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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Dodicesimo Passo (2/6)

   Dodicesimo Passo  

  dal libro "Alcolisti Anonimi" 

"Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi princìpi in tutte le nostre attività"

 

Di solito le famiglie dovrebbero cercare di non raccontare la vostra storia. Se è possibile, evitate d'incontrare l'alcolista tramite la famiglia, è meglio avvicinarlo attraverso un medico o un'istituzione. Se ha bisogno di essere ricoverato in ospedale sarebbe bene farlo, ma non forzatamente, sempre che non sia un violento. Lasciate che sia il medico, se vorrà, a dirgli che potrebbe offrirgli una via di soluzione.

Quando il vostro uomo starà meglio, il medico potrebbe proporre una vostra visita. Anche se voi avete parlato con la famiglia, lasciatela fuori dal primo colloquio. Così capirà che non si esercita alcuna pressione su di lui. Si renderà conto di potere trattare con voi senza essere infastidito dalla famiglia. Fategli visita quando è ancora agitato. Potrà essere più ricettivo quando è in uno stato di depressione.

Se è possibile incontratelo da solo. Intavolate dapprima una conversazione su argomenti generici. Dopo un po' portate il discorso su qualche argomento attinente al bere. Parlategli delle vostre abitudini di bevitore, dei vostri sintomi e delle vostre esperienze abbastanza diffusamente, in modo da incoraggiarlo a parlare di sé. Se desidera parlare, lasciate che lo faccia, in modo da farvi un'idea più esatta del metodo da adottare. Se non è in vena di parlare, tracciategli un quadro della vostra carriera di bevitore fino al momento in cui avete smesso di bere. Ma non dite nulla, per il momento, di come ciò sia avvenuto. Se è in vena seria, soffermatevi sui disturbi che l'alcol vi ha arrecato, stando attento a non fare una predica o una conferenza. Se è allegro, raccontategli qualche storia comica delle vostre scappate. Spingetelo a raccontarne qualcuna delle sue.

Quando avrà capito che siete un esperto di tutti i trucchi del bevitore, cominciate a descrivervi come un alcolista. Raccontategli come eravate sconcertato e come infine avete capito che eravate malato. Descrivetegli gli sforzi da voi fatti per smettere di bere. Mostrategli i funambolismi mentali che conducono al primo bicchiere di un'ubriacatura. Vi suggeriamo di procedere come abbiamo fatto noi nel capitolo sull'alcolismo. Se è alcolista, vi comprenderà immediatamente. Misurerà la vostra follia di allora con qualcosa che sta accadendo a lui stesso.

Se siete persuaso che egli sia realmente un alcolista, cominciate a insistere sul carattere inguaribile della malattia. Mostrategli come, per vostra propria esperienza, la strana condizione mentale creatasi attorno a quel primo bicchiere impedisca il funzionamento normale della forza di volontà. In questo primo stadio non fate allusione a questo libro, salvo che egli non l'abbia già visto e desideri discuterne. State ben attento a non definirlo un alcolista. Lasciate che tiri da sé le sue conclusioni. Se si ostina a pensare di poter ancora controllarsi nel bere ditegli che può anche darsi che ci riesca, se non è "troppo" alcolista. Ma insistete sul fatto che se è gravemente afflitto da questo male, ci saranno ben poche speranze che possa venirne fuori da sé.

Continuate a parlare dell'alcolismo come di una malattia e di una malattia fatale. Parlate delle condizioni fisiche e mentali che l'accompagnano. Mantenete la sua attenzione centrata sulla vostra personale esperienza. Spiegate come molti, che non si sono resi neppure conto del loro stato, siano condannati. I medici sono giustamente riluttanti a dichiarare tutta la verità ai loro pazienti alcolisti se non serve a raggiungere un buono scopo. Ma voi potete parlargli dell'ineluttabilità dell'alcolismo, perché offrite una soluzione. Ben presto il vostro amico ammetterà di avere molte, se non tutte, le caratteristiche dell'alcolista. Se il suo medico acconsente a informarlo che è un alcolista, tanto meglio. Anche se il vostro protetto non avesse ammesso interamente il suo stato, sarà molto incuriosito di sapere come ce l'avete fatta. Lasciate che ponga lui la domanda, se lo desidera. Raccontategli esattamente quello che vi è successo. Sottolineate liberamente il carattere spirituale. Se egli fosse agnostico o ateo calcate sul fatto che non ha bisogno di concordare con la vostra concezione di Dio; può scegliere qualunque concezione gli piaccia, purché significhi qualcosa per lui. L'importante è che egli sia disposto a credere in un Potere a lui superiore e che viva secondo princìpi spirituali.

Trattando con tale persona è preferibile che voi usiate un linguaggio di tutti i giorni per parlare di princìpi spirituali. Non è bene risvegliare pregiudizi che egli può avere contro certa terminologia o certi concetti teologici su cui può avere già delle idee confuse. Non sollevate tali questioni, quali che siano le vostre convinzioni personali.

 

(da "Alcolisti Anonimi", 7ºcap. "Lavorare con gli altri")



Dodicesimo Passo (1/6)

   Dodicesimo Passo  

  dal libro "Alcolisti Anonimi" 

"Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi princìpi in tutte le nostre attività"

L'esperienza di tutti i giorni dimostra che nulla è più efficace a garantire la nostra astinenza dal bere quanto l'intenso lavoro con altri alcolisti. Ciò funziona anche là dove altre attività non riescono. Questo è il nostro dodicesimo suggerimento: portare questo messaggio ad altri alcolisti! Potete essere d'aiuto quando nessun altro lo può. Potete acquistare la loro fiducia quando gli altri non possono. Ricordate che gli alcolisti sono seriamente malati.

La vita acquisterà un significato nuovo. Osservare persone che si riprendono, vederle aiutare altri, notare come la solitudine svanisca, vedere una fratellanza crescere attorno a voi, avere una schiera di amici: è questa un'esperienza di cui non dovete privarvi. Sappiamo che non vorrete privarvene. Il frequente incontro con i nuovi venuti e tra di noi è l'aspetto gioioso della nostra vita.

Forse voi non conoscete nessun bevitore che desideri recuperarsi. Potrete trovarne facilmente domandando a qualche medico, sacerdote o clinica; saranno tutti ben contenti di rispondere alla vostra richiesta. Non cominciate come un evangelizzatore o un riformatore: esistono purtroppo moltissimi pregiudizi e, ridestandoli, vi trovereste in posizione di svantaggio. Sacerdoti e medici sono competenti e, se lo desiderate, potrete apprendere molto da loro, ma è un dato di fatto che per la vostra esperienza di bevitori potete essere utili ad altri alcolisti come nessun altro. Perciò cooperate, non criticate mai. Essere di aiuto è il nostro unico scopo.

Quando scoprite un potenziale alcolista anonimo, cercate di sapere tutto quello che potete sul suo conto. Se non ha intenzione di smettere di bere non perdete tempo a persuaderlo. Potreste sciupare una possibilità futura. Questo consiglio vale anche per la sua famiglia: occorre che abbia pazienza e si renda conto che si ha a che fare con un malato.

Se invece vi è qualche indizio che voglia smettere di bere cercate di avere un buon colloquio con la persona che più si interessa di lui, di solito sua moglie. Fatevi un'idea del suo comportamento, dei suoi problemi, dei suoi precedenti, la gravità del suo stato e delle sue convinzioni religiose. Queste informazioni sono necessarie per potervi mettere al suo posto, per capire come voi vorreste che egli vi avvicinasse se le parti si invertissero.

Qualche volta è saggio aspettare finché prenda una sbornia. La famiglia potrebbe essere contraria a questo modo di fare ma, se egli non è in condizioni fisiche pericolose, è meglio correre questo rischio. Non trattate con lui quando è in uno stato di grande ubriachezza, a meno che non venga alle brutte e la famiglia abbia bisogno del vostro aiuto, Aspettate la fine della sbornia o almeno un lucido intervallo. Allora lasciate che la famiglia o un amico gli domandi se vuole davvero smettere di bere e se sarebbe disposto a fare qualunque cosa pur di riuscirci. Se risponde di sì, allora gli si dovrebbe parlare di voi come di una persona che si è recuperata. Bisognerebbe che dicessero che appartenete a un'associazione di persone che, come parte del proprio personale recupero, cercano di aiutare gli altri e che sareste lieti di parlare con lui, qualora gli facesse piacere vedervi.

Se lui non vuole vedervi, non cercate mai di imporre la vostra presenza. Né la famiglia dovrebbe insistere istericamente con lui perché faccia qualcosa, né parlargli molto di voi. Meglio aspettare la fine della sua prossima sbornia. Potreste forse mettere questo libro dove nel frattempo egli possa vederlo. Qui non si può dare alcuna regola specifica. La famiglia deve decidere in proposito, ma esortatela a non accelerare troppo le cose, perché questo potrebbe compromettere il futuro.

(da "Alcolisti Anonimi", 7ºcap. "Lavorare con gli altri",  p.89-103 )



Undicesimo Passo (3/3)

   Undicesimo Passo 

dal libro "Alcolisti Anonimi" 

 

(...)  Terminiamo di solito la nostra meditazione con una preghiera con la quale domandiamo a Dio che ci faccia conoscere, durante tutta la giornata, quale sia il prossimo passo che dobbiamo fare e che ci conceda ciò di cui abbiamo bisogno per affrontare i nostri problemi. In particolare chiediamo di non essere schiavi del nostro egoismo e staremo attenti a non domandare niente a nostro solo vantaggio. Possiamo anche chiedere qualcosa per noi, purché altri ne traggano beneficio. Facciamo ben attenzione che la nostra preghiera non sia formulata per ottenere la realizzazione dei nostri desideri egoistici. Molti di noi hanno sprecato molto tempo in questo modo; così non si ottiene alcun risultato. Potete facilmente capire voi stessi il perché.

Possiamo chiedere a nostra moglie o ai nostri amici di unirsi a noi nella nostra meditazione del mattino, se le circostanze lo permettono. Se la religione che professiamo richiede espressamente da noi certe preghiere di devozione al mattino, compiamo questo dovere. Se non apparteniamo ad alcuna religione, noi scegliamo qualche volta delle preghiere che sottolineino i princìpi che abbiamo trattato. Ci sono anche molti libri che sono utili. Un prete, un pastore, un rabbino saranno ben lieti di darci dei suggerimenti a questo riguardo. Rendetevi rapidamente conto in che cosa la gente di chiesa abbia ragione. Servitevi pure di ciò che vi offrono.

Durante il giorno, quando siamo agitati o abbiamo dei dubbi, facciamo una pausa e chiediamo un pensiero e un'azione giusti. Ricordiamoci ogni momento che non siamo più noi a dirigere lo spettacolo, ripetendo spesse volte ogni giorno, umilmente: "Sia fatta la Tua volontà!". Allora corriamo certamente molti meno rischi per ciò che concerne i nostri nervi, la paura, la collera, l'inquietudine, l'autocommiserazione e le decisioni affrettate. Diventiamo sempre più delle persone efficienti. Non ci stanchiamo più così facilmente perché non bruciamo più le nostre energie in maniera così pazzesca come facevamo quando tentavamo di organizzare k nostra vita per compiacere noi stessi.

Questo metodo è efficace e lo è realmente.

Noi alcolisti siamo indisciplinati. Allora lasciamo che Dio ci dia disciplina con quel metodo così semplice che abbiamo appena spiegato.

Ma non è tutto. C'è azione e ancora azione. "La fede senza le opere è morta". Il prossimo capitolo è interamente dedicato al Dodicesimo Passo.

 

(dal Grande Libro, cap.6 "All'opera")


 



Undicesimo Passo (2/3)

  Undicesimo Passo  

   dal libro "Alcolisti Anonimi"

 

Appena svegli, pensiamo alle ventiquattr'ore che ci attendono. Facciamo un piano e, prima di cominciare, noi domandiamo a Dio di guidare i nostri pensieri, supplicandoLo di allontanare da noi ogni autocommiserazione e comportamento che potrebbe essere disonesto o egoista. In queste condizioni, noi possiamo usare le nostre facoltà mentali con estrema sicurezza perché, dopo tutto, Dio ci ha dato l'intelligenza per servircene. La nostra visione della vita si eleverà a una dimensione ben più alta quanto più i nostri pensieri saranno scevri da motivazioni errate.

Pensando alla giornata che ci attende, forse dobbiamo affrontare dentro di noi l'indecisione. Potrebbe darsi che non sappiamo che cammino percorrere. Noi domandiamo allora a Dio che ci ispiri, che ci faccia decidere, che ci faccia intuire. Siamo distesi, prendiamo le cose con calma. Non combattiamo. Restiamo spesso sorpresi di riuscire a trovare delle buone soluzioni dopo aver fatto questi tentativi per un certo tempo. Ciò che aveva tutta l'apparenza di essere un colpo di fortuna o un'ispirazione del momento, a poco a poco diventa un'abitudine della nostra mente. Poiché manchiamo ancora d'esperienza e poiché è solo da poco tempo che abbiamo iniziato un contatto consapevole con Dio, sarà poco probabile che saremo ispirati tutte le volte. È possibile anche che noi paghiamo questa presunzione con ogni sorta di azioni e di idee assurde. Ciò nonostante ci rendiamo conto che il nostro modo di pensare - con il tempo, naturalmente - si avvicinerà sempre più all'ispirazione. Giungeremo a fare affidamento su di esse.   (continua)

 

(dal Grande Libro, cap.6 "All'opera")


 




Arcobaleno

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Ricordando quanto sia per noi estremamente importante non isolarci e quanto possa essere di aiuto una telefonata ad un amico AA, si rammenta che la decisione di scambiare numeri telefonici fra membri seguirà il concetto di “libero arbitrio”. Qualora venisse fatto un utilizzo non consono del contatto telefonico questo sito e il gruppo sono esenti da responsabilità


 

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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

"Riflessioni giornaliere" 9, 10, 11 dicembre

Amore che non ha prezzo

Arrivare a vedere il Dodicesimo Passo in tutte le sue implicazioni, significa parlare veramente di quel genere d’amore che non ha prezzo.

( Dodici Passi, Dodici Tradizioni, pag. 159 )

...

Per iniziare a fare il Dodicesimo Passo, dovevo lavorare sulla sincerità e sull’onestà e dovevo imparare ad agire con umiltà. Trasmettere il messaggio significa donare se stessi, non importa quanti anni di sobrietà si siano accumulati. I miei sogni possono diventare realtà. Rafforzo la mia sobrietà condividendo quello che ho ricevuto gratuitamente. Ricordo che nel momento in cui è iniziato il mio recupero c’era già una piccola speranza, data dal fatto di poter aiutare un altro alcolista a tirarsi fuori dalla palude dell’alcol. Il mio desiderio di aiutare un altro alcolista è la chiave per la mia salute spirituale. Ma non dimentico mai che è Dio che agisce attraverso me. Io sono solo il Suo strumento.

Anche se l’altra persona non è pronta sarà un successo, perché questo mio sforzo a suo favore mi ha aiutato a rimanere sobrio e a diventare più forte. La chiave è agire e non stancarsi mai nel fare il Dodicesimo Passo. Se sono capace dì ridere oggi, non devo dimenticare i giorni in cui piangevo. Dio mi ricorda che posso provare compassione.


 

Trasmettere il messaggio

Ora, che dire del resto del Dodicesimo Passo? La meravigliosa energia che sprigiona e l’ardente azione con cui trasmette il nostro messaggio a un altro alcolista ancora sofferente e che infine converte in azione i Dodici Passi in tutti i campi della nostra vita è la ricompensa, la stupenda realtà di Alcolisti Anonimi.   ( Dodici Passi Dodici Tradizioni, pag. 164 )

...

Rinunciare al mondo dell’alcol non vuol dire abbandonarlo, ma agire secondo i principi che sono giunto ad amare e condividere e ristabilire negli altri che ancora soffrono la serenità che sono arrivato a conoscere. Se sono davvero impegnato a raggiungere questo obbiettivo, non ha molta importanza come mi vesto o di cosa vivo. Il mio compito è quello di portare il messaggio e di dare l’esempio.


 

“Una sincera umiltà”

…che dobbiamo realmente praticare una sincera umiltà. Tutto ciò affinché le nostre grandi benedizioni non possano mai rovinarci; affinché possiamo sempre vivere nella grata contemplazione di Colui che presiede a tutti noi.   ( Dodici Passi, Dodici Tradizioni, pag. 286 )

...

L’esperienza mi ha insegnato che la mia personalità dì alcolista tende a manie di grandezza. Mentre apparentemente ho ottime intenzioni, posso fare improvvisi voltafaccia quando voglio ottenere qualcosa. Il mio ego prende il sopravvento e perdo di vista il mio scopo primario. Potrei anche attribuirmi tutto il merito dell’opera di Dio nella mia vita, Questa sopravvalutazione della mia importanza è pericolosa per la mia sobrietà e potrebbe causare gravi danni ad A.A. nel suo insieme.

La mia protezione, la Dodicesima Tradizione, serve a mantenermi umile. Capisco che, sia come individuo sia come membro di un’Associazione, non posso vantarmi del mio operato e che “Dio sta facendo per noi quello che non potremmo fare per noi stessi”.


 




Stare lontani dal primo bicchiere

In AA si sentono spesso espressioni come “Se non prendete il primo bicchiere, non potete ubriacarvi” e “Un bicchiere è troppo, ma venti non sono abbastanza”.

Molti di noi, quando hanno iniziato a bere, non avrebbero voluto bere più di uno o due bicchieri. Ma, col passare del tempo, hanno au­mentato il numero. Così negli ultimi anni si sono trovati a bere sempre di più, alcuni fino a ubriacarsi spesso e a lungo. Forse il nostro stato non era sempre evidente dai discorsi o dall’andatura, ma non eravamo mai veramente sobri.

Se il tutto ci preoccupava troppo, cercavamo di diminuire o di limi­tarci a uno o due bicchieri, oppure passavamo dai super alcolici alla bir­ra o al vino. O almeno, cercavamo di limitarci nella quantità, in modo da non divenire disastrosamente ubriachi, o cercavamo di nascondere quanto bevevamo.

Ma tutte queste limitazioni diventavano sempre più difficili. Di tan­to in tanto riuscivamo a rimanere astemi e per un po’ non bevevamo più.

Alla fine tornavamo a bere — solo un bicchiere. E poiché a prima vista non arrecava alcun danno, pensavamo…

(brano da "Vivere sobri")


 




Testimonianza di Guido

... Con il passare del tempo cominciai a ritrovarmi ogni sera ubriaco. Dopo l'ottima disintossicazione mi dimisero con la gioia di tutti, tranne la mia. Sentivo di essere in una brutta situazione. Sentivo di essere preda di un'ossessione diabolica, ma la vergogna e l'orgoglio mi costringevano a subirla nella mia solitudine. Ormai sapevo di essermi avviato su una strada sbagliata e di non saper far niente per tornare indietro. Mi sentivo sempre più solo ed indifeso nel mio mondo di paure e di ansie.
Con il passare degli anni fui costretto a subire altri cinque ricoveri, risultati poi inutili per risolvere il mio problema alcolico, anche se mi evitarono di arrivare ad avere serie complicazioni fisiche.
Un giorno, stanco di "vivere" in quella maniera, decisi di farla finita e, dopo aver fatto una ricognizione, stavo per porre in atto questo mio proposito, quando arrivato a Vicenza, la mia macchina girò a sinistra anziché a destra e mi ritrovai di fronte alla solita Clinica. Questo fatto mi è tutt'ora inspiegabile. Avevo deciso di buttarmi in un burrone con la macchina ... 


(Alcolisti Anonimi, ed.1992)


 




Libertà di Scegliere

Guardando indietro, noi vediamo che la nostra libertà di scegliere, in realtà non era una vera libertà. Quando scegliamo perché “dobbiamo”, questa non è libera scelta. Comunque può aiutarci a partire nella direzione giusta.

Quando scegliamo perché “dovremmo”, possiamo realmente fare di meglio. Questa volta stiamo veramente guadagnandoci un po’ di libertà, preparandoci ad averne sempre di più. Ma quando, ora e più avanti, noi possiamo fare le scelte giuste senza coercizione o conflitto, allora abbiamo la prima visione di cosa sia la libertà perfetta nella volontà di Dio.

Grapevine, maggio 1960


 




Nessun rimpianto

Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai.

(Alcolisti Anonimi, pag. 95)

 

Una volta divenuto sobrio, iniziando a riconoscere in quale stato disastroso fosse ridotta la mia vita, sono stato sopraffatto da insostenibili rimorsi e sensi di colpa. Il Quarto ed il Quinto Passo mi hanno enormemente aiutato a guarire dal rimorso. Ho imparato che il mio egocentrismo e la mia disonestà derivavano in gran parte dal bere, e che bevevo perché ero un alcolista. Ora capisco che persino la più spiacevole delle mie passate esperienze può trasformarsi in un bene prezioso perché, da alcolista sobrio, posso condividerla ed aiutare quindi gli altri alcolisti, in particolare i nuovi venuti.

Ormai da parecchi anni sobrio in A.A., non rimpian­go più il passato; sono grato di essere cosciente dell'amore di Dio e dell’aiuto che posso dare agli altri nel Gruppo.  

(Riflessione giornaliera 14 gennaio)


 




Le promesse di AA

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




Aiutare sé stessi aiutando gli altri

Nel gruppo AA si apprende ad ascoltare e a provare le emozioni degli altri, a sentire benevolenza, a rifiutare di giudicare, a vivere secondo la filosofia del gruppo stesso. S'impara infine ad aiutare sé stessi aiutando gli altri.

Agli atei e agli agnostici, quando nei Dodici Passi sentiranno parlare di un Potere Superiore, consigliamo di fare del gruppo o dell'intera AA il loro Potere Superiore. Il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli AA. Nel gruppo vive l'esperienza di migliaia e migliaia di alcolisti recuperati: si può ragionevolmente avere un po' di fede nel gruppo.

AA è frequentata da persone delle religioni più diverse o di nessuna religione: si ammette quindi la massima tolleranza di dottrine e credenze.


 




Che cosa fa lo sponsor

Il padrino (lo sponsor) fa tutto quello che può, entro i limiti della sua esperienza e della sua cono­scenza, per aiutare il nuovo venuto a rag­giungere ed a mantenere la sobrietà con l’aiu­to del programma A.A.

Indica col suo esempio e la sua storia al­colica quello che A.A. ha significato per lui.

Incoraggia ed aiuta il nuovo venuto a fre­quentare il più possibile le riunioni di A.A. — in modo da venire a conoscenza di vari punti di vista e di varie interpretazioni del programma di A.A.

Incoraggia il nuovo venuto a non essere pre­venuto contro A.A. se all’inizio non è sicuro di essere un’alcolista.

Presenta il nuovo membro ad altri membri, in particolar modo a quelli con i quali possa aver affinità di lavoro e di interessi sociali. Se uomo, si occuperà maggiormente di alcolisti maschi, mentre la donna alcolista si trova più a suo agio con le persone del proprio sesso. Il padrino si rende disponibile al nuovo ve­nuto quando quest’ultimo sente di avere pro­blemi particolari.

È lui che esamina il significato dei Dodici Passi e ne sottolinea l’importanza.

Sollecita il nuovo venuto a prender parte alle attività di gruppo appena è pronto.

Inculca nella mente del nuovo venuto il si­gnificato della tradizione dell’Anonimato e la importanza di tutte le Tradizioni.

Spiega il programma ai parenti dell’alcolista, se questo gli sembra opportuno, suggerendo loro come possono essere di aiuto nel recupero del proprio congiunto.

In ultimo, incoraggia “ il nuovo ” a lavorare con altri alcolisti appena è pronto.

Durante questo lavoro con il nuovo venuto, il padrino sottolinea il fatto che è il programma di recupero — e non la personalità o la tesi del padrino stesso — quello che conta. Al nuo­vo arrivato viene insegnato di appoggiarsi al programma e non al padrino.


 




Elementi essenziali del recupero

Buona volontà, onestà e apertura mentale, sono gli elementi essenziali del recupero. Ma questi sono indispensabili.

(dal "Grande libro" - Alcolisti Anonimi, p.392)






Come faccio a sapere se AA fa per me? (Ritratto di un alcolista)

… domandarsi "Ma come faccio a sapere se AA fa per me?" provi a rispondere in tutta onestà alle domande che seguono:

(domande dal questionario)

Hai risposto di "sì" quattro volte o più?

In questo caso ci sono delle probabilità che tu abbia già delle serie difficoltà con l'alcol. O che possa averne in un futuro più o meno prossimo.

Perché diciamo così?

Unicamente perché le esperienze di milioni di alcolisti recuperati ci hanno insegnato qualche verità sui sintomi dell'alcolismo e su noi stessi.

Tu sei il solo a poter dire con certezza se AA fa per te. In questo caso, saremo lieti di mostrarti come siamo riusciti a smettere di bere.

Tuttavia sei nel tuo pieno diritto, se non vuoi ammettere di avere delle difficoltà con l'alcol. Tutto ciò che possiamo suggerirti è di tenere ben d'occhio questa situazione.

Quando avrai bisogno del nostro aiuto, se lo desidererai, saremo molto felici di accoglierti amichevolmente tra noi.

 

(dall'opuscolo "Ritratto di un alcolista")


 




"Il gruppo, dove tutto comincia"

Ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e i modi di portare il messaggio della sobrietà variano non solo da gruppo a gruppo ma anche da luogo a luogo. Agendo autonomamente, ogni gruppo traccia la propria rotta. Quanto meglio sono informati i membri, tanto più forte e unito è il gruppo, e tanto maggiore è la certezza che, quando un nuovo arrivato chiede aiuto, la mano di AA sarà sempre presente.

La maggior parte di noi non può recuperarsi senza un gruppo. Come disse Bill, “il comprendere rivela ad ogni membro che egli non è che una piccola parte di un grande insieme… Egli apprende che il tumulto dei desideri e delle ambizioni che lo agitano deve essere messo a tacere quando potrebbe danneggiare il gruppo. Risulta evidente che il gruppo deve sopravvivere o l’individuo non sopravvivrà”.

(dall'opuscolo "Il  gruppo, dove tutto comincia")


 




Bella scoperta!

Bella scoperta!