Alcolisti Anonimi è un'Associazione omogenea di genti diverse, sessi diversi, estrazioni sociali e ceti diversi, professioni diverse, l'unico punto che abbiamo in comune è il Desiderio di smettere di bere, il desiderio di perdere una volta per tutte la quotidiana battaglia contro l'alcol, di arrenderci, di dichiararci Impotenti di fronte ad esso, e così facendo estromettere quel subdolo Veleno dalle nostre Vite. 
Invece d'ingaggiare uno scontro frontale con tale sostanza, in A. A. si impara a convivere con essa, 24 ore alla volta, conducendo un'esistenza parallela affinché le due rette non abbiano a convergere mai più.
La forza profusa da A. A. è immensa, infatti là dove nulla può la medicina, che altro non può fare che disintossicare il corpo, ma non la mente, è riuscita Alcolisti Anonimi, lo fa nel modo più semplice, ognuno di noi durante le Riunioni di Gruppo si spoglia, idealmente, di ogni titolo, da ogni carica che ricopre nella vita di tutti i giorni, e veste i panni semplici dell'alcolista.
Già da quando prende parte alla sua prima Riunione il nuovo venuto si accorge che quello potrebbe veramente essere il posto giusto per risolvere il suo problema, si rende conto che quelle persone sconosciute, pur nella loro normalità, hanno qualcosa di strano, lo accolgono come se lo avessero sempre conosciuto, non come se lo conoscessero da pochi minuti, gli aprono i loro cuori e con le loro testimonianze, catarsi, rivelano cose che non confiderebbero neppure al loro migliore amico, cose che non conoscono nemmeno il loro parenti più stretti, allora il nuovo venuto li guarda, li ascolta, e dai loro volti distesi, dalle loro parole pacate, avverte in modo tangibile che esiste concretamente una Via d'Uscita.
Dopo tanti fallimenti, delusioni ed illusioni, capisce che non è più solo, ora è tra persone che possono aiutarlo, possono farlo perché sono le uniche che lo comprendono, il perché è semplice "Sono come lui", lo aiuteranno, gli daranno il loro sostegno, incondizionato e disinteressato, 24 ore al giorno, sulla Via della Sobrietà.
Guardando quegli AAmici potrà vedere come in uno specchio, e finalmente quello specchio gli mostrerà un'immagine Serena.

In AA nulla è obbligatorio, tutto è suggerito, tuttavia esiste un ma, la "conditio sine qua non" per poter intraprendere il Cammino che può ridarci la Vita è l'accettazione del Primo Passo che recita:

"NOI ABBIAMO AMMESSO LA NOSTRA IMPOTENZA DI FRONTE ALL'ALCOL, E CHE LE NOSTRE VITE ERANO DIVENUTE INCONTROLLABILI."

Si può obiettare che un'ammissione d'impotenza è una resa senza condizioni, come si può vincere dopo una sconfitta così totale?
Può sembrare una contraddizione in termini, ma AA riesce a spiegare anche questo.

Infatti l'alcolista, il malato di alcol, solo giungendo a questa conclusione capisce che non è ingaggiando uno scontro frontale contro un avversario così forte che si può avere partita vinta, ma deve semplicemente azionare uno scambio affinché il treno su cui viaggia abbia a deviare su di un binario diverso da quello su cui viaggia il suo antagonista, segua cioè una strada parallela alla sua per non aver più nessun contatto.
L'alcol è una sostanza che fa parte del vivere quotidiano, ma nessuno è obbligato a farne uso, quello che dobbiamo imparare è a convivere con esso tenendolo sempre alla distanza di una spanna, lui non verrà da noi, siamo noi che, dopo esserci resi conto che con esso non è possibile nessun tipo di negoziato, non dobbiamo mai più allungare la mano per afferrarlo.
La mia vita era divenuta incontrollabile, certo la mia condizione era peggiore di quella degli schiavi impiegati nelle piantagioni di cotone, perché loro almeno erano soggetti alla volontà di un essere umano (?), io mi sono piegato e genuflesso davanti ad un idolo di vetro.
Che genere di Vita può mai essere quella passata a trascinarmi da una bettola all'altra nella spasmodica ricerca di qualcosa che lentamente ed inesorabilmente mi porta alla morte?
Che significato ha una Vita svuotata da ogni valore, in cui ogni mio pensiero, ogni mia azione hanno un solo scopo, procurarmi l'alcol?
Meglio farla finita subito!
NO!! Meglio arrendermi senza pretendere neppure l'onore delle armi.
Dopo un comprensibile periodo iniziale di navigazione durante la quale i fortunali si alterneranno alle schiarite, peraltro sempre più ampie, piano piano la nave seguirà una rotta più sicura, volgerà la prua verso mari più tranquilli, si lascerà a poppa le acque limacciose del passato, e questo sarà possibile perché al timone ci sarò io, io finalmente padrone della mia vita, sarò io a tracciare la rotta, a decidere consapevolmente dove dirigere le mie emozioni e a quali scali approdare.
Il Mostro sarà sempre in agguato nei pressi del timone, ad un passo da me, ma quella distanza diverrà incolmabile se io avrò accettato con tutto me stesso il Primo Passo.

Nell'immaginario collettivo la persona che eccede nell'assumere sostanze alcoliche, l'ubriacone, ha molte sfaccettature.
È un vizioso o un debole, un pagliaccio o un essere spregevole, quello che ha sempre voglia di fare polemica, quello che quando ne ha un bicchiere in più dà in escandescenze.
Molte persone non comprendono "come si ci possa ridurre in quelle condizioni pietose", poche provano pietà.
In conformità al concetto "se l'assunzione smodata di sostanze alcoliche fa male, se farlo riduce in quelle condizioni, allora perché farlo?", se ragioniamo in questi termini allora i giudizi negativi sono ampiamente giustificati.
Ma se proviamo a pensare che chi eccede nel bere è una persona malata allora tutto ci apparirà sotto una luce diversa, si può forse rimproverare ad un diabetico il fatto che l'assunzione di zuccheri lo faccia stare male?
Sono ormai parecchi anni che l'Organizzazione Mondiale della Sanità' (O. M. S.) ha sancito che l'Alcolismo è una Malattia, e Alcolisti Anonimi aggiunge che è una Malattia Irreversibile, Progressiva e Mortale.


Se perciò è una Malattia e non un Vizio, proviamo a capire quale può essere la terapia più idonea.
Alcolisti Anonimi non può curare il fisico (almeno nell'immediato) ma ci fornisce i mezzi affinché noi stessi possiamo riuscire a intraprendere il Cammino che, passo dopo passo, ci condurrà ad una Sobrietà Serena, non Astinenza.
Alcolisti Anonimi non prescrive farmaci (ciò è prerogativa della classe medica) ma ci aiuta a rimanere lontani dal Primo Bicchiere, così seguendo il Programma di A. A., i 12 Passi, ci accorgiamo di poter superare anche i problemi connessi ad una salute compromessa dall'abuso di alcol, almeno quando i danni non sono particolarmente gravi. Infatti dopo qualche tempo, diverso per ognuno di noi, il nostro organismo rifiorisce, il corpo acquista una nuova dimensione e scompaiono i molti malesseri che prima ci obbligavano a imbottirci di medicinali. Non saremo più gonfi di liquidi superflui, non avremo più gli occhi perennemente arrossati e pesti, il volto scavato, la pelle giallognola, i muscoli avvelenati da acidi tossici, la testa non pulserà più in modo spasmodico, lo stomaco non dovrà più rovesciarsi in sterili conati di vomito, il fegato non sarà più costretto a consumarsi in un incessante lavoro di filtro, le mani non saranno più scosse da tremiti incontrollabili, (che ci costringevano a bere, riaprendo e chiudendo un girone infernale). Soprattutto il cervello si affrancherà dalle catene dell'alcol e finalmente potrà assolvere alla funzione che un Entità Superiore o l'Evoluzione Biologica gli ha assegnato, cioè Pensare.
Tra l'altro, a differenza di altri malati, l'alcolista non deve spendere nulla per curarsi, ma rinunciando al Primo Bicchiere, risparmia.

Alcolisti Anonimi afferma che l'alcolismo è una Malattia irreversibile, progressiva e mortale, ora mi spiego meglio:

- irreversibile perché dall'alcolismo non si guarisce, si rimane alcolisti per tutta la vita, Sobri ma Alcolisti;

- progressiva perché possiamo arrestarla non assumendo alcol, ma non regredisce e in caso di ricaduta riallacceremo il filo esattamente nel punto in cui lo avevamo spezzato;

- mortale perché inesorabilmente, per vie diverse, conduce alla morte, se si persevera nell'assumere alcol.
Grazie anche ad A. A. oggi il concetto ALCOLISMO=MALATTIA comincia a demolire lo stereotipo dell'ubriacone vizioso, per sostituirlo con l'immagine di una persona normale che ha una normale malattia, e che, per tanto, va curata non disprezzata.
Per esperienza personale sono convinto che la cura giusta sia il Programma di Recupero (12 Passi e 12 Tradizioni) di Alcolisti Anonimi.
In questa associazione il malato è allo stesso tempo paziente e medico di se stesso: A. A. è un macrocosmo formato da singole cellule che le danno coesione e consistenza, ma ogni cellula è completamente autonoma. 
Ogni membro di A. A. conta solo in ragione della sua Sobrietà', cioè brilla di Luce propria e riflette la sua Luce all'infinito: così se in un AAmico tale Luce si sta affievolendo, questi può illuminarsi e tornare a risplendere.
Alle Riunioni A. A. ognuno di noi parla dei suoi problemi e può dire cose inconfessabili in altri posti (cose legate al periodo di alcolismo attivo) sapendo che non verrà giudicato, perché tra di noi nessun giudica un altro.
La parola Amico assume un diverso significato quando è abbinata all'aggettivo Alcolista, infatti ognuno di noi sa che in qualunque parte del mondo si possa trovare nel momento del bisogno, anche nelle ore più impossibili, potrà comporre un numero di telefono, sarà la voce di uno sconosciuto a rispondere, ma appena questo sconosciuto dirà "pronto" come d'incanto diverrà l'Amico Alcolista, il vecchio AAmico che sa trovare la parola giusta, al quale non bisogna neppure dire grazie perché afferrando la mano, che in quel momento chiede aiuto, la sua stessa Sobrietà riceverà nuovo impulso dalla telefonata ricevuta.
Infine, in A. A. ci si conosce solo per nome, questo protegge gli Alcolisti da complicazioni per la loro immagine pubblica, per il loro lavoro, per la loro famiglia. Ma il significato dell'Anonimato è più profondo perché trascende da valori materiali: quando ci si riunisce, senza le qualifiche altisonanti, gli orpelli, del lavoro e della società, acquistiamo la nostra vera dimensione di semplici esseri umani che hanno un problema comune, uguale per tutti.

Può l'egoismo assurgere ad espressione massima di Virtù e avere risvolti positivi, non solo per chi se ne serve, ma anche per coloro che lo circondano, perciò non essere solo usufrutto e prerogativa solo di chi lo esercita?
Può l'egoismo cambiare in meglio la mia Vita?
Solitamente l'egoismo è associato a stati d'animo, modi pensare, di agire, che nell'accezione comune sono negativi:
il razzismo è egoismo, l'avarizia è egoismo, ergersi su di un piedistallo è egoismo, ecc..
Ma esiste un'Associazione che in virtù del suo modus operandi, Programma dei 12 Passi e 12 Tradizioni, capovolge questo concetto:
l'Io diventa una difesa che non contiene una carica offensiva, non è un contrattacco, non è chiudersi a riccio.
Io non assumerò sostanze alcoliche perché sarò io a stare male se lo farò, se assumerò sostanze alcoliche sarò io a pagare in prima persona, io non assumerò sostanze alcoliche perché se persevero nel farlo sarò io a morire, io non assumerò sostanze alcoliche perché solo e abbandonato da tutti sarò io a trovarmi sotto ad un ponte costretto ai margini della Società civile.
Io, io è il motivo costante.
Io sono la persona più importante a cui volere bene, è a me stesso che in primis devo dedicare ogni attenzione e cura.
Al Gruppo durante le Riunioni io parlo solo per me stesso, partecipo alle Riunioni per ottenere e mantenere la Mia Sobrietà, se un AAmico è nel momento del bisogno e mi chiama sarò sempre disponibile ed accorerò prontamente, ma lo farò per me stesso, non voglio essere ringraziato, perché aiutandolo aiuto me stesso. 
Tutto ciò può apparire paradossale ma è facilmente spiegabile, A. A. non è altro che la proiezione dell'Io all'ennesima potenza, non è altro che la fusione di milioni di Io che vivono in simbiosi perfetta, milioni di Io che snaturano il concetto originale di egoismo e lo sublimano in una inesauribile fonte di altruismo, in energia positiva.
Il concetto è addirittura lapalissiano:
"Se io mi ubriaco danneggio me stesso e il potere deflagrante dell'alcol danneggerà tutti coloro che mi circondano, viceversa se io non mi ubriaco sarò un ordigno disinnescato e conseguentemente non arrecherò danno né a me stesso né ad altri."
Però il principio non ha nessuna valenza se non sarò io l'artificiere che vuole rendere innocua la bomba, se disinnescherò l'ordigno solo per compiacere un parente, un amico, un collega.
L'unica persona che può deludermi sono io, l'unico essere umano a cui non posso mentire sono io, a che scopo ingannare se stessi?
Io solo voglio arrogarmi il diritto di decidere se continuare a soffrire o meno, a nessun altro, e per nessuna ragione, intendo delegare questa prerogativa.
Io alcolista attivo ero bugiardo e scaltro, sempre alla spasmodica ricerca di un alibi su cui costruire la mia difesa in un "processo" per ubriachezza.
Quale occasione migliore di quella fornitami da un'occhiata storta da parte del coniuge al quale avevo fatto promesse solenni! Perché tenere fede ad un giuramento, quando chi l'ha strappato mi guarda in cagnesco?
E che dire del caso in cui viene a mancare, per mille motivi, compresa la morte, il destinatario della promessa?
I figli deludono? danno soddisfazioni? è lo stesso!! posso fare uno strappo anche se ho giurato in ginocchio.
Se mi ergo a Maestro e Custode del Verbo e poi non riesco nell'intento di recuperare un AAmico anche da questo posso trarre motivo di giustificazione, ahimè! come mi sento depresso!!
Ma io non devo mai dimenticare che l'aiuto che porto lo porto a me stesso, sarò felicissimo se qualcuno potrà trarre giovamento dalla condivisione della mia testimonianza, ma è imperativo categorico rimanere assolutamente indifferente di fronte ad un insuccesso, il Primo Passo recita:

"Abbiamo ammesso la nostra impotenza di fronte all'alcol..."

Sono perciò impotente anche di fronte all'alcolista che non desidera recuperarsi, io non possiedo facoltà taumaturgiche, posso solo mettere a disposizione la mia esperienza attraverso la mia testimonianza.
Dunque io mi asterrò dall'assumere bevande alcoliche per me stesso, parlerò solo per me stesso, non devo temere di apparire egoista, quello che mi si offre è un'occasione, potrei non averne altre.
Mi piace pensare ad A. A. come ad un enorme pianta dalla quale posso suggere all'infinito la linfa che mi consente di vivere una Vita normale, niente di eclatante, ma per me alcolista con un passato di non Vita, la Normalità è la quintessenza, se non della Felicità, almeno della Serenità.
Ma in natura non esistono fonti di energia che siano inesauribili e allora la linfa che alimenta la Pianta, che non la fa inaridire, come può bastare per sempre e per tutti?
Il prodigio si compie attraverso un meccanismo di interscambio, che avviene simultaneamente, tra la Pianta e chi se ne nutre, perché chi se ne nutre non è un parassita che prende senza dare, ma Lui stesso è la Pianta, tutti noi siamo la Pianta, una Pianta che non esiste, ma è la Pianta più imponente e maestosa che sia mai stata piantata nel Giardino della mia Vita.
Gianpaolo A.

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