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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Secondo Passo (4/4)

  Secondo Passo  

brani dal libro "Dodici Passi Dodici Tradizioni"

« Siamo giunti a credere che un potere più grande di noi avrebbe potuto riportarci alla ragione »

(...) Occupiamoci ora dell'individuo pieno di fede, ma ancora imbevuto di alcol. Egli crede di essere sincero. Nelle sue pratiche religiose è scrupoloso.

È sicuro di credere ancora in Dio, ma ha il sospetto che Dio non creda in lui. Fa promesse su promesse di astenersi dal bere. Dopo ogni promessa non solo beve di nuovo, ma si comporta peggio di prima. Tenta coraggiosamente di combattere l'alcol, implorando l'aiuto di Dio, ma l'aiuto non viene. Allora, cosa c'è che non va?

Per gli ecclesiastici, i medici e i familiari, l'alcolista che è animato da buone intenzioni e che fa seri tentativi è un enigma commovente. Ma non lo è per la maggior parte dei membri di A.A.. Ci sono troppi di noi che sono stati come lui e che hanno trovato la soluzione dell'enigma. Tale risposta ha a che fare con la qualità della fede più che con la quantità. Era stato questo il nostro vicolo cieco. Ritenevamo di avere umiltà, ma in realtà non ne avevamo. Credevamo di essere sinceri nelle pratiche religiose, mentre, a un onesto esame, scoprimmo di essere stati soltanto superficiali; oppure, passando all'estremo opposto, scoprimmo di aver sguazzato nell'emotività e di averla confusa con l'autentico sentimento religioso. In ambedue i casi eravamo andati chiedendo qualcosa in ricompensa di niente. Il fatto era che in realtà non avevamo fatto pulizia, così che la grazia di Dio potesse entrare in noi e scacciare l'ossessione. Non avevamo mai fatto alcun inventario di noi stessi, veramente profondo e dettagliato, oppure fatto ammenda verso tutti coloro che avevamo leso, e nemmeno dato qualcosa spontaneamente a un altro essere umano senza richiedere alcuna ricompensa. Non avevamo neppure pregato nel modo giusto. Avevamo sempre detto: "Esaudisci i miei desideri", invece di dire "Sia fatta la Tua volontà". Non capivamo affatto cosa significasse amare Dio e il prossimo. Quindi, avevamo ingannato noi stessi e perciò eravamo diventati incapaci di ricevere grazia sufficiente per recuperare la ragione.

In effetti sono pochi gli alcolisti attivi che hanno una qualche idea di quanto siano irragionevoli o che, accorgendosi della loro irragionevolezza, possono avere la forza di affrontarla. Alcuni sono anche disposti a definirsi "bevitori-problema", ma non riescono a tollerare l'idea che di fatto sono malati mentalmente. A questa cecità sono incoraggiati da un mondo che non capisce la differenza tra un bere equilibrato e l'alcolismo. "Equilibrio" è sinonimo di "mente sana". E nessun alcolista, che analizzi da sobrio il proprio comportamento distruttivo, sia che questa distruzione si abbatta sui mobili della sala da pranzo o sulla sua personale fibra morale, può rivendicare una "mente sana".

Di conseguenza il Secondo Passo è il punto su cui noi tutti possiamo incontrarci. Sia che siamo agnostici o atei, oppure ex credenti, basandoci su questo Passo possiamo stare tutti assieme. Una autentica umiltà e una mente aperta possono condurci alla tede e ogni riunione A.A. è un'assicurazione che Dio ci ricondurrà alla ragione se ci metteremo in rapporto con Lui nel modo giusto.   (fine)

(dal libro "Dodici Passi  Dodici Tradizioni")


 



Secondo Passo (3/4)

  Secondo Passo  

brani dal libro "Dodici Passi Dodici Tradizioni"

« Siamo giunti a credere che un potere più grande di noi avrebbe potuto riportarci alla ragione »

( ... ) Come gli psichiatri hanno spesso osservato l'arroganza è la caratteristica predominante di numerosi alcolisti. Perciò non è strano che parecchi di noi abbiano avuto un loro momento in cui si sono messi a sfidare Dio stesso. Talvolta perché Egli non ci ha concesso le cose belle della vita che avevamo richiesto, come fa un bimbo avido che richiede cose impossibili a Babbo Natale. Più spesso, però, ci siamo trovati di fronte a qualche grave sventura e con il nostro modo di pensare accusavamo Dio di averci abbandonati. La ragazza che volevamo sposare non la pensava come noi. Pregammo Dio che ella cambiasse idea, ma ciò non avvenne. Pregammo Dio per avere figli sani e ci vennero dati malati o non ci vennero dati affatto. Pregammo per avere una promozione dove lavoravamo e non ne venne nessuna. Persone care, dalle quali dipendevamo affettivamente, ci vennero tolte dalla cosiddetta "Divina Provvidenza". Poi cominciammo a ubriacarci e chiedemmo a Dio di far cessare tutto ciò, ma nulla accadde. E questo fu il colpo più crudele. "Al diavolo questa fede!", dicemmo.

«Quando conoscemmo A.A., ci venne rivelato l'errore della nostra sfida: in nessuna occasione ci eravamo chiesti quale fosse la volontà di Dio nei nostri riguardi; sempre Gli avevamo invece detto quale essa avrebbe dovuto essere! Nessuno, ci rendemmo conto, poteva credere in Dio e contemporaneamente sfidarLo. Fede significa fiducia, non sfida. In A.A. vedemmo i frutti di questa fede: uomini e donne risparmiati dalla catastrofe finale dell'alcolismo. Li vedemmo affrontane e superare altri dolori e vicissitudini della vita. Li vedemmo accettare con calma situazioni impossibili senza cercare di sfuggirle o recriminare contro di esse. Questa non era fede soltanto; era una fede che operava in qualsiasi situazione. Concludemmo presto che qualunque fosse il prezzo da pagare in umiltà, lo avemmo pagato».  ( ... )

(dal libro "Dodici Passi  Dodici Tradizioni")


 



Secondo Passo (2/4)

  Secondo Passo  

brani dal libro "Dodici Passi Dodici Tradizioni"

« Siamo giunti a credere che un potere più grande di noi avrebbe potuto riportarci alla ragione »

 

Passiamo ora a un altro tipo di problema: quello dell'intellettuale, uomo o donna, pieno di fiducia in sé stesso. A costoro molti membri di A.A. possono dire: "Certo, eravamo come te, anche troppo dotati. Ci piaceva che la gente ci definisse eccezionali. Usammo la nostra istruzione per gonfiarci come palloni pieni di orgoglio, anche se stavamo ben attenti a nasconderlo agli altri. Nell'intimo, ritenevamo che avremmo potuto emergere sul resto della gente con la sola forza della nostra intelligenza. Il progresso scientifico ci assicurava che non c'era nulla al mondo che l'uomo non potesse fare. Il sapere era onnipotente. L'intelletto poteva conquistare la natura. Dal momento che eravamo più brillanti della maggior parte della gente (così credevamo), il bollino della vittoria sarebbe stato nostro in virtù dell'intelligenza. Il dio dell'intelletto sostituì il Dio dei nostri padri. Ma, ancora una volta, l'alcol aveva ben altre idee. Noi che avevamo sempre stravinto, in breve tempo ci trasformammo in perdenti su tutta la linea. Ci accorgemmo di dover riprendere in esame tutto o morire. In A.A. trovammo molti che una volta la pensavano come noi. Essi ci hanno aiutato a scendere alla nostra reale dimensione.

Con il loro esempio ci dimostrarono che umiltà e intelligenza potevano convivere, purché l’umiltà fosse messa al primo posto. Quando cominciammo a fare ciò, ricevemmo il dono della fede, di una fede che opera. Questa fede può essere anche tua”. 

Moltissimi altri membri di A.A. dicono: “Eravamo completamente disgustati dalla religione e da tutto ciò che ad essa si riferiva. La Bibbia, dicevamo, era piena di sciocchezze: potevamo citarne capitoli e versi, ma non riuscivamo a vedere le Beatitudini in essa contenute. In certi punti la sua morale era immensamente buona, in altri sembrava incredibilmente cattiva. Ma era la morale dei religiosi fanatici quella che in realtà non potevamo sopportale. Con gioia maligna, osservavamo l'ipocrisia, il bigottismo e lo schiacciante ritenersi migliori degli altri di cui facevano sfoggio tanti "credenti”, anche i migliori. Come ci piaceva gridare ai quattro venti quanto fosse scandaloso che milioni di virtuosi uomini religiosi stessero uccidendosi l'un l'altro nel nome di Dio. Senza dubbio, tutto ciò significava che avevamo sostituito un modo di pensare negativo a uno positivo. Dopo essere giunti in A.A., dovemmo riconoscere che questo atteggiamento aveva il solo scopo di nutrire il nostro proprio ego. Nel criticare i peccati di qualche persona religiosa, potevamo sentirci superiori a tutte loro. Per di più, così facendo, potevamo evitare di osservare alcuni dei nostri difetti personali.

L'autostima, proprio quella cosa che avevamo sdegnosamente condannato negli altri, era il peccato radicato in noi. Questa falsa forma di rispettabilità era la nostra rovina, per quanto riguardava la fede. Ma alla fine, guidati da A.A., potemmo capire meglio le cose.

Come gli psichiatri hanno spesso osservato l'arroganza è la caratteristica predominante di numerosi alcolisti. ( ... )

(dal libro "Dodici Passi  Dodici Tradizioni")


 



Secondo Passo (1/4)

  Secondo Passo  

brani dal libro "Dodici Passi Dodici Tradizioni"

« Siamo giunti a credere che un potere più grande di noi avrebbe potuto riportarci alla ragione »

 

( ... ) "Prendi in considerazione tre fatti. Primo: Alcolisti Anonimi non ti impone di credere a qualcosa. Tutti i suoi Dodici Passi non sono altro che suggerimenti. Secondo: per diventare sobrio e per riuscire a restare sobrio, non è che devi mandar giù questo Secondo Passo adesso, tutto in una volta. Terzo: tutto quello che in effetti ti occorre è una mente veramente aperta".

"Possedevo un'istruzione scientifica. Amavo, rispettavo e veneravo la scienza. I miei insegnanti mi ricordavano il principio basilare di ogni progresso scientifico: cerca e ricerca, ancora e di nuovo, sempre con mente aperta. Quando per la prima volta considerai A.A., la mia reazione fu: A.A. non ha proprio nulla di scientifico, non prenderò in considerazione una tale assurdità".

"Ma un giorno aprii gli occhi: A.A. dava dei risultati prodigiosi. Il mio atteggiamento a proposito di questi risultati era stato tutt'altro che scientifico. Non era A.A. ad avere una mente chiusa, ero io. Non appena smisi di discutere fui in grado di cominciare a vedere e a sentire. Proprio da quel momento il Secondo Passo cominciò, dolcemente e in modo molto graduale, a insinuarsi nella mia vita. Non sono in grado di dire in quale occasione o in quale giorno giunsi a credere in un potere più grande di me, ma ora posso dire con certezza di credere. Per arrivare a questo non ho dovuto far altro che smettere di lottare e cominciare a mettere in pratica il resto del Programma di A.A. con tutto l'entusiasmo di cui ero capace"...  (continua)

 

(dal libro "Dodici Passi  Dodici Tradizioni")


 




Arcobaleno

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Ricordando quanto sia per noi estremamente importante non isolarci e quanto possa essere di aiuto una telefonata ad un amico AA, si rammenta che la decisione di scambiare numeri telefonici fra membri seguirà il concetto di “libero arbitrio”. Qualora venisse fatto un utilizzo non consono del contatto telefonico questo sito e il gruppo sono esenti da responsabilità


 

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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

*** Brano del giorno

Come posso avere la certezza di essere un alcolista?

 

Solamente tu puoi decidere in proposito. A molti che fanno ora parte di A.A. fu detto che non erano affatto alcolisti e che ciò di cui essi avevano bisogno era soltanto una maggiore forza di volontà, un altro modo di vivere, un maggior riposo o un qualche nuovo hobby per rimettersi in carreggiata. Costoro alla fine si rivolsero ad A.A. perché sentirono, nel profondo di loro stessi, che l’alcol li aveva sconfitti e che erano disposti a tentare qualunque cosa che potesse liberarli dalla necessità ossessiva del bere.

Alcuni di questi uomini e donne sono passati attraverso esperienze paurose prima di ammettere che l’alcol non faceva più per loro. A causa del bere sono diventati dei derelitti, sono arrivati al furto, alla menzogna, alla truffa, e talvolta perfino al delitto. Hanno ingannato i loro datori di lavoro e i loro congiunti. Sono divenuti totalmente irresponsabili in ogni loro rapporto con gli altri dissipando beni materiali, mentali e spirituali.

Ma anche molti altri con esperienze meno tragiche sono entrati a fare parte di A.A. senza aver provato né carceri né ospedali. I loro eccessi nel bere possono non essere stati notati anche dai parenti più stretti e dagli amici. Ma anch’essi hanno riconosciuto i sintorni paurosi dell’alcolismo e hanno ammesso per tempo che è una malattia progressiva. Hanno raggiunto A.A. prima di pagare un prezzo troppo alto.

In A.A. si suoi dire che non c’è nessuno che possa essere definito “un po’ alcolista”. O sei alcolista o non lo sei affatto. Ed è solo l’individuo stesso che può personalmente stabilire se l’alcol è o non è diventato per lui un problema incontrollabile.

(dall'opuscolo "44 domande 44 risposte su Alcolisti Anonimi") 44/2


 

 

 

Che cos'è l’alcolismo? 

 

Su questo argomento le idee sono molte e varie. La spiegazione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (1956), prevalentemente accettata da A.A., è che l’alcolismo è una malattia, una malattia progressiva che non potrà mai essere guarita ma il cui decorso come per alcune altre malattie può essere arrestato. Secondo molti A.A. tale malattia è la combinazione tra una particolare sensibilità fisica all’alcol e un’ossessione mentale che spinge a bere indipendentemente dalle conseguenze che ne derivano e che non può essere vinta con la sola forza di volontà.

Prima di affidarsi ad A.A. molti alcolisti incapaci di smettere di bere si giudicano moralmente fragili o addirittura mentalmente squilibrati. Secondo A.A. gli alcolisti sono persone malate che potranno raggiungere e conservare la sobrietà se vorranno seguire un semplice Programma che è stato sperimentato con successo da migliaia di uomini e donne.

L’essere affetti da alcolismo non è immorale perché non è immorale avere una malattia. Non si tratta nemmeno di aver forza di volontà, poiché l’ammalato non ha la possibilità di scelta di fronte all’alcol. La cosa importante è accettare la propria malattia e approfittare dell’aiuto che ci viene offerto. Deve però esistere il desiderio di star meglio. L’esperienza dimostra che il Programma di A.A. è valido per ogni alcolista che si sforzi sinceramente di smettere di bere e si dimostra inutile per chi, uomo o donna, non sia assolutamente certo di avere il desiderio di volerlo fare.

(dall'opuscolo "44 domande 44 risposte su Alcolisti Anonimi") 44/1



 

 

Domande e risposte su Alcolisti Anonimi

 

Molti milioni di persone nel mondo hanno probabilmente sentito parlare o letto qualche notizia riguardante Alcolisti Anonimi da quando, nel lontano 1935, questa ebbe i suoi inizi. Alcuni hanno una certa dimestichezza con questo programma di recupero dall’alcolismo che si è dimostrato valido per più di due milioni di bevitori problema. Altri sanno solo vagamente che A.A. è una specie di organizzazione che aiuta in qualche modo gli ubriaconi a smettere di bere.

L'opuscolo 44 Domande è stato ideato per coloro che sono interessati ad A.A. per sé stessi oppure per un loro parente o amico o semplicemente perché desiderano essere informati meglio su questa organizzazione così fuori dal comune. Nelle pagine che seguono ci sono le risposte a molte delle domande specifiche che per il passato sono state rivolte su A.A. Si tratta della somma delle esperienze di uomini e donne liberamente uniti da un comune grande interesse: il desiderio di rimanere sobri e quello di aiutare altri alcolisti che ammettono di avere il problema dell’alcol e chiedono di essere aiutati.

Le migliaia di uomini e donne nel mondo che sono entrati a far parte di A.A. negli ultimi anni, non sono dei benefattori altruisti. L’ardore e il desiderio di aiutare gli altri alcolisti possono essere definiti come un consapevole interesse personale: infatti, i membri di A.A. si sono resi conto che la loro stessa sobrietà dipende moltissimo da un continuo contatto con altri alcolisti.

 

Sito web Alcolisti Anonimi Italia: 

www.alcolistianonimiitalia.it 

Modulo per contatto:  

http://www.alcolistianonimiitalia.it/modules.php?name=Feedback

Elenco gruppi Italia: 

http://www.alcolistianonimiitalia.it/modules.php?name=bloc_menu6-italia 



 

 

Il cammino verso la fede

 

Una autentica umiltà e una mente aperta possono condurci alla fede e ogni riunione A.A. è un’assicurazione che Dio ci ricondurrà alla ragione se ci metteremo in rapporto con Lui nel modo giusto.  -  ( Dodici Passi, Dodici Tradizioni, pag. 46 )

La mia ultima sbronza mi aveva fatto finire all’ospedale, totalmente a pezzi. Allora ho visto il passato scorrermi davanti agli occhi ed ho capito che il bere mi aveva fatto vivere nella realtà qualunque incubo avessi avuto in passato. La mia ostinazione e la mia ossessione per l’alcol mi avevano sprofondato in un baratro di allucinazioni, oscurità e disperazione. Alla fine, sconfitto, ho chiesto l’aiuto di Dio. La Sua presenza mi ha detto di avere fede. Da allora la mia ossessione per l’alcol è scomparsa e la mia paranoia completamente dissolta.

Non ho più paura. So che la mia vita è sana e normale.


 

 

 

Salvato dalla resa

 

Caratteristica del cosiddetto alcolista-tipo è avere un animo narcisistico ed egocentrico, dominato da sentimenti di onnipotenza, intento a mantenere ad ogni costo la propria integrità interiore…Interiormente gli alcolisti non tollerano alcun controllo né da parte dell’uomo né da parte di Dio, L’alcolista è e deve rimanere padrone del proprio destino; egli lotterà fino alla fine per mantenere questa posizione.

( A.A. diventa adulta, pag. 325 )

 

Il grande mistero è: “Perché alcuni di noi muoiono alcolizzati, lottando per mantenere l’“indipendenza” del proprio ego, mentre altri sembrano raggiungere la sobrietà in A.A. quasi senza sforzo?” L’aiuto da parte di un Potere Superiore ed il dono della sobrietà mi sono giunti quando un inspiegabile desiderio di smettere di bere si è accompagnato alla mia volontà di accettare i suggerimenti di uomini e donne di A.A.. Mi sono dovuto arrendere, perché solo avvicinandomi a Dio ed ai miei amici potevo essere salvato.


 

 

Ancora sull'alcolismo (3.cap., brano)

... ma è sempre venuto fuori un curioso fenomeno nella nostra mente: parallelamente al ragionamento sano spuntava sempre qualche piccola, pazza scusa per prendere il primo bicchiere. Tutti i più bei ragionamenti non bastavano a farci mantenere il controllo. Quella pazza idea vinceva sempre. Il giorno dopo ci domandavamo, in tutta sincerità e onestà, come ciò fosse potuto accadere.

In alcune circostanze c'è capitato di ubriacarci apposta, convinti di essere giustificati dal nostro nervosismo, dalla nostra collera, dalle nostre preoccupazioni, dalla nostra gelosia, dalla nostra depressione, ecc.. Ma anche in questi casi dobbiamo ammettere che ogni giustificazione mancava completamente di basi ragionevoli, dal momento che poi tutto finiva allo stesso modo. Ci rendiamo conto ora che anche quando cominciavamo a bere deliberatamente invece che per caso, non c'eravamo minimamente preoccupati, in precedenza, delle terrificanti conseguenze ...
(Grande libro, p.36)


 

 

Una prospettiva per voi (cap.11, brano) 

  Per la maggior parte della gente normale, il bere significa giovialità, socievolezza, stimolo all'immaginazione. Significa lasciare da parte per un po' preoccupazioni, seccature e guai. È lieta intimità con amici e la sensazione che la vita è bella. Ma così non era per noi in quegli ultimi giorni in cui si beveva forte. L'antico senso di piacere era sparito, non era più che un ricordo. Non potevamo mai ritrovare i momenti felici di un tempo. C'era un insistente desiderio di godere della vita come facevamo una volta e una straziante ossessione che una qualche nuova, miracolosa capacità di controllarci ce ne rendesse capaci. C'era sempre un nuovo tentativo e un nuovo fallimento.

  Man mano che diventavamo sudditi del Re Alcol, abitanti tremanti del suo folle regno, la bruma raggelante della solitudine calava su di noi. Diventava sempre più spessa, sempre più nera. Alcuni di noi hanno cercato in luoghi sordidi, nella speranza di trovare là dei compagni che comprendessero, che approvassero. Momentaneamente ne trovammo, sopravveniva poi, al solito, l'oblio e l'orribile risveglio in cui ci si trovava di fronte gli spaventosi Quattro Cavalieri: il Terrore, lo Smarrimento, la Frustrazione e la Disperazione. Gli infelici bevitori che leggeranno queste pagine comprenderanno anche troppo bene.

 

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, XI.cap."Una prospettiva per voi", p.151)


 

 

 

Il piano delle 24 ore

Per esempio, non facciamo giuramenti; non diciamo che non vogliamo bere “mai più”. Cer­chiamo, invece, di seguire quello che in A.A. chia­miamo il “piano delle 24 ore”. Ci concentriamo nel rimanere sobri proprio per le correnti ventiquat­tr’ore. Semplicemente noi cerchiamo di riuscire a stare senza bere, un giorno alla volta. Se sentiamo un forte desiderio di bere, non cediamo né resistia­mo, semplicemente rimandiamo quella bevuta fino a domani.

Cerchiamo di avere un’opinione onesta e realisti­ca su tutto ciò che concerne l’alcol. Se siamo tentati di bere, e la tentazione generalmente svanisce dopo i primi mesi in A.A., ci chiediamo se la bevuta che abbiamo in mente potrebbe valere tutte le conse­guenze che abbiamo sperimentato in passato beven­do. Teniamo a mente che siamo perfettamente liberi di ubriacarci, se lo vogliamo; che la scelta fra bere e non bere dipende completamente da noi. Più importante di tutto, cerchiamo di porci di fronte al fatto che, non importa da quanto tempo possiamo essere astinenti, noi saremo sempre alcolisti, e gli alcolisti, per quanto ne sappiamo, non possono più tornare a bere in modo normale.

 

Seguiamo le felici esperienze degli “anziani” anche sotto un altro aspetto. Di solito continuia­mo ad andare regolarmente alle riunioni del locale Gruppo di A.A., di cui siamo entrati a fare parte. Non vi è alcuna legge che renda obbligatoria tale presenza; né possiamo sempre spiegare perché ci sembra di ricevere uno stimo­lo dall’ascoltare le storie personali e le interpre­tazioni di altri membri. Moltissimi di noi, comunque, sentono che la presenza alle riunioni ed altri contatti alla buona con membri di A.A. sono fattori importanti per mantenere la propria sobrietà.
( dall'opuscolo "Questa è A.A." )


 

 

La libertà di scegliere

 

Se ci volgiamo indietro vediamo che, dopo tutto, la nostra libertà di fare scelte sbagliate non è stata affatto una autentica libertà.

Quando abbiamo scelto perché dovevamo, nemmeno questa è stata libera scelta. Ma ci ha fatto partire verso la giusta direzione.

Quando abbiamo scelto perché avremmo dovuto stavamo agendo meglio; questa volta ci stavamo guadagnando un po' di libertà, preparandoci ad averne altra ancora.

Ma quando, di tanto in tanto, abbiamo potuto volontariamente fare delle scelte giuste senza ribellione, resistenza o conflitto, allora abbiamo avuto la nostra prima immagine di quale perfetta libertà possa esserci sotto la volontà di Dio.

( da Come la vede Bill, 124 )


 

 

 

Libertà attraverso l'accettazione (clvb 109)

 

Abbiamo ammesso che non potevamo sconfiggere l'alcol con i nostri soli mezzi, così accettammo l'ulteriore fatto che la dipendenza da un Potere Superiore (anche soltanto il nostro gruppo A.A.) avrebbe potuto farlo, cosa fino ad allora impossibile. Nel momento in cui fummo in grado di accettare totalmente queste verità, era cominciata la nostra liberazione dalla compulsione alcolica.

Per molti di noi accettare queste cose ha richiesto uno sforzo notevole. La nostra filosofia dell'autosufficienza, cui attribuivamo un così alto valore, doveva essere messa da parte. Ciò non era stato ottenuto con il nostro vecchio modo di adoperare la forza di volontà; era invece un sistema per sviluppare la disposizione ad accettare queste nuove realtà della vita.

Non siamo fuggiti, né abbiamo lottato. Ma abbiamo accettato. E allora abbiamo cominciato a essere liberi.

 

IL LINGUAGGIO DEL CUORE, PAG. 346


 




Le promesse di AA

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




« … »

   » La scoperta più consistente che ho fatto, è che non ho più tempo per fare cose che non voglio fare. «   


 

 




Bella scoperta!

Bella scoperta!