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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Primo Passo (3/3)

  Primo Passo  

dal libro "Dodici Passi Dodici Tradizioni" 

"Abbiamo ammesso la nostra impo­tenza di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili"

 

Poiché il Primo Passo richiede l’ammissione che le nostre vite sono divenute incontrollabili, come fu possibile a tali persone fare questo Passo?

Ovviamente, era stato necessario mettere in risalto con tanta efficacia quel «fondo» che noi avevamo toccato, fino a far sì che fosse il «fondo» a toccare loro. Rievocando le storie del nostro alcolismo, potemmo dimostrare che, già anni prima di renderci conto di avere perduto il control­lo, il nostro bere non era una semplice abitudine, ma l’inizio di una fatale progressione. Potemmo dire ai dubbiosi: «Dopo tutto, forse tu non sei un alcolista. Perché non provi in qualche modo a con­trollarti meglio nel bere ed intanto tieni a mente quello che ti abbiamo raccontato sull’alcolismo?». Quest’atteggiamento portò risultati immediati e concreti. Si scoprì allora che quando un alcolista aveva inculcato nella mente di un altro la vera natura della sua malattia, quella persona non pote­va essere mai più la stessa. Dopo ogni eccesso nel bere, si sarebbe detta: «Forse quelli di A.A. aveva­no ragione...». Dopo un certo numero ditali espe­rienze, spesso anni prima di giungere a difficoltà veramente gravi, sarebbe tornata a noi, convinta. Aveva toccato il «fondo» davvero, proprio come chiunque di noi. L’alcol stesso era diventato il nostro miglior avvocato.

Perché tanta insistenza sul fatto che ogni A.A. deve, prima di tutto, toccare il «fondo»? La risposta è che poche persone cercheranno since­ramente di mettere in pratica il Programma di A.A. se prima non l’hanno toccato, perché met­tere in pratica i rimanenti undici Passi significa adottare modi di pensare e di agire che quasi nessun alcolista che ancora beve può sognarsi di seguire. Chi desidera essere rigorosamente one­sto e tollerante? Chi ha voglia di confessare a un altro i propri errori e fare ammenda per il male fatto? A chi importa di un Potere Superio­re, per non parlare di meditazione e di preghie­ra? Chi sente il bisogno di sacrificare tempo ed energia nel cercare di trasmettere il messaggio di A.A. a un altro sofferente? Nessuno. General­mente l’alcolista, egocentrico all’eccesso, non si preoccupa di tutto questo, a meno che non debba farlo per salvare se stesso.

Sotto la sferza dell’alcolismo, siamo spinti in A.A. e qui scopriamo la natura mortale della nostra condizione. Allora, e solo allora, diventia­mo così disponibili a essere convinti e a essere pronti ad ascoltare, quanto può esserlo chi sta per morire. Siamo disposti a fare qualsiasi cosa che possa liberarci da questa spietata ossessione.

(  da Dodici Passi Dodici Tradizioni , p. 27-32 )


 



Primo Passo (2/3)

  Primo Passo  

dal libro "Dodici Passi Dodici Tradizioni" 

"Abbiamo ammesso la nostra impo­tenza di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili"

 

... Quando ci fu proposto per la prima volta di ammettere la nostra sconfitta, la maggior parte di noi si ribellò. Ci eravamo rivolti ad A.A. creden­do che ci venisse insegnata la fiducia in noi stes­si. Ci fu detto invece che, fin tanto che era in ballo l’alcol, la fiducia in se stessi non era asso­lutamente valida, anzi, era un passivo totale. I nostri sponsor affermarono che eravamo vittime di un’ossessione mentale così sottilmente potente che nessuna forza di volontà umana, per quanto grande, avrebbe potuto infrangerla. Ci dissero che non era possibile riuscire a vincere questo stimolo incontrollabile con la sola volontà indivi­duale. Approfondendo crudamente il nostro pro­blema, essi misero in evidenza la nostra crescen­te sensibilità all’alcol: la definivano un’allergia. L’alcol tiranno ci assaliva con una spada a dop­pio taglio: prima venivamo tormentati da un insano stimolo che ci condannava a continuare a bere ed in seguito da un’allergia del corpo che ci avrebbe portato immancabilmente alla totale distruzione di noi stessi; in effetti, erano pochi coloro che, sottoposti a questi assalti, erano riu­sciti a vincere la lotta da soli; era una realtà stati­stica che quasi mai gli alcolisti si ristabilivano con le proprie risorse personali; e questo si era dimostrato sempre vero fin da quando l’uomo aveva per la prima volta pigiato i grappoli d’uva.

Nel periodo iniziale di A.A. nessuno, eccetto i casi più disperati, riusciva ad ammettere e ad accettare questa sgradevole verità. E perfino que­sti casi disperati avevano spesso trovato diffi­coltà a riconoscere quanto la loro condizione fosse senza speranza. Ma alcuni lo fecero e quan­do essi riuscirono a impadronirsi dei princìpi di A.A., con quel fervore con il quale chi sta per annegare afferra il salvagente, immancabilmente si ristabilirono. È per questa ragione che la prima edizione del libro «Alcolisti Anonimi», pubblicata quando il numero dei membri era minimo, riportava soltanto casi gravissimi. Molti alcolisti meno gravi avevano sperimentato A.A., ma senza successo, perché non era stato loro possi­bile ammettere di essere alla disperazione.

È motivo di immensa soddisfazione constata­re che negli anni seguenti le cose cambiarono. Alcolisti che ancora avevano salute, famiglia, lavoro e perfino due automobili nel garage cominciarono a riconoscere il proprio alcolismo. Man mano che il loro numero aumentava, a essi si aggiungevano persone giovani che erano poco più che alcolisti potenziali. A tutti costoro furo­no risparmiati quei dieci o quindici anni di vero inferno che il resto di noi aveva vissuto. ...

( da Dodici Passi Dodici Tradizioni , p. 27-32 )


 



Primo Passo (1/3)

  Primo Passo  

dal libro "Dodici Passi Dodici Tradizioni" 

"Abbiamo ammesso la nostra impo­tenza di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili"

 

Chi è disposto ad ammettere una completa sconfitta?

Praticamente nessuno, è ovvio. Tutti gli istinti naturali si ribellano all’idea di un’impotenza personale. E’ veramente terribile ammettere che, bicchiere alla mano, abbiamo deformato le nostre menti con una tale ossessione per un modo di bere distruttivo che soltanto un atto della Provvidenza può liberarcene.

Nessun altro tipo di fallimento somiglia a questo. L’alcol, divenuto ora avido creditore, ci succhia tutta l’autosufficienza e tutta la volontà di resistere alle sue richieste. Una volta che si è accettata questa dura realtà, il nostro fallimento, come esseri umani, è completo.

Ma, entrando in A.A., consideriamo in modo del tutto diverso questa umiliazione assoluta. Ci rendiamo conto che soltanto attraverso una tota­le capitolazione possiamo riuscire a fare i primi passi verso la liberazione e la forza. L’ammis­sione della nostra impotenza viene a essere alla fine la base granitica sulla quale possiamo costruire una vita felice e piena di significato.

Sappiamo che l’alcolista che entra a far parte di A.A. ne trarrà ben poco giovamento se non ha prima di tutto accettato la sua debolezza deva­stante e tutte le sue conseguenze. Finché non si umilia in tal modo, la sua sobrietà, se ne ha in qualche grado, sarà precaria. Non troverà affatto un’autentica felicità. Questa è una delle certezze della vita di A.A., convalidata da una vastissima esperienza. Il principio che afferma che non tro­veremo forza duratura finché non avremo anzi­tutto ammesso la nostra completa sconfitta, è la radice basilare da cui tutta la nostra associazione è sbocciata e fiorita.

( da Dodici Passi Dodici Tradizioni , p. 27-32 )


 



Dodicesimo Passo (6/6)

     Dodicesimo Passo  

  dal libro "Alcolisti Anonimi" 

"Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi princìpi in tutte le nostre attività"

 

(...) Ci troviamo in queste circostanze ogni giorno. Un alcolista che non sappia affrontarle dimostra di avere ancora una mentalità da alcolista, c'è qualcosa che non va nel suo stato spirituale. La sua sola possibilità di rimanere sobrio l'offrirebbe un posto come la calotta ghiacciata della Groenlandia e perfino là potrebbe capitare un eschimese con una bottiglia di whisky e rovinare tutto. Chiedetelo a qualunque donna che abbia mandato suo marito in paesi lontani pensando di sottrarlo al problema dell'alcol.

Noi crediamo che qualunque sistema per combattere l'alcolismo che si proponga di mettere il malato al sicuro dalla tentazione è votato al fallimento. Se l'alcolista tenta di mettersi al riparo, può riuscirvi per un certo tempo, ma generalmente va incontro a un'esplosione alcolica più violenta che mai. Abbiamo provato questi metodi. Questi tentativi di realizzare l'impossibile sono sempre falliti.

È perciò nostra regola il non evitare i posti dove si beve se abbiamo un buon motivo per starci. Ciò include bar, night-club, balli, ricevimenti, nozze, perfino gli ordinari trattenimenti dove si fa un po' di baldoria. A una persona che abbia fatto l'esperienza di avere vicino a sé un alcolista questo potrebbe sembrare un tentare la Provvidenza, ma non è così.

Noterete che abbiamo posto una condizione importante. Domandatevi quindi ogni volta: "Ho una buona ragione sociale, d'affari o personale per andare in quel posto? O mi riprometto di trarre furtivamente dall'atmosfera di un luogo del genere qualche piccolo piacere alternativo?". Se la risposta a queste domande è positiva, non avete' ragione di temere. Andateci o statene lontani, come vi sembra meglio. Ma, prima di avventurarvi, assicuratevi di essere sopra un terreno spirituale solido e di avere un motivo veramente valido per andare. Non pensate a quello che potreste prendere in questa occasione ma, piuttosto, a ciò che potreste portare. Ma, se siete vacillante, dovreste piuttosto cercare di aiutare un altro alcolista!

Perché starsene seduto con il muso lungo in un posto dove si beve, rimpiangendo i giorni felici di un tempo? Se si tratta di un'occasione lieta, cercate di aumentare la gioia di quelli che sono presenti; se di una riunione di affari, andate e fate quello che dovete, con entusiasmo. Se siete in compagnia di qualcuno che desidera fare uno spuntino al bar, andateci senza preoccuparvi. Fate capire ai vostri amici che non devono cambiare le loro abitudini per riguardo a voi. Al momento opportuno spiegate a tutti loro perché l'alcol non fa più per voi. Se darete queste spiegazioni senza reticenze, ben pochi vi proporranno ancora di bere. Al tempo in cui bevevate vi ritiravate a poco a poco dalla vita; adesso state ritornando alla vita di relazione con il mondo: non cominciate a ritirarvene di nuovo solo perché i vostri amici bevono liquori.

Il vostro compito è ora quello di essere là dove potete essere del massimo aiuto per gli altri, quindi non esitate a recarvi ovunque, se potete rendervi utili. Non dovreste esitare neanche a recarvi nel luogo più sordido della terra a questo scopo. Restate sulla linea del fuoco in questa vita e Dio vi guarderà da ogni pericolo.

Molti di noi tengono liquori in casa. Spesso ne abbiamo bisogno per far superare ai novellini il malessere che segue una sbornia. Alcuni di noi lo offrono ancora agli amici che non sono alcolisti. Ma altri pensano che non dovremmo offrire i liquori a nessuno. Non discutiamo mai di questo problema. Abbiamo l'impressione che ogni famiglia, a seconda delle diverse situazioni, dovrebbe decidere da sé.

Noi badiamo a non mostrare mai intolleranza o avversione verso il bere come fatto sociale. L'esperienza dimostra come questo atteggiamento non è utile a nessuno. Ogni nuovo alcolista cerca questo modo di pensare tra noi e prova un immenso sollievo quando si accorge che non siamo cacciatori di streghe. Uno spirito di intolleranza potrebbe respingere alcolisti le cui vite si sarebbero potute salvare, se non fosse stato per tale ottusità. Non gioveremmo neppure alla causa di coloro che bevono moderatamente, perché non c'è un bevitore su mille cui piaccia gli si dica qualcosa sull'alcol da parte di uno che detesti il bere.

Speriamo che un giorno gli Alcolisti Anonimi possano aiutare la gente a rendersi meglio conto della gravità del problema dell'alcolismo, ma ben poco potremo se avremo un atteggiamento di amarezza o di ostilità. I bevitori non lo accetteranno.

Dopo tutto, i nostri problemi ce li siamo creati da noi, le bottiglie non erano che un simbolo. Inoltre, abbiamo smesso di combattere persone e cose. Dobbiamo farlo!

 

(da "Alcolisti Anonimi", 7ºcap. "Lavorare con gli altri")


 

 

 

 




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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

"Riflessioni giornaliere" 22, 23, 24 gennaio

  

Manteniamola semplice

 

Qualche ora più tardi presi congedo dal Dr. Bob. Il meraviglioso e ampio sorriso splendeva sul suo viso mentre diceva quasi scherzosamente: “Ricorda, Bill, non mandiamo tutto a monte. Manteniamola semplice!” Mi voltai, incapace di dire una parola. Quella fu l’ultima volta che lo vidi.

(A.A. diventa adulta, pag. 228 )

 

Dopo anni di sobrietà mi chiedo occasionalmente:

“Può essere così semplice?” Poi, alle riunioni, vedo persone un tempo ciniche e scettiche, che hanno percorso il cammino di A.A. e sono uscite dall’inferno dell’alcol dividendo le loro vite in porzioni da ventiquattrore l’una, durante le quali applicano alcuni princìpi al meglio delle loro possibilità. Capisco allora che non è facile ma, se la “mantengo semplice”, funziona.


 

Ci divertiamo?

 

Noi non siamo gente malinconica. Se i nuovi venuti non potessero scorgere gioia o buon umore nella nostra esistenza, non potrebbero desiderarla. A noi preme moltissimo che ci si goda la vita. Cerchiamo di non essere cinici riguardo la situazione delle nazioni, ma neppure di caricarci addosso il fardello di tutti i guai dei mondo.

(Alcolisti Anonimi, pag. 148 )

 

 

Quando la mia casa è in ordine, trovo più facile governare la mia vita. Libero dai sensi di colpa e dai rimorsi che riempivano i miei anni di bevute. sono libero di assumere il mio ruolo nell’universo, ma questa condizione richiede perseveranza. Dovrei fermarmi e chiedermi: “Mi sto divertendo. malgrado tutto, o no?” Se rispondere a questa domanda mi risulta difficile o penoso, allora mi sto forse prendendo troppo sul serio e trovo difficile ammettere che mi sono allontanato dal Programma per mantenere la mia casa in ordine. Penso che la sofferenza che provo sia il mezzo che il mio Potere Superiore utilizza per attirare la mia attenzione e convincermi a tenere d’occhio i miei doveri. Il poco tempo ed il piccolo sforzo che occorrono per lavorare sul Programma. per esempio per un inventano contingente o per fare ammenda, ripagano bene dell’impegno profuso.

 


 

Coinvolgersi

 

Ci sono ancora molte cose da fare. “La fede senza le opere e una fede morta”... Rendere servizio è il nostro unico scopo”.

(Alcolisti Anonimi, pag. 100-102)

 

So che il servizio è una parte vitale del recupero, ma mi chiedo spesso: “Cosa posso fare?” Semplicemente iniziare con ciò che ho davanti oggi! Mi guardo intorno per vedere dove c’è qualcosa da fare. Ci sono dei posacenere pieni? Posso vuotarli? E improvvisamente mi sento coinvolto. L’oratore più brillante potrebbe essere incapace di fare un buon caffè, il membro più adatto ad accogliere i nuovi venuti potrebbe essere incapace di leggere; quello che si offre per fare le pulizie potrebbe fare un pasticcio nell’amministrare i conti: comunque, ogni compito ed ognuna di queste persone sono indispensabili ad un Gruppo attivo. La cosa miracolosa del servizio è questa: quando uso quello che ho, mi accorgo di avere a disposizione più di quanto pensassi.


 

  




Stare lontani dal primo bicchiere

In AA si sentono spesso espressioni come “Se non prendete il primo bicchiere, non potete ubriacarvi” e “Un bicchiere è troppo, ma venti non sono abbastanza”.

Molti di noi, quando hanno iniziato a bere, non avrebbero voluto bere più di uno o due bicchieri. Ma, col passare del tempo, hanno au­mentato il numero. Così negli ultimi anni si sono trovati a bere sempre di più, alcuni fino a ubriacarsi spesso e a lungo. Forse il nostro stato non era sempre evidente dai discorsi o dall’andatura, ma non eravamo mai veramente sobri.

Se il tutto ci preoccupava troppo, cercavamo di diminuire o di limi­tarci a uno o due bicchieri, oppure passavamo dai super alcolici alla bir­ra o al vino. O almeno, cercavamo di limitarci nella quantità, in modo da non divenire disastrosamente ubriachi, o cercavamo di nascondere quanto bevevamo.

Ma tutte queste limitazioni diventavano sempre più difficili. Di tan­to in tanto riuscivamo a rimanere astemi e per un po’ non bevevamo più.

Alla fine tornavamo a bere — solo un bicchiere. E poiché a prima vista non arrecava alcun danno, pensavamo…

(brano da "Vivere sobri")


 




Libertà di Scegliere

Guardando indietro, noi vediamo che la nostra libertà di scegliere, in realtà non era una vera libertà. Quando scegliamo perché “dobbiamo”, questa non è libera scelta. Comunque può aiutarci a partire nella direzione giusta.

Quando scegliamo perché “dovremmo”, possiamo realmente fare di meglio. Questa volta stiamo veramente guadagnandoci un po’ di libertà, preparandoci ad averne sempre di più. Ma quando, ora e più avanti, noi possiamo fare le scelte giuste senza coercizione o conflitto, allora abbiamo la prima visione di cosa sia la libertà perfetta nella volontà di Dio.

Grapevine, maggio 1960


 




Nessun rimpianto

Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai.

(Alcolisti Anonimi, pag. 95)

 

Una volta divenuto sobrio, iniziando a riconoscere in quale stato disastroso fosse ridotta la mia vita, sono stato sopraffatto da insostenibili rimorsi e sensi di colpa. Il Quarto ed il Quinto Passo mi hanno enormemente aiutato a guarire dal rimorso. Ho imparato che il mio egocentrismo e la mia disonestà derivavano in gran parte dal bere, e che bevevo perché ero un alcolista. Ora capisco che persino la più spiacevole delle mie passate esperienze può trasformarsi in un bene prezioso perché, da alcolista sobrio, posso condividerla ed aiutare quindi gli altri alcolisti, in particolare i nuovi venuti.

Ormai da parecchi anni sobrio in A.A., non rimpian­go più il passato; sono grato di essere cosciente dell'amore di Dio e dell’aiuto che posso dare agli altri nel Gruppo.  

(Riflessione giornaliera 14 gennaio)


 




Le promesse di AA

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




Aiutare sé stessi aiutando gli altri

Nel gruppo AA si apprende ad ascoltare e a provare le emozioni degli altri, a sentire benevolenza, a rifiutare di giudicare, a vivere secondo la filosofia del gruppo stesso. S'impara infine ad aiutare sé stessi aiutando gli altri.

Agli atei e agli agnostici, quando nei Dodici Passi sentiranno parlare di un Potere Superiore, consigliamo di fare del gruppo o dell'intera AA il loro Potere Superiore. Il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli AA. Nel gruppo vive l'esperienza di migliaia e migliaia di alcolisti recuperati: si può ragionevolmente avere un po' di fede nel gruppo.

AA è frequentata da persone delle religioni più diverse o di nessuna religione: si ammette quindi la massima tolleranza di dottrine e credenze.


 




Elementi essenziali del recupero

Buona volontà, onestà e apertura mentale, sono gli elementi essenziali del recupero. Ma questi sono indispensabili.

(dal "Grande libro" - Alcolisti Anonimi, p.392)






"Il gruppo, dove tutto comincia"

Ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e i modi di portare il messaggio della sobrietà variano non solo da gruppo a gruppo ma anche da luogo a luogo. Agendo autonomamente, ogni gruppo traccia la propria rotta. Quanto meglio sono informati i membri, tanto più forte e unito è il gruppo, e tanto maggiore è la certezza che, quando un nuovo arrivato chiede aiuto, la mano di AA sarà sempre presente.

La maggior parte di noi non può recuperarsi senza un gruppo. Come disse Bill, “il comprendere rivela ad ogni membro che egli non è che una piccola parte di un grande insieme… Egli apprende che il tumulto dei desideri e delle ambizioni che lo agitano deve essere messo a tacere quando potrebbe danneggiare il gruppo. Risulta evidente che il gruppo deve sopravvivere o l’individuo non sopravvivrà”.

(dall'opuscolo "Il  gruppo, dove tutto comincia")


 




Bella scoperta!

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