video chat

Se non sei ancora iscritto al gruppo arcobaleno invia una mail a adminpaolo58@aiutoalcolistianonimi.it
Amministratore sito Paolo58


 

ACCEDI ALLA CHAT
DEL GRUPPO ARCOBALENO


 

 

facebook



scarica la nostra APP


 


benvenuto

 

A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

istruzioni

 

Per accedere alle chat:

- invia una mail all'Amministratore del sito Paolo58 all'indirizzo
adminpaolo58@aiutoalcolistianonimi.it, indicando il tuo nominativo o nickname e la password scelti;
- ti verranno comunicate le tue credenziali di accesso con le quali potrai accedere alle chat;
- l'accesso alle chat è previsto in orari stabiliti durante i quali si svolgeranno le riunioni.


utilizzo sito


Per conoscere le condizioni di utilizzo del sito aiutoalcolistianonimi.it scarica il pdf.

 

argomento mensile

info

Iscrizione:   Proponi nome-utente e password  

Al momento dell'iscrizione l'utente dichiara di aver letto 

ed accettato le condizioni di utilizzo del sito, consultabili 

in Bacheca e nella prima colonna in homepage    

• 

Se il nostro sito ti viene segnalato come non sicuro
correggi l'indirizzo http:// con una " s " finale https://

Riunioni: 21:30 in chat testuale e

 21.30 martedì e giovedì in chat Skype


 Links utili: vedi in Bacheca



 



Ottavo Passo (4/4)

(...) Questi esempi di cattivo comportamento non sono affatto un catalogo completo dei danni che facciamo. Esaminiamo alcuni di quelli più sub­doli che talvolta possono essere altrettanto dan­nosi. Supponiamo che nel nostro ambito familia­re ci accada di essere avari, irresponsabili, insen­sibili o freddi. Supponiamo di essere irritabili, critici, impazienti e privi di senso dell’umori­smo. Supponiamo di esse prodighi di attenzione verso un membro della famiglia e di trascurare gli altri. E che cosa accade quando cerchiamo di dominare l’intera famiglia con regole ferree oppure con un continuo subisso di ordini minu­ziosi di come la loro vita dovrebbe svolgersi un’ora dopo l’altra? Cosa accade quando sprofondiamo nella depressione e l’autocommi­serazione trasuda da ogni poro e facciamo subire tutto questo a quelli che ci circondano? Questo elenco di danni fatti ad altri - quel tipo di danni che rende difficile e spesso insopportabile vivere quotidianamente con noi quando siamo alcolisti attivi - potrebbe essere esteso quasi all’infinito. Quando assumiamo tratti di carattere simili a questi, in negozio, in ufficio e nei rapporti con i nostri simili, questi tratti possono provocare danno quasi tanto grande quanto quello che abbiamo causato in casa.

Una volta che abbiamo indagato attentamente su tutta quest’area di rapporti umani e una volta che abbiamo deciso esattamente quali aspetti della nostra personalità hanno leso o turbato altre persone, allora possiamo cominciare a frugare nella memoria alla ricerca di quelli cui abbiamo fatto del male. Non dovrebbe essere difficile cominciare subito con le persone più vicine a noi e maggiormente danneggiate. Poi, ripercorrendo all’indietro, anno dopo anno, la nostra vita fin dove ci assisterà la memoria, ci troveremo costretti a comporre un lungo elenco di persone che, in una misura o nell’altra, abbiamo fatto sof­frire. Naturalmente dovremo valutare e pesare attentamente ogni caso. Dovremo attenerci al principio di ammettere le cose che noi abbiamo fatto, perdonando nello stesso tempo i torti reali o immaginari fatti a noi. Dovremo evitare giudizi drastici tanto su noi stessi che sulle altre persone interessate. Non dobbiamo esagerare i nostri difetti o i loro. Nostro fermo proposito sarà una visione serena ed obiettiva.

Ogni volta che la nostra penna dovesse esita­re, possiamo farci forza e coraggio ricordando quello che ha significato per altri l’esperienza di A.A. in questo Passo: il principio della fine dell’isolamento dai nostri simili e da Dio.          

(dal libro "Dodici passi Dodici tradizioni", pp.121-122)


 



Ottavo Passo (3/4)

 (...) È possibile che abbiamo dato effettivamente alle nostre emozioni delle violente distorsioni che da quel momento hanno offuscato la nostra personalità e mutato in peg­gio la nostra vita. Mentre lo scopo di fare ammenda resta l’impe­gno predominante, è ugualmente necessario che da un esame dei nostri rapporti con altri districhia­mo ogni minima informazione possibile su noi stessi e sulle nostre principali difficoltà. Poiché i rapporti difettosi con altri esseri umani sono stati quasi sempre la causa diretta delle nostre sventure, compreso l’alcolismo, nessun campo d’indagine potrebbe dare ricompense più soddisfacenti e pre­ziose di questo. Una tranquilla, approfondita riflessione sui rapporti personali può rendere più profondo il nostro intuito. Possiamo andare assai al di là di quei comportamenti che in noi erano sbagliati solo superficialmente per vedere quei difetti che erano fondamentali, difetti che talvolta sono stati responsabili di tutto l’andamento della nostra esistenza. L’accuratezza - lo abbiamo sco­perto - pagherà: e paga generosamente.

Successivamente, potremmo chiederci che cosa intendiamo quando diciamo che abbiamo «leso» altre persone. In sostanza, che specie di «danno» fa una persona ad un’altra? Per definire in modo pratico la parola «danno», potremmo chiamarlo il risultato di istinti che si scontrano, scontro che causa alle persone danno fisico, mentale, emotivo e spirituale. Se il nostro umore è costantemente cattivo, provochiamo ira negli altri. Se mentiamo o truffiamo, priviamo gli altri non solo dei loro beni materiali, ma anche della loro sicurezza emo­tiva e della loro tranquillità d’animo. E proprio un invito a diventare sprezzanti e vendicativi. Se la nostra condotta sessuale è egoistica, possiamo suscitare gelosia, sofferenza e un forte desiderio di ricambiare con la stessa moneta.   (continua)

(dal libro "Dodici passi Dodici tradizioni", pp. 119-120)


 



Ottavo Passo (2/4)

Ottavo Passo (2/4) 

(...)  Nel fare un elenco delle persone che abbiamo leso, la maggior parte di noi incontra un altro serio ostacolo. Noi avemmo una scossa ben violenta quando ci rendemmo conto che ci stavamo prepa­rando ad ammettere faccia a faccia con quelli che avevamo leso la nostra spregevole condotta. Era già stato piuttosto imbarazzante quando, in confi­denza, avevamo ammesso queste cose di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano. Ma la prospettiva di andare a far visita o di scrivere alle persone in questione ora ci sopraffaceva, special­mente ricordando in quale scarsa considerazione eravamo tenuti dalla maggior parte di essi. C’era­no pure casi in cui le persone che avevamo dan­neggiato erano tuttora felicemente ignare del danno subito. Perché, ci lamentavamo, non si poteva mettere una pietra sul passato? Perché dovevamo preoccuparci proprio di tali persone? Erano questi alcuni dei modi in cui la paura cospi­rava con l’orgoglio per impedirci di fare l’elenco di tutte le persone che avevamo leso.

Alcuni di noi, però inciamparono in un intoppo molto diverso. Ci aggrappavamo alla pretesa che quando bevevamo non facemmo mai del male ad alcuno tranne che a noi stessi. Le nostre famiglie non avevano sofferto perché noi avevamo sempre pagato i conti e raramente avevamo bevuto in casa. I nostri colleghi di lavoro non avevano sof­ferto, perché di solito eravamo sul lavoro. La nostra reputazione non aveva sofferto perché era­vamo certi che pochi sapevano del nostro bere e quelli che lo sapevano ci avevano talvolta assicu­rato che un’allegra alzata di gomito, dopo tutto, era solo un piacevole difetto umano. Allora, quale vero danno avevamo fatto? Certamente non più di quello a cui potevamo facilmente porre rimedio con poche scuse casuali.

Quest’atteggiamento, naturalmente, è il risul­tato finale della volontà intenzionale di dimenti­care. E un atteggiamento che può essere cambia­to soltanto con una profonda e onesta ricerca delle nostre motivazioni e delle nostre azioni.

Anche se in alcuni casi non possiamo fare assolutamente ammenda e in altri sarebbe neces­sario rimandare quest’azione, dovremmo tutta­via fare un’analisi scrupolosa e veramente com­pleta della nostra vita passata in rapporto alle persone in essa coinvolte. In molti casi scoprire­mo che il danno fatto ad altri non è stato grande, ma lo è stato il danno emotivo fatto a noi stessi. Dannosi conflitti emotivi molto profondi, talvol­ta completamente dimenticati, permangono sotto il livello della nostra coscienza. Quando si veri­ficarono tali conflitti, è possibile che abbiamo dato effettivamente alle nostre emozioni delle violente distorsioni che da quel momento hanno offuscato la nostra personalità e mutato in peg­gio la nostra vita.   (continua)

(dal libro "Dodici passi Dodici tradizioni", pp.117-119)


 


Ottavo Passo (1/4)

“Abbiamo fatto un elenco di tutte le per­sone che abbiamo leso e abbiamo deciso di far ammenda verso tutte loro”

L’Ottavo ed il Nono Passo si occupano dei rapporti personali. Come prima cosa, diamo uno sguardo a ritroso e cerchiamo di scoprire dove siamo stati colpevoli; poi, facciamo un tentativo risoluto di riparare il danno che abbiamo fatto; e, come terza cosa, dopo aver così spazzato via i detriti del passato, esaminiamo in che modo, alla luce della conoscenza appena scoperta di noi stessi, possiamo sviluppare i migliori rapporti possibili con ogni essere umano che conosciamo.

Questa non è certo un’impresa da poco. E un compito che possiamo assolvere con crescente capacità, ma che in realtà non finisce mai. Impa­rare a vivere completamente in pace, amicizia e fraternità con tutti gli uomini e tutte le donne, di qualunque genere, è un’avventura stimolante e avvincente. Ogni A.A. ha scoperto che può pro­gredire ben poco in questa nuova avventura dell’esistenza finché per prima cosa non torna indie­tro nel cammino da lui percorso e fa realmente un esame accurato e spietato dei relitti umani che ha lasciato nella sua scia. In certa misura, lo ha già fatto quando si è impegnato nell’inventario morale, ma ora è venuto il momento in cui dovrebbe raddoppiare i suoi sforzi per vedere a quante persone ha recato danno ed in quali modi. Questo riaprire ferite emotive, alcune vecchie, alcune forse dimenticate e alcune ancora doloro­samente infette, sembrerà a prima vista un inutile e sciocco atto chirurgico. Ma se si inizia in modo volenteroso, allora i grandi vantaggi di questo processo si manifesteranno così rapidamente che il dolore diminuirà mano a mano che si elimina un ostacolo dopo l’altro.

Questi ostacoli, comunque, sono indubbia­mente reali. Il primo, e uno dei più difficili, ha a che fare con il perdono. Nel momento in cui riflettiamo sul rapporto distorto o interrotto con un’altra persona, le nostre emozioni si mettono sulla difensiva. Per evitare di guardare i torti che abbiamo fatto all’altro, ci concentriamo con risentimento sul torto che costui ha fatto a noi. Ciò è soprattutto vero se questa persona, in effetti, ha decisamente agito male verso di noi. Trionfanti, prendiamo il suo cattivo comporta­mento come una scusa perfetta per minimizzare o dimenticare il nostro.

Proprio qui dobbiamo individuare chiaramente come siamo. Non ha molto senso che proprio noi saliamo sul pulpito a fare la predica. Ricordiamoci che gli alcolisti non sono i soli a essere tormen­tati da emozioni malate. È inoltre un fatto assoda­to che il nostro comportamento quando beveva­mo ha aggravato i difetti degli altri. Abbiamo ripetutamente portato fino al limite di rottura la pazienza dei nostri migliori amici e abbiamo tira­to fuori proprio il lato peggiore di quelli che, tanto per cominciare, non avevano molta conside­razione per noi. In un gran numero di casi, abbia­mo in realtà a che fare con altri malati, persone alle quali abbiamo accresciuto le sofferenze. Se ora ci accingiamo a chiedere di essere perdonati, perché non dovremmo cominciare già col perdo­nare tutti loro, senza eccezione?   (continua)

(dal libro "Dodici passi Dodici tradizioni", pp.115-117)


 

 




Arcobaleno

gruppo on-line 

in lingua italiana 
di alcolisti anonimi

 

Riunioni alle 21.30

 chat testuale

martedì, giovedì chat Skype 

 

contatti telefonici 

 

Ricordando quanto sia per noi estremamente importante non isolarci e quanto possa essere di aiuto una telefonata ad un amico AA, si rammenta che la decisione di scambiare numeri telefonici fra membri seguirà il concetto di “libero arbitrio”. Qualora venisse fatto un utilizzo non consono del contatto telefonico questo sito e il gruppo sono esenti da responsabilità


 

Autofinanziamento in Alcolisti Anonimi

 

Chi desidera contribuire per mantenere l’efficienza e la funzionalità di Alcolisti Anonimi Italia, utilizzi le modalità indicate dalla nostra associazione:

coordinate bancarie e c/c postali di A.A.


 

 

 



Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

Riflessioni giornaliere 25, 26, 27 agosto

Il dono del legame

 

Liberami dalla schiavitù del mio egoismo, perché io possa compiere la Tua volontà.

(Alcolisti Anonimi, pag. 71)

 

Molte volte nella mia condizione di alcolista bevevo per stabilire un legame tra me e gli altri, ma riuscivo solo a instaurare la schiavitù della solitudine dell’alcolista. Attraverso il modo di vivere di A.A. ho ricevuto il dono del legame - con quelli che ci sono stati prima di me, con quelli che ci sono ora e con quelli che ancora devono venire. Sarò grato per sempre per questo splendido dono di Dio.

(da Riflessioni giornaliere)


 

Donare

 

Benché sapessero di dover aiutare altri alcolisti, se volevano restare sobri, questa motivazione divenne secondaria, Essa era superata, quasi trascesa dalla felicità che sentivano nel donarsi agli altri.

(Alcolisti Anonimi, pag. 177)

 

Queste parole, per me, si riferiscono ad un tra. ferimento di potere attraverso il quale Dio, come io posso concepirLo, entra nella mia vita. Per mezzo della preghiera e della meditazione apro i canali e poi stabilizzo e miglioro il mio contatto cosciente con Dio. Attraverso l’azione ricevo poi la forza di cui ho bisogno per mantenere ogni giorno la mia sobrietà. Mantenendomi spiritualmente in forma e donando quello che mi è stato dato così liberamente, mi è assicurato un sollievo giornaliero.


 

Concentrare i nostri pensieri

 

Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale la nostra dipendenza A.A. da un Potere Superiore ebbe il suo primo collaudo più importante. Membri di A.A. fecero parte delle forze armate e furono sparpagliati in tutto il mondo. Sarebbero stati capaci di sottostare alla disciplina, di resistere sotto il fuoco, di sopportare.

(Come la vede Bill, pag. 200)

 

Concentrerò i miei pensieri su di un Potere Superiore. Mi arrenderò al suo potere dentro di me, Diventerò un soldato per questo potere sentirò la potenza di una specie di armata dello spirito, quale esiste nella mia vita di oggi. Lascerà che un’onda di unione spirituale mi unisca, per mezzo della mia gratitudine, obbedienza e disciplina, a questo Potere Superiore. Devo lasciare che questo Potere mi conduca con ordini del giorno. Possano i Passi che faccio oggi rinforzare le mie parole e le mie azioni, possa io sapere che il messaggio che porto è mio purché io lo condivida e mi è stato dato liberamente da un Potere più grande di me stesso.

 


 




Stare lontani dal primo bicchiere

In AA si sentono spesso espressioni come “Se non prendete il primo bicchiere, non potete ubriacarvi” e “Un bicchiere è troppo, ma venti non sono abbastanza”.

Molti di noi, quando hanno iniziato a bere, non avrebbero voluto bere più di uno o due bicchieri. Ma, col passare del tempo, hanno au­mentato il numero. Così negli ultimi anni si sono trovati a bere sempre di più, alcuni fino a ubriacarsi spesso e a lungo. Forse il nostro stato non era sempre evidente dai discorsi o dall’andatura, ma non eravamo mai veramente sobri.

Se il tutto ci preoccupava troppo, cercavamo di diminuire o di limi­tarci a uno o due bicchieri, oppure passavamo dai super alcolici alla bir­ra o al vino. O almeno, cercavamo di limitarci nella quantità, in modo da non divenire disastrosamente ubriachi, o cercavamo di nascondere quanto bevevamo.

Ma tutte queste limitazioni diventavano sempre più difficili. Di tan­to in tanto riuscivamo a rimanere astemi e per un po’ non bevevamo più.

Alla fine tornavamo a bere — solo un bicchiere. E poiché a prima vista non arrecava alcun danno, pensavamo…

(brano da "Vivere sobri")


 




Libertà di Scegliere

Guardando indietro, noi vediamo che la nostra libertà di scegliere, in realtà non era una vera libertà. Quando scegliamo perché “dobbiamo”, questa non è libera scelta. Comunque può aiutarci a partire nella direzione giusta.

Quando scegliamo perché “dovremmo”, possiamo realmente fare di meglio. Questa volta stiamo veramente guadagnandoci un po’ di libertà, preparandoci ad averne sempre di più. Ma quando, ora e più avanti, noi possiamo fare le scelte giuste senza coercizione o conflitto, allora abbiamo la prima visione di cosa sia la libertà perfetta nella volontà di Dio.

Grapevine, maggio 1960


 




Nessun rimpianto

Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai.

(Alcolisti Anonimi, pag. 95)

 

Una volta divenuto sobrio, iniziando a riconoscere in quale stato disastroso fosse ridotta la mia vita, sono stato sopraffatto da insostenibili rimorsi e sensi di colpa. Il Quarto ed il Quinto Passo mi hanno enormemente aiutato a guarire dal rimorso. Ho imparato che il mio egocentrismo e la mia disonestà derivavano in gran parte dal bere, e che bevevo perché ero un alcolista. Ora capisco che persino la più spiacevole delle mie passate esperienze può trasformarsi in un bene prezioso perché, da alcolista sobrio, posso condividerla ed aiutare quindi gli altri alcolisti, in particolare i nuovi venuti.

Ormai da parecchi anni sobrio in A.A., non rimpian­go più il passato; sono grato di essere cosciente dell'amore di Dio e dell’aiuto che posso dare agli altri nel Gruppo.  

(Riflessione giornaliera 14 gennaio)


 




Le promesse di AA

 

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




Aiutare sé stessi aiutando gli altri

Nel gruppo AA si apprende ad ascoltare e a provare le emozioni degli altri, a sentire benevolenza, a rifiutare di giudicare, a vivere secondo la filosofia del gruppo stesso. S'impara infine ad aiutare sé stessi aiutando gli altri.

Agli atei e agli agnostici, quando nei Dodici Passi sentiranno parlare di un Potere Superiore, consigliamo di fare del gruppo o dell'intera AA il loro Potere Superiore. Il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli AA. Nel gruppo vive l'esperienza di migliaia e migliaia di alcolisti recuperati: si può ragionevolmente avere un po' di fede nel gruppo.

AA è frequentata da persone delle religioni più diverse o di nessuna religione: si ammette quindi la massima tolleranza di dottrine e credenze.


 




Elementi essenziali del recupero

Buona volontà, onestà e apertura mentale, sono gli elementi essenziali del recupero. Ma questi sono indispensabili.

(dal "Grande libro" - Alcolisti Anonimi, p.392)






"Il gruppo, dove tutto comincia"

Ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e i modi di portare il messaggio della sobrietà variano non solo da gruppo a gruppo ma anche da luogo a luogo. Agendo autonomamente, ogni gruppo traccia la propria rotta. Quanto meglio sono informati i membri, tanto più forte e unito è il gruppo, e tanto maggiore è la certezza che, quando un nuovo arrivato chiede aiuto, la mano di AA sarà sempre presente.

La maggior parte di noi non può recuperarsi senza un gruppo. Come disse Bill, “il comprendere rivela ad ogni membro che egli non è che una piccola parte di un grande insieme… Egli apprende che il tumulto dei desideri e delle ambizioni che lo agitano deve essere messo a tacere quando potrebbe danneggiare il gruppo. Risulta evidente che il gruppo deve sopravvivere o l’individuo non sopravvivrà”.

(dall'opuscolo "Il  gruppo, dove tutto comincia")


 




Bella scoperta!

Bella scoperta!