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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Nono Passo (2/3)

“Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile; tran­ne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri”

… può essere imprudente rivangare episodi assai dolorosi
… è opportuno prendere tempo.
… non possiamo acquisire la nostra pace interiore a spese degli altri …

- 2/3 -

In ufficio o in fabbrica si avrà quasi lo stesso approccio. Penseremo subito alle poche persone che sanno tutto del nostro alcolismo e che hanno maggiormente sofferto a causa di esso. Ma anche in questi casi può essere necessario che noi usia­mo un po’ di prudenza in più di quanta ne abbia­mo usata con i familiari. Possiamo non sentire il bisogno di dire qualcosa per parecchie settimane o più a lungo. Vogliamo prima di tutto essere ragio­nevolmente sicuri di essere sulla via indicata da A.A.. È allora che siamo pronti ad andare da quelle persone, a dire loro cosa è A.A. e quello che stiamo cercando di fare. In questa sede possia­mo ammettere francamente il danno che abbiamo fatto e fare le nostre ammende. Possiamo assolve­re, o promettere di assolvere qualsiasi impegno, finanziario o altro, di cui siamo debitori. Spesso ci sorprenderà la generosa reazione della maggior parte delle persone a questa tranquilla sincerità. Perfino quelle che ci avevano criticato più severa­mente e più a ragione, sovente ci verranno incon­tro più che a mezza strada al primo tentativo.

L’atmosfera di approvazione e di lode può essere tanto eccitante da turbare il nostro equi­librio, provocando in noi una insaziabile voglia di averne ancora di più. Oppure possiamo esse­re spinti nella direzione opposta, quando, in rari casi, riceviamo un’accoglienza fredda e scettica. Questo ci spingerà a discutere o a imporre con insistenza la nostra opinione, o ci spingerà forse allo scoraggiamento e al pessi­mismo. Ma se ci siamo preparati bene in prece­denza, tali reazioni non ci faranno deflettere dal nostro fermo e giusto proposito.

Dopo queste esperienze preliminari nel fare ammenda, possiamo godere una sensazione di sollievo tale che giungiamo alla conclusione che il nostro compito è finito. Sentiremo il bisogno di riposare sugli allori. La tentazione di sottrarci agli incontri più umilianti e più temuti che ancora rimangono può essere gran­de. Spesso fabbricheremo scuse plausibili per evitare del tutto questi colloqui. Oppure possia­mo semplicemente rimandare, dicendoci che ancora non è il momento, mentre in realtà abbiamo già lasciato passare più di una buona occasione di riparare a un grave torto. Non utilizziamo la parola prudenza mentre stiamo attuando una fuga.

Non appena cominciamo a sentirci sicuri del nostro nuovo tipo di vita ed abbiamo cominciato, con il comportamento e con l’esempio, a convin­cere gli altri che noi stiamo davvero cambiando in meglio, è di solito prudente parlare in asso­luta franchezza con quelli che abbiamo seriamente fatto soffrire, e perfino con quelli che possono essere poco o per nulla consapevoli di quello che abbiamo fatto loro. Le sole eccezioni che faremo riguarderanno i casi in cui questa nostra rivela­zione provocherebbe un effettivo danno. Queste conversazioni possono cominciare in modo occasionale e naturale. Ma se non si presenta una tale occasione, a un certo momento dovremmo raccogliere tutto il nostro coraggio, rivolgerci direttamente alla persona interessata e mettere le carte in tavola. Non è necessario che ci abbandoniamo a un eccessivo rimorso davanti a coloro che abbiamo leso, ma le scuse a quel punto dovrebbero essere sempre schiette e generose.  (continua)

 

(da Dodici Passi Dodici Tradizioni, p. 125-127)


 



Nono Passo (1/3)

“Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile; tran­ne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri”


- 1/3 -

Buona capacità di giudizio, attenta scelta del momento, coraggio e prudenza: sono queste le qualità di cui avremo bisogno quando facciamo il Nono Passo.

Dopo aver compilato l’elenco delle persone che abbiamo leso, dopo aver riflettuto attenta­mente su ciascun caso e avere cercato di acquisi­re il giusto atteggiamento con il quale procedere, ci accorgeremo che fare ammenda diretta porta a dividere in parecchie categorie quelli che dovremmo avvicinare. Vi saranno quelli a cui dovremo rivolgerci non appena saremo diventati ragionevolmente sicuri di poter mantenere la nostra sobrietà. Vi saranno quelli verso i quali potremmo fare ammenda solo in parte, per timo­re che il rivelare completamente il nostro pensie­ro possa fare a loro o ad altri più male che bene. Vi saranno altri casi in cui quest’azione dovreb­be essere rimandata e altri ancora in cui, a causa dell’effettiva natura della situazione, non potre­mo mai avere assolutamente un contatto perso­nale diretto.

La maggior parte di noi comincia a fare certi tipi di ammende direttamente dal giorno in cui entra in Alcolisti Anonimi. Nel momento in cui diciamo ai nostri familiari che ci accingiamo real­mente a tentare il Programma, il processo è cominciato. In quest’ambito si fa raramente que­stione di scelta di tempo o di prudenza. Sentiamo il bisogno di giungere a casa per gridare fin dalla soglia la buona notizia. Non appena torniamo dalla nostra prima riunione, o forse dopo aver fini­to di leggere il libro «Alcolisti Anonimi», di solito sentiamo il bisogno di sederci con qualche mem­bro della nostra famiglia e di ammettere subito il danno che abbiamo fatto con il nostro alcolismo. Quasi sempre sentiamo il bisogno di andare oltre e di ammettere altri difetti che hanno reso difficile la nostra convivenza. Questa sarà un’occasione molto diversa e in netto contrasto con quelle ango­sciose mattinate che trascorrevamo alternando insulti a noi stessi e accuse ai familiari (o a tutti gli altri) per i nostri guai. In questo primo collo­quio è necessario soltanto che facciamo un’am­missione generale dei nostri difetti. Può essere imprudente in questo stadio rivangare certi episodi assai dolorosi. Una buona capacità di giudizio suggerirà che è opportuno prendere tempo. Anche se possiamo essere completamente disposti a rive­lare proprio il peggio, dobbiamo essere certi di ricordare che non possiamo acquisire la nostra pace interiore a spese degli altri.  (continua)

 

(da Dodici Passi Dodici Tradizioni, p. 123-125)


 

 



Ottavo Passo (4/4)

( … ) Questi esempi di cattivo comportamento non sono affatto un catalogo completo dei danni che facciamo. Esaminiamo alcuni di quelli più sub­doli che talvolta possono essere altrettanto dan­nosi. Supponiamo che nel nostro ambito familia­re ci accada di essere avari, irresponsabili, insen­sibili o freddi. Supponiamo di essere irritabili, critici, impazienti e privi di senso dell’umori­smo. Supponiamo di esse prodighi di attenzione verso un membro della famiglia e di trascurare gli altri. E che cosa accade quando cerchiamo di dominare l’intera famiglia con regole ferree oppure con un continuo subisso di ordini minu­ziosi di come la loro vita dovrebbe svolgersi un’ora dopo l’altra? Cosa accade quando sprofondiamo nella depressione e l’autocommi­serazione trasuda da ogni poro e facciamo subire tutto questo a quelli che ci circondano? Questo elenco di danni fatti ad altri - quel tipo di danni che rende difficile e spesso insopportabile vivere quotidianamente con noi quando siamo alcolisti attivi - potrebbe essere esteso quasi all’infinito. Quando assumiamo tratti di carattere simili a questi, in negozio, in ufficio e nei rapporti con i nostri simili, questi tratti possono provocare danno quasi tanto grande quanto quello che abbiamo causato in casa.

Una volta che abbiamo indagato attentamente su tutta quest’area di rapporti umani e una volta che abbiamo deciso esattamente quali aspetti della nostra personalità hanno leso o turbato altre persone, allora possiamo cominciare a frugare nella memoria alla ricerca di quelli cui abbiamo fatto del male. Non dovrebbe essere difficile cominciare subito con le persone più vicine a noi e maggiormente danneggiate. Poi, ripercorrendo all’indietro, anno dopo anno, la nostra vita fin dove ci assisterà la memoria, ci troveremo costretti a comporre un lungo elenco di persone che, in una misura o nell’altra, abbiamo fatto sof­frire. Naturalmente dovremo valutare e pesare attentamente ogni caso. Dovremo attenerci al principio di ammettere le cose che noi abbiamo fatto, perdonando nello stesso tempo i torti reali o immaginari fatti a noi. Dovremo evitare giudizi drastici tanto su noi stessi che sulle altre persone interessate. Non dobbiamo esagerare i nostri difetti o i loro. Nostro fermo proposito sarà una visione serena ed obiettiva.

Ogni volta che la nostra penna dovesse esita­re, possiamo farci forza e coraggio ricordando quello che ha significato per altri l’esperienza di A.A. in questo Passo: il principio della fine dell’isolamento dai nostri simili e da Dio.          

(dal libro "Dodici passi Dodici tradizioni", pp.121-122)


 




Arcobaleno

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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

Prima tradizione (brani)

   (... ) Perciò fin dall’inizio quale fosse il modo migliore per vivere e lavorare insieme come gruppi divenne il problema fondamentale. Nel mondo intorno a noi vedevamo personaggi che distruggevano interi popoli. Mai come altre volte la lotta per il benessere, il potere e il prestigio stava lacerando l’umanità. Se delle persone forti erano giunte a un punto morto nella ricerca di pace e armonia, che ne sarebbe stato della nostra eccentrica banda di alcolisti? Come un tempo avevamo lottato e pregato per il recupero individuale, con lo stesso impegno cominciammo ad andare in cerca dei principi mediante i quali la stessa A.A. avrebbe potuto sopravvivere. La struttura della nostra associazione venne forgiata sull’incudine dell’esperienza.

 (...) Con la fede e con le opere siamo riusciti a far tesoro degli insegnamenti di un’incredibile esperienza. Questi insegnamenti vivono oggi nelle Dodici Tradizioni di Alcolisti Anonimi le quali, Dio volendo, ci manterranno uniti fin quando Egli può aver bisogno di noi.

(da Dodici Passi Dodici tradizioni)


 




Prima Tradizione (brani)


     (...) Il membro di A.A. deve conformarsi ai princìpi del Programma di recupero. La sua vita dipende dall’obbedienza a dei principi spirituali. Se se ne allontana troppo, il castigo è sicuro e rapido: si ammala e muore. All’inizio va avanti perché lo deve fare, ma più tardi scopre uno stile di vita che vuole vivere veramente. Inoltre, sco­pre che non può conservare questo dono inesti­mabile se a sua volta non lo dà ad altri. Né lui né alcun altro può salvarsi a meno che non trasmetta il messaggio di A.A.

     Nel momento in cui questo lavoro da Dodicesimo Passo porta alla formazio­ne di un Gruppo, si fa un’altra scoperta: che la maggior parte dei singoli non possono recuperar­si se non c’è un Gruppo. Il singolo comincia a intuire che è soltanto una piccola parte di un grande insieme; che nessun sacrificio personale è troppo grande per conservare in vita l’Associa­zione. Impara che deve far tacere dentro di lui il tumulto dei desideri e delle ambizioni ogni qual volta questi potrebbero danneggiare il Gruppo. Diventa evidente che il Gruppo deve sopravvive­re, altrimenti il singolo non sopravvivrà.  (...)

 




Prima Tradizione, brani

L’unità di Alcolisti Anonimi è la qualità che la nostra associazione ha più cara. Le nostre vite, le vite di tutti quelli che verranno, dipendono diret­tamente da essa. O restiamo tutti uniti o A.A. muore. Senza unità il cuore di A.A cesserebbe di battere, le nostre arterie mondiali non porterebbe­ro più la grazia vivificante di Dio. Il dono che Egli ci ha fatto si disperderebbe. (…)

Crediamo che sulla terra non esista altra Associazione che pro­dighi ai propri membri attenzioni più affettuose; certamente non ne esiste alcuna che salvaguardi più gelosamente il diritto del singolo di pensare, parlare e agire come meglio desidera. Nessun A.A. può costringere un altro membro a fare alcunché, nessuno può essere punito o espulso. I Dodici Passi del nostro Programma di recupero sono suggerimenti; le Dodici Tradizioni, che garantiscono l’unità di A.A., non contengono un solo «Non fare». Dicono a ripetizione «Noi dovremmo...», mai «Tu devi». (…)

(Dodici Passi Dodici Tradizioni)


 




Testimonianza di Guido

... Con il passare del tempo cominciai a ritrovarmi ogni sera ubriaco. Dopo l'ottima disintossicazione mi dimisero con la gioia di tutti, tranne la mia. Sentivo di essere in una brutta situazione. Sentivo di essere preda di un'ossessione diabolica, ma la vergogna e l'orgoglio mi costringevano a subirla nella mia solitudine. Ormai sapevo di essermi avviato su una strada sbagliata e di non saper far niente per tornare indietro. Mi sentivo sempre più solo ed indifeso nel mio mondo di paure e di ansie.
Con il passare degli anni fui costretto a subire altri cinque ricoveri, risultati poi inutili per risolvere il mio problema alcolico, anche se mi evitarono di arrivare ad avere serie complicazioni fisiche.
Un giorno, stanco di "vivere" in quella maniera, decisi di farla finita e, dopo aver fatto una ricognizione, stavo per porre in atto questo mio proposito, quando arrivato a Vicenza, la mia macchina girò a sinistra anziché a destra e mi ritrovai di fronte alla solita Clinica. Questo fatto mi è tutt'ora inspiegabile. Avevo deciso di buttarmi in un burrone con la macchina ... 


(Alcolisti Anonimi, ed.1992)


 




Libertà di Scegliere

Guardando indietro, noi vediamo che la nostra libertà di scegliere, in realtà non era una vera libertà. Quando scegliamo perché “dobbiamo”, questa non è libera scelta. Comunque può aiutarci a partire nella direzione giusta.

Quando scegliamo perché “dovremmo”, possiamo realmente fare di meglio. Questa volta stiamo veramente guadagnandoci un po’ di libertà, preparandoci ad averne sempre di più. Ma quando, ora e più avanti, noi possiamo fare le scelte giuste senza coercizione o conflitto, allora abbiamo la prima visione di cosa sia la libertà perfetta nella volontà di Dio.

Grapevine, maggio 1960


 




Ammenda

Ricerca dei Motivi

Alcuni di noi dicono che quando si beve non si fa del male a nessuno, solo a noi stessi. Le nostre famiglie non soffrono, perché noi continuiamo a pagare i conti e solo raramente beviamo a casa. I nostri colleghi di lavoro non soffrono, perché andiamo abitualmente al lavoro - la nostra reputazione non soffre perché solo pochi sanno che beviamo. Quelli che lo dicono a volte ci assicurano che, dopo tutto, una bevuta è soltanto un piccolo difetto dell'uomo. Che danno reale abbiamo fatto quindi? Certamente non più di quello cui potevamo facilmente porre rimedio con poche scuse casuali. Quest'atteggiamento, naturalmente, è il risultato finale della volontà intenzionale di dimenticare. E' un atteggiamento che può essere cambiato solo da una ricerca profonda e onesta delle nostre motivazioni e delle nostre azioni.

(Dodici e Dodici, brano dall'Ottavo Passo)


 




Libertà attraverso l'accettazione (clvb 109)

Libertà attraverso l'accettazione (clvb 109)

 

Abbiamo ammesso che non potevamo sconfiggere l'alcol con i nostri soli mezzi, così accettammo l'ulteriore fatto che la dipendenza da un Potere Superiore (anche soltanto il nostro gruppo A.A.) avrebbe potuto farlo, cosa fino ad allora impossibile. Nel momento in cui fummo in grado di accettare totalmente queste verità, era cominciata la nostra liberazione dalla compulsione alcolica.

Per molti di noi accettare queste cose ha richiesto uno sforzo notevole. La nostra filosofia dell'autosufficienza, cui attribuivamo un così alto valore, doveva essere messa da parte. Ciò non era stato ottenuto con il nostro vecchio modo di adoperare la forza di volontà; era invece un sistema per sviluppare la disposizione ad accettare queste nuove realtà della vita.

Non siamo fuggiti, né abbiamo lottato. Ma abbiamo accettato. E allora abbiamo cominciato a essere liberi.

 

 

IL LINGUAGGIO DEL CUORE, PAG. 346


 

 




Affrontare i Risentimenti (clvb 39)

Affrontare i Risentimenti
in "Come la vede Bill", 39

Il risentimento è il nemico numero uno. Esso distrugge più alcolizzati di qualsiasi altra cosa. Da esso partono tutte le forme di malattia spirituale, perché noi non siamo stati solo mentalmente e fisicamente malati, noi lo siamo stati anche spiritualmente. E quando la nostra malattia spirituale viene superata, ci rinforziamo anche mentalmente e fisicamente. Nell’affrontare i nostri risentimenti, noi li elenchiamo su un foglio di carta. Noi abbiamo fatto una lista delle persone, le istituzioni o i principi verso i quali provavamo una certa rabbia. Ci siamo chiesti perché fossimo arrabbiati. Nella maggior parte dei casi abbiamo constatato che la stima di noi stessi, i nostri portafogli, le nostre ambizioni, le nostre relazioni personali (comprese quelle sessuali) erano in pericolo e minacciate.
   (Alcolisti Anonimi)

“Una parte di ciò che viene maggiormente odiato può diventare una meravigliosa valvola di sicurezza se noi lo mettiamo per iscritto — visto che il cestino dei rifiuti è a portata di mano.”
   (Lettera, 1949)


 




Riflessione 25 agosto - Il dono del legame

   Liberami dalla schiavitù del mio egoismo, perché io possa compiere la Tua volontà.

(Alcolisti Anonimi, pag. 71)

   Molte volte nella mia condizione di alcolista bevevo per stabilire un legame tra me e gli altri, ma riuscivo solo a instaurare la schiavitù della solitudine dell’al­colista. Attraverso il modo di vivere di A.A. ho rice­vuto il dono del legame - con quelli che ci sono stati prima di me, con quelli che ci sono ora e con quelli che ancora devono venire. Sarò grato per sempre per questo splendido dono di Dio.

(da Riflessioni giornaliere)


 




Riflessione 24 agosto - Un enigma che funziona

   È forse possibile trovare delle spiegazioni per espe­rienze spirituali come le nostre, ma io ho cercato spesso di spiegare quella mia e sono solo riuscito a dare la storia di essa. Io conosco la sensazione che mi dette e i risultati che ha portato, ma mi rendo conto di non poter mai pienamente comprendere il suo più profondo perché e come.
(Come la vede Bill, p. 313)

    Durante una riunione aperta di A.A. ho avuto una profonda esperienza spirituale, che mi ha portato a sbottare in un: “Io sono un alcolista!”. Da quel giorno non ho mai più bevuto. Posso dirvi le parole che ho sentito appena prima della mia ammissione e come queste parole mi abbiano influenzato, ma quanto al perché questo sia accaduto, non lo so. Credo che un Potere più grande di me abbia scelto di guarirmi, eppure non so ancora perché. Cerco di non preoccu­parmi o riflettere su quello che ancora nomi so; invece, sono fiducioso riguardo al fatto che se continuerò a fare i Passi, a mettere in pratica i princìpi di A.A. nella mia vita e a condividere la mia storia, sarò gui­dato con amore verso una profonda e matura spiritua­lità nella quale sempre più cose mi verranno rivelate. Per ora, avere fiducia in Dio fare i Passi ed aiutare gli altri è un dono per me.

(da Riflessioni giornaliere)


 




Nessun rimpianto

Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai.

(Alcolisti Anonimi, pag. 95)

 

Una volta divenuto sobrio, iniziando a riconoscere in quale stato disastroso fosse ridotta la mia vita, sono stato sopraffatto da insostenibili rimorsi e sensi di colpa. Il Quarto ed il Quinto Passo mi hanno enormemente aiutato a guarire dal rimorso. Ho imparato che il mio egocentrismo e la mia disonestà derivavano in gran parte dal bere, e che bevevo perché ero un alcolista. Ora capisco che persino la più spiacevole delle mie passate esperienze può trasformarsi in un bene prezioso perché, da alcolista sobrio, posso condividerla ed aiutare quindi gli altri alcolisti, in particolare i nuovi venuti.

Ormai da parecchi anni sobrio in A.A., non rimpian­go più il passato; sono grato di essere cosciente dell'amore di Dio e dell’aiuto che posso dare agli altri nel Gruppo.  

(Riflessione giornaliera 14 gennaio)


 




Approfondiamo la Nostra Introspezione

 

Mentre lo scopo di fare ammenda resta l’impegno predominante, è ugualmente necessario che da un esame dei nostri rapporti con altri districhiamo ogni minima informazione possibile su noi stessi e sulle nostre principali difficoltà. Poiché i rapporti difettosi con altri esseri umani sono stati quasi sempre la causa diretta delle nostre sventure, compreso l’alcolismo, nessun campo d’indagine potrebbe dare ricompense più soddisfacenti e preziose di questo. Una tranquilla, approfondita riflessione sui rapporti personali può rendere più profondo il nostro intuito.

Possiamo andare assai al di là di quei comportamenti che in noi erano sbagliati solo superficialmente per vedere quei difetti che erano fondamentali, difetti che talvolta sono stati responsabili di tutto l’andamento della nostra esistenza. L’accuratezza - lo abbiamo scoperto - pagherà: e paga generosamente.

(Alcolisti Anonimi, Ottavo Passo)


 




Le promesse di AA

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




SETTIMA PROMESSA

VII^ promessa: «NOI PERDEREMO INTERESSE NELLE COSE EGOISTE E GUADAGNEREMO INTERESSE NEI NOSTRI SIMILI.»

Egoismo: Imperfezione del cuore e della mente. Smodato amore per se stesso, che induce a pensare solo agli iteressi personali". Definizione che non mi piace per niente, ma che indica quello che è stato per anni il mio modo di essere. Come si cura? Passando al lato oposto: cercando di aiutare gli altri.

Una volta, un prete mi disse: "Cerca di ocuparti di tutti gli altri, non solo degli Alcolisti Anonimi".

Accade spesso che mi trovo immerso nel Programma al cento per cento; i miei rapporti sono con gli Alcolisti; i miei nemici,i miei confidenti, il mio mondo ruota totalmente in questa realtà.

E la famiglia? Ha atteso tanto, è giusto che riconosca sempre chi mi ha aiutato quando ero debole, malato, depresso, pazzo.

Ora è il momento di unirmi a loro e alla società, di essere un cittadini del mondo. Di occuparmi degli altri e dimenticare me stesso. A questo si riduce tutto.

Il testo della promessa, nella versione più recente, recita: "Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri."


 




Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




Aiutare sé stessi aiutando gli altri

Nel gruppo AA si apprende ad ascoltare e a provare le emozioni degli altri, a sentire benevolenza, a rifiutare di giudicare, a vivere secondo la filosofia del gruppo stesso. S'impara infine ad aiutare sé stessi aiutando gli altri.

Agli atei e agli agnostici, quando nei Dodici Passi sentiranno parlare di un Potere Superiore, consigliamo di fare del gruppo o dell'intera AA il loro Potere Superiore. Il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli AA. Nel gruppo vive l'esperienza di migliaia e migliaia di alcolisti recuperati: si può ragionevolmente avere un po' di fede nel gruppo.

AA è frequentata da persone delle religioni più diverse o di nessuna religione: si ammette quindi la massima tolleranza di dottrine e credenze.


 




Che cosa fa lo sponsor

Il padrino (lo sponsor) fa tutto quello che può, entro i limiti della sua esperienza e della sua cono­scenza, per aiutare il nuovo venuto a rag­giungere ed a mantenere la sobrietà con l’aiu­to del programma A.A.

Indica col suo esempio e la sua storia al­colica quello che A.A. ha significato per lui.

Incoraggia ed aiuta il nuovo venuto a fre­quentare il più possibile le riunioni di A.A. — in modo da venire a conoscenza di vari punti di vista e di varie interpretazioni del programma di A.A.

Incoraggia il nuovo venuto a non essere pre­venuto contro A.A. se all’inizio non è sicuro di essere un’alcolista.

Presenta il nuovo membro ad altri membri, in particolar modo a quelli con i quali possa aver affinità di lavoro e di interessi sociali. Se uomo, si occuperà maggiormente di alcolisti maschi, mentre la donna alcolista si trova più a suo agio con le persone del proprio sesso. Il padrino si rende disponibile al nuovo ve­nuto quando quest’ultimo sente di avere pro­blemi particolari.

È lui che esamina il significato dei Dodici Passi e ne sottolinea l’importanza.

Sollecita il nuovo venuto a prender parte alle attività di gruppo appena è pronto.

Inculca nella mente del nuovo venuto il si­gnificato della tradizione dell’Anonimato e la importanza di tutte le Tradizioni.

Spiega il programma ai parenti dell’alcolista, se questo gli sembra opportuno, suggerendo loro come possono essere di aiuto nel recupero del proprio congiunto.

In ultimo, incoraggia “ il nuovo ” a lavorare con altri alcolisti appena è pronto.

Durante questo lavoro con il nuovo venuto, il padrino sottolinea il fatto che è il programma di recupero — e non la personalità o la tesi del padrino stesso — quello che conta. Al nuo­vo arrivato viene insegnato di appoggiarsi al programma e non al padrino.


 




Elementi essenziali del recupero

Buona volontà, onestà e apertura mentale, sono gli elementi essenziali del recupero. Ma questi sono indispensabili.

(dal "Grande libro" - Alcolisti Anonimi, p.392)






Come faccio a sapere se AA fa per me? (Ritratto di un alcolista)

… domandarsi "Ma come faccio a sapere se AA fa per me?" provi a rispondere in tutta onestà alle domande che seguono:

(domande dal questionario)

Hai risposto di "sì" quattro volte o più?

In questo caso ci sono delle probabilità che tu abbia già delle serie difficoltà con l'alcol. O che possa averne in un futuro più o meno prossimo.

Perché diciamo così?

Unicamente perché le esperienze di milioni di alcolisti recuperati ci hanno insegnato qualche verità sui sintomi dell'alcolismo e su noi stessi.

Tu sei il solo a poter dire con certezza se AA fa per te. In questo caso, saremo lieti di mostrarti come siamo riusciti a smettere di bere.

Tuttavia sei nel tuo pieno diritto, se non vuoi ammettere di avere delle difficoltà con l'alcol. Tutto ciò che possiamo suggerirti è di tenere ben d'occhio questa situazione.

Quando avrai bisogno del nostro aiuto, se lo desidererai, saremo molto felici di accoglierti amichevolmente tra noi.

 

(dall'opuscolo "Ritratto di un alcolista")


 




"Il gruppo, dove tutto comincia"

Ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e i modi di portare il messaggio della sobrietà variano non solo da gruppo a gruppo ma anche da luogo a luogo. Agendo autonomamente, ogni gruppo traccia la propria rotta. Quanto meglio sono informati i membri, tanto più forte e unito è il gruppo, e tanto maggiore è la certezza che, quando un nuovo arrivato chiede aiuto, la mano di AA sarà sempre presente.

La maggior parte di noi non può recuperarsi senza un gruppo. Come disse Bill, “il comprendere rivela ad ogni membro che egli non è che una piccola parte di un grande insieme… Egli apprende che il tumulto dei desideri e delle ambizioni che lo agitano deve essere messo a tacere quando potrebbe danneggiare il gruppo. Risulta evidente che il gruppo deve sopravvivere o l’individuo non sopravvivrà”.

(dall'opuscolo "Il  gruppo, dove tutto comincia")


 




Bella scoperta!

Bella scoperta!