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A te, nuovo amico, nuova amica

Queste “due righe” di presentazione sono dedicate a te, caro amico, nell'intento di raggiungere la parte più profonda e, forse la più dolente, della solitudine che alberga nell'anima di quasi tutti gli alcolisti.
Noi siamo un gruppo di lavoro, siamo un gruppo di alcolisti che si riuniscono con regolarità, al fine di mantenere la loro sobrietà e di accrescerla, e con lo scopo primario di aiutare altri alcolisti a raggiungere la loro sobrietà. Noi ci riuniamo qui secondo quanto scritto nella quarta tradizione nel 1946, ovvero:
“Due o tre alcolisti qualsiasi che si riuniscano per raggiungere la sobrietà possono chiamarsi un gruppo A.A., purché come gruppo non abbiano nessun'altra affiliazione”.
L'enunciato di questa tradizione, verte esattamente in questo modo: « Quarta Tradizione - Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo, tranne che per le questioni riguardanti altri gruppi oppure A,A. nel suo insieme. »
Pertanto, se ti senti finalmente accolto, se avverti la nostra stessa liberatoria sensazione di “essere finalmente giunto a casa”, benvenuto.
Con noi potrai cercare di risolvere quel comune problema che per troppo tempo ha inficiato la nostra esistenza, e lo potrai fare mettendo in pratica il programma che Alcolisti Anonimi ci permette oggi di conoscere e ci suggerisce di adoperare.
In ultimo, ci permettiamo di ricordarti una frase di accoglienza che in Alcolisti Anonimi sentirai sovente: “Se vuoi smettere di bere, benvenuto, il problema è anche nostro; se vuoi continuare a bere… il problema è solo tuo”.
Nella speranza di averti fra noi, ti auguriamo: “Serene ventiquattro ore!”.

 

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Ottavo Passo

"Abbiamo fatto un elenco di tutte le persone cui abbiamo fatto del male e siamo diventati pronti a rimediare ai danni recati loro"

Egoismo ed egocentrismo, causa dei nostri guai! Spinti da molteplici forme di timore, di paura, di autoinganno, di autocommiserazione, noi calpestiamo gli altri e questi reagiscono. Potremmo riconoscere di aver preso nel passato, sotto la spinta del nostro egocentrismo, decisioni che ci hanno messo in condizione di essere colpiti. Noi alcolisti dobbiamo sbarazzarci dell'egoismo, oppure ci uccide! Dobbiamo affrontare tutte le cose dentro di noi che ci bloccano e di liberarcene, il bisogno di bere non è che un sintomo! 

A tal fine avevamo compilato un inventario personale, era il Quarto Passo. Dobbiamo ora, nell'Ottavo Passo, diventare pronti a riparare le offese che abbiamo arrecato. Riprendiamo quella lista di persone alle quali il nostro comportamento ha causato dei danni. Osserviamola, studiamola: ci pesa. "Prima di tutto perdonare gli altri", ci è stato detto, "altrimenti non si può chiedere il perdono". Ce la faremo? Potremmo tentare, altri ce l'hanno fatta, lo dicono quelli che ci hanno indicato la loro via. L'abbiamo percorsa anche noi e siamo arrivati fin qui. Finora quella via era sicura e percorribile. Non sarà facile, ma qualcuno diceva che, per lui, è stata più facile di quanto sembrasse. Potremmo iniziare dalle nostre ammende meno pesanti e proseguire con le altre. Iniziare, ma con quali parole? "Che fortuna incontrarti qui, è da tempo che volevo parlarti …, Ho un senso di colpa del quale vorrei liberarmi e chiedere scusa, mi dispiace per quella volta che…, Starò diventando vecchio perché sento il bisogno di alleggerire qualche zavorra del passato che mi pesa…, Ti chiamo per sapere come stai, non ci sentiamo da tempo…, ho anche una cosa che mi pesa per non avertela mai detta…, Un ricordo del passato mi turba e vorrei parlartene, starò meglio se mi perdonerai per quella faccenda di…". Sì, stiamo diventando pronti a fare ammenda onorevole per il passato, se ciò è in nostro potere. 

Ma abbiamo ancora dei dubbi. Rileggendo la lista dei nostri amici e colleghi ai quali abbiamo fatto dei torti, possiamo esitare: è il caso di andarli a trovare affrontando l'argomento spiritualità? No, non è necessario, e forse è inopportuno, abbordare alcuni di loro insistendo sull'elemento spirituale, potremmo fornire loro dei pregiudizi su di noi, con: "Sono entrato in un'associazione che mi sta rigenerando spiritualmente…, Sto facendo un programma che propone una crescita spirituale…, Sono membro di Alcolisti Anonimi…". Teniamo a mente che con questo passo stiamo ancora mettendo ordine nella nostra vita. Ecco un'altra introduzione all'ammenda, da esprimere anche in tono scherzoso: "Sto mettendo ordine nella mia vita, e…".

Stiamo diventando pronti per spazzare via le macerie che si sono accumulate a causa dei nostri sforzi di vivere secondo i nostri capricci, di gestire tutto noi. Chi non ne è capace, preghi fin quando non gli sia concessa la forza necessaria. Però, ci ricordiamo che all'inizio siamo rimasti d'accordo di essere disposti a tutto, a tutto!, per ottenere la nostra vittoria sull'alcol?! "Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi." Questo è il nostro Ottavo Passo. Seguirà il Nono, che progresso!

(da aiutoalcolistianonimi)


 



Settimo Passo (4/4)

Settimo passo (4/4)

( continua )   Durante questo processo di apprendimento sempre maggiore dell’umiltà, il risultato più profondo di tutti fu il cambiamento del nostro atteggiamento verso Dio. E questo accadde vera­mente sia che fossimo stati credenti oppure no. Cominciammo a superare l’idea che il Potere Superiore fosse una specie di salvatore da invoca­re solo in caso di emergenza. L’idea che avremmo continuato a vivere la nostra propria vita, con un po’ d’aiuto da parte di Dio di tanto in tanto, cominciò a dileguarsi. Molti di noi che si erano ritenuti religiosi si resero conto delle limitazioni di questo atteggiamento. Rifiutando di porre Dio al primo posto, ci eravamo privati del Suo aiuto. Ma ora le parole «Da solo non sono niente, è il Padre che fa le opere», cominciarono a contenere un significato ed una chiara promessa.

Capimmo che non era necessario che noi fos­simo costretti e forzati all’umiltà. Essa poteva senz’altro venire sia da una nostra ricerca volon­taria sia da una continua sofferenza. Una grande svolta decisiva nella nostra vita giunse quando ricercammo l’umiltà come qualcosa che noi volevamo veramente, piuttosto che come qual­cosa che dovevamo avere. Questo segnò il momento in cui potemmo cominciare a capire tutta l’implicazione del Settimo Passo: «Gli abbiamo chiesto umilmente di eliminare le no­stre deficienze».

Quando ci accingiamo a fare sul serio il Setti­mo Passo, sarebbe bene che noi di A.A. indagassimo ancora una volta su quali sono i nostri obbiet­tivi più profondi. A ciascuno di noi piacerebbe vivere in pace con sé stesso e con il suo prossimo. Ci piacerebbe essere certi che la grazia di Dio può fare per noi quello che non siamo capaci di fare per noi stessi. Abbiamo visto che i difetti di carat­tere basati su desideri miopi e indegni sono gli ostacoli che bloccano il nostro sentiero verso tali obbiettivi. Ora comprendiamo chiaramente che abbiamo continuato a esigere in modo irragione­vole da noi stessi, dagli altri e da Dio.

Ciò che ha principalmente reso attivi i nostri difetti è stata la paura originata dall’egocentri­smo, fondamentalmente paura di perdere qual­cosa che già possedevamo o di fallire nell’otte­nere qualcosa che chiedevamo. Vivendo su una base di esigenze insoddisfatte eravamo in uno stato di continua agitazione e frustrazione. Per­ciò non si sarebbe potuta avere pace alcuna a meno che non fossimo stati in grado di trovare i mezzi che limitassero queste esigenze. La diffe­renza tra una esigenza e una semplice richiesta è chiara a chiunque.

È nel Settimo Passo che facciamo nel nostro atteggiamento quel cambiamento che ci permet­te, con l’umiltà come guida, di uscire da noi stessi verso gli altri e verso Dio. L’essenza del Settimo Passo è tutta nell’umiltà. In effetti, esso ci dice che ora dovremmo essere disposti a pro­vare la via dell’umiltà nel cercare di eliminare gli altri nostri difetti, proprio come facemmo quando ammettemmo di essere impotenti di fronte all’alcol e giungemmo a credere che un Potere più grande avrebbe potuto riportarci alla ragione. Se quel grado di umiltà fu in grado di farci trovare quella grazia con la quale poté essere eliminata un’ossessione così letale, allora deve esserci speranza di ottenere lo stesso risul­tato nei confronti di qualsiasi altro problema che potremo eventualmente avere.

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 



Settimo Passo (3/4)

Settimo passo (3/4)

( continua )  Ancora una volta siamo spronati dall’inevita­bile conclusione che ci viene dall’esperienza di A.A. e cioè che dobbiamo sforzarci con forte determinazione, altrimenti cadiamo lungo il cammino intrapreso. A questo punto del nostro progresso ci sentiamo spinti con vigore e costretti a fare la cosa giusta. Siamo obbligati a scegliere tra i tormenti derivanti dallo sforzarci e le sicure sofferenze derivanti dall’evitare di farlo. Questi passi iniziali lungo la strada ven­gono fatti malvolentieri, tuttavia dobbiamo farli. Possiamo non avere ancora un’opinione molto alta dell’umiltà come desiderabile virtù persona­le, tuttavia dobbiamo ammettere che essa è un aiuto indispensabile per la nostra sopravvivenza.

Ma una volta che abbiamo dato un’occhiata ad alcuni di questi difetti, che li abbiamo discussi con un’altra persona e ci siamo trovati pronti ad eliminarli, la nostra opinione sull’umiltà comin­cia ad avere un significato più ampio. Da questo momento con ogni probabilità abbiamo avuto un certo sollievo dal peso delle nostre limitazioni più rovinose. Godiamo momenti in cui c’è qual­cosa che somiglia alla vera pace dello spirito. Per quelli di noi che hanno finora conosciuto soltanto agitazione, depressione o ansia — in altre parole per tutti noi — questa pace appena trovata è un dono inestimabile. Si è trovato effettivamente qualcosa di nuovo. Laddove l’umiltà era stata tempo addietro un forzato alimento di un misero pasto, ora comincia ad avere il significato di ali­mento essenziale che può darci serenità.

Questa migliorata percezione dell’umiltà dà ini­zio ad un altro cambiamento rivoluzionario del nostro modo di vedere. I nostri occhi cominciano ad aprirsi agli immensi valori che sono venuti direttamente dal doloroso sgonfiamento del nostro io. Finora le nostre vite sono state in massima parte dedicate a sfuggire sofferenze e problemi. Noi fuggivamo da essi come dalla peste. Non abbiamo mai voluto affrontare la realtà della sof­ferenza. La fuga attraverso la bottiglia era sempre la nostra soluzione. La formazione del carattere attraverso la sofferenza poteva andare bene per i santi, ma certamente non riguardava noi.

Poi in A.A., guardammo ed ascoltammo. Ovun­que vedemmo fallimento e sofferenza trasformati dall’umiltà in beni inestimabili. Udimmo storia dopo storia di come l’umiltà avesse tratto forza dalla debolezza. In ciascun caso, la sofferenza era stata il prezzo per essere ammessi in una nuova vita. Ma questo prezzo di ammissione ci aveva procurato più di quanto ci aspettassimo. Portò quel tanto di umiltà che, scoprimmo subito, era capace di guarire il dolore. Cominciammo a temere meno il dolore e a desiderare più che mai l’umiltà.   ( continua )

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 

 



Settimo Passo (2/4)

Settimo passo (2/4)

( continua ) Certo, la maggior parte di noi pensava che fosse desiderabile avere un buon carattere, ma evidentemente un buon carattere era qualcosa di cui si aveva bisogno per andare avanti con la fac­cenda dell’auto-compiacimento. Con un’appro­priata dimostrazione di onestà e moralità, avrem­mo avuto un’opportunità migliore di ottenere realmente quello che davvero volevamo. Ma tutte le volte che dovemmo scegliere tra carattere e comodità, la formazione del carattere si perdeva nella polvere del nostro correre dietro a ciò che pensavamo fosse felicità. Raramente guardammo alla formazione del carattere come a qualcosa da desiderare per se stessa, qualcosa per la quale ci sarebbe piaciuto sforzarci indipendentemente dal fatto che i nostri bisogni istintivi venissero o no soddisfatti. Non pensammo mai di far diventare l’onestà, la tolleranza e il vero amore per l’uomo e per Dio la base del nostro vivere quotidiano.

Questa mancanza di ancoraggio a qualsiasi valore permanente, questa cecità al vero scopo della nostra vita, produsse un altro cattivo risulta­to: fino a che fummo convinti di poter vivere esclusivamente con la nostra forza e intelligenza personali si rese impossibile una fede operante in un Potere Superiore. E ciò si verificava anche quando credevamo nell’esistenza di Dio. Poteva­mo anche avere la più sincera fede religiosa, ma essa rimaneva sterile perché stavamo ancora cer­cando d’interpretare noi stessi il ruolo di Dio.

Fino a che mettemmo al primo posto la fiducia in noi stessi, fu fuori questione una genuina fiducia in un Potere Superiore. Mancava quell’elemento fondamentale di umiltà assoluta, quel desiderio cioè di capire e fare la volontà di Dio.

Per noi il processo di acquisire una nuova pro­spettiva fu incredibilmente penoso. Fu solo attra­verso ripetute umiliazioni che fummo obbligati ad imparare qualcosa riguardo l’umiltà. Fu solo alla fine di un lungo cammino, segnato da un susseguirsi di sconfitte ed umiliazioni e dal deci­sivo annientamento della nostra autosufficienza, che cominciammo a sentire l’umiltà come qual­cosa di più che una condizione di umiliante disperazione. A ogni nuovo venuto in Alcolisti Anonimi viene detto, e presto lui se ne rende conto da sé, che questa umile ammissione d’impotenza di fronte all’alcol è il suo primo passo verso la liberazione dalla morsa che lo paralizza.

E così che all’inizio noi vediamo l’umiltà come una necessità. Ma questo è l’inizio più sem­plice. Per liberarci completamente dell’avversio­ne per l’idea di essere umili, per acquistare una visione di umiltà come l’ampia strada che porta alla vera libertà dello spirito umano, per essere disposti a impegnarci per acquisire umiltà come qualcosa che deve essere desiderabile per se stessa, a parecchi di noi occorre molto, molto tempo. Un’intera vita impostata sull’egocentrismo non può essere invertita tutta in una volta. All’inizio, la ribellione ostacola ogni nostro passo.

Quando abbiamo finalmente ammesso senza riserve di essere impotenti di fronte all’alcol, siamo capaci di tirare un sospiro di sollievo dicen­do: «Bene, grazie a Dio, questa è fatta! Non debbo più ripassarci!». Poi impariamo, spesso con costernazione, che questa è soltanto la prima pie­tra miliare sulla nuova strada che abbiamo cominciato a percorrere. Ancora stimolati da pura neces­sità, con riluttanza veniamo alle prese con quei seri difetti di carattere che furono la causa prima che fece di noi degli alcolisti, difetti che debbono essere affrontati per prevenire di cadere ancora una volta nell’alcolismo. Noi vorremmo essere liberati da qualcuno di questi difetti, ma in alcuni casi questa sembrerà un’impresa tanto impossibile che indietreggeremo. Ci attacchiamo poi con appassionata tenacia ad altri, che in realtà stanno disturbando il nostro equilibrio, perché riceviamo ancora troppo piacere da essi. Come possiamo raccogliere la risolutezza e la buona volontà per liberarci da tali pressanti impulsi e desideri?   ( continua )

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 



Settimo Passo (1/4)

Settimo passo (1/4)

“Gli abbiamo chiesto umilmente di elimi­nare le nostre deficienze “.


Poiché questo Passo si occupa in modo tanto specifico dell’umiltà, occorre soffermarci per considerare che cos’è l’umiltà e che cosa può significare per noi il praticarla.

In verità, il raggiungimento di un’umiltà mag­giore è il principio fondamentale di ognuno dei Dodici Passi di A.A., perché senza un qualche grado di umiltà, nessun alcolista può assoluta­mente restare sobrio. Quasi tutti i membri di A.A. hanno scoperto, inoltre, che se non svilup­pano questa preziosa qualità molto più di quanto essa può essere necessaria per non bere, non hanno ancora molta probabilità di diventare real­mente felici. Senza di essa non possono dare alla loro vita uno scopo veramente utile o, nelle avversità, essere capaci di raccogliere la fede che può far fronte a qualunque situazione critica.

L’umiltà, sia come parola che come ideale, se la passa male nel nostro mondo. Non solo l’idea è male interpretata, ma la parola stessa è spesso vivamente detestata. Molte persone non hanno nemmeno una vasta conoscenza dell’umiltà come modo di vita. Molte delle chiacchiere che sentiamo ogni giorno e moltissimo di quello che leggiamo non sono altro che esaltazione dell’or­goglio dell’uomo per le sue imprese.

Con un grande ingegno, gli uomini di scienza hanno costretto la natura a rivelare i suoi segreti. Le immense risorse che ora vengono imbrigliate promettono una tale quantità di benessere mate­riale che molti sono giunti a credere di trovarsi davanti un lungo periodo di prosperità creato dall’uomo. Sparirà la povertà e vi sarà tale abbondanza che ognuno potrà avere tutta la sicu­rezza e le soddisfazioni personali che desidera. La teoria sembra essere quella che, una volta soddisfatti gli istinti primari di ognuno, non resterà molto per cui litigare. Allora il mondo girerà felice e sarà libero di concentrarsi sulla cultura e sul carattere. Unicamente con la loro intelligenza e con il loro lavoro gli uomini avranno forgiato il proprio destino.

Certamente nessun alcolista, e sicuramente nessun membro di A.A., vuole disapprovare le conquiste materiali. Né noi entriamo in discus­sione con i molti che tuttora si aggrappano con tanta passione alla credenza che soddisfare i nostri fondamentali desideri naturali è lo scopo principale della vita. Ma noi siamo sicuri che nessuna categoria di persone nel mondo fece confusione peggiore nel cercare di vivere secon­do questa formula di quanto l’abbiano fatta gli alcolisti. Per migliaia di anni non abbiamo fatto che pretendere più di quel che ci spettasse quan­to a sicurezza, prestigio e avventure amorose. Quando ci sembrava di aver successo, abbiamo bevuto per sognare sogni ancora più grandi. Quando eravamo frustrati, anche in parte, abbia­mo bevuto per dimenticare. Non c’era mai limite a quel che pensavamo ci fosse necessario.

In tutti questi sforzi, moltissimi dei quali ben intenzionati, l’ostacolo paralizzante era stato la nostra mancanza di umiltà. Ci era sfuggita la pro­spettiva di vedere che la formazione del carattere e i valori spirituali dovevano venire per primi e che le soddisfazioni materiali non erano lo scopo dell’esistenza. In modo del tutto caratteristico avevamo finito col confondere i fini con i mezzi. Invece di considerare la soddisfazione dei nostri desideri materiali come il mezzo mediante il quale potevamo vivere e comportarci da esseri umani, avevamo preso queste soddisfazioni come il fine ultimo e lo scopo della nostra vita.  ( continua )

 

( da "Dodici Passi Dodici Tradizioni" )


 


Sesto Passo (6/6)

   ( … ) Se vorremo ottenere un qualche reale vantaggio nell'applicare questo Passo a problemi diversi dall'alcol, sarà necessario che noi facciamo un tentativo del tutto nuovo nel liberare la nostra mente da preconcetti. Sarà necessario che noi alziamo lo sguardo verso la perfezione e che siamo pronti a camminare in quella direzione. Sarà di scarsa importanza il modo più o meno esitante con cui camminiamo. La sola domanda che ci dobbiamo porre sarà: «Siamo pronti?».

Riconsiderando quei difetti cui non siamo ancora disposti a rinunciare, dovremmo cancellare i rigidi e fermi criteri che abbiamo fissato. Forse in alcuni casi saremo tuttora costretti a dire: «Non posso ancora rinunciare a questo»; ma non dovremmo dire: «A questo non rinuncerò mai!».

Chiariamo ora quella che sembra essere una pericolosa scappatoia che noi abbiamo lasciato: ci viene suggerito che dovremmo diventare completamente disposti a mirare verso la perfezione; rileviamo che qualche ritardo, comunque, potrebbe essere perdonato. E ritardo è quella parola alla quale, nella mente di un alcolista che si mette a raziocinare, potrebbe certamente essere dato un significato di lungo termine. Egli potrebbe dire: «Quant'è facile! Certo, mi dirigerò verso la perfezione, ma di sicuro non c'è bisogno che mi affretti. Forse posso rimandare indefinitamente di occuparmi di alcuni dei miei problemi». Naturalmente, questo non va. Un tale modo di ingannare se stessi dovrà fare la stessa fine di molte altre piacevoli razionalizzazioni. Come minimo, dovremmo venire alle prese con alcuni dei nostri peggiori difetti di carattere e cominciare a darci da fare per eliminarli al più presto possibile.

Nel momento in cui diciamo: «No, mai!» le nostre menti si chiudono alla grazia di Dio. Il ritardo è pericoloso e la ribellione può essere fatale. Questo è il punto esatto in cui abbandoniamo gli obiettivi limitati e ci dirigiamo verso quella che è la volontà di Dio nei nostri confronti.

 

 ( da Dodici Passi Dodici Tradizioni, pp.99-101 )


 




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Ricordando quanto sia per noi estremamente importante non isolarci e quanto possa essere di aiuto una telefonata ad un amico AA, si rammenta che la decisione di scambiare numeri telefonici fra membri seguirà il concetto di “libero arbitrio”. Pertanto nessuno si assume responsabilità qualora venisse fatto un utilizzo non consono del contatto telefonico. Aiutoalcolistianonimi.it e il gruppo sono esenti da responsabilità.


 



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Il nostro metodo

Capitolo 5

Raramente abbiamo visto una persona che, seguendo il cammino percorso da noi, non sia riuscita a vincere l'alcol. I non recuperabili sono quelli che non possono o non vogliono seguire il nostro semplice Programma, di solito persone che per natura sono incapaci di essere oneste con se stesse. Purtroppo, ci sono casi del genere. Non hanno colpa, perché forse sono nate con questa tendenza, sono per natura incapaci di comprendere e sviluppare un sistema di vita che esiga un'onestà rigorosa. Le loro possibilità di recupero sono limitate. Ci sono anche degli individui che soffrono di qualche grave anomalia psichica ed emotiva, ma molti di questi si salvano se hanno la capacità di essere onesti.

Le nostre storie personali mettono in risalto ciò che eravamo, ciò che ci è successo e quello che siamo ora. Se anche voi volete raggiungere ciò che noi abbiamo e se siete disposti a tutto per ottenere i nostri risultati, allora siete pronti a fare certi passi.

Non li abbiamo accettati tutti subito. Pensavamo di poter trovare una via più facile, più morbida. Ma non ci siamo riusciti. Con tutta l'energia e l'onestà che possediamo, vi imploriamo di essere forti e metodici fin dalle prime tappe di questa risalita. Qualcuno ha cercato di attenersi ai suoi vecchi sistemi e il risultato è stato zero finché non li ha abbandonati...

 

"Alcolisti Anonimi", capitolo 5: "Il nostro metodo"


 



 

tema del giorno

Riflessione 21 agosto

Ci proviamo

 

La mia stabilità è arrivata quando ho cercato di dare, non quando ho cercato di ricevere. (Il meglio di Bill, pag. 46-47)

 

Fino a quando cerco con tutto il cuore e tutta 1’anima di trasmettere agli altri quello che mi è stato trasmesso e non chiedo nulla in cambio, la vita è bella. Prima di entrare nel Programma di Alcolisti Anonimi non ero mai in grado di dare senza chiedere qualcosa in cambio. Non sapevo che, una volta che avessi iniziato a dare liberamente tutto me stesso, avrei iniziato a ricevere senza aspettarmi o chiedere nulla, Quello che ricevo oggi è il dono della “stabilità”, lo stesso che ricevette Bill: stabilità nel mio Programma A.A.; dentro me stesso; ma soprattutto nei miei rapporti con il mio Potere Superiore che io ho scelto di chiamare Dio.


 




Ancora sull'alcolismo, cap.3 (brano)

   Abbiamo quasi tutti creduto che sarebbe bastato non bere per un lungo periodo per essere in grado di riprendere a bere normalmente. Ma ecco un uomo che, a cinquantacinque anni, si è ritrovato al punto esatto in cui si trovava a trent'anni. Abbiamo visto dimostrata, ancora una volta, questa verità: "alcolista una volta, alcolista per sempre". Riprendendo a bere dopo un periodo di astinenza, in poco tempo stiamo peggio di prima. Se abbiamo veramente l'intenzione di finirla con l'alcol, non dobbiamo avere riserve di nessun genere; dobbiamo respingere ogni recondita idea che finalmente un bel giorno saremo immuni dall'alcol.

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, III.cap."Ancora sull'alcolismo", p.32)


 




Ancora sull'alcolismo, cap.3 (brano)

Abbiamo sentito parlare di alcuni  individui, che avevano dato dei segni sicuri di alcolismo, sono riusciti a non bere per un lungo periodo, perché motivati da un forte desiderio di riuscirvi. Eccone uno.

Un uomo di trent'anni si ubriacava abbastanza spesso. Al mattino, dopo queste crisi, si sentiva eccessivamente nervoso e cercava di calmarsi bevendo ancora dell'alcol. Aveva l'ambizione di riuscire negli affari, ma si rendeva conto che non avrebbe concluso nulla se avesse continuato a bere. Era un uomo eccezionale: rimase per venticinque anni sobrio e si ritirò a cinquantacinque, dopo una carriera felice e piena di successi. Poi rimase vittima di un'illusione condivisa praticamente da tutti gli alcolisti: credere cioè che la sua sobrietà e il suo autocontrollo durati così a lungo gli permettessero di bere come tutti. Un giorno s'infilò le pantofole e stappò una bottiglia. Due mesi più tardi si ritrovò in ospedale…

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, III.cap."Ancora sull'alcolismo", p.31)


 




Vivendo nell'illusione... (brano da "Ancora sull'alcolismo", cap.3)

Sembra che non esista neppure un trattamento tale da rendere gli alcolisti come noi simili alla gente comune. Abbiamo provato tutti i mezzi possibili e immaginabiliIn alcuni casi abbiamo ottenuto un breve recupero che subito è stato seguito da una più grave ricaduta. 

I medici esperti in alcolismo, sono tutti d'accordo nell'affermare che è impossibile fare di un alcolista un bevitore normale.  (…) Escogitando ogni tentativo e vivendo nell'illusione, cercheranno di provare in ogni modo a se stessi di essere un'eccezione alla regola e cioè di non essere alcolisti. 

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, III.cap."Ancora sull'alcolismo", p.29-30)


 




Ancora sull'alcolismo, cap.3 (brani)

 

Sembra che non esista neppure un trattamento tale da rendere gli alcolisti come noi simili alla gente comune. Abbiamo provato tutti i mezzi possibili e immaginabili. In alcuni casi abbiamo ottenuto un breve recupero che subito è stato seguito da una più grave ricaduta. I medici esperti in alcolismo, sono tutti d'accordo nell'affermare che è impossibile fare di un alcolista un bevitore normale.  (…) 

Escogitando ogni tentativo e vivendo nell'illusione, cercheranno di provare in ogni modo a sé stessi di essere un'eccezione alla regola e cioè di non essere alcolisti. 

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, III.cap."Ancora sull'alcolismo", p.29-30)


 




Ancora sull'alcolismo, cap.3 (brani)

Abbiamo appreso che bisognava ammettere senza reticenze e con profonda convinzione che noi eravamo degli alcolisti. È questo il primo passo da fare per il nostro recupero. L'illusione che siamo come gli altri o che possiamo diventare come loro, deve scomparire.

Noi alcolisti siamo degli uomini e delle donne che hanno perso la capacità di controllarsi nel bere. Sappiamo anche che nessun vero alcolista riuscirà mai a ritrovare questo controllo

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, III.cap."Ancora sull'alcolismo", p.29)


 

 




Ancora sull'alcolismo, cap.3 (brani)

La maggior parte di noi era riluttante ad ammettere di essere dei veri alcolisti. A nessuno piace sentirsi mentalmente e fisicamente diverso dagli altri. È per questo che non ci si deve meravigliare se la nostra carriera di bevitori è stata caratterizzata da numerosi e vani tentativi di provare che noi potevamo bere come gli altri. La grande ossessione del bevitore fuori della norma è che in qualche modo, un giorno, riuscirà a controllarsi nel bere. Il persistere di quest'illusione è sorprendente. Molti la inseguono fino alle soglie della pazzia o della morte.

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, III.cap."Ancora sull'alcolismo", p.29)


 




Ancora sull'alcolismo, cap.3 (brani)

 

Abbiamo appreso che bisognava ammettere senza reticenze e con profonda convinzione che noi eravamo degli alcolisti. È questo il primo passo da fare per il nostro recupero. L'illusione che siamo come gli altri o che possiamo diventare come loro, deve scomparire.

Noi alcolisti siamo degli uomini e delle donne che hanno perso la capacità di controllarsi nel bere. Sappiamo anche che nessun vero alcolista riuscirà mai a ritrovare questo controllo. 

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, III.cap."Ancora sull'alcolismo", p.29)


 




Ancora sull'alcolismo, cap.3 (brani)

 

La maggior parte di noi era riluttante ad ammettere di essere dei veri alcolisti. A nessuno piace sentirsi mentalmente e fisicamente diverso dagli altri. È per questo che non ci si deve meravigliare se la nostra carriera di bevitori è stata caratterizzata da numerosi e vani tentativi di provare che noi potevamo bere come gli altri. La grande ossessione del bevitore fuori della norma è che in qualche modo, un giorno, riuscirà a controllarsi nel bere. Il persistere di quest'illusione è sorprendente. Molti la inseguono fino alle soglie della pazzia o della morte.

(dal Grande Libro-Alcolisti Anonimi, III.cap."Ancora sull'alcolismo", p.29)


 




SETTIMA PROMESSA

VII^ promessa: «NOI PERDEREMO INTERESSE NELLE COSE EGOISTE E GUADAGNEREMO INTERESSE NEI NOSTRI SIMILI.»

Egoismo: Imperfezione del cuore e della mente. Smodato amore per se stesso, che induce a pensare solo agli iteressi personali". Definizione che non mi piace per niente, ma che indica quello che è stato per anni il mio modo di essere. Come si cura? Passando al lato oposto: cercando di aiutare gli altri.

Una volta, un prete mi disse: "Cerca di ocuparti di tutti gli altri, non solo degli Alcolisti Anonimi".

Accade spesso che mi trovo immerso nel Programma al cento per cento; i miei rapporti sono con gli Alcolisti; i miei nemici,i miei confidenti, il mio mondo ruota totalmente in questa realtà.

E la famiglia? Ha atteso tanto, è giusto che riconosca sempre chi mi ha aiutato quando ero debole, malato, depresso, pazzo.

Ora è il momento di unirmi a loro e alla società, di essere un cittadini del mondo. Di occuparmi degli altri e dimenticare me stesso. A questo si riduce tutto.

Il testo della promessa, nella versione corrente, recita: "Perderemo l'interesse per i nostri capricci e ci dedicheremo al servizio degli altri."


 




Brano dal Settimo Passo

Il Settimo Passo si occupa in modo tanto specifico dell’umiltà...

... il raggiungimento di un’umiltà mag­giore è il principio fondamentale di ognuno dei Dodici Passi di A.A., perché senza un qualche grado di umiltà, nessun alcolista può assoluta­mente restare sobrio. Quasi tutti i membri di A.A. hanno scoperto, inoltre, che se non svilup­pano questa preziosa qualità molto più di quanto essa può essere necessaria per non bere, non hanno ancora molta probabilità di diventare real­mente felici. Senza di essa non possono dare alla loro vita uno scopo veramente utile o, nelle avversità, essere capaci di raccogliere la fede che può far fronte a qualunque situazione critica.


 




C’è qualcosa oltre il regno della ragione umana?

 

... Dopo aver fallito ancora nel riconquistare la mia abilità di bevitore sociale, mi convinsi e cominciai a partecipare ad A.A. assiduamente.

   Fortunatamente frequentai il gruppo che dedicava le sue riunioni chiuse alla discussione dei Passi. La maggior parte dei membri aveva i propri concetti su un Dio personale; l’at­mosfera di fede che mi circondava era così viva che a volte credevo di essere sul punto di farmi coinvolgere. Non accadde mai. Eppure trovavo che i Passi rivelavano nuove profondità di significato a ogni discussione...


da "Giunsi a credere" - leggi l'intero brano in "Biblioteca"

 


 




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Preghiera del Settimo Passo

   ... Se siamo ancora attaccati a qualcosa che non vogliamo abbandonare, noi domanderemo a Dio di aiutarci a lasciarla. Quando siamo pronti, diciamo pressappoco così:

   "Mio Creatore, ora voglio che Tu diventi il Signore di tutto il mio essere, delle mie parti buone e di quelle cattive. Ti domando di spazzare via ogni singolo difetto di carattere che m'impedisce di essere utile a Te e ai miei amici. Fin d'ora dammi la forza di fare la Tua Volontà. Amen".

   Abbiamo così completato il Settimo Passo.


(da "Alcolisti Anonimi" p.75)


 




10 giugno 1935

Alcolisti Anonimi, p. 171, 180
L’INCUBO DEL DOTTOR BOB
1l cofondatore di Alcolisti Anonimi

La nascita della nostra associazione data dalla sua prima giornata di completa sobrietà, il 10 giugno 1935.

Fino al 1950, anno della sua morte egli portò il messaggio di A.A. a oltre 5.000 alcolisti, uomini e donne, e a tutti questi egli prestò i suoi servigi medici gratuitamente.

In tale prodigioso servizio egli fu ottimamente assistito da Suor Ignazia all’ospedale S. Tommaso ad Akron, nell’Ohio. Ella va annoverata come una delle migliori amiche che la nostra associazione potrà mai ricordare. (Alcolisti Anonimi, p. 171)

 

« (...)  Era il 10 giugno 1935 e fu questo il mio ultimo bicchiere. Al momento in cui scrivo sono passati quasi sei anni da quel giorno.

(...)

E’ un meraviglioso dono immensamente grande quello di essermi liberato dalla terribile maledizione che aveva condannato tutta la mia vita. La mia salute è ora buona e io ho ritrovato il rispetto di me stesso e il rispetto dei miei colleghi. La mia vita familiare è ideale e i miei affari vanno bene per quanto è possibile in questi tempi incerti.

Passo gran parte del mio tempo a trasmettere quello che ho imparato ad altri che lo desiderano e che ne hanno un gran bisogno.

Lo faccio per questi motivi:

1. Per un senso del dovere.

2. Perché è per me un piacere.

3. Perché così facendo pago il mio debito di gratitudine verso chi ha speso il suo tempo a trasmettermi il suo messaggio.

4. Perché ogni volta che lo faccio mi assicuro una maggiore garanzia contro ogni possibile ricaduta...  (...) »  

 

(Alcolisti Anonimi, p. 180)

 

 




» ... « no bevo no sete

    » Da quando non bevo, non ho più sete. «    

 

 




Bella scoperta!

Bella scoperta!