale stato disastroso fosse ridotta la mia vita, sono stato sopraffatto da insostenibili rimorsi e sensi di colpa. Il Quarto ed il Quinto Passo mi hanno enormemente aiutato a guarire dal rimorso. Ho imparato che il mio egocentrismo e la mia disonestà derivavano in gran parte dal bere, e che bevevo perché ero un alcolista. Ora capisco che persino la più spiacevole delle mie passate esperienze può trasformarsi in un bene prezioso perché, da alcolista sobrio, posso condividerla ed aiutare quindi gli altri alcolisti, in particolare i nuovi venuti.

Ormai da parecchi anni sobrio in A.A., non rimpian­go più il passato; sono grato di essere cosciente dell'amore di Dio e dell’aiuto che posso dare agli altri nel Gruppo.  

(Riflessione giornaliera 14 gennaio)


 




Approfondiamo la Nostra Introspezione

 

Mentre lo scopo di fare ammenda resta l’impegno predominante, è ugualmente necessario che da un esame dei nostri rapporti con altri districhiamo ogni minima informazione possibile su noi stessi e sulle nostre principali difficoltà. Poiché i rapporti difettosi con altri esseri umani sono stati quasi sempre la causa diretta delle nostre sventure, compreso l’alcolismo, nessun campo d’indagine potrebbe dare ricompense più soddisfacenti e preziose di questo. Una tranquilla, approfondita riflessione sui rapporti personali può rendere più profondo il nostro intuito.

Possiamo andare assai al di là di quei comportamenti che in noi erano sbagliati solo superficialmente per vedere quei difetti che erano fondamentali, difetti che talvolta sono stati responsabili di tutto l’andamento della nostra esistenza. L’accuratezza - lo abbiamo scoperto - pagherà: e paga generosamente.

(Alcolisti Anonimi, Ottavo Passo)


 




Le promesse di AA

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




Possiamo scegliere? (clvb)

Possiamo scegliere? 
(Come la vede Bill, 4)

Non dovremmo mai lasciarci accecare dalla filosofia che siamo vittime impotenti del nostro patrimonio ereditario, della nostra esperienza di vita e di ciò che ci circonda, ritenendo di essere queste le uniche risorse che decidono per noi. Non è questa la strada per la libertà. Dobbiamo convincerci di essere in grado di poter scegliere.

Grapevine, novembre 1960

“Come alcolisti attivi, perdemmo la nostra capacità di scegliere se volevamo bere o no. Fummo le vittime di un impulso irrefrenabile che sembrava decretare di dover procedere alla nostra distruzione”. “Finalmente fummo in grado di poter prendere delle decisioni che ci guidarono verso il recupero. Giungemmo a credere che da soli eravamo impotenti di fronte all’alcol. Questa fu sicuramente una scelta e la più difficile di tutte. Giungemmo a credere che un Potere Superiore avrebbe potuto sostenere il nostro recupero qualora fossimo stati disposti a mettere in pratica i Dodici Passi di A.A.”. “In altre parole, noi scegliemmo di essere disponibili e mai scelta migliore fu fatta”.

Lettera, 1966


 




SETTIMA PROMESSA

VII^ promessa: «NOI PERDEREMO INTERESSE NELLE COSE EGOISTE E GUADAGNEREMO INTERESSE NEI NOSTRI SIMILI.»

Egoismo: Imperfezione del cuore e della mente. Smodato amore per se stesso, che induce a pensare solo agli iteressi personali". Definizione che non mi piace per niente, ma che indica quello che è stato per anni il mio modo di essere. Come si cura? Passando al lato oposto: cercando di aiutare gli altri.

Una volta, un prete mi disse: "Cerca di ocuparti di tutti gli altri, non solo degli Alcolisti Anonimi".

Accade spesso che mi trovo immerso nel Programma al cento per cento; i miei rapporti sono con gli Alcolisti; i miei nemici,i miei confidenti, il mio mondo ruota totalmente in questa realtà.

E la famiglia? Ha atteso tanto, è giusto che riconosca sempre chi mi ha aiutato quando ero debole, malato, depresso, pazzo.

Ora è il momento di unirmi a loro e alla società, di essere un cittadini del mondo. Di occuparmi degli altri e dimenticare me stesso. A questo si riduce tutto.

Il testo della promessa, nella versione più recente, recita: "Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri."


 




Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




Aiutare sé stessi aiutando gli altri

Nel gruppo AA si apprende ad ascoltare e a provare le emozioni degli altri, a sentire benevolenza, a rifiutare di giudicare, a vivere secondo la filosofia del gruppo stesso. S'impara infine ad aiutare sé stessi aiutando gli altri.

Agli atei e agli agnostici, quando nei Dodici Passi sentiranno parlare di un Potere Superiore, consigliamo di fare del gruppo o dell'intera AA il loro Potere Superiore. Il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli AA. Nel gruppo vive l'esperienza di migliaia e migliaia di alcolisti recuperati: si può ragionevolmente avere un po' di fede nel gruppo.

AA è frequentata da persone delle religioni più diverse o di nessuna religione: si ammette quindi la massima tolleranza di dottrine e credenze.


 




Che cosa fa lo sponsor

Il padrino (lo sponsor) fa tutto quello che può, entro i limiti della sua esperienza e della sua cono­scenza, per aiutare il nuovo venuto a rag­giungere ed a mantenere la sobrietà con l’aiu­to del programma A.A.

Indica col suo esempio e la sua storia al­colica quello che A.A. ha significato per lui.

Incoraggia ed aiuta il nuovo venuto a fre­quentare il più possibile le riunioni di A.A. — in modo da venire a conoscenza di vari punti di vista e di varie interpretazioni del programma di A.A.

Incoraggia il nuovo venuto a non essere pre­venuto contro A.A. se all’inizio non è sicuro di essere un’alcolista.

Presenta il nuovo membro ad altri membri, in particolar modo a quelli con i quali possa aver affinità di lavoro e di interessi sociali. Se uomo, si occuperà maggiormente di alcolisti maschi, mentre la donna alcolista si trova più a suo agio con le persone del proprio sesso. Il padrino si rende disponibile al nuovo ve­nuto quando quest’ultimo sente di avere pro­blemi particolari.

È lui che esamina il significato dei Dodici Passi e ne sottolinea l’importanza.

Sollecita il nuovo venuto a prender parte alle attività di gruppo appena è pronto.

Inculca nella mente del nuovo venuto il si­gnificato della tradizione dell’Anonimato e la importanza di tutte le Tradizioni.

Spiega il programma ai parenti dell’alcolista, se questo gli sembra opportuno, suggerendo loro come possono essere di aiuto nel recupero del proprio congiunto.

In ultimo, incoraggia “ il nuovo ” a lavorare con altri alcolisti appena è pronto.

Durante questo lavoro con il nuovo venuto, il padrino sottolinea il fatto che è il programma di recupero — e non la personalità o la tesi del padrino stesso — quello che conta. Al nuo­vo arrivato viene insegnato di appoggiarsi al programma e non al padrino.


 




Elementi essenziali del recupero

Buona volontà, onestà e apertura mentale, sono gli elementi essenziali del recupero. Ma questi sono indispensabili.

(dal "Grande libro" - Alcolisti Anonimi, p.392)






Come faccio a sapere se AA fa per me? (Ritratto di un alcolista)

… domandarsi "Ma come faccio a sapere se AA fa per me?" provi a rispondere in tutta onestà alle domande che seguono:

(domande dal questionario)

Hai risposto di "sì" quattro volte o più?

In questo caso ci sono delle probabilità che tu abbia già delle serie difficoltà con l'alcol. O che possa averne in un futuro più o meno prossimo.

Perché diciamo così?

Unicamente perché le esperienze di milioni di alcolisti recuperati ci hanno insegnato qualche verità sui sintomi dell'alcolismo e su noi stessi.

Tu sei il solo a poter dire con certezza se AA fa per te. In questo caso, saremo lieti di mostrarti come siamo riusciti a smettere di bere.

Tuttavia sei nel tuo pieno diritto, se non vuoi ammettere di avere delle difficoltà con l'alcol. Tutto ciò che possiamo suggerirti è di tenere ben d'occhio questa situazione.

Quando avrai bisogno del nostro aiuto, se lo desidererai, saremo molto felici di accoglierti amichevolmente tra noi.

 

(dall'opuscolo "Ritratto di un alcolista")


 




Una diversa Porta Girevole (clvb 62)

Quando un alcolizzato si mostra a noi e dice che non gli piacciono i princìpi di A.A., le persone o i capi, quando egli dichiara che può fare di meglio agendo diversamente - noi non siamo preoccupati. Noi diciamo semplicemente, "Forse il vostro caso è davvero diverso. Perché non cercate di fare qualche cosa d'altro?".
Se un membro di A.A. dice che non gli piace il suo stesso Gruppo, noi non siamo disturbati. Diciamo semplicemente: "Perché non ne provate un altro? Oppure non ne date vita ad uno nuovo?"

A quelli che desiderano staccarsi da A.A. in ogni modo, noi estendiamo l'invito di farlo senz'altro. Se essi riescono a fare di meglio con altri mezzi, noi ne siamo felici. Se dopo un tentativo essi non riescono a fare di meglio, noi sappiamo che si trovano di fronte ad una scelta. Essi possono impazzire o morire o ritornare in A.A. La decisione è interamente loro. (Come dato di fatto, la maggior parte di loro ritorna). 

(brano da "I 12 concetti")


 




Che cosa è Alcolisti Anonimi? (44 domande su Alcolisti Anonimi)

   Vi sono due modi pratici per definire A.A.: il pri­mo è la nota descrizione degli scopi e obiettivi cui si è già accennato in una delle pagine precedenti:
   
“Alcolisti Anonimi è una associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza alfine di risolvere il loro problema comune e di aiutare gli altri a recuperarsi dall’alco­lismo. L’unico requisito per divenirne membri è il desiderio di smettere di bere. Non vi sono quote o tasse per essere membri di A.A.; noi siamo autonomi mediante i nostri propri contributi. A.A. non è affi­liata ad alcuna setta confessione, idea politica, organizzazione o istituzione; non intende impegnarsi in alcuna controversia, né sostenere od opporsi ad alcuna causa. Il nostro scopo primario è rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la so­brietà”.
   
Il nostro “problema comune” è l’alcolismo. Gli uomini e donne che si considerano A.A. sono e ri­marranno sempre degli alcolisti. Essi hanno final­mente capito che non saranno mai in grado di domi­nare l’alcol sotto qualsiasi forma, e ora se ne asten­gono completamente. La cosa importante è che essi non tentano di risolvere il problema con le loro sole forze: essi portano il loro problema allo scoperto con altri alcolisti. Questo condividere esperienza, forza e speranza sembra essere l’elemento chiave per poter riuscire a vivere senza alcol prima e poi, in molti casi, addirittura senza il desiderio di bere.
   
Il secondo modo di definire A.A. consiste nel rias­sumere la struttura dell’Associazione. A.A. numeri­camente è composta da più di due milioni di uomini e donne, in 146 paesi  (*). Queste persone si riuniscono in gruppi che talvolta sono limitati a poche persone ma che, nelle grandi comunità, possono essere di pa­recchie centinaia di membri. Nelle popolose aree metropolitane sono sorti molti piccoli gruppi di quartiere dove le riunioni hanno luogo regolarmente. Molti gruppi di A.A. tengono spesso "riunioni aper­te” al pubblico; nelle “riunioni chiuse”, gli A.A. so­no stimolati a discutere problemi che potrebbero non essere pienamente compresi dai non alcolisti.
   
Il gruppo locale rappresenta il nucleo di A.A.: alle sue riunioni aperte partecipano gli alcolisti e le loro famiglie in un’atmosfera di amicizia e ottimismo. Attualmente esistono circa 100.000 gruppi sparsi in tutto il mondo  (**), comprese le centinaia negli ospedali, nelle carceri e in altri istituti.
 
(*) 2.103.184 membri in 180 paesi, dato 2017 
 (**) 118.305 gruppi, dato 2017

 




"Il gruppo, dove tutto comincia"

Ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e i modi di portare il messaggio della sobrietà variano non solo da gruppo a gruppo ma anche da luogo a luogo. Agendo autonomamente, ogni gruppo traccia la propria rotta. Quanto meglio sono informati i membri, tanto più forte e unito è il gruppo, e tanto maggiore è la certezza che, quando un nuovo arrivato chiede aiuto, la mano di AA sarà sempre presente.

La maggior parte di noi non può recuperarsi senza un gruppo. Come disse Bill, “il comprendere rivela ad ogni membro che egli non è che una piccola parte di un grande insieme… Egli apprende che il tumulto dei desideri e delle ambizioni che lo agitano deve essere messo a tacere quando potrebbe danneggiare il gruppo. Risulta evidente che il gruppo deve sopravvivere o l’individuo non sopravvivrà”.

(dall'opuscolo "Il  gruppo, dove tutto comincia")


 




Bella scoperta!

Bella scoperta!