video chat

Se non sei ancora iscritto al gruppo arcobaleno invia una mail a adminpaolo58@aiutoalcolistianonimi.it
Amministratore sito Paolo58


 

ACCEDI ALLA CHAT
DEL GRUPPO ARCOBALENO


 

 

facebook



scarica la nostra APP


 


benvenuto

 

A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

istruzioni

 

Per accedere alle chat:

- invia una mail all'Amministratore del sito Paolo58 all'indirizzo
adminpaolo58@aiutoalcolistianonimi.it, indicando il tuo nominativo o nickname e la password scelti;
- ti verranno comunicate le tue credenziali di accesso con le quali potrai accedere alle chat;
- l'accesso alle chat è previsto in orari stabiliti durante i quali si svolgeranno le riunioni.


utilizzo sito


Per conoscere le condizioni di utilizzo del sito aiutoalcolistianonimi.it scarica il pdf.

 

argomento mensile

info

Iscrizione:   Proponi nome-utente e password  

Al momento dell'iscrizione l'utente dichiara di aver letto 

ed accettato le condizioni di utilizzo del sito, consultabili 

in Bacheca e nella prima colonna in homepage     
 

 

Riunioni 21:30 in chat testuale

21.30 martedì e giovedì in Skype

☜ accedi a Skype "aiutoalcolistianonimi" 



 Links utili: vedi in Bacheca



 



Decimo Passo (1)

Decimo Passo 

“Abbiamo continuato a fare l’inventario personale e, quando ci siamo trovati in torto, lo abbiamo subito ammesso”

(1/4)

 

Quando facciamo i primi nove Passi, ci prepa­riamo all’avventura di una nuova vita. Ma quan­do ci accingiamo a fare il Decimo Passo, comin­ciamo a mettere concretamente in pratica il nostro modo A.A. di vivere, giorno per giorno, nel bello e nel cattivo tempo. Dunque, giunge la prova decisiva: siamo in grado di restare sobri, di mantenerci emotivamente equilibrati e di vivere per un buon fine in tutte le circostanze?

Un continuo sguardo alle nostre qualità e alle nostre debolezze e un reale desiderio di appren­dere e di crescere con tale mezzo sono per noi indispensabili. Noi alcolisti abbiamo imparato tutto ciò a nostre spese. Persone con maggior esperienza, naturalmente, hanno praticato, in ogni tempo e luogo, una spietata analisi e critica di se stessi, e questo perché i saggi hanno sempre saputo che nessun individuo può dare un senso alla propria vita fino a che la ricerca di se stesso non diventa una regola abituale, fino a che non è capace di ammettere e accettare quello che sco­pre e fino a che non cerca di correggere con pazienza e perseveranza quello che è sbagliato.

Quando un ubriacone si sente terribilmente male perché ieri ha bevuto in modo eccessivo, oggi non può vivere bene. Ma c’è un altro tipo di malessere che tutti noi sperimentiamo sia che beviamo o no. Questo è il malessere emotivo, diretto risultato degli eccessi di qualche emozio­ne negata di ieri e talvolta di oggi, cioè d’ira, paura, gelosia e simili. Se vorremo vivere sere­namente oggi e domani, senza dubbio è necessa­rio che eliminiamo questi malesseri. Ciò non significa che dobbiamo vagare morbosamente nel passato. E adesso che si richiede un’ammis­sione e una correzione di errori. Il nostro inven­tario ci mette in grado di chiudere i conti con il passato. Fatto questo, siamo davvero capaci di lasciarlo dietro di noi. Quando il nostro inventario è compiuto scrupolosamente e abbiamo fatto la pace con noi stessi, ne deriva la convinzione che le sfide del domani possono essere affronta­te così come vengono.

Anche se, in linea di principio, tutti gli inven­tari si assomigliano, il fattore tempo fa sì che essi si distinguano uno dall’altro. C’è l’inventano «contingente», fatto in qualunque momento della giornata, cioè ogni qualvolta ci accorgiamo che ci stiamo mentalmente ingarbugliando. C’è quel­lo che facciamo alla fine della giornata, quando passiamo in rassegna gli avvenimenti delle ore appena trascorse. Qui noi facciamo un bilancio, segnando sulla colonna dell’attivo le cose fatte bene e su quella del passivo le altre. Poi vi sono quelle occasioni in cui da soli, o in compagnia del nostro sponsor o del consigliere spirituale, riesaminiamo accuratamente il nostro progresso a partire dall’ultima volta. Molti membri di A.A. si dedicano annualmente o semestralmente a una pulizia interiore. Molti di noi, inoltre, preferisco­no l’esperienza di un occasionale ritiro dal mondo esterno, in cui possiamo godere con calma un’indisturbata giornata, o quasi, di minu­ziosa autoanalisi o di meditazione.

Non sono tutte queste pratiche un’ammazza ­gioia come pure una perdita di tempo? Debbono i membri di A.A. trascorrere la maggior parte del loro tempo a rimaneggiare tristemente i propri peccati di omissione e quelli commessi? Sì, quasi. L’importanza data all’inventano è così forte solo perché una grande parte di noi non ha mai acqui­sito veramente l’abitudine a fare un’esatta autova­lutazione. Una volta che questa sana pratica è diventata una routine, sarà così interessante e così utile che il tempo che prende non sarà perduto, perché questi minuti, alle volte ore, impiegati nell’autoanalisi servono a rendere migliori e più feli­ci tutte le altre ore della nostra giornata. E con il passare del tempo i nostri inventari divengono parte integrante del nostro vivere quotidiano, e non qualcosa d’insolito e da considerare a parte.  (continua)

(da Dodici passi Dodici tradizioni, pp.131-134)


 

 



Nono Passo (3/3)

“Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile; tran­ne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri”

… a un certo momento dovremmo raccogliere tutto il nostro coraggio…
… mettere le carte in tavola… 
… le scuse dovrebbero essere sempre schiette e generose…

- 3/3 -

Vi può essere soltanto una riflessione che dovrebbe limitare il nostro desiderio di rivelare completamente il danno fatto: essa si presenterà nella situazione particolare in cui il fare una completa rivelazione lederebbe gravemente la persona verso la quale stiamo facendo ammen­da, oppure - ed è altrettanto importante - lederebbe altre persone. Non possiamo, ad esempio, scaricare un dettagliato resoconto di avventure extraconiugali sulle spalle di nostra moglie o di nostro marito che non hanno alcun sospetto al riguardo. E anche in quei casi in cui tale argo­mento deve essere discusso, cerchiamo di evita­re di far del male a terze persone, chiunque pos­sano essere. Il nostro fardello non diventa più leggero quando sconsideratamente rendiamo più pesanti le croci di altri.

Molte questioni spinose possono insorgere in altri settori della vita in cui è implicato questo stesso principio. Supponiamo, ad esempio, che ci siamo bevuti una buona porzione di denaro della nostra ditta «prendendolo a prestito» o gonfiando esageratamente un conto spese. Supponiamo che questa cosa possa continuare a non essere sco­perta se noi non diciamo nulla. Che fare? Con­fessiamo immediatamente alla nostra ditta le nostre irregolarità con la positiva certezza che saremmo licenziati e quindi disoccupati? Dob­biamo diventare così inflessibilmente rigorosi nel fare ammenda, da non preoccuparci di quel che accade alla famiglia e alla casa? O dobbiamo innanzitutto consultare coloro che vengono a essere gravemente danneggiati? Oppure dobbia­mo sottoporre la questione al nostro sponsor o consigliere spirituale, mentre chiediamo sincera­mente l’aiuto e la guida di Dio e nel frattempo decidiamo di fare, costi quel che costi, la cosa giusta non appena essa diviene chiara? Natural­mente, non c’è nessuna risposta appropriata che possa adattarsi a tutti questi dilemmi. Ma ognuno di essi richiede una totale determinazione di fare ammenda al più presto e fin dove possibile in un dato complesso di situazioni.

Soprattutto, dovremmo cercare di essere asso­lutamente sicuri che non stiamo rimandando perché abbiamo paura, poiché la prontezza ad accettare tutte le conseguenze delle nostre azioni passate e nello stesso tempo ad assumere responsabilità per il benessere degli altri, è il vero spirito del Nono Passo. 

 

(da Dodici Passi Dodici Tradizioni, p.127-129 )



Nono Passo (2/3)

“Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile; tran­ne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri”

… può essere imprudente rivangare episodi assai dolorosi
… è opportuno prendere tempo.
… non possiamo acquisire la nostra pace interiore a spese degli altri …

- 2/3 -

In ufficio o in fabbrica si avrà quasi lo stesso approccio. Penseremo subito alle poche persone che sanno tutto del nostro alcolismo e che hanno maggiormente sofferto a causa di esso. Ma anche in questi casi può essere necessario che noi usia­mo un po’ di prudenza in più di quanta ne abbia­mo usata con i familiari. Possiamo non sentire il bisogno di dire qualcosa per parecchie settimane o più a lungo. Vogliamo prima di tutto essere ragio­nevolmente sicuri di essere sulla via indicata da A.A.. È allora che siamo pronti ad andare da quelle persone, a dire loro cosa è A.A. e quello che stiamo cercando di fare. In questa sede possia­mo ammettere francamente il danno che abbiamo fatto e fare le nostre ammende. Possiamo assolve­re, o promettere di assolvere qualsiasi impegno, finanziario o altro, di cui siamo debitori. Spesso ci sorprenderà la generosa reazione della maggior parte delle persone a questa tranquilla sincerità. Perfino quelle che ci avevano criticato più severa­mente e più a ragione, sovente ci verranno incon­tro più che a mezza strada al primo tentativo.

L’atmosfera di approvazione e di lode può essere tanto eccitante da turbare il nostro equi­librio, provocando in noi una insaziabile voglia di averne ancora di più. Oppure possiamo esse­re spinti nella direzione opposta, quando, in rari casi, riceviamo un’accoglienza fredda e scettica. Questo ci spingerà a discutere o a imporre con insistenza la nostra opinione, o ci spingerà forse allo scoraggiamento e al pessi­mismo. Ma se ci siamo preparati bene in prece­denza, tali reazioni non ci faranno deflettere dal nostro fermo e giusto proposito.

Dopo queste esperienze preliminari nel fare ammenda, possiamo godere una sensazione di sollievo tale che giungiamo alla conclusione che il nostro compito è finito. Sentiremo il bisogno di riposare sugli allori. La tentazione di sottrarci agli incontri più umilianti e più temuti che ancora rimangono può essere gran­de. Spesso fabbricheremo scuse plausibili per evitare del tutto questi colloqui. Oppure possia­mo semplicemente rimandare, dicendoci che ancora non è il momento, mentre in realtà abbiamo già lasciato passare più di una buona occasione di riparare a un grave torto. Non utilizziamo la parola prudenza mentre stiamo attuando una fuga.

Non appena cominciamo a sentirci sicuri del nostro nuovo tipo di vita ed abbiamo cominciato, con il comportamento e con l’esempio, a convin­cere gli altri che noi stiamo davvero cambiando in meglio, è di solito prudente parlare in asso­luta franchezza con quelli che abbiamo seriamente fatto soffrire, e perfino con quelli che possono essere poco o per nulla consapevoli di quello che abbiamo fatto loro. Le sole eccezioni che faremo riguarderanno i casi in cui questa nostra rivela­zione provocherebbe un effettivo danno. Queste conversazioni possono cominciare in modo occasionale e naturale. Ma se non si presenta una tale occasione, a un certo momento dovremmo raccogliere tutto il nostro coraggio, rivolgerci direttamente alla persona interessata e mettere le carte in tavola. Non è necessario che ci abbandoniamo a un eccessivo rimorso davanti a coloro che abbiamo leso, ma le scuse a quel punto dovrebbero essere sempre schiette e generose.  (continua)

 

(da Dodici Passi Dodici Tradizioni, p. 125-127)


 




Arcobaleno

gruppo on-line 

in lingua italiana 
di alcolisti anonimi

 

Riunioni alle 21.30

 chat testuale

martedì, giovedì chat Skype 

 

contatti telefonici 

 

Ricordando quanto sia per noi estremamente importante non isolarci e quanto possa essere di aiuto una telefonata ad un amico AA, si rammenta che la decisione di scambiare numeri telefonici fra membri seguirà il concetto di “libero arbitrio”. Qualora venisse fatto un utilizzo non consono del contatto telefonico questo sito e il gruppo sono esenti da responsabilità


 

Autofinanziamento in Alcolisti Anonimi

 

Chi desidera contribuire per mantenere l’efficienza e la funzionalità di Alcolisti Anonimi Italia, utilizzi le modalità indicate dalla nostra associazione:

coordinate bancarie e c/c postali di A.A.


 

 

 



Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

IL DISTURBO DA USO DI ALCOL - DUA

IL DISTURBO DA USO DI ALCOL - DUA

UN PONTE TRA MENTE, CORPO E AMBIENTE
 
12 OTTOBRE 2018
Sala Odeion
Museo dell’Arte Classica dell’Università Sapienza
P.le Aldo Moro,5 - Roma
 
leggi il programma in Bacheca



Raggiungimento Materiale

Nessun membro di A.A. desidera deprecare la sicurezza materiale. E non desideriamo neppure entrare in discussione con quelli che si scontrano con il convincimento che soddisfare i nostri desideri naturali sia l’obiettivo principale della vita. Ma siamo anche sicuri che nessuno aI mondo abbia mai cercato di vivere secondo questa formula in modo peggiore degli alcolizzati. Noi chiedevamo più della nostra parte di sicurezza e prestigio. Quando ci sembrava di aver raggiunto il successo noi bevevamo per sognare ancora di più. Quando ci sentivamo frustrati, anche per poco, bevevamo per dimenticare. In tutti questi sforzi il nostro maggiore handicap fu la mancanza di umiltà. Ci mancò la consapevolezza che dovevamo per prima cosa costruire la nostra personalità ed avere dei valori spirituali, mentre le soddisfazioni materiali erano semplicemente dei sottoprodotti e non le principali mete della nostra vita.

da "Dodici Passi Dodici Tradizioni"


 




Amore senza riserve (Riflessione 28 settembre)

     L’esperienza di tutti i giorni dimostra che nulla è più efficace a garantire la nostra astinenza dai bere quan­to un intenso lavoro in favore di altri alcolisti.

     La sponsorizzazione mi ha riservato due sorprese. La prima è stata che i miei sponsor si interessavano a me. Ciò che ho pensato fosse gratitudine era invece più simile all’amore. Volevano che io fossi felice, che crescessi e restassi sobrio. Il sapere quello che prova­vano, mi ha evitato di ricadere nei bere più di una volta. La seconda è stata che ho scoperto di essere in grado di amare una persona responsabilmente, con rispettoso e genuino interesse per la sua crescita. Prima di allora credevo che la mia capacità di pren­dermi cura del benessere di un’altra persona si fosse atrofizzata, dal momento che da troppo tempo non l’avevo esercitata. La consapevolezza di poter amare senza esagerazione o ansietà è uno dei doni più gran­di che il Programma mi abbia fatto. La gratitudine per quel dono mi ha mantenuto sobrio molte volte.

DAL LIBRO "RIFLESSIONI GIORNALIERE "


 




Stare lontani dal primo bicchiere

In AA si sentono spesso espressioni come “Se non prendete il primo bicchiere, non potete ubriacarvi” e “Un bicchiere è troppo, ma venti non sono abbastanza”.

Molti di noi, quando hanno iniziato a bere, non avrebbero voluto bere più di uno o due bicchieri. Ma, col passare del tempo, hanno au­mentato il numero. Così negli ultimi anni si sono trovati a bere sempre di più, alcuni fino a ubriacarsi spesso e a lungo. Forse il nostro stato non era sempre evidente dai discorsi o dall’andatura, ma non eravamo mai veramente sobri.

Se il tutto ci preoccupava troppo, cercavamo di diminuire o di limi­tarci a uno o due bicchieri, oppure passavamo dai super alcolici alla bir­ra o al vino. O almeno, cercavamo di limitarci nella quantità, in modo da non divenire disastrosamente ubriachi, o cercavamo di nascondere quanto bevevamo.

Ma tutte queste limitazioni diventavano sempre più difficili. Di tan­to in tanto riuscivamo a rimanere astemi e per un po’ non bevevamo più.

Alla fine tornavamo a bere — solo un bicchiere. E poiché a prima vista non arrecava alcun danno, pensavamo…

(brano da "Vivere sobri")


 




Riflessione 25 settembre - Prima le cose più importanti

    Alcuni di noi hanno preso gravissime batoste prima di imparare questa verità. Lavoro o non lavoro, moglie o non moglie, il fatto è che non cessiamo di bere finché dipendiamo da altre. persone invece di dipendere da Dio.

    Prima di entrare in A.A. accampavo sempre scuse per bere: “Lei ha detto ...“, “Lui ha detto ...“, “Sono stato licenziato ieri”, “Oggi ho trovato un lavoro stupen­do”. Nessun settore della mia vita potrebbe andare bene se bevessi di nuovo. Da sobrio la mia vita migliora giorno dopo giorno. Devo sempre ricordar­mi di non bere, di avere fiducia in Dio e di essere attivo in A.A.. Sto oggi mettendo la mia sobrietà, Dio, A.A. al primo posto?

(da "Riflessioni Giornaliere" del 25 settembre)


 




Prima tradizione (brani)

   (... ) Perciò fin dall’inizio quale fosse il modo migliore per vivere e lavorare insieme come gruppi divenne il problema fondamentale. Nel mondo intorno a noi vedevamo personaggi che distruggevano interi popoli. Mai come altre volte la lotta per il benessere, il potere e il prestigio stava lacerando l’umanità. Se delle persone forti erano giunte a un punto morto nella ricerca di pace e armonia, che ne sarebbe stato della nostra eccentrica banda di alcolisti? Come un tempo avevamo lottato e pregato per il recupero individuale, con lo stesso impegno cominciammo ad andare in cerca dei principi mediante i quali la stessa A.A. avrebbe potuto sopravvivere. La struttura della nostra associazione venne forgiata sull’incudine dell’esperienza.

 (...) Con la fede e con le opere siamo riusciti a far tesoro degli insegnamenti di un’incredibile esperienza. Questi insegnamenti vivono oggi nelle Dodici Tradizioni di Alcolisti Anonimi le quali, Dio volendo, ci manterranno uniti fin quando Egli può aver bisogno di noi.

(da Dodici Passi Dodici tradizioni)


 




Prima Tradizione (brani)


     (...) Il membro di A.A. deve conformarsi ai princìpi del Programma di recupero. La sua vita dipende dall’obbedienza a dei principi spirituali. Se se ne allontana troppo, il castigo è sicuro e rapido: si ammala e muore. All’inizio va avanti perché lo deve fare, ma più tardi scopre uno stile di vita che vuole vivere veramente. Inoltre, sco­pre che non può conservare questo dono inesti­mabile se a sua volta non lo dà ad altri. Né lui né alcun altro può salvarsi a meno che non trasmetta il messaggio di A.A.

     Nel momento in cui questo lavoro da Dodicesimo Passo porta alla formazio­ne di un Gruppo, si fa un’altra scoperta: che la maggior parte dei singoli non possono recuperar­si se non c’è un Gruppo. Il singolo comincia a intuire che è soltanto una piccola parte di un grande insieme; che nessun sacrificio personale è troppo grande per conservare in vita l’Associa­zione. Impara che deve far tacere dentro di lui il tumulto dei desideri e delle ambizioni ogni qual volta questi potrebbero danneggiare il Gruppo. Diventa evidente che il Gruppo deve sopravvive­re, altrimenti il singolo non sopravvivrà.  (...)

 




Prima Tradizione, brani

L’unità di Alcolisti Anonimi è la qualità che la nostra associazione ha più cara. Le nostre vite, le vite di tutti quelli che verranno, dipendono diret­tamente da essa. O restiamo tutti uniti o A.A. muore. Senza unità il cuore di A.A cesserebbe di battere, le nostre arterie mondiali non porterebbe­ro più la grazia vivificante di Dio. Il dono che Egli ci ha fatto si disperderebbe. (…)

Crediamo che sulla terra non esista altra Associazione che pro­dighi ai propri membri attenzioni più affettuose; certamente non ne esiste alcuna che salvaguardi più gelosamente il diritto del singolo di pensare, parlare e agire come meglio desidera. Nessun A.A. può costringere un altro membro a fare alcunché, nessuno può essere punito o espulso. I Dodici Passi del nostro Programma di recupero sono suggerimenti; le Dodici Tradizioni, che garantiscono l’unità di A.A., non contengono un solo «Non fare». Dicono a ripetizione «Noi dovremmo...», mai «Tu devi». (…)

(Dodici Passi Dodici Tradizioni)


 




Testimonianza di Guido

... Con il passare del tempo cominciai a ritrovarmi ogni sera ubriaco. Dopo l'ottima disintossicazione mi dimisero con la gioia di tutti, tranne la mia. Sentivo di essere in una brutta situazione. Sentivo di essere preda di un'ossessione diabolica, ma la vergogna e l'orgoglio mi costringevano a subirla nella mia solitudine. Ormai sapevo di essermi avviato su una strada sbagliata e di non saper far niente per tornare indietro. Mi sentivo sempre più solo ed indifeso nel mio mondo di paure e di ansie.
Con il passare degli anni fui costretto a subire altri cinque ricoveri, risultati poi inutili per risolvere il mio problema alcolico, anche se mi evitarono di arrivare ad avere serie complicazioni fisiche.
Un giorno, stanco di "vivere" in quella maniera, decisi di farla finita e, dopo aver fatto una ricognizione, stavo per porre in atto questo mio proposito, quando arrivato a Vicenza, la mia macchina girò a sinistra anziché a destra e mi ritrovai di fronte alla solita Clinica. Questo fatto mi è tutt'ora inspiegabile. Avevo deciso di buttarmi in un burrone con la macchina ... 


(Alcolisti Anonimi, ed.1992)


 




Libertà di Scegliere

Guardando indietro, noi vediamo che la nostra libertà di scegliere, in realtà non era una vera libertà. Quando scegliamo perché “dobbiamo”, questa non è libera scelta. Comunque può aiutarci a partire nella direzione giusta.

Quando scegliamo perché “dovremmo”, possiamo realmente fare di meglio. Questa volta stiamo veramente guadagnandoci un po’ di libertà, preparandoci ad averne sempre di più. Ma quando, ora e più avanti, noi possiamo fare le scelte giuste senza coercizione o conflitto, allora abbiamo la prima visione di cosa sia la libertà perfetta nella volontà di Dio.

Grapevine, maggio 1960


 




Ammenda

Ricerca dei Motivi

Alcuni di noi dicono che quando si beve non si fa del male a nessuno, solo a noi stessi. Le nostre famiglie non soffrono, perché noi continuiamo a pagare i conti e solo raramente beviamo a casa. I nostri colleghi di lavoro non soffrono, perché andiamo abitualmente al lavoro - la nostra reputazione non soffre perché solo pochi sanno che beviamo. Quelli che lo dicono a volte ci assicurano che, dopo tutto, una bevuta è soltanto un piccolo difetto dell'uomo. Che danno reale abbiamo fatto quindi? Certamente non più di quello cui potevamo facilmente porre rimedio con poche scuse casuali. Quest'atteggiamento, naturalmente, è il risultato finale della volontà intenzionale di dimenticare. E' un atteggiamento che può essere cambiato solo da una ricerca profonda e onesta delle nostre motivazioni e delle nostre azioni.

(Dodici e Dodici, brano dall'Ottavo Passo)


 




Nessun rimpianto

Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai.

(Alcolisti Anonimi, pag. 95)

 

Una volta divenuto sobrio, iniziando a riconoscere in quale stato disastroso fosse ridotta la mia vita, sono stato sopraffatto da insostenibili rimorsi e sensi di colpa. Il Quarto ed il Quinto Passo mi hanno enormemente aiutato a guarire dal rimorso. Ho imparato che il mio egocentrismo e la mia disonestà derivavano in gran parte dal bere, e che bevevo perché ero un alcolista. Ora capisco che persino la più spiacevole delle mie passate esperienze può trasformarsi in un bene prezioso perché, da alcolista sobrio, posso condividerla ed aiutare quindi gli altri alcolisti, in particolare i nuovi venuti.

Ormai da parecchi anni sobrio in A.A., non rimpian­go più il passato; sono grato di essere cosciente dell'amore di Dio e dell’aiuto che posso dare agli altri nel Gruppo.  

(Riflessione giornaliera 14 gennaio)


 




Le promesse di AA

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




SETTIMA PROMESSA

VII^ promessa: «NOI PERDEREMO INTERESSE NELLE COSE EGOISTE E GUADAGNEREMO INTERESSE NEI NOSTRI SIMILI.»

Egoismo: Imperfezione del cuore e della mente. Smodato amore per se stesso, che induce a pensare solo agli iteressi personali". Definizione che non mi piace per niente, ma che indica quello che è stato per anni il mio modo di essere. Come si cura? Passando al lato oposto: cercando di aiutare gli altri.

Una volta, un prete mi disse: "Cerca di ocuparti di tutti gli altri, non solo degli Alcolisti Anonimi".

Accade spesso che mi trovo immerso nel Programma al cento per cento; i miei rapporti sono con gli Alcolisti; i miei nemici,i miei confidenti, il mio mondo ruota totalmente in questa realtà.

E la famiglia? Ha atteso tanto, è giusto che riconosca sempre chi mi ha aiutato quando ero debole, malato, depresso, pazzo.

Ora è il momento di unirmi a loro e alla società, di essere un cittadini del mondo. Di occuparmi degli altri e dimenticare me stesso. A questo si riduce tutto.

Il testo della promessa, nella versione più recente, recita: "Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri."


 




Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




Aiutare sé stessi aiutando gli altri

Nel gruppo AA si apprende ad ascoltare e a provare le emozioni degli altri, a sentire benevolenza, a rifiutare di giudicare, a vivere secondo la filosofia del gruppo stesso. S'impara infine ad aiutare sé stessi aiutando gli altri.

Agli atei e agli agnostici, quando nei Dodici Passi sentiranno parlare di un Potere Superiore, consigliamo di fare del gruppo o dell'intera AA il loro Potere Superiore. Il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli AA. Nel gruppo vive l'esperienza di migliaia e migliaia di alcolisti recuperati: si può ragionevolmente avere un po' di fede nel gruppo.

AA è frequentata da persone delle religioni più diverse o di nessuna religione: si ammette quindi la massima tolleranza di dottrine e credenze.


 




Che cosa fa lo sponsor

Il padrino (lo sponsor) fa tutto quello che può, entro i limiti della sua esperienza e della sua cono­scenza, per aiutare il nuovo venuto a rag­giungere ed a mantenere la sobrietà con l’aiu­to del programma A.A.

Indica col suo esempio e la sua storia al­colica quello che A.A. ha significato per lui.

Incoraggia ed aiuta il nuovo venuto a fre­quentare il più possibile le riunioni di A.A. — in modo da venire a conoscenza di vari punti di vista e di varie interpretazioni del programma di A.A.

Incoraggia il nuovo venuto a non essere pre­venuto contro A.A. se all’inizio non è sicuro di essere un’alcolista.

Presenta il nuovo membro ad altri membri, in particolar modo a quelli con i quali possa aver affinità di lavoro e di interessi sociali. Se uomo, si occuperà maggiormente di alcolisti maschi, mentre la donna alcolista si trova più a suo agio con le persone del proprio sesso. Il padrino si rende disponibile al nuovo ve­nuto quando quest’ultimo sente di avere pro­blemi particolari.

È lui che esamina il significato dei Dodici Passi e ne sottolinea l’importanza.

Sollecita il nuovo venuto a prender parte alle attività di gruppo appena è pronto.

Inculca nella mente del nuovo venuto il si­gnificato della tradizione dell’Anonimato e la importanza di tutte le Tradizioni.

Spiega il programma ai parenti dell’alcolista, se questo gli sembra opportuno, suggerendo loro come possono essere di aiuto nel recupero del proprio congiunto.

In ultimo, incoraggia “ il nuovo ” a lavorare con altri alcolisti appena è pronto.

Durante questo lavoro con il nuovo venuto, il padrino sottolinea il fatto che è il programma di recupero — e non la personalità o la tesi del padrino stesso — quello che conta. Al nuo­vo arrivato viene insegnato di appoggiarsi al programma e non al padrino.


 




Elementi essenziali del recupero

Buona volontà, onestà e apertura mentale, sono gli elementi essenziali del recupero. Ma questi sono indispensabili.

(dal "Grande libro" - Alcolisti Anonimi, p.392)






Come faccio a sapere se AA fa per me? (Ritratto di un alcolista)

… domandarsi "Ma come faccio a sapere se AA fa per me?" provi a rispondere in tutta onestà alle domande che seguono:

(domande dal questionario)

Hai risposto di "sì" quattro volte o più?

In questo caso ci sono delle probabilità che tu abbia già delle serie difficoltà con l'alcol. O che possa averne in un futuro più o meno prossimo.

Perché diciamo così?

Unicamente perché le esperienze di milioni di alcolisti recuperati ci hanno insegnato qualche verità sui sintomi dell'alcolismo e su noi stessi.

Tu sei il solo a poter dire con certezza se AA fa per te. In questo caso, saremo lieti di mostrarti come siamo riusciti a smettere di bere.

Tuttavia sei nel tuo pieno diritto, se non vuoi ammettere di avere delle difficoltà con l'alcol. Tutto ciò che possiamo suggerirti è di tenere ben d'occhio questa situazione.

Quando avrai bisogno del nostro aiuto, se lo desidererai, saremo molto felici di accoglierti amichevolmente tra noi.

 

(dall'opuscolo "Ritratto di un alcolista")


 




"Il gruppo, dove tutto comincia"

Ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e i modi di portare il messaggio della sobrietà variano non solo da gruppo a gruppo ma anche da luogo a luogo. Agendo autonomamente, ogni gruppo traccia la propria rotta. Quanto meglio sono informati i membri, tanto più forte e unito è il gruppo, e tanto maggiore è la certezza che, quando un nuovo arrivato chiede aiuto, la mano di AA sarà sempre presente.

La maggior parte di noi non può recuperarsi senza un gruppo. Come disse Bill, “il comprendere rivela ad ogni membro che egli non è che una piccola parte di un grande insieme… Egli apprende che il tumulto dei desideri e delle ambizioni che lo agitano deve essere messo a tacere quando potrebbe danneggiare il gruppo. Risulta evidente che il gruppo deve sopravvivere o l’individuo non sopravvivrà”.

(dall'opuscolo "Il  gruppo, dove tutto comincia")


 




Bella scoperta!

Bella scoperta!