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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Il Quarto Passo nel Grande libro (4/5)

Ora veniamo al sesso. Molti di noi hanno bisogno di rivedere questo argomento. Abbiamo cercato innanzitutto di essere ragionevoli quando abbiamo iniziato a trattare questo problema, perché a volte è facile perdere ogni equilibrio in questo campo. Le opinioni degli uomini vanno da un estremo all'altro per quanto riguarda il sesso e a volte forse si assumono posizioni assurde. Alcuni sostengono che la sessualità è una concupiscenza della nostra natura animale, un'indispensabile esigenza in vista della procreazione. Poi ci sono quelli che esaltano il sesso e ne vorrebbero sempre più, disprezzano l'istituzione matrimoniale e sono convinti che gran parte dei problemi dell'umanità abbia la sua radice nel campo della sessualità. A sentire loro i rapporti sessuali sono troppo pochi o di tipo sbagliato, ne vedono le conseguenze dappertutto. Gli uni vorrebbero che le persone si astenessero sempre dai piaceri sessuali, per gli altri la sessualità dovrebbe pervadere tutto. Noi vogliamo restare fuori da questa , controversia, non vogliamo essere gli arbitri di nessuno per ciò che riguarda il sesso. Tutti abbiamo dei problemi sessuali, non saremmo uomini se non ne avessimo. Cosa possiamo fare a tale riguardo?

Abbiamo passato in rassegna la nostra condotta degli anni trascorsi. Quando siamo stati egoisti, disonesti e sconsiderati? A chi abbiamo fatto torto? Siamo stati la causa, senza un valido motivo, di gelosia, di amarezza e di sofferenza per altre persone? Quando abbiamo avuto torto in certe situazioni, come avremmo dovuto, invece, comportarci? Abbiamo scritto tutto, abbiamo classificato tutto e ci siamo messi a studiare il risultato.

Così abbiamo tentato di abbozzare un piano per la nostra futura vita sessuale, che fosse logico e si dimostrasse sano. A ogni relazione che abbiamo riesaminato, abbiamo fatto seguire la domanda: "Sono stato egoista oppure no?". Abbiamo domandato a Dio di modellare i nostri ideali e di aiutarci a viverli. Ci siamo fissati bene in mente che la sessualità ci è stata data da Dio e che pertanto è cosa buona, ma che non dovevamo servircene in maniera superficiale ed egoista, né disprezzarla o rifiutarla.

Qualunque sia il nostro ideale, dobbiamo essere ben disposti a crescere in questa direzione. Dobbiamo essere pronti a riparare le offese che abbiamo arrecato, purché non arrechiamo un maggior danno nel fare ammenda. In altre parole, trattiamo il sesso come ogni altro problema. In meditazione chiediamo a Dio ciò che dovremmo fare in ogni circostanza. La risposta ci sarà data, se noi lo desideriamo.

Dio solo può essere il giudice imparziale della nostra situazione in materia sessuale. Spesso è utile consultare delle persone, ma lasciamo a Dio il giudizio finale. Ci rendiamo conto che quando si tratta di questioni sessuali possiamo incontrare persone troppo rigorose o troppo indulgenti. Evitiamo le idee o il consiglio di persone isteriche.    (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.68-69)


 



Il Quarto Passo nel Grande libro (3/5)

Torniamo alla nostra lista. Abbiamo esaminato risolutamente i nostri sbagli, mettendo completamente da parte i torti che altri hanno fatto a noi. Quando siamo stati noi gli egoisti, i disonesti, i paurosi? Anche se di una certa situazione non siamo stati del tutto responsabili, abbiamo cercato di dimenticare il ruolo svolto dagli altri. Quando siamo stati noi da biasimare per primi? Abbiamo fatto l'inventario del nostro comportamento, non quello degli altri. Una volta scoperti i nostri sbagli, li abbiamo elencati sulla lista. In bianco e nero stavano davanti ai nostri occhi. Abbiamo ammesso onestamente i nostri torti e abbiamo espresso la volontà di rimettere le cose a posto.

Se osservate l'esempio di prima, noterete che la parola "paura" è scritta tra parentesi quando si tratta delle difficoltà riguardanti il sig. Bianchi, la sig.ra Rossi, il datore di lavoro e la moglie. Questa parola così corta ha a che fare con tutti gli aspetti della nostra vita. Il tessuto della nostra esistenza è stato corroso da questo filo temibile e diabolico; ha messo in movimento tante circostanze apportatrici di mali che pensavamo di non avere meritato. Ma forse non eravamo stati noi a dare la spinta iniziale? Qualche volta ci sembra che la paura possa essere classificata come il furto, perché causa e moltiplica i problemi.

Abbiamo esaminato accuratamente tutte le nostre paure. Le abbiamo catalogate per iscritto, anche se non erano accompagnate da risentimento. Ci siamo chiesti perché le avevamo. Non era forse perché avevamo perduto la fiducia in noi stessi? La fiducia che avevamo nelle nostre forze era buona fino al punto in cui arrivava, ma non andava lontano. Qualcuno di noi, una volta, era molto sicuro di sé, ma non tanto da risolvere il problema della paura o qualunque altro problema. Quando questa sicurezza diventava arroganza, allora essa portava danni ancora maggiori.

C'è forse un metodo migliore, ne siamo convinti. Possediamo ora delle fondamenta più sicure per costruire: esse sono date dalla fiducia e dalla fede in Dio. Ci affidiamo a Lui che è infinito, piuttosto che a noi, esseri finiti e limitati. Siamo su questa terra per svolgere il ruolo che Lui stesso ci affida. Nella misura in cui ci comportiamo come pensiamo che Egli desideri e in cui siamo capaci di affidarci completamente a Lui, Egli ci rende capaci di affrontare serenamente ogni calamità.

Non ci scusiamo con nessuno per il fatto di contare completamente sul nostro Creatore. Sorridiamo di chi afferma che la spiritualità è la strada della debolezza: paradossalmente, la spiritualità è il cammino della forza. La storia tutta insegna che "fede" vuol dire "coraggio". Tutti gli uomini di fede possiedono coraggio, perché hanno fiducia in Dio. Noi non chiediamo scusa perché crediamo in Dio, anzi, Gli lasciamo dimostrare, nostro tramite, quanto Egli può fare. Gli chiediamo che faccia scomparire le paure che abbiamo e di indicarci ciò che Egli vuole per noi. Immediatamente cominciamo a superare la nostra paura.    (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.66-68)

 


Il Quarto Passo nel Grande libro (2/5)

Così abbiamo fatto una revisione delle nostre vite, con la massima esattezza e onestà. Al termine del nostro lavoro, abbiamo studiato con cura ciò che abbiamo scoperto. La cosa più evidente è che questo mondo e coloro che lo abitano sono pieni di errori e di difetti. Una buona parte di noi ha concluso che sono gli altri ad avere torto. La storia era la solita: che gli altri ci avevano offeso e che noi continuavamo a star male. Se venivano dei rimorsi, ecco subito l'autocommiserazione. Ma più combattevamo e più cercavamo di regolare le cose secondo il nostro punto di vista, più la situazione s'ingarbugliava. Come qualche volta in guerra, la vittoria era soltanto apparente. I nostri momenti di trionfo erano di scarsa durata.

Evidentemente una vita piena di profondi risentimenti porta allo svuotamento di sé e all'infelicità. Quando noi eravamo preda del risentimento, proprio allora sprecavamo le ore che avremmo potuto valorizzare altrimenti. Ma per l'alcolista, la cui speranza è quella di conservare e migliorare un'esperienza spirituale, questo fatto del risentimento è estremamente grave. Ci siamo resi conto che è fatale. Quando alimentiamo tali sentimenti impediamo che i raggi del Potere Superiore illuminino il nostro spirito. Ritorna la follia dell'alcol e noi torniamo a bere. E per noi bere equivale a morire.

Se si deve vivere bisogna liberarsi della collera. Non va bene per noi né l'impazienza né i magoni mentali e passionari. Chi è normale può permettersi questo lusso, ma per gli alcolisti questi stati d'animo sono veleno.

Siamo ritornati alla lista che avevamo compilato perché secondo noi contiene la chiave dell'avvenire. Ci siamo messi a cercare questa chiave da un punto di vista completamente nuovo. Allora abbiamo cominciato a capire che il mondo e i suoi abitanti davvero ci dominavano. Stando così le cose, le cattive azioni altrui, reali o immaginarie che fossero, avevano il potere di ucciderci. Come potevamo sfuggire a questa sorte? Abbiamo capito che dobbiamo dominare questi risentimenti, ma come fare? Non potevamo mandarli via con il semplice desiderio, proprio come l'alcol.

Questo è stato il nostro modo di procedere: ci siamo resi conto che le persone che ci infliggevano dei torti forse erano spiritualmente malate. Certo non amavamo né le loro manifestazioni nei nostri confronti né il loro atteggiamento, ma queste persone erano malate, come lo eravamo noi. Abbiamo chiesto a Dio di darci lo spirito di tolleranza, di benevolenza e di pazienza che avremmo mostrato per un amico malato. Quando qualcuno ci offendeva con il suo comportamento, dicevamo a noi stessi: "È una persona malata. Come posso essergli utile? Che Dio mi preservi dalla collera! Che la Tua volontà sia fatta, o Signore! ".

Evitiamo la vendetta o le discussioni come faremmo con le persone malate. Se non lo facessimo, distruggeremmo ogni possibilità di riuscire ad aiutare gli altri. Non possiamo essere di aiuto a tutti, ma Dio ci mostrerà almeno come dobbiamo trattare ciascuno, con dolcezza e tolleranza.    (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.65-66)


 

 



Il Quarto Passo nel Grande libro (1/5)

… In seguito ci siamo incamminati per una strada di vigorosa attività, il cui primo passo è un ripulire la nostra coscienza, cosa che molti di noi non avevano mai tentato di fare. Benché la decisione presa fosse cruciale e determinante, abbiamo capito che non poteva avere un effetto duraturo se non fosse stata seguita da un costante e continuo sforzo di affrontare tutte le cose dentro di noi che ci bloccavano e di liberarcene. Il bisogno di bere non era che un sintomo. Così dovevamo ricercarne le cause e le condizioni.

A tal fine abbiamo cominciato a fare un inventario personale. Era il Quarto Passo. Un negoziante che non fa mai l'inventario della merce, di solito fallisce. Una volta fatto l'inventario, scopre ciò che manca e cerca le cause del deperimento di qualche articolo. Qualora rilevasse che ha uno stock di merce invendibile oppure guasta, per salvare il suo esercizio lo toglierà di mezzo senza rincrescimento. Se il negoziante è interessato al successo non può ingannarsi su quanto ha in magazzino.

Abbiamo fatto un simile inventario delle nostre vite e l'abbiamo fatto onestamente. All'inizio abbiamo cercato i difetti del nostro carattere che hanno causato il nostro fallimento. Convinti che l'egoismo, nei suoi vari aspetti, sia la causa della nostra rovina, abbiamo considerato le sue manifestazioni più comuni.

Il risentimento è il nemico «numero uno». Distrugge più alcolisti di ogni altro stato d'animo e da esso nascono molte forme di malattia spirituale. Siamo stati malati non solo nella mente e nel corpo, ma anche nello spirito. Superata la malattia spirituale, siamo recuperabili sia mentalmente sia fisicamente. Affrontando i risentimenti li abbiamo enumerati su un foglio di carta, indicando persone, istituzioni e princìpi con i quali non andavamo d'accordo. Ci siamo chiesti perché fossimo arrabbiati. Nella maggioranza dei casi abbiamo constatato che la stima di noi stessi, le nostre ambizioni, i nostri portafogli, le nostre relazioni personali (comprese quelle sessuali) erano offese o minacciate. Così fummo presi dal risentimento. Ci siamo ritrovati "bruciati".

Sulla lista dei nostri risentimenti riportiamo, a fianco di ogni nome, le ferite che abbiamo ricevuto alla stima di noi stessi, alla nostra sicurezza, al nostro orgoglio e alle nostre relazioni personali o sessuali.     (continua)

(dal libro "Alcolisti Anonimi", cap.5, pp.62-64)


 




Arcobaleno

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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

"Riflessioni giornaliere" 19, 20, 21 aprile

  

Fratelli nei nostri difetti

 

Noi alcolisti recuperati non siamo tanto fratelli nella virtù quanto lo siamo nei nostri difetti e nei nostri comuni sforzi per superarli.

(Come la vede Bill pag. 167)

 

L’identificazione che un alcolista ha con un altro è misteriosa, spirituale - quasi incomprensibile. Ma c’è. La “sento”. Oggi penso che posso aiutare le persone e che loro possono aiutare me.

È per me una nuova ed eccitante sensazione, quella di avere cura degli altri; di avere a cuore quello che sentono, che sperano, quello per cui pregano; di conoscere la loro tristezza, gioia, orrore, dolore, angoscia; di voler condividere queste sensazioni in modo che qualcuno possa avere sollievo. Non ho mai saputo come farlo - nemmeno come provare. Non mi era neppure mai interessato. L’associazione di A.A. e Dio mi stanno insegnando ad interessarmi agli altri.


 

Auto - esame

 

Noi domandiamo a Dio di guidare i nostri pensieri, supplicandolo di allontanare da noi ogni autocommiserazione e ogni comportamento che potrebbe essere disonesto o egoista.

(Alcolisti Anonimi, pag. 98 )

 

Quando detta sinceramente, questa preghiera mi insegna ad essere davvero generoso ed umile: persino quando facevo buone azioni, infatti, ricercavo approvazione e gloria per me stesso. Esaminando le mie motivazioni in tutto quello che faccio, posso servire Dio e gli altri, aiutandoli a fare quello che vogliono fare. Quando lascio a Dio l’incarico dei miei pensieri, molto lavoro inutile è eliminato e io credo che Lui mi guidi lungo l’arco della giornata. Eliminando pensieri di autocommiserazione, disonestà ed egocentrismo non appena entrano nella mia mente, trovo la pace con Dio, con me stesso e con chi mi è vicino.


 

Coltivare la fede

 

“Non credo che si possa fare bene qualcosa a questo mondo a meno che non ci si eserciti. E non credo che noi riusciremo mai a fare A.A. molto bene se non mettiamo in pratica i princìpi ... Dovremmo esercitarci ... acquistando lo spirito di servizio. Dovremmo tentare di avere un po’ di fede, cosa non facile specialmente per le persone che, seguendo gli standard della società di oggi, sono sempre state molto materialiste. Ma io penso che la fede si possa acquisire; si può acquisire lentamente, deve essere coltivata. Per me non fu facile e presumo che sia difficile per tutti

(Il Dott. Bob e i Buoni Vecchi Compagni, pag. 311-312)

 

La paura è spesso la forza che mi impedisce di acquisire e coltivare il potere della fede. La paura mi impedisce di apprezzare la bellezza, la tolleranza, la clemenza, il servizio e la serenità.

 


  




Stare lontani dal primo bicchiere

In AA si sentono spesso espressioni come “Se non prendete il primo bicchiere, non potete ubriacarvi” e “Un bicchiere è troppo, ma venti non sono abbastanza”.

Molti di noi, quando hanno iniziato a bere, non avrebbero voluto bere più di uno o due bicchieri. Ma, col passare del tempo, hanno au­mentato il numero. Così negli ultimi anni si sono trovati a bere sempre di più, alcuni fino a ubriacarsi spesso e a lungo. Forse il nostro stato non era sempre evidente dai discorsi o dall’andatura, ma non eravamo mai veramente sobri.

Se il tutto ci preoccupava troppo, cercavamo di diminuire o di limi­tarci a uno o due bicchieri, oppure passavamo dai super alcolici alla bir­ra o al vino. O almeno, cercavamo di limitarci nella quantità, in modo da non divenire disastrosamente ubriachi, o cercavamo di nascondere quanto bevevamo.

Ma tutte queste limitazioni diventavano sempre più difficili. Di tan­to in tanto riuscivamo a rimanere astemi e per un po’ non bevevamo più.

Alla fine tornavamo a bere — solo un bicchiere. E poiché a prima vista non arrecava alcun danno, pensavamo…

(brano da "Vivere sobri")


 




Libertà di Scegliere

Guardando indietro, noi vediamo che la nostra libertà di scegliere, in realtà non era una vera libertà. Quando scegliamo perché “dobbiamo”, questa non è libera scelta. Comunque può aiutarci a partire nella direzione giusta.

Quando scegliamo perché “dovremmo”, possiamo realmente fare di meglio. Questa volta stiamo veramente guadagnandoci un po’ di libertà, preparandoci ad averne sempre di più. Ma quando, ora e più avanti, noi possiamo fare le scelte giuste senza coercizione o conflitto, allora abbiamo la prima visione di cosa sia la libertà perfetta nella volontà di Dio.

Grapevine, maggio 1960


 




Nessun rimpianto

Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai.

(Alcolisti Anonimi, pag. 95)

 

Una volta divenuto sobrio, iniziando a riconoscere in quale stato disastroso fosse ridotta la mia vita, sono stato sopraffatto da insostenibili rimorsi e sensi di colpa. Il Quarto ed il Quinto Passo mi hanno enormemente aiutato a guarire dal rimorso. Ho imparato che il mio egocentrismo e la mia disonestà derivavano in gran parte dal bere, e che bevevo perché ero un alcolista. Ora capisco che persino la più spiacevole delle mie passate esperienze può trasformarsi in un bene prezioso perché, da alcolista sobrio, posso condividerla ed aiutare quindi gli altri alcolisti, in particolare i nuovi venuti.

Ormai da parecchi anni sobrio in A.A., non rimpian­go più il passato; sono grato di essere cosciente dell'amore di Dio e dell’aiuto che posso dare agli altri nel Gruppo.  

(Riflessione giornaliera 14 gennaio)


 




Le promesse di AA

(...) ritti sulle nostre gambe, senza l'appoggio di nessuno e non ci inchiniamo davanti a nessuno.

Se ci sforziamo di fare bene ciò che è richiesto in questa fase del nostro lavoro, ci meraviglieremo scoprendo di aver completato la metà della nostra opera. Conosceremo una nuova libertà e una nuova felicità. Non ci affliggeremo del passato, ma ci impegneremo a non dimenticarlo mai. Capiremo cosa significhi la parola serenità e conosceremo la pace. Poco importa a quale grado di abiezione siamo scesi, constateremo come la nostra esperienza possa giovare agli altri. Scomparirà ogni idea dell'inutilità della nostra vita e così pure ogni forma di commiserazione di noi stessi. Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri. L'egoismo scomparirà. Le nostre idee sulla vita cambieranno come dal giorno alla notte. La paura delle persone e la paura dell'insicurezza economica ci abbandoneranno. Intuiremo come dovremo comportarci di fronte a situazioni che di solito ci sconcertavano. Ci renderemo conto, tutto a un tratto, che Dio fa per noi ciò che noi non riuscivamo a fare da soli.

Sono promesse stravaganti? Noi pensiamo di no. Si realizzano in mezzo a noi, ora rapidamente, ora lentamente. Siamo certi che si attuano, se ci impegniamo alla loro realizzazione. 

Questa riflessione ci conduce al Decimo passo che ci suggerisce (...)

(brano dal Grande Libro, VI.cap., "All'opera", p.82-83)


 




Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




Aiutare sé stessi aiutando gli altri

Nel gruppo AA si apprende ad ascoltare e a provare le emozioni degli altri, a sentire benevolenza, a rifiutare di giudicare, a vivere secondo la filosofia del gruppo stesso. S'impara infine ad aiutare sé stessi aiutando gli altri.

Agli atei e agli agnostici, quando nei Dodici Passi sentiranno parlare di un Potere Superiore, consigliamo di fare del gruppo o dell'intera AA il loro Potere Superiore. Il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli AA. Nel gruppo vive l'esperienza di migliaia e migliaia di alcolisti recuperati: si può ragionevolmente avere un po' di fede nel gruppo.

AA è frequentata da persone delle religioni più diverse o di nessuna religione: si ammette quindi la massima tolleranza di dottrine e credenze.


 




Elementi essenziali del recupero

Buona volontà, onestà e apertura mentale, sono gli elementi essenziali del recupero. Ma questi sono indispensabili.

(dal "Grande libro" - Alcolisti Anonimi, p.392)






"Il gruppo, dove tutto comincia"

Ogni gruppo ha le proprie caratteristiche e i modi di portare il messaggio della sobrietà variano non solo da gruppo a gruppo ma anche da luogo a luogo. Agendo autonomamente, ogni gruppo traccia la propria rotta. Quanto meglio sono informati i membri, tanto più forte e unito è il gruppo, e tanto maggiore è la certezza che, quando un nuovo arrivato chiede aiuto, la mano di AA sarà sempre presente.

La maggior parte di noi non può recuperarsi senza un gruppo. Come disse Bill, “il comprendere rivela ad ogni membro che egli non è che una piccola parte di un grande insieme… Egli apprende che il tumulto dei desideri e delle ambizioni che lo agitano deve essere messo a tacere quando potrebbe danneggiare il gruppo. Risulta evidente che il gruppo deve sopravvivere o l’individuo non sopravvivrà”.

(dall'opuscolo "Il  gruppo, dove tutto comincia")


 




Bella scoperta!

Bella scoperta!