Dentro un mare di bottiglie vuote

Sono più che affezionata al sito

Ho bevuto per dimenticare che bevevo

Alcolista senza volerlo e senza saperlo

La mia prima volta al gruppo fisico

Chat "In memoria di Ettore" (1 marzo 2015), testimonianza di Paolo58

Mi rende felice il fatto di essere cosciente, di zanolip

Salvato da un pescatore

Questa mia lunga storia

Non riuscivo più né a bere né a non bere... - Paolo58

Il mio Ottavo passo

Il racconto di Irina - моя история, Ирина С.

Sono Christian e sono alcolista

Testimonianza di Elena

Testimonianza di Giorgia

Non più da solo...

♦ ♦ ♦ da altri siti ♦ ♦ ♦

Buone Ventiquattro ore - (Testimonianze, Dai giovani)

Ho cercato nell’enciclopedia - (Testimonianze, Dalla donna)

Un alcolista grato e fortunato - (Testimonianze, Per tutti)

Un sentimento di libertà - (Testimonianze, Programma)

Settimo Passo: un ostacolo troppo alto - (Testimonianze, Programma)

Mentre la pasta scuoce - (Testimonianze, Per tutti)

Primo passo di un anziano - (Testimonianze, Primo passo)

Cinzia - In vacanza - (Testimonianze, Dalla donna)

La sponsorizzazione in A.A. - (3/4)

La sponsorizzazione in A.A. - (4/4)

La sponsorizzazione in A.A. - (1/4) (Testimonianze, Programma)

La sponsorizzazione in A.A. - (2/4)

La strada è A.A. - (Testimonianze, Dalla donna)

Anonimato 1/4 - (Testimonianze, Tradizioni)

Anonimato 2/4 - (Testimonianze, Tradizioni)

Anonimato 3/4 - (Testimonianze, Tradizioni)

Anonimato 4/4 - (Testimonianze, Tradizioni)

Frasi tradotte - (Testimonianze, varie)

Un programma egoista? - (Testimonianze, Programma)

Nessuna tromba suonò - (Testimonianze, Programma)

Dalla parte di lei - (Testimonianze, Amore-Sesso)

IL 12mo PASSO, STORIE DI SOBRIETÀ - DALL'IO AL NOI (8)




Dentro un mare di bottiglie vuote

Chat dedicata ad un nuovo iscritto

(...)

(21:45:51) Qqq: il primo bicchiere

(21:45:57) Qqq: nemmeno lo ricordo

(21:46:06) Qqq: ma ricordo bene l' ultimo.

(21:46:19) Qqq: era il confine con l inferno!

(21:46:25) Qqq: l inferno in terra

(21:46:30) Qqq: e l inferno dentro.

(21:46:35) Qqq: sapevo benissimo

(21:46:43) Qqq: di avere ormai un grosso

(21:46:50) Qqq: e ingestibile problema

(21:47:00) Qqq: ma da buon presuntuoso

(21:47:15) Qqq: pensavo di potermela sbrogliare da solo.

(21:47:24) Qqq: speranza vana!

(21:47:29) Qqq: ho tentato

(21:47:35) Qqq: un migliaio di volte

(21:47:41) Qqq: di imparare a bere

(21:47:50) Qqq: non sapevo che l' alcolismo e'

(21:47:57) Qqq: una malattia irreversibile.....

(21:48:05) Qqq: pensavo fosse un vizio

(21:48:14) Qqq: e non ne parlavo con nessuno....

(21:48:26) Qqq: quelle poche volte che toccavo l argomento

(21:48:40) Qqq: ero piu' che certo

(21:48:46) Qqq: di non essere compreso.

(21:49:05) Qqq: e' iniziato cosi'

(21:49:15) Qqq: il vero baratro dell' isolamento.

(21:49:17) Qqq: io

(21:49:22) Qqq: chiuso in me stesso

(21:49:34) Qqq: dentro un mare di bottiglie vuote

(21:49:38) Qqq: che odiavo

(21:49:46) Qqq: ma che cercavo.

(21:49:53) Qqq: non riuscivo piu'

(21:49:56) Qqq: ne' a bere

(21:50:01) Qqq: ne' a non bere!

(21:50:11) Qqq: mi ero ritrovato sotto scacco. (...)            

     continua a leggere, clicca qui sotto:

⇒    http://www.aiutoalcolistianonimi.it/index.php?id=get_doc&z=d&xid=14686

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Sono più che affezionata al sito

 

(22:34:18) Xxxx: Tutti sanno che il sito l'ho conosciuto in un periodo di grave faragiltà 

(22:35:01) Xxxx: tutti sanno che sono piu che affezionata al sito che per me e indispensabile 

(22:35:30) Xxxx: è stato per me una manna un vero dono 

(22:35:50) Xxxx: e sono imensamente grata a chi ha avuto l'idea di crearlo 

(22:36:14) Xxxx: non per nulla lo definisco la mia casetta, il mio rifugio 

(22:36:38) Xxxx: questo sito per me è stato la salvezza e non passa giorno che io trovo conforto alla tristezza 

(22:37:11) Xxxx: alla solitudine definita tragica senza togliere nulla ai gruppi fisici 

(22:37:42) Xxxx: che riconosco lo sbaglio di essermi allontanata per anni mettendo il tappo alla bottiiglia 

(22:38:02) Xxxx: ma i gruppi fisici non sono più quelli che ricordo, non faccio paragoni ma qui mi sento libera di esprimermi 

(22:38:21) Xxxx: e sopratutto non sono più sola, un dono senza pari 

(22:38:59) Xxxx: ovunque posso collegarmi, da qualunque parte del mondo, ho cominciato a leggere la letturatura 

(22:40:05) Xxxx: perché in questi anni non l'ho fatto

(22:40:41) Xxxx: Si dice che l'arcobaleno è la cintura della Madonna

(22:41:13) Xxxx: questo sito merita questo nome

(22:41:38) Xxxx: per me è grandioso

(22:42:06) Xxxx: hai sempre dove e a chi appellarti

(22:42:49) Xxxx: le testimonianze di quelli che hanno il

(22:43:12) Xxxx: mio broblema mi hanno dato la forza

(22:43:47) Xxxx: di reagire di scegliere di curarmi

(22:44:04) Xxxx: non solo con i farmaci

(22:44:26) Xxxx: Un grande grazie a tutti

(22:45:17) Xxxx: e tanta riconoscenza ad AA che ha dei membri

(22:46:08) Xxxx: che guardano molto più in la del proprio naso

(22:46:42) Xxxx: perché creare un sito ci vuole tempo e denaro

(22:47:28) Xxxx: E non penso che tutto mi è dovuto perché sono

(22:47:37) Xxxx: un'alcolista

(22:48:06) Xxxx: Serene 24 a tutti! Passo

(chat 2016)

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Ho bevuto per dimenticare che bevevo

 

 

 

"Ho bevuto per dimenticare che bevevo"

(…)

vari

(…)

22:30:04

Xxxx    

vuoto e tremori!

22:30:10

Xxxx    

ma quel vuoto io oggi ho imparato con cosa riempirlo.

22:31:16

Xxxx    

con una speranza in un nuovo stile di vita

22:31:32

Xxxx    

e con la condivisione dei miei disagi qui con voi!

22:31:46

Xxxx    

e ho scoperto che sono disagi simili.

(…)

vari

(…)

22:37:17

Xxxx    

ho fatto assunzione di responsabilità....

22:37:37

Xxxx    

che vuol dire: a me, a Xxxx alcolista

22:38:01

Xxxx    

MAI nessuno ha messo un imbuto in bocca per farmi bere!

22:38:08

Xxxx    

e mai a nessuno avrei permesso di levarlo.

(…)

vari

(…)

22:42:04

Xxxx    

certo che si'!

22:42:22

Xxxx    

e come le avrei potute mettere a tacere ansie e angosce e tremori?

22:42:56

Xxxx    

solo bevendo. da prima che il sole sorgesse.

(…)

vari

(…)

22:45:59

Xxxx    

ho contato solo su me stesso gli amici AA

22:46:16

Xxxx    

la loro esperienza e i loro suggerimenti.

22:46:25

Xxxx    

loro da dove io stavo passando ci erano già passati.

(…)

vari

(…)

22:57:06

Xxxx    

una persona - un alcolista

22:57:22

Xxxx    

che usciva alle tre del mattino e saliva in autostrada

22:57:35

Xxxx    

per trovare ancora alcol ...

22:57:49

Xxxx    

per proseguire la serata precedente!

22:58:09

Xxxx    

perché tremava e il fisico voleva

22:58:19

Xxxx    

altro alcol ...

22:58:23

Xxxx    

e la mente non capiva piu' la verità e l' inganno!

22:58:46

Xxxx    

e allora volevo dormire dormire e basta.

22:58:57

Xxxx    

e per poco non ci riesco davvero!

22:59:52

Xxxx    

solo che oggi so chi sono

22:59:59

Xxxx    

e nel buio non voglio tornare.

23:00:27

Xxxx    

se sono riuscito io anche tu puoi.

(…)

vari

(…)

23:02:50

Xxxx    

sono molte le cose che non ricordo ...

23:02:59

Xxxx    

il giorno dopo difficilmente mette in luce le cose che hai combinato il giorno prima.

23:03:29

Xxxx    

ho vissuto "come mi è capitato" ...

23:03:53

Xxxx    

anzi ho sopravvissuto ...

23:04:09

Xxxx    

da un tappo di bottiglia a quello successivo!

23:05:00

Xxxx    

ho bevuto per dimenticare che bevevo!

(…)

vari

(…)

 

 

(chat 2016)

 

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Alcolista senza volerlo e senza saperlo

Mi presento: mi chiamo Valeria e sono un'alcolista.

Ho iniziato a bere in sordina, considerando innocue le mie birre al fine settimana che mi rilassavano dopo il lavoro ed i bicchieri di Rosé V8 che, durante i reading poetico-letterari che frequentavo leggendo le mie poesie, mi davano un tono e più coraggio: ero più “sgamata” in sostanza.

Poi ho cominciato a bere un sorso o due di birra dopo il lavoro, attingendo da lattine di birra di super sotto marca che costava solo 0,39 centesimi mezzo litro: che male può fare poca birra per rilassarsi?

Il giorno che mio padre è stato ricoverato in ospedale per una grave malattia dalla quale è guarito dopo 3 mesi, non ho toccato un goccio di alcool ma eccedevo con il caffè.

Era di questo periodo, autunno ed avevo come ora due lavori: con mia sorella, commercialista al mattino. Con mio padre, la seconda ditta, un'officina meccanica al pomeriggio.

Durante la sua assenza ho dovuto prendere le redini dell'attività per l'altro riuscita benissimo. Tornavo a casa la sera e dovevo curare il giardino e l'orto, zappare, togliere le verdure rimaste per congelarle ed evitare si sciupassero...

Con la luce dei lampioni lavoravo fino alle 20 nell'orto, dopodiché toglievo le foglie secche dal cortile e le rastrellavo dal prato perchè il tempo di letargo delle tartarughe si avvicinava e dovevo lasciar loro un letto di foglie calde.

Bene, un bicchiere o due di bonarda che mi scaldavano e mi davano energie che male poteva fare? Ho sempre avuto una pancreatite cronica, adesso quasi perfettamente guarita avendo smesso di bere...

Mia zia si è ammalata di cancro al pancreas perchè ai pasti principali beveva sempre birra “perchè le piaceva”. Chissà se con una figlia anoressica ed un marito sordo anche la mia cara “Ziottì” beveva per tirare avanti... Non lo saprò mai. So solo che ho passato due anni ad accompagnarla in oncologia a fare la kemioterapia e sempre mi diceva di non bere perchè l'alcool faceva malissimo e uccideva.

Il 3 dicembre dello scorso anno, nemmeno un anno fa, entrava in ospedale con una emorragia interna ed io le promettevo di non bere più. E' stato dal 13 dicembre che ho capito che “non riuscivo a non bere”. Ho avuto paura, terrore direi, perchè mi sono scoperta in pericolo da una sostanza che ormai era diventata parte integrante della mia vita.

Quante volte cucinavo con il Tavernello il riso o l'arrosto e poi bevevo il rimanente? Quante volte facevo torte buonissime a detta di mio padre e del mio fidanzato ma nessuno sapeva che gli mettevo del Rhum che poi, puntualmente, bevevo prima di ogni impasto? E adesso cosa potevo fare a farne senza? Ero diventata davvero alcolista senza volerlo e senza saperlo?

E' stato allora che ho conosciuto l'associazione Alcolisti Anonimi. Dapprima frequentavo le riunioni il sabato pomeriggio in una città non lontana da casa mia, sentendomi subito accolta con affetto come una seconda famiglia (oppure come la prima vera famiglia...)

In seguito, come dice anche il libro Vivere Sobri, ho notato che mi stavo troppo affezionando ad un membro del gruppo ed ho lasciato le riunioni. E' stata una mossa decisamente sbagliata e controproducente.

Mi sono iscritta a questo sito Aiuto Alcolisti Anonimi ed i primi tempi frequentavo le riunioni in chat ed ero sempre attiva nel programma.

Passando il tempo, ho fatto un altro imperdonabile errore che, purtroppo, mi ha causato frequenti ricadute anche se senza danni apparenti: mi sono sentita sicura di me.

Cosa peggiore, ho detto a me stessa che senza l'alcool potevo farcela perché “io” ero più forte. Non ho mai fatto tanti errori stupidi e superficiali in meno di un anno.

Da qualche tempo non vedevo più bene e mi hanno diagnosticato un'ischemia oculare.

Mi hanno chiesto se fossi caduta oppure andata in quei tipi di giostre che rapidamente vanno su e giù (io ero andata alle Torri Gemelle di Mirabilandia lo scorso anno ma non avevo avuto mai problemi).

Nella mia mente però, ho capito a cosa il dottore si potesse riferire: la sera prima avevo bevuto. Ero andata ad una serata in memoria della donna che ho amato e era mancata lo scorso luglio. Lei beveva sempre, le piaceva. L'alcool se l'è portata via prosciugando il suo corpo già esile, causandole un tumore al pancreas, al fegato ed allo stomaco.

Non ho bevuto tanto (non rispetto ai miei passati standard) ma una birra Gasoline, 8°, bevuta sentendo le sue canzoni è stata fatale. Ho vomitato, logicamente perchè non reggo più, per fortuna, l'alcool. La testa mi è girata fino alle 2 del mattino.

Dal venerdì 14 ottobre mi sono detta per l'ennesima volta “basta”... ed eccomi, al giorno dopo ad una festa delle castagne con in mano un'altra birra rossa NoNeim.

Quella non l'ho finita. Ho gettato mezzo bicchiere e non voglio più toccarne. Sono alcolista. Ho capito che, purtroppo, ha l'alcool il coltello dalla parte del manico ed io sono impotente di fronte a lui.

Il mio compleanno di sobrietà, con il vostro aiuto, vorrei fosse il 16 ottobre, tra un anno... ma per ora, come dice il programma di Alcolisti Anonimi, vivo il presente: minuto per minuto, ora per ora.

Perchè l'alcolismo è una malattia progressiva, incurabile e mortale. Moriremo tutti prima o poi, ma io ho deciso che voglio vivere sobria e morirò anche io, come tutti, ma non a causa dell'alcool.

Valeria alcolista

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La mia prima volta al gruppo fisico

La mia prima volta al gruppo fisico

 

La prima volta che ho varcato quella porta, era una tiepida sera ed un piacevole profumo di caffè ancora calmava i miei sentimenti.

Ero terrorizzata.

Mi sentivo a disagio: provavo vergogna a trovarmi in un posto dove, se entravo, era certo al mondo che ero alcolista. Le mie braccia si stringevano forti attorno al mio petto, quasi a proteggermi, ma da cosa? Erano tutte persone felici e serene. Non sembravano affatto alcolisti, come me… Si salutavano come solo al mondo mi è capitato una volta, con la mia amica del cuore.

Ricordo le prime cose che colpirono la mia attenzione: la muffa al soffitto, le pareti piene di quadri disuguali e l'odore di chiuso. Erano le 21,15 quando ricevetti il benvenuto di quella decina di persone sorridenti e piene di vita, ben diverse da ciò che mi aspettavo di trovare. La chiamavano “la stanza dei miracoli”.

Due ore dopo, la calma era finalmente nel mio cuore ed una irreale pace mi accompagnava, assieme ad un ardente desiderio di ri-varcare quella soglia, rivedere quella muffa e quello strano disordine, l'unico in grado di dare ordine alla mia vita.

Tutti, quella sera, mi salutarono come se mi conoscessero da sempre e lasciai il gruppo fisico certa di aver trovato, oltre ad altri alcolisti come me, una vera famiglia.

Tornando a casa, quella sera, tenevo per mano una busta rosa con all'interno utile materiale per la mia nuova vita in Alcolisti Anonimi ed un tranquillizzante bigliettino con i numeri di telefono di tutti i partecipanti alla riunione.

Partecipanti che avevano un nome in comune: AMICI.

Sono Valeria, alcolista, quel giorno iniziava il secondo tempo della mia vita.

 

Valeria


 

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Chat "In memoria di Ettore" (1 marzo 2015), testimonianza di Paolo58

 

 

(22:26:48) Paolo58: il mio nome

(22:26:51) Paolo58: e' paolo

(22:26:58) Paolo58: io sono un alcolista.

(22:27:02) coordinatore: Ciao Paolo

(22:27:07) Paolo58: vorrei rivolgermi

(22:27:13) Paolo58: direttamente ad Hector

(22:27:21) Paolo58: in questa condivisione

(22:27:27) Paolo58: perché fido nel fatto

(22:27:32) Paolo58: che lui sia ancora qui

(22:27:39) Paolo58: in un qualche modo....

(22:27:57) Paolo58: io vorrei dire ad Hector

(22:28:00) Paolo58: e a voi tutti

(22:28:07) Paolo58: che ho un punto di vista

(22:28:11) Paolo58: davvero personale

(22:28:19) Paolo58: sui fatti della vita.

(22:28:24) Paolo58: mi spiego meglio

(22:28:32) Paolo58: nulla accade per caso

(22:28:42) Paolo58: il" caso" non esiste per me.

(22:28:52) Paolo58: esiste un grande disegno

(22:29:00) Paolo58: che i miei limitati occhi

(22:29:06) Paolo58: non possono vedere

(22:29:12) Paolo58: fino ai suoi confini,

(22:29:19) Paolo58: una specie di puzzle,

(22:29:27) Paolo58: noi le tessere !

(22:29:39) Paolo58: dandoci la mano noi

(22:29:49) Paolo58: qui abbiamo sfumature simili

(22:29:58) Paolo58: particolari che combaciano,

(22:30:05) Paolo58: ci incastriamo

(22:30:09) Paolo58: in un qualche modo

(22:30:18) Paolo58: in un disegno unico

(22:30:27) Paolo58: il SUO disegno.

(22:30:32) Paolo58: non e' un caso

(22:30:41) Paolo58: che siamo stati "chiamati"

(22:30:47) Paolo58: o "inviati" qui...

(22:30:59) Paolo58: perché noi abbiamo un compito

(22:31:12) Paolo58: quello di completare il puzzle...

(22:31:25) Paolo58: Io ho avuto la mano di Hector

(22:31:32) Paolo58: a legame con la mia

(22:31:38) Paolo58: circa 2 anni fa.

(22:31:54) Paolo58: e di seguito quella di molti altri….

(22:32:01) Paolo58: ma la sua era avvolgente

(22:32:04) Paolo58: e protettiva

(22:32:10) Paolo58: in particolare maniera.

(22:32:20) Paolo58: Hector conosceva AA

(22:32:25) Paolo58: dalle origini

(22:32:40) Paolo58: era venuto a Firenze dal Messico

(22:32:46) Paolo58: aveva conosciuto

(22:32:53) Paolo58: i piu' brutali metodi

(22:33:00) Paolo58: di coercitivo recupero

(22:33:06) Paolo58: che 40 anni fa

(22:33:12) Paolo58: venivano tentati

(22:33:20) Paolo58: dalle strutture ospedaliere

(22:33:26) Paolo58: sugli alcolisti !

(22:33:34) Paolo58: era stato in manicomio

(22:33:41) Paolo58: al San Salvi !!!!!!

(22:33:55) Paolo58: gli era stato impiantato

(22:34:04) Paolo58: un dispensatore di antabuse

(22:34:11) ospite: cavolo

(22:34:13) Paolo58: che si era levato

(22:34:24) Paolo58: incidendosi con le unghie

(22:34:29) Paolo58: la carne !

(22:34:39) Paolo58: era uscito dal manicomio

(22:34:48) Paolo58: e non aveva piu’ ne' la sua casa

(22:34:53) Paolo58: ne' la bottega !

(22:35:02) Paolo58: gli avevano davvero tolto tutto.

(22:35:11) Paolo58: Deve essere stata dura

(22:35:15) Paolo58: amico mio

(22:35:24) Paolo58: caro Hector !!!

(22:35:38) Paolo58: Ad hector ho affidato

(22:35:49) Paolo58: io personalmente un mio gran segreto

(22:35:55) Paolo58: una notte, e

(22:36:05) Paolo58: ha fatto le 6 del mattino con me

(22:36:13) Paolo58: per essermi di conforto.

(22:36:20) Paolo58: era cosa delicata era cosa di

(22:36:25) Paolo58: "cuore"

(22:36:30) Paolo58: di sentimento.

(22:36:43) Paolo58: e' di la' con te Hector!

(22:36:56) Paolo58: grazie per il consiglio di quella notte.

(22:37:04) Paolo58: lo ho seguito e ho evitato

(22:37:11) Paolo58: forse un guaio

(22:37:22) Paolo58: a chi ne avrebbe sofferto piu' di me.

(22:37:32) Paolo58: quando gli chiesi: posso

(22:37:45) Paolo58: stare sereno, Hector? rimane fra noi?

(22:37:53) Paolo58: lui rassicurante disse solo:

(22:38:09) Paolo58: "conosco bene un quinto passo, sai?"

(22:38:15) Paolo58: e sorrise.

(22:38:36) Paolo58: Ti pensavo sempre lucido ed eterno,

(22:38:39) Paolo58: Hector

(22:38:47) Paolo58: e così faccio ora ammenda

(22:38:59) Paolo58: non ho tenuto conto che accettare

(22:39:03) Paolo58: l' estremo passo

(22:39:13) Paolo58: possa in qualche modo portare squilibri.

(22:39:24) Paolo58: ultimamente

(22:39:41) Paolo58: mi ero fatto un' idea confusa di te

(22:39:49) Paolo58: e me ne dispiace.

(22:40:04) Paolo58: la lucidità può venir meno a 93 anni

(22:40:13) Paolo58: e con l' alito sul collo

(22:40:20) Paolo58: di una tremenda condanna !

(22:40:32) Paolo58: mi hai ancora insegnato.

(22:40:40) Paolo58: E' soltanto me

(22:40:47) Paolo58: che devo e posso guardare.

(22:41:09) Paolo58: Maestro di vita e di programma

(22:41:19) Paolo58: davvero fino in fondo, amico mio.

(22:41:30) Paolo58: Io penso che

(22:41:42) Paolo58: tutti noi veniamo "dal tempo"

(22:41:54) Paolo58: e "al tempo" si fa rientro e

(22:42:03) Paolo58: li' ci incontreremo ancora

(22:42:15) Paolo58: come fossimo le stesse tessere

(22:42:25) Paolo58: e mi tenderai ancora la tua mano.

(22:42:33) Paolo58: Arrivederci amico.

(22:42:37) Paolo58: ringrazio e

(22:42:39) Paolo58: DEVO

(22:42:42) Paolo58: passare.

 

 

 

 

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Mi rende felice il fatto di essere cosciente, di zanolip

 

Buongiorno a tutti sono Paola e sono un alcolista. Oggi per la prima volta ho deciso di scrivere una mia testimonianza.

 

Diciamo che ho una lunga carriera da bevitrice, non ricordo quando ho preso il mio primo bicchiere contenente dell’alcol ma ricordo che già all’età di 22 anni bevevo quasi tutte le sere e a volte capitava già allora, che mi accadessero situazioni poco piacevoli come il non ricordarmi il giorno dopo ciò che mi era successo la sera prima, l’ avere un tremendo mal di testa post-bevuta, il perdere le mie cose ovunque ecc etc.

 

Nel frattempo la mia vita andava avanti abbastanza bene, discreto successo nel lavoro, buone amicizie, una relazione importante; insomma pur bevendo abitualmente e abbastanza, riuscivo a mio avviso, a gestire la mia vita bene cercando di bere senza dar la possibilità agli altri di pensare che io fossi una persona che facesse abuso di alcol regolarmente. Dentro di me, già allora, sapevo di aver un problema con l’alcol. Spesso attribuivo tutto ciò al fatto che, nella mia famiglia di alcolisti c’erano molti. Mia nonna, mio padre i miei due fratelli una mia sorella (tutti deceduti) delle mie zie e chissà chi altro ancora.

 

Comunque gli anni passavano ed io continuavo a vivere, diciamo che rimanevo discretamente a “galla” davanti agli altri, mentre dentro di me la tristezza era molta e profonda. Ricordo che non vivevo assolutamente bene il mio legame con l’alcol, ma ero anche cosciente che non avevo la forza di rinunciare a lui. A volte dopo aver bevuto un qualche bicchiere di troppo, mi dicevo: ma si Paola tanto puoi smettere quando vuoi. Ma sta di fatto che io non ho mai smesso.

 

Tutto questo durò parecchi anni e poi nel 2009 (avevo ormai già 44 anni) iniziò il periodo che io chiamo la tempesta. Durante quell’anno, ci sono state delle situazioni nell’ambito del lavoro, che mi hanno fatto molto male. Il mio stato d’animo ha cominciato a peggiorare e il mio bere ad aumentare. Da lì è iniziata la mia discesa in tutti sensi: nessuna voglia di vivere con una bella depressione, continuo aumento di consumi di alcolici con relative conseguenze che probabilmente non mi bastavano ancora per mettere a fuoco bene la mia situazione. Ed ecco che arriva il giorno anzi la sera che inizia a dare la prima svolta alla mia vita. Vengo fermata dalle forze dell’ordine in stato d ebbrezza al volante. Ritiro patente e sequestro dell’auto. Il mondo mi cade addosso. Eccomi a un bivio: .riprendermi oppure lasciarmi andare. Grazie all’incoraggiamento di amici e famiglia inizio la fase di recupero. Vado da una psicologa, bevo solo un bicchiere di vino ai pasti, m’impegno su tutti i fronti, soprattutto per la lotta burocratica e non solo per riavere la patente, mi si richiedono gli esami del fegato e dalla grande paura smetto di bere anche i due bicchieri di vino al giorno ma con immensa fatica. Nel frattempo, tramite una cara amica, arriva il primo contatto con il mio sponsor A.A.. Inizio con lui a parlare al telefono e questo mi aiuta. Lui m’invia via posta il GRANDE LIBRO di A.A. e inizio a leggerlo. Ma arrivata al capito degli Agnostici mi blocco e il libro rimane lì sul tavolino e chiuso. Gli esami del fegato sono andati bene ed io mi sento più sollevata, tanto sollevata che riinzio a bere alcolici. Nel giro di pochi mesi rieccomi di nuovo con il problema dell’alcol.

 

Il mio periodo lavorativo stagionale sta giungendo alla fine e mi preparo per la partenza per casa da mia madre e il resto della mia famiglia. Devo dire di essere stata molto preoccupata, sapevo esattamente che a casa non avrei potuto sicuramente bere davanti ai miei famigliari, e comunque mi preoccupava che non sapessi come affrontare tutta la situazione in generale. A questo punto, come mi ero ripromessa durante la ricaduta al bicchiere, ho ripreso i contatti con il mio sponsor con la promessa che ci saremmo visti personalmente al mio rientro a casa da mia madre. E così fu. Tramite lui ho conosciuto M., anche lei membro di A.A., e dopo alcuni incontri a casa sua, nei quali lei mi trasmetteva in modo molto chiaro e semplice, ciò che il programma di A.A. prevede, è arrivata la data dell’inizio del mio percorso. Non so come, e tuttora non so’ il perché, ma da quel momento a oggi, (sono trascorsi poco di più di 3 mesi) io non ho più bevuto niente di alcolico e la mia vita ha avuto una svolta direi abbastanza radicale. Le mie angosce appena sveglia al mattino, le mie paure e preoccupazioni sul futuro e il passato, giorno dopo giorno mi sembravano sempre più lievi.  Ho lavorato, e tuttora lo sto’ facendo, intensamente sul mio programma di recupero e grazie ad A.A. e tramite tutte le persone che ho conosciuto, la mia gioia di vivere mi è rinata dentro. Mi rende felice il fatto di essere cosciente che non sono più sola nel mio cammino e che A.A., se io lo voglio, sarà sempre al mio fianco.

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Salvato da un pescatore

 

Mi ritrovo alla deriva in un oscuro mare agitato e minaccioso, la morte certa mi aspetta e io le sto andando incontro. L'alcol era come una cintura di piombo che mi avrebbe portato in fondo al mare e io non trovavo il modo di levarmela.

Disperazione, paura e vergogna mi stavano conducendo verso quel punto di non ritorno dal quale non avrei mai più rivisto la luce. Forse per caso, o il destino ha voluto così ma con le ultime forze e una voce ormai strozzata, chiedo aiuto e il mio pietoso gesto non passa inosservato. Ecco il 4 luglio e una mano si allunga verso di me prendendomi per i capelli e mi concede un respiro. Mi faccio coraggio e rivolgo a lui lo sguardo stremato, le sue prime parole incoraggianti mi ridanno speranza e poi un desiderio di provare si fa avanti: "SI, voglio vivere!"

Era il 4 luglio e oggi (4/10) compio 3 mesi di sobrietà, io so che la barca che mi ha soccorso è "AA" ma, qualunque sia il mio destino, non scorderò mai l'immagine del pescatore che ha proteso la sua mano verso di me, confortandomi e accompagnandomi fin qui e spero oltre.

A quel pescatore e a tutti gli altri amici di AA devo questo piccolo (ma grande per me) traguardo e con loro spero di andare lontano, molto lontano.

Serene 24 ore a tutti.
Sergio
 

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Questa mia lunga storia

    
    Il mio nome è Sergio, sono nuovo su questo sito e se sono qui è perché anche io sono alcolista. La mia è una lunga storia, intensa e appassionata, un continuo susseguirsi di emozioni, amicizie e una continua ricerca alla riscoperta dei migliori sentimenti che si celano in tutti noi. Il mio desiderio è quello di raccontarvela per condividerla con voi, per mostrare un esempio di nuova vita, una traccia da imitare per chi volesse .....  ma non posso.

 

    Io di quella vita ne ho vissuto solo 93 giorni, compreso oggi, ovvero 3 mesi.
    Per raccontarvi tutti gli altri a venire avrò bisogno del vostro aiuto, della vostra amicizia, della vostra guida e della vostra mano perché mi sostenga quando sto cedendo. Un giorno spero di potervi dire delle migliaia e migliaia di "serene24ore" vissute e augurate ai tanti amici incontrati in questo straordinario percorso.

 

    Ora la mia macchina del tempo va a ritroso e torna a 100 giorni fa: e così sprofondiamo nel buio più profondo. È buio il sole, è buio il mio specchio ed è buio nel mio animo, sono bui i miei occhi che vedono solo la mia sventura. Mi sveglio al mattino ma senza aver veramente dormito: confuso, già sfinito, cerco di ricordare cosa devo fare e cosa ho fatto e detto la sera prima.
    Metto la solita maschera che non copre i miei tormentati pensieri e vado al lavoro. Qualunque cosa faccia qualcosa perquote la mia mente come un'onda, impetuosa e  continua, è lui che mi chiama. Non mi lascia un momento, ma ora non posso, devo arginare questo  tormento nell'angolo, deve aspettare, devo nascondere il rovescio infernale della mia medaglia, sono troppo in vista.
    Finalmente si va a casa, ore 18,00, il pensiero va alle scorte di "liquido": sì, è ok, quindi passo prima dalla cantina, l'irrefrenabile desiderio incrementa la mia salivazione: 1 sorso, 2 sorsi, 3 sorsi, faccio presto, sento il primo colpo allo stomaco, salgo in casa, sì, c'è una bottiglia aperta in frigo: 1 sorso, 2 sorsi, 3 sorsi. Questo era il bianco ma sotto il lavello c'è il rosso, 1 sorso, 2 sorsi, 3 sorsi. Poi il 1° pretesto: vado a gettare la spazzatura, è vicino alla cantina: 1 sorso, 2 sorsi, 3 sorsi. Pausa in casa e poi 2° pretesto: scendo nel box a prendere un attrezzo (piccola scorta nascosta): 1 sorso, 2 sorsi, 3 sorsi. E' ora di cena: ecco il vino ufficiale. Poi scuse, sotterfugi, visite in cucina di nascosto... ed ecco una persona annientata. Una falsa lucidità abilmente elaborata in anni di esperienza, mi permette di stare in piedi fino alle 9,30/10,00, in realtà non sarei in grado di fare il giro dell'isolato, ma la mia capacità di ingannare è formidabile.
    Dopo la notte di incubi e insani pensieri si ricomincia, fino a quando arriva il sabato e domenica, qui è più faticoso nascondere perché la sequenza inizia a mezzogiorno e in 48 ore il liquido scorre abbondante, la mia capacità di fingere è sconvolgente, ma è seconda solo alla pazienza dei miei familiari spettatori di falsi impegni e pretesti ben costruiti.

 

    Questa non vita ha origini lontane, ha avuto una piccola interruzione alcuni anni fa quando provai l'esperienza della sobrietà, fu una bella esperienza, stavo bene, troppo bene. Ma semplificai troppo la questione, pensai di aver vinto, ero io ad aver vinto, da solo!  Pensavo che chiudendo il rubinetto si guarisse per sempre. Ma il mio nemico si vendicò, aprì una breccia, trovandomi solo e indifeso si riprese il mio corpo e la mia mente, la mia volontà era diventata solo la sua. Da lì sono diventato un relitto, una nave che affonda. Più andavo giù e più in giù accelleravo, non c'era fine.

 

    La mia macchina del tempo giunge a -94. La disperazione mi sconvolge, la mia vita è insostenibile, la vergogna mi trafigge come una lama, porto un segreto troppo grande perché riesca a nasconderlo ancora a lungo. Ogni mattina giuro e mi riprometto di evitare almeno per un giorno di bere, ma poi alla fatidica ora è la mia mano che comanda, sono completamente incapace di controllare il mio comportamento. Non sono più io! Penso e cerco a quale possa essere il modo migliore per non dare un dispiacere così grande ai miei familiari. Forse fingere ancora l'ultima volta e cercare una morte casuale e portarmi nella tomba il mio segreto, ma quanto dolore darei. Curarmi? Ma dovrei dichiarare la mia malattia, lo saprebbero in molti, dovrei comunque uccidermi per la vergogna. Sento che questi pensieri mi avvicinano alla follia, non riesco più a pensare ad altro. Forse ho toccato quello che chiamano "il fondo". Decido di andare in una ASL e cerco i contatti in internet e invece mi imbatto in questo e altri siti di alcolisti anonimi. Lancio un  messaggio disperato e poco dopo vedo un barlume di luce accompagnato da una mano protesa verso di me. Non dimenticherò mai come le prime poche parole ricevute mi abbiano dato un così  grande conforto. Ho confessato la mia condizione a qualcuno e non sento di dover morire per la vergogna, così riaffiora in me un fievole desidero di vivere, penso ai miei cari, mi inchino umilmente e chiedo aiuto. 4 luglio (93 giorni fa) decido di provare, non sono più solo. Penso al sostegno dell'amico che mi conforta, mi fido. Un giorno è fatto di 24 ore ma questo mio primo è fatto di 60 secondi per sessanta minuti per 24 ore e li ho contati tutti.

 

    Infine riesco e raccontare questo traguardo mi inorgoglisce: depongo la mia prima pietra, un piccolo mattone. Il secondo è durissimo, ma qualcosa stà succedendo: una inattesa  determinazione si fa avanti e mi da un pò di fiducia.
    Ogni giorno mi  confido raccontando i sudati successi e le difficoltà, così ogni giorno ricevo la linfa che mi permette di stringere i denti e far passare altre 24 ore. Altri mattoncini si aggiungono a quello del primo giorno. Il destino vuole temprarmi a puntino e così mi sottopone a una lunga sequenza di cene e ricorrenze, tutte rigorosamente traboccanti di alcol. Il terrore mi pervade e ogni volta cerco di fare il pieno di fiducia, incredibilmente ad ogni "NO" detto al bicchiere segue una soddisfazione enorme. Mi dico banalmente: se voglio riesco!  Con questo pensiero affronto le varie occasioni, gli amici inizialmente ridono, non capiscono, ma poi si adeguano e brindano mentre io bevo aranciata.
    Sono impressionato da me stesso, ero convinto di essere un debole, ora sento la possibilità di un'altra vita. Comincio a credere che dentro di me ci sia qualcosa d'altro di quello che non conoscevo prima.

 

    Cambiano le abitudini e così devo cambiare anche le bugie: perché non bevi? Ho una gastrite fastidiosa, sto leggero per un pò. Bevine almeno un sorso! Sono un estremista: o troppo o nulla e per ora scelgo nulla. E così via. Ogni giorno un mattoncino in più, ogni giorno un incoraggiamento e un pò di conoscenza di AA.
    Comprendo finalmente appieno l'importanza delle "serene 24 ore". Comincio ad essere pienamente consapevole della vita che vorrei lasciare alle spalle ma sento che il male mi segue, si nasconde nella mia ombra e non mi lascia mai. Devo imparare a  viaggiare parallelo a lui ma fare in modo che le nostre strade non si incontrino mai.

 

    Questa nuova vita mi sta cambiando dentro e fuori, tutti lo notano, la cosa mi compiace e mi da vigore. Sfido il nemico servendo da bere agli amici e andando a comprare il vino. Ho di nuovo coraggio e sono contento di me. Ragiono bene, mi ricordo le cose, l'umore è alto. Non so più quante cose sto scoprendo di possedere e che non conoscevo più. Dialogo con amici come me, ci facciamo bene a vicenda.
    Ogni giorno un mattoncino viene deposto di fianco agli altri e ora cominciano a essere molti! Veniamo a oggi, 4 ottobre, 3 mesi di sobrietà, a qualcuno fanno sorridere, ma c'è un'eternità tra oggi e quei giorni, i più neri della mia vita, in cui non ero più vivo. Credevo che il mio rotolare fosse inarrestabile e sarei morto da lì a poco con una bottiglia in mano, invece sono qui, un'altra persona: vivevo al buio e non potevo sapere quello che avrei trovato se solo avessi acceso la luce. Ora costruisco, con i miei mattoncini, quello che vorrei diventasse un castello, per contenere la mia vita, sentimenti, virtù, difetti e amici. Questi 3 mesi di sobrietà li ho messi insieme proprio grazie a un amico, uno di voi, con lui ho deposto la prima pietra e per lui ci sarà sempre un posto di riguardo.

 

    Serene 24 ore a tutti voi.
    Sergio

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Non riuscivo più né a bere né a non bere... - Paolo58

          

Non riuscivo più né a bere né a non bere...

    Buongiorno, per prima cosa mi presento, io sono Paolo (Paolo58) e sono un alcolista.

    Di seguito, come amministratore del sito www.aiutoalcolistianonimi.it , porto i miei ringraziamenti alla cortese Emanuela Martino per averci ospitato nel proprio blog e nell’intento di dare inizio ad una collaborazione effettiva vi riassumo il mio trascorso da alcolista attivo come anche la strada che ho intrapreso (e continuo a percorrere) per condurre la mia attuale esistenza in stato di sobrietà.

    La mia storia di recupero inizia il giorno otto novembre dell’anno millenovecentonovantuno.

 

    Ripercorrendo il mio passato con sincera analisi dei fatti, io devo dire che ancora oggi non so se io sia divenuto alcolista a seguito delle smodate quantità di alcol che letteralmente “ingurgitavo” o se io assumessi quelle stesse quantità perché l’ alcolismo apparteneva dalle origini alla mia “dote genetica”…

    So per certo che, oggi come oggi, ritengo oziosa la ricerca di una risposta a questo quesito, anzi, la ritengo in un qualche modo fuorviante. Il problema mi appartiene e le mie giornate scorrono all’insegna dell’accettazione.

    Questa è l’unica verità provata dalla quale ho deciso di muovere la mia azione costruttiva … questo punto, in termini di programma, del nostro programma di recupero, viene definito “primo passo”. Avevo ammesso, e tuttora non fatico ad ammettere, “La mia impotenza di fronte all'alcol e che la mia vita era divenuta incontrollabile”!

    Il punto sul quale, invece, vale la pena riflettere un attimo assieme è il seguente: se pensate che qualcuno si alzi la mattina, una qualche mattina, e decida di alcolizzarsi, bene, siete su una strada mendace… l’alcol entra nelle vite di alcune persone in punta di piedi, una goccia dopo l’ altra, un giorno dopo l’ altro, e quando apri gli occhi sei al capolinea! - Game over!

 

    Nella mia vita l'alcol è penetrato lentamente fino ad inzupparla completamente alla stessa maniera in cui, allo scatenarsi di un incendio, il fumo invade la tua abitazione trovando l'accesso fra le fessure delle finestre chiuse o passando dal camino!!!

    Ricordo la mia nonna paterna che, preoccupata per la mia corporatura allora esile, dopopranzo, mi somministrava un piccolissimo bicchierino di Ferrochina Bisleri, convinta che il ferro mi avrebbe supportato nella crescita. Nessun risentimento da parte mia, era il suo un gesto d’ amore ed erano anche altri tempi. All’epoca avevo cinque anni.

    Mio padre invece dal canto suo cercava di “rinforzarmi” prima che io mi allontanassi da casa al mattino per andare a scuola. Erano gli anni delle scuole medie, quando, a colazione, nella tazza del frullatore Girmi, rompeva un paio di uova fresche, vi aggiungeva un bel bicchiere di latte e una banana e non faceva mai mancare un mezzo bicchiere di Marsala… le lezioni diventavano uno spettacolo!

 

    Arrivarono, col tempo, anche gli anni del Liceo e le prime feste di compleanno fra compagni, in casa e con la mamma in cucina come di usanza a quei tempi, ma tra le tartine e i dolci, nascosta fra le lattine di Coca Cola e di aranciata, io ricordo che riuscivo quasi sempre ad intrufolare una bottiglia di “Ballantines” che ai tempi (e per uno studente) era già considerata una “chiccheria”.

 

    Oggi, alla luce di quanto mi è accaduto lo vedo come un veleno di nicchia, se ad assumerlo sono io. L’alcol nella mia vita è cresciuto per quantità in maniera quasi impercettibile e la consapevolezza dei guai crescenti in logica conseguenza alla sua smisurata assunzione mi portava a doverne riassumerne altro per trovare un qualche temporaneo oblio, forse nel tentativo di anestetizzare una coscienza consapevole dell’uragano che si stava inesorabilmente avvicinando. - La compagnia peggiore che un alcolista isolato in se stesso possa provare è quella della propria coscienza!

    Ritengo poco utile dilungarmi sui doviziosi particolari di quanto io riesca oggi a ricordare, di come giorno dopo giorno, meticolosamente ed inconfutabilmente, l'alcol si stesse impossessando dei miei pensieri e delle mie azioni poiché non penso di essere stato “eccezionale” nemmeno come alcolista, ma un alcolista invece sì, quello so bene di esserlo!

    Questa è una delle mie poche certezze e se lo dico, se apertamente ne parlo scevro da ogni onta, non è certo per trovare commiserazione perché non cerco di suscitare sentimenti di compassione... del resto, oggi so che non servirebbero, come parimenti non servirebbe nemmeno sentirsi dire: “bravo, ce la hai fatta, ne sei uscito”... “complimenti, deve essere stata dura... ma tu ci sei arrivato”.

 

    Quello che sto cercando di evidenziare in queste scarne righe, riassunto di quel poco che ad oggi io abbia compreso di me, è quanto sia più utile tentare di uscire da quell'autoisolamento nel quale, generalmente, un alcolista cerca rifugio alla propria vergogna, quell'eremitaggio autocompassionevole che sovente io stesso ho adoperato per “farmi notare”.

    Ecco, quello era il grido di aiuto che da me usciva silente per rimbalzare fra le pareti della mia stanza e rientrare in me con gelido fragore, fino a trovarmi l'anima, fino a sezionarla. Ma nemmeno questo mi è stato sufficiente.

 

    A questo punto, la malattia, o meglio, quella che oggi percepisco come malattia e non più come vizio, è stata diagnosticata attraverso quanto esposto nelle righe precedenti e in quei particolari comportamenti, in quelle inconfondibili ed infernali sensazioni che soltanto chi ha il problema riconosce come proprie al solo menzionarle! Saprà così che parliamo lo stesso linguaggio e gli sarà spontaneo comunicare. So che alla fine del percorso mi trovavo a bere, paradossalmente, per “dimenticare che bevevo” ma alla fine del percorso io non riuscivo più nè a bere nè a non bere !!! - Scacco matto!

    Sembrano slogan dozzinali, questi, ma non riuscirei mai a comunicarvi quanta strada ho dovuto percorrere per “farli miei”. Se soltanto poteste immaginare quanto coraggio occorre per potersi vedere con occhi sinceri e cercarsi in qualunque difetto ti appartenga per provare a comprenderne la vera natura! Oggi io non saprei vivere diversamente, e nemmeno lo vorrei. Ma ripenso a quell'ultima colossale bevuta, il giorno 06/11/1991.

 

    Ero rientrato a casa alle tre del mattino accompagnato dai carabinieri e da un'auto medica, ne venivo dall'ospedale, dove mi avevano misurato il tasso alcolico con un prelievo ematico ed era alla soglia del coma etilico! Al rientro a casa avevo due oggetti in meno: la patente e la vettura. La dignità e l'autostima le avevo smarrite ormai da anni e così ero rimasto davvero solo, senza nemmeno più me stesso! Fu quella sera che pensai: “per morire di cirrosi epatica, che tutto sommato è dolorosissimo e poco dignitoso o per terminare i tuoi giorni in un qualche ospedale psichiatrico, falla finita adesso”.... “abbi il pudore, almeno, di non prolungare l'agonia, tanto domani non smetterai...”

    E allora salii sul davanzale della finestra di sala, al quinto piano, deciso a lasciarmi cadere nel vuoto, lì, nel totale silenzio, solo con me stesso e con la mia disperazione, ma mentre pensavo che il giardino sottostante era quello di mia mamma ricaddi all'interno, sospinto da una folata di aria stranamente calda per la stagione. Mi rialzai sorpreso e decisi di dormirci sopra, ma trovai particolarmente improbabile il fatto di non essere cascato all'esterno, vista la mia sincera volontà e le mie condizioni. Secondo me la vita mi era stata risparmiata perché in qualche modo ne facessi buon uso, e oggi io, attraverso il mio impegno e ai sinceri amici che ho trovato in A.A., cerco di onorarla e di rispettarla sapendo che non sono più solo, non più fino a che ne avrò io stesso il desiderio.

    Ricordo ancora che il giorno dopo l'accaduto cercai Alcolisti Anonimi nell'elenco del telefono; mi risposero cordiali e disponibili e mi invitarono alla loro riunione per il giorno seguente. Fu l'ultima bevuta, quella, e quel giorno io ebbi l'opportunità di ricominciare a scrivere un “nuovo diario della mia vita”, giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, in bella calligrafia e senza macchie, tutto questo era esattamente quanto desideravo dalla mia vita e questo è quanto oggi, io stesso, riesca a donarmi.

 

    Dopo quasi 25 anni di lavoro intenso, ho deciso che sarebbe stato utile costruire una sorta di “ospedale on line”, per poterci accostare il più possibile a quanti soffrano ancora, per raggiungerli direttamente nel luogo di maggior isolamento, che per l'alcolista è la propria abitazione, usando a fin di bene, di amore incondizionato, la moderna cybertecnologia, e così è nato il sito www.aiutoalcolistianonimi.it dove chi desidera potrà trovare testimonianze, letteratura specifica e ufficiale di Alcolisti Anonimi e anche una sezione cineteca con film inerenti storie di dipendenza, per conoscere il problema, per discuterne, perché soltanto con la conoscenza e la discussione si ridimensionano le questioni intricate, fino alla loro naturale scomparsa.

 

    L'iscrizione al sito è gratis come del resto la frequenza di chi lo desidera, e a tal proposito faccio notare che noi ci riuniamo tutte le sere, feriali e festivi, dalle 21,30 alle 23,30 con il principale scopo di passare un messaggio di speranza all'alcolista che ancora soffre.

    In buona sostanza ogni giorno io mi impegno nel recupero perché la mia vita continui ad avere la fragranza della sobrietà e la spensieratezza dell'onestà profonda, non potrei più vivere senza questi “sapori”... e aggiungo infine che di giornate sobrie, un solo giorno alla volta, sono arrivato a contarne qualche migliaia e per quanto gratuitamente io abbia trovato, gratuitamente ridono.

    Questo, a suo tempo, aveva dell'incredibile!

 

   Nella speranza di poter essere di aiuto auguro serene 24 ore a tutti.

    Paolo, ma più semplicemente... Paolo58.

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Il mio Ottavo passo

   

Abbiamo fatto un elenco di tutte le persone che abbiamo leso e abbiamo deciso di far ammenda verso tutte loro”. Guardando indietro nel nostro passato da alcolisti attivi, noteremo sicuramente, una svariata quantità di azioni negative causate ad altre persone, e spesso, proprio alle persone che nonostante tutto continuano a starci accanto. L'ottavo passo consiste in questo, riportare a galla i pensieri di queste azioni, spesso lasciate affondare per nostra convenienza.


    Una volta fatto un elenco di queste azioni, passeremo ad una riflessione per poter fare ammenda con ogni persona lesa, una per una.


    Questo passo non è sicuramente semplice, perché scatena, in ognuno di noi, che sia alcolista o meno, un difetto di carattere chiamato orgoglio. Tralatro l'ottavo passo, non è un passo immediato, in quanto ci fa guardare dentro noi stessi, pensare, e capire i nostri comportamenti errati verso gli altri.


    Il principio di tutto questo è l'umiltà, e poco per volta impareremo a fare ammenda con le parti lese.


    Per quanto riguarda la mia esperienza personale, ho raggiunto un livello di umiltà che mi ha permesso di riconoscere i miei errori principalmente con le persone a me più care, ma riconosco che ci sono altre parti lese con le quali dovrò fare ammenda, e pian piano riuscirò a farlo, sopratutto per una maggior serenità interiore rispetto a quella che sto vivendo da quando non sono piu un alcolista attivo.


    Mi rendo conto che non basta, e che devo perfezionarmi, anzi migliorarmi, e mi rendo anche conto che all'inizio dell'ottavo passo, ho già un senso in più di leggerezza che mi permette di continuare il mio percorso sul programma di A.A. in modo più semplice,  piacevole e con un gran senso di benessere.


    Fabio

 

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Il racconto di Irina - моя история, Ирина С.

 

Ciao a tutti, mi chiamo Irina e sono un'alcolista.

Sono nata e cresciuta in Russia, nella città di Volgograd, ma già da 15 anni vivo in Italia.
Ho provato l'alcol per la prima volta all'età di 13 anni e ne ho bevuto così tanto che ho vomitato e perduto la memoria. Forse è stato un segno che, io, non posso bere: avevo ereditato l'alcolismo, ma una bambina di 13 anni non poteva conoscere quell'argomento. Mio padre beveva molto, l'ho saputo da mia madre, perché io non ricordo, e si suicidò in stato di ubriachezza a 33 anni. La mamma non beveva affatto, e dopo quello che è successo a mio padre mi ha cresciuto con spirito anti-alcol. Inutilmente, quella mia prima bevuta e quella storia familiare, non mi hanno allontanato dall'alcol. Già a 15 anni ho cominciato a bere alcolici frequentemente, quasi ogni fine-settimana.

 

Ricordo di essere andata a far visita alla mia cugina, che era di 4 anni più grande. Uscivamo la sera in compagnia dei suoi amici. Ero molto timida e quasi non riuscivo a parlare, soprattutto con i ragazzi più grandi di me. E lì ho scoperto che anche un gran numero di bevande alcoliche semplifica notevolmente la comunicazione, potevo scherzare, ballare e piacere ad altri. Primo bacio, e prima esperienza sessuale, vissuti, ovviamente, da ubriaca. E così la mia vita proseguì accompagnata da "un vero amico", l’alcol, che risolveva i miei problemi e eliminava i difetti del mio carattere, e che gioiva e piangeva con me.

 

All'età di 25 anni ho cominciato a capire che la mia "amicizia" diventava un po' invadente: ho iniziato a cercare l’amicizia di persone con le quali il bere non era un problema. Sempre più spesso andavo a cercare le feste e ci andavo portando io stessa l'alcol con sé. Però rapidamente ho fatto tacere la mia voce interiore, pensavo che tutti bevano e non c'era niente di male in ciò, io non sguazzo nel fango e non dormo sulle panchine, ho una famiglia, un bambino, un lavoro prestigioso, sono giovane, bella, e non ho preoccupazioni. A 26 anni, ho divorziato, non è stato l'alcol la causa principale del divorzio, ma indirettamente ha giocato un ruolo.

 

Tornai a vivere con mia mamma. Decisi di guadagnare di più per comprare un appartamento più grande e partii a lavorare in Italia. In realtà, penso, stavo cercando di scappare dalle responsabilità e dalla vita noiosa, alla libertà e alla festa permanente. Il primo giorno in Italia incontrai il mio attuale marito. Stavamo molto bene insieme, il bere piaceva a tutti e due. Ci siamo sposati e mi sono trasferita stabilmente in Italia. Durante quel periodo il mio uso diventò quotidiano. Mio suocero ha la vigna e il vino, in famiglia, è sempre disponibile,  e gratis. Mi è piacque subito la tradizione locale di bere vino a tavola, a pranzo e  cena, che eccitazione, una festa ogni giorno (idiota)! Ma col tempo la dose gradualmente aumentava e il vino che potevo bere con misura, a pasto, non era più sufficiente. Cominciai a versarmi il vino in cantina e a nasconderlo in casa. Dopo 10 anni sono arrivata a 2-3 litri di vino al giorno. Sono diventata dipendente dal bere già fisicamente. L'alcol non mi regalava più la gioia. Dovevo iniziare a bere già alla mattina, se no, non riuscivo a mangiare né a sbrigare le faccende. Ma ben presto il mio corpo smise di accettare l’alcol e la mia condizione diventò terribile, per diversi giorni mi sentivo come una tossicodipendente, e dopo un paio di giorni di riposo, tutto daccapo, ancora e ancora. Ammettere e raccontare a qualcuno del mio problema mi vergognavo, però, vivere così, non potevo più.

 

Una volta, sentendomi terribilmente male, decisi che a nessuno serviva una madre e moglie così, non hanno bisogno di me, tutti staranno meglio senza di me, e più corretto che prenda la via d'uscita - il suicidio. Ho ingoiato una pillola, ma mi hanno salvato in ospedale. Da quel momento ho cominciato a cercare un modo per smettere di bere. Su internet ho trovato un sito per alcolisti, con tutte le informazioni sull'alcolismo, sui diversi modi di affrontare questa malattia, tra cui il metodo di AA. Ma ho quasi subito abbandonato l'idea di andare in AA, perché non mi fidavo di un'invenzione degli  americani, che molti chiamano setta, dove il programma è spirituale, che per me era  la stessa cosa come la religione. In gioventù ho avuto un'esperienza non molto positiva con la chiesa, e quindi mi sono sempre considerata un'agnostica, rifiutando categoricamente qualsiasi religione. Beh, non sono andata in AA e ho deciso che posso farcela da me!

 

Utilizzando le idee di quel forum, sono rimasta, per la  prima volta in molti anni, sobria per 20 giorni. Poi ci fu il matrimonio di una mia amica e, anche se avevo letto che gli alcolisti non possano bere il primo bicchiere, pensai che un solo piccolissimo bicchierino di spumante non mi farebbe del male, e ho bevuto. Dopo 2 mesi ero in terapia intensiva con pancreatite acuta su un quadro di alcolismo. Grazie ai medici e, ora capisco, anche al mio Potere Superiore, io sono stata nuovamente salvata. Dopo di che, per paura della morte ho mollato alcol per quattro mesi. Fisicamente mi sentivo bene, ma ero molto giù di morale, da sola in questo mondo, senza la solita anestesia. Da sobria, ho capito di aver rovinato la mia vita e di aver recato dolore ad altre persone e a me stessa. Non sapevo come correggere gli errori, vivere i problemi e le gioie, come impiegare il tempo, come divertirmi. Ho cominciato a bere di nuovo. Altri 4 anni ho vissuto in un inferno tra bere e smettere, astinenza e bevute. Terribilmente esaurita, ho cominciato a odiarmi  anche per non avere la forza di volontà per smettere di bere per sempre.

 

Poi, un giorno, una amica dal sito degli alcolisti mi ha scritto che sono una pazza perché non volevo provare AA. Il messaggio era breve e tagliente, ma ha funzionato, ho deciso di fare questo, come ultimo tentativo di cambiare qualcosa. Allora mi sono detta, se AA non mi aiuterà, smetterò coi tentativi di uscire dall'inferno e berrò  fine alla morte, grazie a Dio, con la mia pancreatite, succederà in fretta.

 

Così sono entrata in AA, dapprima in un gruppo online su Skype, poi in uno fisico. Il programma non era come avevo immaginato, e mi piacque.  Ho iniziato a fare i passi, e con il tempo il mio mondo è cambiato. Ora io non bevo da più di un anno e mi sento benissimo in tutti i sensi. Ora nessuno mi manda via da AA neanche con il bastone, ho trovato in AA un sacco di amici, sostegno e tanto amore.
 

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Sono Christian e sono alcolista

 

Buon giorno, oggi posso parlare, vedere, mangiare, dormire,
fare ciò che una persona si sente di fare, serenamente,
perché in ogni cosa che mi appresto a fare,
io oggi, ci metto il cuore.

Direi che quando si parla di amore, lo penso e lo metto in tante lettere, nella vita di ogni giorno, l'ultima lettera sono io e se io lo desidero, posso cambiare.

Ciao a tutti, mi chiamo Christian e sono un alcolista, così mi presento, perché così con questa frase ho avuto una seconda vita. La prima era un disastro, bevevo già di mattina per caricarmi, per affrontare la giornata; mio padre che tornava a casa ubriaco, mi picchiava, poi se non gli bastava puntava su mia madre e mio fratello. I giorni non cambiavano, era un registratore che continuava sempre, in continuazione, io e la mia bottiglia eravamo sempre in fuga e i problemi crescevano. A scuola non andavo bene, facevo fatica a socializzare e mi chiudevo in me stesso, stavo diventando molto problematico. Uscivo con gli amici che ero già ubriaco e con il tempo persi stima di me stesso. Non riuscivo neanche a mantenere un rapporto di coppia, il mio amore era sempre e solo la bottiglia.

Passarono gli anni, andai a militare, con onore ero imbarcato sulla "Amerigo  Vespucci", nave scuola cadetti, ma l'alcol mi portò via anche quel sogno, stavo perdendo qualcosa di importante. Gli anni passarono e con me cresceva anche la quantità di alcol, ero sempre più compulsivo e il bicchiere era la mia ossessione. Perché non riuscivo a fermarmi?, perché non riuscivo a dire di no a me stesso?, perché ero dipendente dagli amici, da tutto?, perché non riuscivo dire di no agli altri?, e perché se cedevo andavo in paranoia e mi venivano i sensi di colpa? Questo era ciò che pensavo ed ero molto confuso, specialmente quando andavo a fare gli incontri di Kinkbox, ero una furia, ed ero ad un passo dai mondiali. Ma successe che Christian entrò in un altro tunnel di dipendenza, quello della cocaina, e tutto quello che si chiama sostanza lo misi al primo posto, nel mio pensiero. Fù lì che persi anche la voglia di combattere ed erano più le volte che ero a terra di quelle che ero in piedi. Bastavano poche bottiglie per mettermi a tappeto. Era tanto normale, per me, che tutta questa storia mi portasse in carcere. Lì cominciai a pensare da sobrio e mi sentivo diverso, il diverso era perché non bevevo… avevo smesso con il primo bicchiere, ma ero costretto perché ero rinchiuso nelle mura del carcere. Lì capii quanto è bello vivere senza dipendenza, senza essere schiavo di qualcuno: il suo nome è alcol!

Uscii dal carcere e il pensiero per la bottiglia c’era, ma in un lampo conobbi una ragazza e in un lampo mi ritrovai con una bambina, mia figlia Valentina, e in un lampo toccai ancora l'alcol, e in un lampo persi tutto quello che avevo creato… tutto in un tempo breve. Mi mancava ormai il suicidio e lo avevo anche pensato, ma pensai anche se fosse giusto che un padre andasse avanti in questo modo nel distruggere la propria vita e la vita di chi lo ama, specialmente la propria figlia, VALENTINA !!!

Pensavo e alle volte piangevo, chiedevo aiuto, ma nessuno poteva aiutarmi perché nessuno sapeva in quale modo! Ringrazio Dio, per come lo concepisco, perché un giorno andai al Sert e fu il Sert ad indirizzarmi ad ALCOLISTI ANONIMI. Lì ottenni tutte le risposte alle mie domande, la prima era scontata: perché non riuscivo a fermarmi al primo bicchiere? Perché sei una persona malata, mi venne detto, e quando bevi si scatena una compulsione alcolica. Tutto diventa un circolo vizioso e dove vive l'alcol vivo anche io; ma se io non vivo più con l'alcol, bene, allora sono libero e vivo la mia vita in autonomia… vado dove voglio io.

A piccoli passi, con il programma e un nuovo stile di vita, non divento più rosso in faccia, dove lavoro mi stimano, se perdo il lavoro non perdo mai la speranza e la voglia di trovarne un altro, ho voglia di vivere, mia figlia mi ama, ho una nuova compagna, ho una nuova famiglia che si chiama Alcolisti Anonimi e ho trovato la parola dignità con fiducia e la fede in questo programma spirituale che non finisce mai di stupirmi. Ogni giorno ci sono delle sorprese, si chiamano: umiltà, tolleranza, fratellanza, servizio, buona volontà e con queste parole, onestamente, ho creduto in me e in quello che sto facendo per me, cambiando sempre in positivo, per socializzare con il mondo senza alcol e con me stesso. Questo si chiama SERENITÀ, per tutta la vita, oggi vedo a colori, i paesaggi, sento i raggi del sole che scaldano il mio cuore perché è pieno di emozioni; e se piango le mie lacrime scendono per te, perché ti voglio bene!

Grazie di esistere, Alcolisti Anonimi.

Christian

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Testimonianza di Elena

 

Ciao a tutti,
mi chiamo Elena e sono alcolista...
Sono arrivata a capire di esserlo dopo un serie di esperienze poco piacevoli..
Sposata da molti anni con 2 figli, che vedevano la mamma un po' " insolita". 

 

Ad essere sinceri per loro non era un problema...Facevano i loro comodi, e io li lasciavo fare, per essere libera di non vedere la realtà. Un giorno però toccai quello in ALCOLISTI ANONIMI chiamano "il fondo".
Un giorno come tanti altri mi recai a scuola dove avrei dovuto parlare con un professore..
Ritenendo che un compito in classe non avesse una valutazione corretta, esagerai con accuse e minacce..
Mi fu detto a chiare lettere...Signora, si dia una regolata...lei è ubriaca...si faccia curare... Non so come tornai a casa.

 

Grazie a dio mio figlio non seppe nulla del dialogo, ma fu rimandato comunque a settembre. Mi ritornava alla mente....lei è ubriaca si faccia curare...Ok ma dove?
Andai da un sacerdote, il quale mi sorrise..non fece commenti, non mi fece il predicozzo che mi aspettavo! Non commentò nulla..Mi ascoltò e basta..Poi sorridendo mi disse... l'alcolismo non è una malattia infettiva, ma una malattia dell'anima... deve curare quella e niente altro...In via Silvio Pellico esiste un gruppo di AA ci vada...anzi, l'accompagno io se le fa piacere..Andare da soli è sempre un po' imbarazzante...stia serena e male che vada, peggio di così non si ammala.

 

Con un po' di diffidenza, imbarazzo, ansia, paura, angoscia, vergogna, pensavo ...e poi? Cosa mi diranno? Cosa mi faranno? Chi incontrerò? domande che oggi ( con il senno del poi) del tutto inutili.

 

Arrivai sul posto, e nessuno ma proprio nessuno mi fece una sola domanda.
Se fossi sposata, se avessi una madre o un padre, se ero sola, se avevo una casa, se ero ricca o no...Mi chiesero solo.....desideri smettere di bere?
Questo darmi del tu senza che mi conoscessero mi indispettì un po'...Ma mi fu spiegato in seguito che in quell'ambiente eravamo tutti uguali...senza distinzione di ceto sociale , razza, idea politica o religione..Fui subito messa a mio agio..mi lasciarono parlare x tutta la serata, e non diedero molto peso alle mie continue interruzioni..Dopo la riunione si misero in cerchio, mano nella mano e recitarono la preghiera della serenità, che naturalmente non conoscevo..Mi spiegarono allora che vigeva una serie di comportamenti ai quali avrei dovuto sottostare...Niente domande, ascoltare e non interrompere che stava condividendo..Questo fu il mio primo approccio...ne seguirono molti altri...La malattia non passava, ma la mia anima cambiava..Ora è passato molto tempo, ma mai scorderò quel primo impatto che suppongo la maggior parte degli amici provano al loro primo ingresso in AA...Ora sono serena, vivo la mia vita un solo giorno alla volta, affrontando i problemi man mano che si presentano, cercando sempre di migliorare me stessa..Non mi sento mai sola ..AA è mondiale..e di amici ne ho moltissimi...La preghiera della serenità oggi è il mio stile di vita…

 

Cambio le cose che posso, lascio perdere se non posso fare nulla e valuto bene se non ne capisco la differenza c'è sempre AA come pronto soccorso...Serene 24 h a tutti Elena alcolista...sobria...

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Testimonianza di Giorgia

 

Oggi è una giornata splendida, mille, i colori dalle piante qui al parco.
Vedo i bimbi che corrono felici e gli anziani che giocano a bocce, persone di tutti i tipi.
Mi fermo e mi siedo su una panchina a riflettere.
Ma come mai questo parco non lo avevo mai assaporato, emotivamente, in questo modo?
Eppure c' è da molti anni...

 

Sorrido: ero sempre un pò brilla!
Ci venivo solo per bere, al chiosco del bar…!
Quanta vita sprecata, quante emozioni non vissute, quante gioie mai assaporate!
Sarebbe stato sufficiente lasciare da parte il mio orgoglio e ammettere a me stessa di avere una dipendenza alcolica!

 

Ma ieri, del resto, è passato e purtroppo non torna...
Vivo il mio OGGI e accetto il mio IERI, come mi hanno suggerito in Alcolisti Anonimi, i miei nuovi, veri amici.

 

Questa è la cosa più semplice e la più importante, il mio oggi, con i suoi problemi, le sue responsabilità, le gioie e i dolori, le soddisfazioni e le delusioni.

Vivo il mio oggi lontana per quanto più posso, lontana dal primo bicchiere.
Ripensando a quanto in me sia profondamente cambiato, ringrazio Alcolisti Anonimi per avermi saputo accogliere, nel tramite dei suoi membri e, perché no, ringrazio anche me stessa per quel senso di amore che ho imparato ad usare nei miei stessi confronti.

 

Giorgia alcolista.

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Non più da solo...

 

Ciao a tutti,
sono un  alcolista,
quando mi resi conto di essere diventato un alcolista,
e di non poter mai più avere il piacere del bere,
e quando seppi che da allora in poi l'alcool mi avrebbe sempre messo nei guai,
il buon senso mi disse che l'unica cosa rimastami, era una vita dedicata alla sobrietà. 

Ma in Alcolisti Anonimi io imparai un'altra cosa, la più importante: potevo rivolgermi a un Potere Superiore per stare lontano dall'alcool; potevo cooperare con quel Principio Divino dell'Universo; e che Dio mi avrebbe aiutato a condurre una vita sobria, utile e felice. Così io ora non mi preoccupo più del fatto che non potrò mai più avere il piacere del bere. Ho imparato a essere più felice senza di esso, e come un albero, io devo essere sfrondato dai tanti rami secchi, prima di essere pronto a sorreggere della buona frutta. Penso alla gente che è cambiata come agli alberi a cui sono stati tagliati i rami secchi, potati e rimessi in sesto. Ma attraverso i nodosi rami, apparentemente morti, circola segretamente, in silenzio, la nuova linfa, fino a quando, col sole della primavera, rinascono a nuova vita. Ci sono le nuove foglie, i germogli, la fioritura e la frutta migliore per merito della potatura.

Io sono nelle mani di un Maestro Giardiniere che non sbaglia potando. Devo solo ricordarmi di annaffiare il mio orticello con il programma, e non scordarmi mai, chi sono e da dove vengo, con umiltà e sincerità, trasmettendo a chi soffre ancora che iniziare, non è difficile se non lo faccio in solitudine.

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Buone Ventiquattro ore - (Testimonianze, Dai giovani)

 

Buone ventiquattr'ore! Non avrei mai pensato e nemmeno immaginato, fino a non molto tempo fa (circa otto mesi), che potesse esistere un Gruppo, assai folto di persone (a Rimini ne ho avuto la testimonianza), che oltre a scambiarsi i convenevoli, buon giorno, buona sera, ecc. ecc. si augurano "Buone ventiquattr'ore."

Sì, questa realtà mi ha riempito un vuoto, un vuoto che mi portavo dentro da troppo tempo. Da quel giorno non mi sono sentito più solo e diverso ma soprattutto mi ha dato la consapevolezza che anche io,come loro, avrei potuto farcela a uscire da quella malattia chiamata alcolismo.

Io mi chiamo Umberto e sono un alcolista, ho trentacinque anni; ho iniziato a bere quando ne avevo circa diciassette. In quel periodo, e anche più avanti, usavo l'alcol solo in determinate occasioni, mi dava la sensazione di sentirmi più forte, più sicuro. Ricordo che ero molto contento di questo fatto, pensai quasi immediatamente che avevo trovato la ricetta per i miei problemi.

Successivamente, quando avevo circa venticinque anni iniziai a crearmi delle scuse. Ho iniziato a lavorare molto presto, subito dopo la licenza media, e questa fu la mia prima scusa: ogni sabato e domenica mi ubriacavo perché avevo lavorato tutta la settimana e quindi quelle sbornie le avevo guadagnate.

In quel periodo frequentavo una comitiva di amici di infanzia, circa venti ragazzi tutti molto chiusi; la mia forza era il Gruppo, al di fuori di esso mi sentivo perso e debole. Ricordo che si faceva uso di pasticche di vario genere e di droghe, (hashish e marijuana); ne ho fatto uso anche io ma quelle droghe per me non contavano molto assunte da sole: io dovevo bere, l'alcol era la mia droga.

Ricordo che molte volte consigliavo ai miei amici di lasciar perdere quella robaccia che faceva male ma di bere un (uno si fa per dire) buon bicchiere di vino, che costava di meno e faceva meno male.

Ho sempre frequentato diversi bar (uno di questi è tutt'ora bar osteria) e lì andavo giornalmente a bere. La particolarità è quella che nel raggio di circa cento metri ce ne sono altri due, quindi vi lascio immaginare la libertà di movimento tra un bar e l'altro.

Anni fa, quando ancora mi sentivo abbastanza bene, non mi passò inosservato il comportamento di una persona che vedevo spesso sin dal mattino entrare e uscire da un bar all'altro; era una persona che conoscevo di vista, perché frequentava i miei stessi luoghi, ci si salutava, ciao ciao e finiva li; ma vedevo lui, scuro in volto e molto triste, entrare, ordinare superalcolici, bere di corsa, uscire, per poi ripetere la stessa cosa nei bar vicini.

In quei momenti pensavo: "Povero ragazzo, se continua cosi farà una brutta fine, è arrivato al punto che non può più farne a meno!"

Poi mi dicevo: "Certo, anche io faccio uso di alcol, ma non fino a quel punto; lui comincia a bere la mattina, poi con i superalcolici; io invece la mattina non bevo, bevo solo la sera, poi faccio anche un po' di sport che spurga e depura l'organismo; tutti quelli che vogliono fare stravizi dovrebbero fare un po' di sport" e finivo "povero lui!"

Le cose non andarono come io le avevo programmate e l'alcol anche con me prese il sopravvento; iniziai a bere sempre di più fino al punto che non ne potevo più fare a meno ed entrai nella fase più scura, più brutta della mia vita. Lo avevo sempre con me, anche se non materialmente, ma nei miei pensieri, era come un tarlo, giorno e notte, mi stava distruggendo l'esistenza, non potevo non associarlo con qualsiasi cosa dovessi fare; volevo non pensarci, volevo smettere di bere, era un desiderio che mi portavo dentro da parecchio tempo, ma non ci riuscivo.

Arrivò poi il giorno che smisi di lavorare: il fisico, molto debilitato, non riusciva più a sopportare le fatiche di una semplice giornata lavorativa. Rimasi chiuso in casa per circa un mese, continuando ad assumere le mie dosi giornaliere (brutto periodo).

L'otto giugno 1998 entrai in ospedale. Dopo i primi giorni, che non sto qui a raccontare ma vi lascio immaginare, un medico mi disse che se veramente desideravo smettere di bere mi avrebbe messo in contatto con delle persone che si occupavano di alcolismo; io dissi subito di sì, era troppo tempo che soffrivo. Dovevo e volevo affidarmi a qualcuno, io da solo non riuscivo a uscire dal problema (di questo ne ero consapevole) e poi non avevo più la vergogna che mi aveva fermato sempre, ogni qual volta volevo chiedere aiuto, perché ormai mia moglie lo sapeva (ero riuscito sempre a nasconderglielo); per lei è stato un brutto colpo ma poi è stata lei la persona che più di ogni altra mi ha dato la forza per andare avanti, nella giusta direzione.

Il giorno seguente passò l'infermiere e mi disse che nel pomeriggio sarebbe venuta a trovarmi una persona di A.A.; mi ricordo che ero molto contento, molto fiducioso, ma anche molto confuso, non vedevo l'ora di incontrare questa persona: fortunatamente capii che era un'occasione che non dovevo farmi scappare.

Il pomeriggio mi trovavo nella corsia del reparto quando vidi una persona che mi salutava; quando si avvicinò riconobbi subito di chi si trattava: era la persona che io vedevo sempre con la faccia scura e triste entrare e uscire dai bar che frequentavo, sì, proprio lui, l'amico che io avevo giudicato come un "povero ragazzo, se continua cosi farà una brutta fine"; lo vedevo diverso: non più con il volto scuro e triste ma sereno e lucente.

Mi chiese subito cosa facessi là e se conoscevo un certo Umberto. Senza esitare e con un po' di vergogna gli dissi che ero io; lui mi guardò sbalordito (forse non se l'aspettava) ma mi disse subito di non preoccuparmi, che lui era come me e che anche lui aveva già passato quello che stavo passando io, che se avevo il desiderio di non bere più piano piano tutto si sarebbe sistemato.

La cosa che mi colpì più di tutte fu che lui stava lì anche per aiutare se stesso.

Credetti subito a tutto quello che mi disse perché lo conoscevo, forse perché potevo toccare con mano il cambiamento che aveva fatto, era tutto vero e si vedeva.

Uscito dall'ospedale cominciai a frequentare A.A. e lì ho conosciuto molti Amici, Amici con la A maiuscola, persone sincere, persone che come me hanno passato un periodo buio della vita ma che oggi hanno tanta voglia di ricominciare e di ricominciare piano piano, un passo alla volta; qui ho incontrato una persona a dir poco speciale, il mio Sponsor, l'amico della mia vita, che mi ha aiutato, che mi aiuta, e che spero proverà ad aiutarmi nei momenti più difficili del mio cammino.

Posso considerarmi un ragazzo fortunato perché mi si è realizzato un sogno, il sogno di uscire dalla dipendenza dell'alcol.

Non so se riuscirò mai a ricambiare quello che Alcolisti Anonimi mi sta dando, comunque in questo momento il cuore mi dice, almeno, di trasmettere tutto quello che sto ricevendo: grazie A.A.!

Buone Ventiquattr'ore.

Umberto

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")


 

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Ho cercato nell’enciclopedia - (Testimonianze, Dalla donna)

 

Alcuni anni fa, in seguito a una separazione, ebbi un crollo totale, non mangiavo, non dormivo e desideravo fortemente di morire. Ero allo stremo delle forze (ero dimagrita 15 Kg.) e non capivo cosa mi stesse succedendo, stavo di un male cane e non era un male fisico!

Dopo un paio di mesi cominciai a chiedermi se questa sofferenza sarebbe mai finita; non ce la facevo più ed ero totalmente isolata dal mondo, senza amicizie, al telefono non rispondevo e i parenti li avevo già abbandonati da un pezzo.

Così mi misi a cercare nell'enciclopedia (l'unica cosa di culturale che avevo in casa) ma non sapendo proprio che cosa cercare provai a immaginare a cosa potesse somigliare questo dolore e mi venne in mente la parola lutto; non mi diceva granché, ma solo che poteva durare tutta la vita (facendomi anche l'esempio delle donne del sud che continuano a vestire di nero fino alla fine). Allora provai le parole dolore, sofferenza, ecc.., e da una voce all'altra arrivai al cervello, psiche, psicologia.

Così, presi le pagine gialle e cercai un terapeuta che, quando sentì la mia voce come quella di una bambina, che mi dava fastidio il sole e che potevo uscire di casa - sforzandomi - solo col buio, mi ricevette la sera stessa.

Avevo la casa piena di alcolici ma non mi sfiorava proprio il pensiero di bere, già, perché io ero astemia - mi dicevo; avendo avuto un padre alcolizzato io dovevo essere astemia.

Dal terapeuta ci andai poche volte e, appena ripresa un po' di energia, mi trovai subito un altro uomo; pensando di avere capito tutto mollai la terapia. Uscivo allegramente con Stefano quasi tutte le sere e con lui conobbi, a 38 anni circa, Trastevere, le birrerie, la birra e quant'altro di alcolico ci fosse.

I primi tempi era tutto bello, mi sembrava di toccare il cielo con le mani ma durò poco e piano piano tutti i miei problemi emotivi e le mie incongruenze mi chiesero il conto; sì, perché conobbi un altro uomo che mi sembrò di amare alla follia ma i sensi di colpa per Stefano mi schiacciavano e mi sentivo totalmente spaccata in due. Che fare? Fra un bicchiere e l'altro decisi a quel punto che dovevo prendere la situazione in mano e ricominciare seriamente la psicoterapia e così feci.

Il fatto che ogni tanto bevessi un bicchierino di grappa non mi sembrava un problema fino a quando non cominciai a bere sempre di più e anche di mattina. Nel frattempo continuavo a fare la mia terapia e con il terapeuta si era creato un bel rapporto, non potevo nemmeno pensare di fare a meno di lui che era il mio unico riferimento; così mi sforzavo sempre di più per non andare lì ubriaca (una fatica bestiale) finché un giorno mi disse che neanche la terapia serviva se non avessi fatto qualche cosa per l'alcol.

Mi sentii crollare il mondo addosso, lui era la mia unica speranza; così, quando mi diede il numero di telefono di una certa "Dottoressa" lo presi al volo e telefonai, dopo aver bevuto l'ultimo goccio di gin nascosto nell'armadio. Finalmente, pensavo facendo il numero, qualcuno si occuperà di me (immaginando un camice bianco e uno studio medico) ma non andò così.

L'emozione di quella telefonata è stata come un fulmine che squarcia il buio assoluto: lei era un'alcolista, l'alcolismo era una "malattia" e non c'erano medici e camici bianchi ma la voce serena di una persona che ce la stava facendo: io, che da mesi non vedevo via d'uscita e mi sentivo una fogna, ho sentito la speranza che non avevo più; lei ce la stava facendo e forse anche io potevo?

Questo pensiero mi tenne compagnia: riuscii a non bere fino al momento dell'incontro. Scendendo le scale la mia prima volta in A.A. avevo paura, curiosità e soprattutto mi sentivo spaesata; ricordo che la seguivo proprio come un pulcino segue la chioccia altrimenti non saprebbe dove andare.

Oggi sono due anni che frequento A.A., lei è la mia sponsor; quando glielo chiesi, un po' scherzando, un po' come se fosse scontato, avevo paura che dicesse no e non sarei riuscita a pensare a nessun'altra.

Il mio rapporto con lei è una cosa strana, nuova e non riesco ancora a definire cos'è; a volte la confondo con il mio terapeuta, che per me rimane un grosso riferimento; lui, comunque è circoscritto nello spazio e nel tempo mentre nel mio rapporto con lei, che è nel quotidiano, non avendo un confine spaziotemporale mi trovo di fronte alle mie difficoltà di non avere mai la giusta misura nelle cose e soprattutto nei rapporti; la paura di essere invadente - e quindi rifiutata - mi impedisce a volte di chiedere aiuto e divento faticosa, per me stessa, innanzitutto; da sempre nei miei rapporti malati o non esisto io o non esiste l'altro.

Non so ancora bene qual è il suo ruolo e qual è il mio in questo rapporto "strano", il fatto nuovo di sentirmi spesso in sintonia con un'altra persona è un'emozione nuova e piacevole che mi spaventa perché non la so gestire o forse perché le cose nuove mi spaventano?

Sono piena di contraddizioni, ma adesso le vedo un po' di più; la mia vita sta diventando una continua scoperta (soprattutto da quando faccio Servizio nel mio Gruppo) e da un po' di tempo sento il desiderio di mollare questo mio modo di essere faticosissimo, pieno di paura e di finzione, che spesso mi fa perdere il senso della realtà (se mai l'ho avuto).

Spero con lei e attraverso di lei di poter imparare ad avere un rapporto vero che cresca nel tempo, non so se è giusto o sbagliato ma oggi questo è.

Tutto il resto lo scoprirò col tempo e spero con la mia sponsor. Grazie A.A.

Rosa - Lazio

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")


 

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Un alcolista grato e fortunato - (Testimonianze, Per tutti)

 

Piú passa il tempo e piú mi rendo conto di aver combattuto tutta la vita contro i mulini a vento.

Inconsciamente, ora lo so. Non sapevo niente della mia malattia e in questo senso mi sono perdonato.

Come potevo capire, chiuso com'ero in me stesso e nella mia realtà, che quello che succedeva in modo incontrollabile intorno a me era generato dal mio (allora) migliore amico, l'alcol? Ci sono volute poche persone senza camice bianco, armate solamente di quello che era loro rimasto: la speranza, la dignità e l'amore, per farmelo capire.

Per me è stato a lungo inspiegabile come queste persone possano essere state la medicina della mia guarigione, che mi veniva somministrata ogni giorno: il fatto è che il miracolo è successo veramente. Ho smesso di bere. Sí, ma cosa ci guadagno? E perché gli altri si interessano a me? Cosa importa a loro di sapere come stò? E via col paraocchi. Cosa ci perdo a provarci? Niente. Ma per me, bambino capriccioso che ha sempre voluto tutto e subito oppure niente, ciò aveva poco valore.

Poi grazie alle parole di un anziano che non dimenticherò mai per il bene che ha fatto e sta facendo a tutta A.A., e naturalmente a se stesso, in una serata estiva sono stato colpito da una illuminazione: ho sentito dentro di me per la prima volta il concetto di Potere Superiore.

Ho capito che la sobrietà è uno stato di grazia, uno stato di pace interiore che vivo un giorno alla volta e non dipende da cosa succede all'esterno ma è tutta dentro di me grazie alla Sua luce. I1 Programma, poi, mi ha permesso di conoscermi per la prima volta. I1 mio corpo non ha mai saputo che dentro di lui coabitava anche un'anima. Un'anima sepolta da macerie e infradiciata da fiumi di bevute.

Quando i miei amici alcolisti mi hanno amorevolmente riportato alla luce, la mia anima respirava ancora.

La convalescenza è stata un susseguirsi di alti e bassi, di perdere e ritrovare, di verità sempre e mai vere, di scoperte di nuovi entusiasmi che mi hanno ricostruito lo spirito.

I miei guai, oggi, non mi sembrano piú catastrofi opprimenti. È inutile dire che adesso, come molti di voi, sto meglio: penso lo abbiate già capito. E proprio perché mi capite e mi avete capito nel momento di mio maggiore bisogno, vi ringrazio TUTTI per aver salvato la mia vita, alla quale io non tenevo, ma voi si.

 

Anonimo - Lombardia

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")


 

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Un sentimento di libertà - (Testimonianze, Programma)


Settimo Passo: siamo veramente nel cuore del Programma. Abbiamo smesso di bere, ci siamo accettati come alcolisti, abbiamo ammesso la nostra totale sconfitta nei confronti dell'alcol; abbiamo capito che da soli non possiamo cavarcela e abbiamo chiesto aiuto, ci siamo fidati di qualcuno. Abbiamo avuto il coraggio di guardarci dentro e parlare di noi a un altro essere umano per scoprire che abbiamo perso anche la guerra con noi stessi, col nostro carattere, coi nostri difetti. La nostra sconfitta, il nostro fallimento sono totali. E adesso? Una sola cosa ci è rimasta dentro che ci dà speranza: la nostra esperienza nello smettere di bere, l'aiuto che ci è giunto da Qualcosa più forte di noi che ci ha ricondotti alla ragione; abbiamo capito di non essere soli, di non esserlo mai stati neppure nei momenti di più nera disperazione. Ora sappiamo che c'è un disegno su di noi, che Qualcuno è pronto a darci una mano. Che cosa ci chiede in cambio? Nulla, neppure riconoscenza; Gli basta che accettiamo il Suo disegno, che la smettiamo di sentirci "al di fuori" di tutto e tutti, che ci affidiamo a Lui, che Gli lasciamo fare il Suo mestiere.

In qualche modo ci ha guidato quando non eravamo in grado neppure di stare in piedi, ci ha portato nel luogo giusto, ci ha fatto incontrare le persone giuste, ascoltare le frasi giuste.

Ci ha fatto vivere un'esperienza spirituale quando non sapevamo neppure che cosa eravamo. Si è insinuato nella corazza che ci eravamo creati e ha spezzato tutte le nostre resistenze. Ci ha donato una nuova vita.

Anche oggi è lì per darci una mano. Lui può fare quello che noi abbiamo capito di non saper fare. Lui ci può plasmare ancora, può cambiare in noi tutte quelle cose che ci hanno condotto a una vita miserevole e inutile.

Sappiamo che possiamo affidarci a Lui e fidarci di Lui, sappiamo che farà solo il nostro bene e che non ci chiederà nulla in cambio. Gli basta che noi chiediamo il Suo aiuto, che Gli regaliamo la nostra debolezza e incapacità, che seguiamo le Sue indicazioni. Certo, dovremo agire, dovremo mettercela tutta ogni giorno, ma la responsabilità non sarà più nostra, sarà Lui a guidare. Basta chiedere aiuto, come facemmo il giorno che entrammo in A.A.: "Chiedi la forza, e abbi fede che ti sarà data".

E chi è Costui che può compiere in noi questo secondo miracolo? Non lo so, non so dare una risposta che valga per tutti, non so descrivere la forza che tanti di noi hanno sentito dentro di sé. Ognuno vive la propria esperienza spirituale in modo diverso, del tutto personale. Chiamiamolo col nome che vogliamo: Potere Superiore, Dio, Natura, Energia, Gruppo, Programma. Non Gli importa nulla di come Lo chiamiamo, forse non ha neppure un nome. Ma ci ama: tutti, uno per uno. Io mi son fatto la mia immagine di Lui, ma è la mia e vale solo per me. Però so che è vicino a tanti altri che Lo cercano.

Quando prego, quando cerco di mantenere vivo un mio rapporto cosciente con Lui, vorrei offrirGli qualcosa: ma tutte le cose belle che ho sono già Sue, me le ha date Lui, non posso regalarGliele di nuovo. E allora Gli dono le cose che ho sbagliato, gli errori che ho commesso, le debolezze che ho avuto. Lui può farsene carico, a me pesano troppo. Gli regalo i miei difetti, la mia presunzione invincibile, il mio tremendo orgoglio, le mie meschinità, le mie paure e le mie troppe insicurezze. Prendile Tu, Signore, e trasformale col Tuo amore per me in serenità, in amore per gli altri, in gioia di vivere. Modella questo mio carattere secondo la Tua volontà, dammi la capacità di capire ciò che vuoi e il coraggio di farlo. Dammi la gioia di trovare in me risorse inaspettate, una forza nuova, la voglia di sorridere e di amare, la capacità di donarmi agli altri come Tu Ti doni a me ogni giorno. Non lasciarmi mai solo, neppure un istante, perché la mia vita passata mi dice che senza il Tuo aiuto io muoio. Fai crescere in me quel sentimento stupendo di libertà appena nato e che già mi riempie tutto facendomi sentire per la prima volta vivo, vero, uomo. E che io possa saperlo regalare per poterlo conservare per sempre.

Mauri - L.

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

 

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Settimo Passo: un ostacolo troppo alto - (Testimonianze, Programma)

   Un saluto a tutti, mi chiamo Tarquinio e sono un alcolista.

Il Settimo Passo sicuramente è stato, ed è, uno dei più difficili nel mio percorso di alcolista alla ricerca della sobrietà.

Nei primi mesi di astinenza l'ho rifiutato intimamente, come fa un cavallo con un ostacolo troppo alto per le sue forze.

È stata una fase molto rischiosa.

Quando ripenso al mio stato d'animo di allora, alla mia inconsapevolezza, alla mia grande irritabilità (e questi ricordi sono più vivi quando cerco di aiutare gli altri), mi rendo sempre più conto che solo un miracolo, un miracolo vero, ha potuto salvarmi dallo scatafascio alcolico.

Anche nel Gruppo parlavo, parlavo sempre, subito e troppo, senza ascoltare mai, senza meditare, ma anzi continuamente proteso a "pretendere più di quanto mi spettasse".

E così, E. aveva ragione, molta ragione a dire che giravo sempre, portandomi una valigia piena di problemi, e che, ad onta del mio girare, questa valigia non mi abbandonava mai, ed era sempre piena.

In queste condizioni, che spazio poteva esserci per l'umiltà o il Potere Superiore?

Una cosa però mi ha salvato allora: la mia cocciutaggine. Non era una cocciutaggine sana, sia ben chiaro; era una cocciutaggine orgogliosa. Insistevo nel Programma e nei Gruppi perché volevo essere il più bravo, quello che parlava di più, che capiva di più.

Sbagliavo, ma alla fine ho l'impressione che questi errori mi stiano salvando.

Quando E., o altri come lui, mi parlano di valigie o errori, è lo stesso mio orgoglio che mi spinge ad ascoltare e quindi ad ammettere che ho torto, che così non va.

E alla fine ho cominciato a capire: che c'è un intimo bisogno di "ancoraggio" (agli alcolisti, all'umanità, al senso buono delle cose, a Dio); che la mia "orgogliosa autosufficienza" è solo distruttiva, perché generatrice di paure e fughe, e chi segue questa strada sa che essa è senza fine; che il mio parlare continuo è un dannoso vaniloquio; che bisogna apprendere e coltivare l'arte di ascoltare; che bisogna finalmente trovare un sano equilibrio tra ascoltare e sentire, cioè tra ragionamento ed emotività.

E per me l'unico collante che può tenere unito il tutto è, ora, l'umiltà, che non è più un dovere, un meccanismo salvavita, come nei primi mesi, ma comincia pian piano a essere un piacere.

Non è facile capire l'umiltà: il Settimo Passo dice che "bisogna apprenderla" e che tale apprendimento comporta molto tempo.

Non è facile capire "quali sono i nostri obiettivi più profondi". Io ci provo con la stessa cocciutaggine del passato.

Su una parete del mio posto di lavoro, tempio di insulti continui alla mia umiltà nascente, e sopra il mio comodino, ho appeso una esortazione di Madre Teresa di Calcutta, la cui lettura costituisce, attualmente, uno dei piaceri più intimi del mio animo:

 

L'AMORE DI MADRE TERESA

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico: Non importa. Amalo.

Se fai il bene, ti attribuiranno fini egoistici: Non importa. Fà il bene.

Se realizzerai i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici: Non importa. Realizzali.

Il bene che fai verrà domani dimenticato: Non importa. Fà il bene.

L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile: Non importa. Sii franco e onesto.

Quello che per anni hai costruito, può essere distrutto in un attimo: Non importa. Costruisci.

Se aiuti la gente, se ne risentirà: Non importa. Aiutala.

Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci: Non importa. Dà il meglio di te.

 

 

Scritta sul muro della "Casa dei Bambini" di Shishu Bhavan,

fondata da Madre Teresa di Calcutta.

 

Serene ventiquattr'ore.          

T. - Puglia

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

 

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Mentre la pasta scuoce - (Testimonianze, Per tutti)

 

Da oltre un'ora e mezza sono uscita dal gruppo; a casa mi do da fare per preparare la cena. La mia mente è affollata di pensieri, ma devo avere la pazienza di portare a termine la cena.

Ora posso provare a riordinarli e a buttarli giù; ho sette minuti a mia disposizione (il tempo di cottura della pasta...).

Eravamo in tre, questa sera, al gruppo; siamo sempre abbastanza pochi qui, perciò quando manca qualcuno, sento che siamo pochini.

Nella precedente riunione c'era un alcolista «recente», in ricaduta, sbronzo fatto: interrompeva in continuazione, frasi senza nesso logico, proprio come facevo io nelle mie frequenti ricadute. Immedesimarmi mi fa bene.

Oggi... non c'è! Non ha chiamato, io l'ho sentito ieri al telefono per incoraggiarlo a ricominciare le ventiquattr'ore: era molto agitato, sveglio dalle quattro del mattino; ci stava provando, forse... forse...: venti giorni di astinenza, la sua nuvola rosa, l'illusione di essere ormai «arrivato»: il dubbio, insinuante, strisciante «Ora posso controllare il mio bere». Ci prova: tre, quattro giorni di bere moderato, poi il buio, la follia, la distruzione di quel poco di bello che aveva potuto realizzare in quei venti, lunghi, eterni giorni!

Già, io conosco molto bene questo dramma, io che non ricordo più bene se per cinque o sei volte sono ricaduta: la prima leggera, scientifica (così l'avevo classificata), per dimostrare a me stessa che dopo mesi di astinenza, potevo controllare il mio bere, le successive via via più pesanti, incubi, suicidi ripetuti.

Ribelle, combattiva, estremamente critica nei confronti del programma, usavo queste armi per distruggere me e chi, per sua sfortuna, mi capitava intorno: poi... il colpo di schiena!

Mi risvegliai dall'incubo e mi ritrovai completamente sola: intorno a me avevo fatto terra bruciata!

Finalmente, scelsi, scelsi... di vivere per me stessa. Quella volta non ebbi più nuvola rosa. Ma ero così sconfitta, arresa, impotente e nei confronti dell'alcool e nei confronti della mia emotività!

(I sette minuti di cottura della pasta sono passati da un po', ho pregato mia figlia di scodellare al posto mio...).

Ero pronta, totalmente, incondizionatamente, per il primo, autentico passo: ricominciai da capo, con umiltà. Ora tutto va molto meglio.

Già! Ma il «nuovo» avrà ricominciato? Non ha afferrato ancora bene il meccanismo di A.A., la «terapia del telefono», ecc...

Ce la farà? La mia mano è tesa, insieme alle altre: vorrà agganciarsi alla catena?

Questa sera, dunque, in tre: argomento libero, si sceglie la ricaduta. Ho il bisogno di puntualizzare meglio con me stessa, di focalizzare alcuni miei sintomi di malessere per correggerli in tempo!

Ma ecco aprirsi la porta e presentarsi uno sconosciuto: gli vado incontro ed egli mi dice di aver letto un articolo degli Al Anon.

«Sei un familiare?»

«No, sono io nel problema, mia moglie arriverà dopo». «Bene - dico - questa è la sede di Alcolisti Anonimi. In quella stanza, invece, ci sono gli Al Anon».

Si siede.

Il conduttore, giustamente a mio avviso nella nostra situazione, varia il programma: il nostro gruppo non è così «folto» da permetterci di mandare un «anziano» in disparte ad accogliere il nuovo arrivato e, tra l'altro, tra un nuovo e l'altro passano lunghi periodi, per cui si può anche fare tale variazione. Si spiega che cosa è A.A. e si passa alle storie personali.

I1 tipo «sembra» lucido; quando gli si dà la parola inizia a parlare con calma, poi si agita... contesta: «Perché i due gruppi separati? Cos'è questa storia che ho sentito dire altrove (dove? noi abbiamo parlato delle ventiquattr'ore) che uno non deve bere niente, eccetera, eccetera?».

Attendiamo che passi la parola. Poi, a turno, la riprendiamo nel tentativo di dare, attraverso le nostre esperienze, delle risposte; lui, indisciplinato, arrogante, aggressivo, interrompe spesso, sostenendo che è «statisticamente dimostrato» che gli alcolisti entrano a far «terapia» per merito delle mogli che, pertanto, devono essere presenti (e, agitato, guarda la porta dove sa esserci sua moglie... con chi? Che cosa dice? - Queste, però, sono mie illazioni).

Sto per cadere nella trappola del dialogo poi... parlo solo di me stessa, di ciò che A.A. ha rappresentato e rappresenta per me.

Fine riunione; nervoso, attende che la moglie finisca e, ora, può dialogare: la prossima volta, dice, porterà dei testi scientifici sull'alcolismo e così leggeremo quelli!

Scopro in me una calma e, allo stesso tempo, decisione insolita. A.A. sia a Sassari che a Roma, a Firenze, in tutta Italia, nel mondo, ha già un suo programma ben collaudato: i 12 Passi, le 12 Tradizioni e altra letteratura.

Di scientifico non c'è niente, nel senso che non ci sono statistiche, formulazioni di ipotesi, grafici: ci sono esperienze, testimonianze di migliaia (o milioni?) di «redivivi» che hanno utilizzato gli stessi metodi, personalizzandoli, interiorizzandoli in fasi e tempi variabili da individuo a individuo, non catalogabili «scientificamente»: la spiritualità non si misura in grafici. Frequentando, se lo vorrà, avrà l'opportunità di sentire ciò che leggiamo, ciò che diciamo, e di esprimere tranquillamente e in piena libertà il suo pensiero su se stesso, il suo rapportarsi con 1'alcool e con gli altri; gli diamo alcuni opuscoli.

È palesemente contrariato. Dico che in A.A. si viene per salvarsi la vita: io fino a oggi me la sono salvata. Non solo, ne sto migliorando la qualità, nonostante le impennate, le stasi, le crisi; posso dire che una piccola crescita c'è.

Ma, soprattutto, c'è in me la voglia sempre maggiore di appropriarmi del Programma, di interiorizzarlo. C'è fede in qualcosa!

Tornerà? Non so...

Ecco tutti i pensieri che si affollavano nella mia mente, stasera.

 

 Maria Teresa

 

P.S.: è ritornato senza testi scientifici...!

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

 

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Primo passo di un anziano - (Testimonianze, Primo passo)

Mi chiamo Giorgio e sono un alcolista.

L'altra sera, mentre mi riposavo dopo una lunga giornata di lavoro, mi è arrivata 1a telefonata del nostro Fiduciario che si occupa di Insieme in A.A.: "Caro Giorgio, perché non mi scrivi qualcosa sul Primo Passo?".

Naturalmente sapevo bene di non potermi esimere dal dirgli di sì, sappiamo tutti che la nostra Rivista è come una Riunione di Gruppo, e anche lì se ci chiedono una testimonianza non possiamo davvero negarla. In fondo, poi, quattro parole sul Primo Passo non sono così difficili da mettere insieme, lo faccio sempre quando giunge qualche amico per la prima volta; mentre lui si guarda attorno, incerto nel decidere dove è capitato, con la mente ancora confusa dall'alcol, con la paura che qualcuno gli dica che è un vizioso, debole e vile, io, intanto, cerco di rivivere le emozioni della mia prima volta, cerco di ricordarmi come stavo allora, la mia enorme difficoltà nell'ammettere che era l'alcol il mio problema.

Poi, quando tocca a me parlare, cerco di raccontare come sia accaduto (non subito! ci sono volute due o tre settimane!) che io abbia scoperto di non essere un oggetto misterioso in mezzo a delle brave persone astemie, bensì uno di loro, proprio come loro, in tutto e per tutto; come abbia scoperto che tutti gli eventi "forti" della mia vita, quelli che mi avevano fatto scendere la china della dignità perduta, non erano cose strane capitate solo a me; come abbia "sentito" che le mie paure, i miei rancori, la mia solitudine erano gli stessi sentimenti che avevano provato loro. E ho capito che, come la loro, anche la mia vita era divenuta assolutamente e totalmente ingovernabile.

Tutte queste cose mi passavano per la mente mentre il mio amico mi chiedeva questo articolo, stavo già scrivendolo nella mia mente, quando lui ha proseguito: "Però, Giorgio, non vorrei la solita testimonianza per il nuovo venuto; tu, ormai, sei un anziano e quindi vorrei che tu ci parlassi di come vive il Primo Passo uno con qualche anno di sobrietà. Insomma, per capirci, guardalo alla luce del Dodicesimo, dicci come lo applichi in tutti i campi della tua vita".

E chi ci aveva mai pensato? È vero, Bill ci dice che il Primo Passo è l'unico che si possa fare compiutamente, possiamo (e dobbiamo) ammettere e accettare la nostra condizione di alcolisti, trarne tutte le conseguenze, uscire dal ghetto degli ubriaconi per entrare nella società a testa alta come alcolisti in recupero.

Ma, poi, il Dodicesimo ci dice che tutto il Programma va applicato in tutti i campi della nostra vita! Che cosa significa questo per me? E, soprattutto, l'ho fatto?

Credo che la sostanza del Primo Passo sia proprio lo smettere di raccontarsi balle, il finirla con tutti gli alibi che hanno per troppo tempo giustificato ai miei occhi le mie paure, il prendersi, per la prima volta, la responsabilità di essere quello che si è, così come si è e dirlo ad altri che sono come noi, per scoprire che questa è una responsabilità il cui peso possiamo tranquillamente sopportare.

Questo non vale solo per l'alcolismo! Per quanto tempo ho negato di essere un egocentrico, uno che ha sempre messo se stesso al centro dell'universo e giudicato tutto e tutti alla luce dei propri pregiudizi? E quanto a lungo ho falsamente giustificato i miei risentimenti analizzando con cura tutte le responsabilità altrui senza mai pormi il problema di che cosa facessi io? No, non va bene, questo è il Quarto Passo, non c'entra.

E neppure il dirmi la verità sul male fatto agli altri c'entra; certo, anche qui ho dovuto ammettere la mia impotenza di fronte alla mia emotività e che i miei rapporti con gli altri erano divenuti ingovernabili, traendone tutte le conseguenze: ma questo è l'Ottavo Passo.

Neanche c'entra lo scoprirmi giorno per giorno impotente di fronte alle difficoltà della vita, al giudizio degli altri, alle insoddisfazioni che talvolta mi danno il lavoro, la famiglia, gli amici; ammettere che la mia vita quotidiana è spesso ingovernabile; no, questo è il Decimo Passo.

E allora? Allora credo che il frutto del Primo Passo in tutti i campi della mia vita stia nel diverso atteggiamento che oggi ho nei confronti di tutto ciò che sono e faccio ogni giorno. Credo che consista nell'umiltà. Quella diversa modalità spirituale che fa da filtro tra me e le cose quotidiane. Umiltà intesa come lo smetterla con l'arroganza, con i pregiudizi, con le difese oltre ogni limite. Umiltà come ascolto (ascolto vero, non magnanimo!) degli altri, delle loro ragioni. Umiltà come sentirmi uno dei tanti, uno come tutti, con le stesse emozioni, le stesse paure, le stesse insicurezze, gli stessi errori. Umiltà nell'essere con gli altri, non dall'altra parte di una folle barricata che mi ha isolato dal mondo per tanti anni.

E questa è la base profonda della mia nuova serenità: ho smesso di fare la guerra al mondo, oggi so che posso vivere in pace con tutti ma, soprattutto, con me stesso.

Ecco, questo per me è il Primo Passo applicato (quando ci riesco!) in tutti i campi della mia vita.

Però, nello scrivere queste righe, per soddisfare la richiesta degli amici di Insieme in A.A. ho scoperto un'altra cosa: che nel Primo Passo c'è tutto il Programma! Fare bene il Primo Passo (e Bill dice che si può!) vuol dire fare gli altri undici Passi con tutta l'onestà morale che il mio nuovo stile di vita mi ha regalato.

G - Lombardia

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

 

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Cinzia - In vacanza - (Testimonianze, Dalla donna)


P. 07/08/1999

Carissimi amici ciao a tutti !!! sono Cinzia e sono alcolista.

Sto facendo le mie 24 ore e sono davvero felice di avere un po' di tempo da dedicare a voi!

Sinceramente mi mancate tanto ma devo ammettere che qui le cose sono assolutamente l'opposto di come le ho sempre vissute da qualche anno a questa parte.

Semplicemente con il coraggio di cambiare quello che posso (dentro di me), con un pizzico di umiltà e tolleranza e con l'idea di "portare a casa" quello che voglio e lasciare perdere il resto, anche qui, dove io credevo, fosse impossibile vivere, la vita assume un colore diverso ..., sono molto più serena e più disponibile nei confronti di chi mi circonda e mi rendo conto di quanto siete preziosi e di come il Programma di A.A. e i vostri suggerimenti mi aiutano a vivere in un modo che era davvero sconosciuto.

Insieme a voi ho vissuto emozioni nuove e concrete: l'amore vero, il volersi bene sinceramente senza pretendere niente in cambio, l'onestà e quel tipo di affinità che avevo davvero perso "per strada".

E se apro il cuore e la mente capisco e sento che anche qui posso trovare qualcosa ...., magari non proprio come con voi, ma il "sentiero" da seguire è quello giusto e davvero tante cose sono migliorate.

Qualcuno ha detto: "mi è stato dato un posto tranquillo alla luce del sole ..." e io aggiungerei GRAZIE a me che ho avuto fede e ci ho creduto veramente, GRAZIE A.A. e GRAZIE a voi carissimi amici.

Sentirsi vivi in nome dell'amore e della semplicità è l'esperienza più bella che io ho modo di vivere 24 ore alla volta.

Vi penso sempre con tanto affetto e non vedo l'ora (comunque) di tornare a casa insieme a voi ... mi mancate davvero!

Un forte abbraccio e tanti bacioni.

Cinzia

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

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La sponsorizzazione in A.A. - (3/4)

La sponsorizzazione in A.A. - (Testimonianze, Programma)

Presentazione del distretto Emilia Romagna

(3/4)

 

La sponsorizzazione ai nuovi Gruppi rappresenta un altro dei tanti momenti particolarmente emozionanti, assai difficile da descrivere a parole, soprattutto per chi ha vissuto queste nuove formazioni, nate di comune accordo con i partecipanti al Gruppo di origine. La sponsorizzazione avviene, quindi, in assoluta spontaneità e naturalezza e tutti ne sono positivamente coinvolti, cercando di farsi sentire particolarmente vicini agli amici iniziandi, per vivere assieme i primi tempi e la fase di assestamento iniziale. Ed è in questi momenti che si avverte il senso di benessere generale e non si pensa minimamente all'autonomia di un Gruppo o dell'altro, ma, unicamente, si mira tutti uniti ad un solo scopo primario: aiutarsi reciprocamente, per garantire a chi soffre un'altra sponda a cui attraccare, forse ultima possibilità di salvezza.

L'aspetto forse negativo si potrebbe verificare quando si diventa troppo insistenti nel tentativo, magari inconscio, di voler imporre una propria mentalità, "la mia idea", quando non venga lasciato il debito spazio allo scambio di princìpi comuni tra personalità diverse, quando non si riesca a comprendere taluni "errori" ritenuti assolutamente banali; è allora che in questo quadro negativo un Gruppo rivendica la sua autonomia, crea volutamente delle barriere e dei negativismi, indirizzati più ai singoli che effettivamente ai princìpi; da qui "dispute o antipatie" fastidiose e, per i più angoscianti, lesive all'effettiva ricerca di umiltà su base spirituale.

Il peso delle responsabilità deve essere condiviso da tutti e tra tutti, è il momento di ricercare l'unità; si vive così un momento di crescita che, tuttavia, va accuratamente vagliato e vissuto, ma che, perseguito con perseveranza e tolleranza, ha un sapore diverso dalle altre forme, è più maturo ed è segno di un ulteriore passaggio verso momenti di equilibri più significativi di quelli già in precedenza vissuti.

Anche la sponsorizzazione quale momento vissuto esteriormente alla vita di Gruppo e che ci porta ad impegnarci nel campo delle Istituzioni in generale, costituisce un momento di crescita spirituale, non soltanto per coloro che attivamente si occupano di questo specifico Servizio, ma più in generale per il Gruppo nel suo insieme quando però quest'ultimo è opportunamente e correttamente informato; quindi, sostanzialmente, coinvolto anche su argomenti e conversazioni totalmente nuovi ma che esercitano attrazione; e motivi di confronto assai graditi è sintomo evidente di cambiamento di mentalità, per l'apertura mentale verso le novità.

In questi casi il richiamo alla 11a Tradizione è ovvio e scontato, ma sarà comunque opportuno ricordarci che la nostra Associazione si attiene ad un unico scopo e "la Tradizione" è un costante e pratico "promemoria" che mette in evidenza come l'ambizione personale non trovi nessuno spazio in A.A. e che, quindi, ogni partecipante al Gruppo diviene un attivo guardiano dell'Associazione nel rapporto con il pubblico in generale.

Abbiamo anche scoperto che dobbiamo contare sul principio di attrazione piuttosto che su quello di propaganda e che è meglio lasciare che, se lo ritengono opportuno secondo argomentazioni flessibili, siano i nostri amici a raccomandarci.

La sponsorizzazione offerta dai Servizi Generali sotto forma di attenzione rivolta e mirata ai Distretti e conseguentemente dal Consiglio Distrettuale trasferita e riportata ai vari Gruppi, è molto sentita ed è oggi motivo di confronto e scambio su basi nuove che invitano ad una attenta disamina su argomentazioni più approfondite.

In questo modo i Gruppi possono acquisire l'effettiva Coscienza di rappresentare il momento primo iniziale e fondamentale cioè "Il Gruppo A.A., dove tutto comincia" e, quindi, assumersi la responsabilità finale per l'attività del loro Servizio.

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

(continua)


 

 

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La sponsorizzazione in A.A. - (4/4)

La sponsorizzazione in A.A. - (Testimonianze, Programma)

Presentazione del distretto Emilia Romagna

(4/4)

 

Concludendo riteniamo che a tutti noi che frequentiamo A.A. sia concesso un modo di vivere ricco di valori assolutamente nuovi o riscoperti con mentalità nuova; siamo in condizioni oggi di vivere intensamente emotività e sensazioni nella loro indiscutibile realtà e nel dovuto equilibrio. Siamo riusciti, attraverso la sofferenza e la disperazione, a raggiungere una "vittoria" che sembrava impossibile (incredibile) ed impegnandoci nel Servizio abbiamo cercato di sviluppare uno stato mentale spirituale che speriamo possa servire da forza neutralizzante per elementi egocentrici ed alienanti del nostro carattere.

È importante cogliere nella loro evidenza, ma soprattutto, nel contenuto, i due momenti in cui l'amico trova nel Gruppo o in alcuni amici del Gruppo coloro che cercano di essergli più vicini e prestargli una maggiore attenzione e che, quindi, immediatamente attirano la simpatia di colui che cerca di recuperarsi nella sua prima ma decisiva fase.

In tempi successivi e, alle volte, piuttosto lunghi che d'altra parte corrispondono alle fasi dell'esperienza spirituale e, quindi, alla messa in discussione del soggetto, egli avverte che ha necessità di dialogare, comunicare con qualcuno al quale ritiene di poter confidare qualcosa che sta affiorando dal subconscio e che deve necessariamente essere esternato, che non può ulteriormente essere, nella sua negatività, rimuginato da solo, solo con se stesso. Ecco il momento della "scelta", la decisione che implica la riflessione e la valutazione di uscire da se stesso e rivolgersi a quell'amico che egli ha indicato a se stesso e confidare il peso dei suo affanni interiori intimamente vissuti.

Questo è il momento in cui si avverte il primo ma decisivo cambiamento nella personalità dell'individuo e lui stesso si rende conto che ha intrapreso la giusta direzione e grande è il senso di pace che consegue a questo impatto traumatico.

Essere sponsor di più alcolisti contemporaneamente deve essere da ciascuno per sé valutato con obiettività e con profondo senso di consapevolezza per evitare di venire poi appesantiti da impegni che, seppur di carattere morale, sono, per l'alcolista, estremamente delicati. Sarebbe forse opportuno, in alcuni casi, nel pieno rispetto dell'Anonimato, far presente la situazione invitando tuttavia chi lo richieda ad aprirsi con spontaneità...

Essere onesti e veritieri prima con se stessi, quindi con chi mi sta di fronte è un suggerimento molto prezioso e da non dimenticare mai.

I rapporti con i familiari dell'alcolista dovrebbero essere mantenuti anche se quest'ultimo non dà segni di volersi recuperare.

Qualche segno tangibile che ci si ricorda del problema che si vive in famiglia e qualche parola di conforto e di invito alla speranza non è solo un fatto formale, ma indica un'espressione di Amore e di Altruismo che sicuramente danno nuova linfa vitale, forza e coraggio all'intera famiglia.

Anche la partecipazione non deve essere vista esclusivamente come forma di attrazione ma anche può rappresentare una sponsorizzazione indirizzata a tutti coloro che dopo tanto tempo si sentono nuovamente integrati e capiscono di essere entrati a far parte di un insieme e si ritrovano con amici che condividono con loro le ansie dei momenti più difficili, ma anche gioiscono per i loro primi attimi di positività e di equilibrio.

Far comprendere che A.A. è aperta a tutti e che si è partecipanti quando si decide e si vuole esserlo, è un modo per far capire anche che la VOLONTÀ ora è espressa positivamente ed è correttamente indirizzata verso fini ben definiti, stimolo e rivelazione per tutti coloro che fino a quel momento non potevano né erano in grado di fare alcun corretto uso della volontà coercita dai difetti del carattere e quindi dal bere eccessivo.

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")


 

 

 

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La sponsorizzazione in A.A. - (1/4) (Testimonianze, Programma)

La sponsorizzazione in A.A. - (Testimonianze, Programma)

Presentazione del distretto Emilia Romagna

(1/4)
 

Parlare di sponsorizzazione in A.A., anche solo nei suoi contenuti essenziali; é un po' rivisitare i tre Legati di A.A.: del Recupero, del Servizio, dell'Unità.

Esiste tuttavia un momento cruciale, forse il più significativo, al di là di ogni commento e considerazione, racchiudente in sé tutta la spontaneità, la forza vitale e la genuina esperienza di A.A.: è il momento in cui l'alcolista recuperato, seduto al fianco di chi soffre ancora, trasmette la sua esperienza, gli infonde speranza e lo rende partecipe con profonda comprensione che anch'egli potrà superare il suo problema, ben certo che colui che lo ascolta si identificherà nella personalità di chi gli sta parlando. È quindi evidente il riferimento al 12° Passo; altrettanto evidente un richiamo alla 5a Tradizione, laddove il Gruppo, nel suo insieme, in piena unità di fini, nella sua attrazione, nella corale e sentita partecipazione dei suoi componenti, trasmette il messaggio di esperienza spirituale, da ciascuno vissuta quale manifestazione di un recupero non più utopistico, ma ben evidenziato nella realtà del viverlo, da ciascuno dei testimonianti. Sono momenti particolarmente intensi in cui si rinsalda la solidità dei rapporti con gli amici, si rivive profondamente l'unità di Gruppo, basata sullo scambio di esperienze spirituali, e si fa chiaramente intendere l'unicità delle finalità da perseguire, cioè la trasmissione del messaggio a chi soffre.

Per comprendere nei suoi aspetti più profondi il concetto di sponsorizzazione inerente il recupero, è per noi necessario vivere profondamente il 5° Passo in tutti i suoi aspetti, nelle varie implicazioni e nei successivi passaggi, laddove appare evidente che l'azione si rivolge soprattutto all'uomo interiore, coinvolgendo la sua sensibilità e i suoi valori più profondi. Lo sponsor è colui con il quale ci si può confidare, l'amico che sa ascoltare, che con la sua pacata tranquillità e serenità, testimonia pace interiore ed è pienamente consapevole dei nostri problemi e delle nostre preoccupazioni; accettare di essere sponsor significa confrontarsi con se stessi, mettersi in discussione, dar prova prima con se stessi di umiltà effettivamente vissuta, saper valutare serenamente le proprie responsabilità, senza tuttavia sentirsene gravati, essere consapevoli che l'amico ha necessità di comunicare con se stesso magari per tramite nostro. Ha soprattutto necessità di ascoltarsi, di trovare fiducia e affidabilità, sta cercando di sgombrare positivamente dalla sua mente i sentimenti di colpa, cerca di mettere a fuoco i tempi vuoti della sua vita, dimostrando piena fiducia sulla nostra comprensione e sensibilità e quindi ha fede nei principi appresi in Gruppo.

Alle volte deve anche essere incoraggiato a perseverare, facendo però presente che è necessario tenere bene impressi nella mente gli "slogan" di A.A., in particolare quello che suggerisce di dare "tempo al tempo".

Riferendoci al Servizio, dovremmo cercare di chiarire quello che a me ha dato il Servizio, che cosa ha significato e significa, in che modo l'ho vissuto e lo sto vivendo, quale funzione e parte integrante ha avuto o esercitato e ha sul mio controllo, come sono riuscito a trovare e trovo gli opportuni equilibri interni e positivi di atteggiamento, quanto è stato ed è facilitante, non soltanto per l'inserimento, la comunicativa e il dialogo nell'ambito del Gruppo, ma anche all'esterno e, soprattutto, nell'ambito della famiglia, del lavoro, degli amici.

Altresì bisogna sottolineare come effettivamente l'espressione di Coscienza di Gruppo mi abbia fatto sentire vicino agli amici, mi ha aiutato a superare turbamenti emotivi, mi ha consentito di affrontare con la dovuta responsabilità e maturità alcune situazioni particolarmente delicate non solo in Gruppo, e mi ha fatto soprattutto comprendere che si può tranquillamente contare sulla comprensione degli altri, non appena ci si avvicina a loro nello stato d'animo più idoneo possibile e con la dovuta dose di umiltà effettivamente praticata.

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

(continua)


 

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La sponsorizzazione in A.A. - (2/4)

La sponsorizzazione in A.A. - (Testimonianze, Programma)

Presentazione del distretto Emilia Romagna

(2/4)

 

Tutti coloro che prestano Servizio o lo hanno prestato dovrebbero quindi usare un'attenzione particolare e cercare di individuare e di invitare coloro che si stanno recuperando ad effettuare Servizio, iniziando magari con incarichi ai Servizi più "semplici", ma al tempo stesso per ciascuno più gratificanti, cercando di farli partecipi anche delle eventuali decisioni e scelte, qualora se ne verificasse l'occasione opportuna.

Sono questi i primi momenti in cui l'alcolista si rende conto di poter essere utile, oltre che a se stesso, a qualcun altro e questo lo fa sentire in una fase di diversa percezione mentale, cominciando egli stesso a rendersi conto di interpretarsi diversamente, anche di fronte a fatti esteriori della quotidianità della sua vita. È comunque opportuna una buona dose di prudenza, la dovuta calma: è altrettanto importante che i servitori di più lunga esperienza diano ampia dimostrazione con l'esempio che i veri "leader" guidano nella realtà dei fatti e non con le parole, e diventino perciò polo di attrazione per i più giovani.

La scelta di argomenti diversi, vivacità nell'impostazione del Programma e, soprattutto, la rotazione del Servizio, danno a tutto il Gruppo un esempio eclatante che effettivamente il Programma e i princìpi in esso contenuti vengono praticati e che la 12a Tradizione si esplica soprattutto nella costruttività e positività dell'azione.

Di tutti i suoi aspetti e nelle varie sfaccettature del tema della sponsorizzazione, il concetto espresso dall'Anonimato ha importanza determinante e spesso vitale. L'essenza spirituale dell'Anonimato è la rinuncia e lo spirito della rinuncia è la base essenziale di tutte le Tradizioni. Soltanto quando ci rendiamo conto che nello spirito dell'Anonimato cerchiamo di mettere da parte il nostro desiderio di distinguerci, sia tra i nostri amici che davanti all'opinione pubblica, comprendiamo che l'Anonimato è reale ed effettiva umiltà. Soltanto quando poniamo i princìpi al di sopra delle personalità, diamo effettiva testimonianza di abbandonarci a "mente aperta" alla varietà di esperienze che ci scambiamo e dimostriamo lo spirito diverso con cui ci stiamo interpretando, dando evidente prova di aver superato i tanti pregiudizi che erano ormai diventati parte negativa, ma integrante, di noi stessi. Rinnovando i vecchi sentimenti e sostituendoli con nuove e vitali sensazioni e emozioni, l'accettazione dell'esperienza spirituale trova riscontro nel nostro modo completamente diverso di essere e dà a noi stessi e agli altri l'esatta percezione (fase) del nostro recupero.

Accettarsi come alcolisti implica un impegno profondo con se stessi, impegno che vogliamo che si rafforzi dando modo effettivamente alla spiritualità di trovare posto prioritario; conseguentemente la materialità altro non è che la positiva derivazione di una azione tutta rivolta a farci vivere meglio con noi stessi nell'apprendimento di quel sano egoismo, primo impatto in A.A. e nelle successive trasformanti fasi dell'altruismo, nelle quali ci avviciniamo al nostro prossimo con amore e assoluta onestà.

È nello spirito dell'accettazione e in tutte le sue implicazioni su cui continuamente ci confrontiamo, che riusciamo finalmente a comprendere e anche a condividere le necessità ed esigenze degli amici del Gruppo e delle altre persone che abitualmente frequentiamo nella nostra vita pratica, e impariamo a convivere in noi stessi e anche al di fuori, rinnovati e cambiati nelle mentalità. È significativo notare che le esperienze relative ai cambiamenti giungono a tutti coloro che subiscono e accettano una completa sconfitta, coloro che giungono ad una accettazione definitiva ed incondizionata, ad una resa totale, riuscendo poi a trovare lo stimolo vitale e la forza spirituale per ricostruirsi e ricrearsi in modo totalmente nuovo.

 

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

(continua)


 

 

 

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La strada è A.A. - (Testimonianze, Dalla donna)

La strada è A.A. - (Testimonianze, Dalla donna)

 

Sono Annamaria, un'alcolista.

Sì una persona ammalata di alcool, incapace di dire di no a un primo bicchiere a cui faranno seguito tanti altri, mai sufficienti.

Il mio calvario è durato parecchio, fatto di sofferenze fisiche ma soprattutto morali, ossia constatare nei pochi momenti di lucidità che stavo perdendo tante cose, non necessariamente materiali, ma spirituali: dignità personale, amicizie, ecc., mi isolavo sempre più e davanti a questo brutto quadro di me stessa non mi rimaneva nient'altro, allora pensavo alla bottiglia di nuovo per cancellare questa brutta immagine, visto che sembrava non ci fosse nulla che mi potesse aiutare.

Finalmente mi è stata indicata la strada di A.A.

Non so descrivere la piacevole sensazione che ho provato subito frequentando la prima riunione, sedere accanto a persone sconosciute che mi parlavano con serenità del loro problema con 1'alcool e di come, attraverso il Programma di A.A., stavano facendo dei progressi verso una sobrietà serena.

Mi sono sentita subito "a casa" e da allora frequento assiduamente il Gruppo, il Gruppo dove ho ricominciato a vivere, a cercare di crescere poco per volta, a capire che era inutile ribellarsi alle cose che ci stavano "strette", a inseguire sogni irraggiungibili per poi sentirsi frustrati.

Prendendo regolarmente la mia medicina, ossia frequentando il Gruppo e cercando di rendermi utile con qualche servizio, mi rendo conto, meglio di prima della "bufera", del valore della vita, delle tante cose belle che ognuno di noi ha a disposizione e che non ha saputo apprezzare.

La serenità è una conquista, vale la pena di rinunciare qualche volta al nostro IO, cercare di essere disponibili nei confronti degli altri e sviluppare tanta sincerità, umiltà e tolleranza.

Solo rimettendomi completamente al mio Potere Superiore mi sono resa conto che avrei trovato la pace, non più i; tormenti di p rima.

Con la preghiera della serenità, che per me racchiude tutto il Programma di A.A. ho capito  che senza queste due cose fondamentali; ACCETTAZIONE ... e CORAGGIO... non troverò mai una sobrietà serena e duratura.

Se oggi è per me una bella giornata lo devo ad  A.A., grazie di cuore.

A. Lombardia

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")


 

 

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Anonimato 1/4 - (Testimonianze, Tradizioni)

Prestigio, potere, denaro: tre potenti molle presenti nell'Io dell'individuo che, scattando, indirizzano e condizionano la vita di miliardi di persone sulla terra. Questi elementi, insieme all'amore nei suoi vari e diversi significati, sono stati e sono i punti focali attorno ai quali ruota l'esistenza di ogni essere umano; per molti sono l'essenza stessa della vita.

L'aspirazione al raggiungimento di una sempre maggiore notorietà è un istinto umano fondamentalmente sano o un bisogno malato?

Desiderare di essere universalmente conosciuti e riconosciuti per le proprie qualità o attributi quali intelligenza, coraggio, forza, bellezza e altre doti innatamente possedute o coltivate; desiderare di essere, rispetto ai propri simili "positivamente diversi", cioè superiori; insomma, in una inconscia dimensione di competitività globale aspirare ad essere il vincitore, il migliore è, per così dire, normale?

E, in ultimo, questo desiderio di fama, prestigio, potere, denaro è un istinto innato nell'uomo o il frutto di millenni di evoluzione umana e quindi un bisogno costruito dall'uomo stesso?

Non so; non ho la presunzione di dare risposte assolute ad interrogativi tanto impegnativi!

Riconosco però che l'uomo è stato un formidabile costruttore di miti. Dai tanti dèi e innumerevoli semidèi di cui sono ricchissime le antiche culture, fino a quello poveramente banale del superuomo.

Sono, queste, proiezioni collettive di aspirazioni personali più o meno inconfessate?

Di nuovo, non lo so.

So che ogni anno viene pubblicato un libro, divenuto famoso, il Guinnes dei primati. Moderno monumento alla vanità umana dove vengono elencati, con oculata precisione degna di miglior causa, gli eroi delle più strampalate imprese, dal fornaio costruttore del più lungo panino del mondo all'eroico trangugiatore di tanti chili di gelato (o di birra) nel minor tempo possibile.

Allora, forse, l'uomo ha bisogno dell'ammirazione degli altri suoi simili per cancellare i dubbi su se stesso, i timori che nutre nel suo intimo, le fugaci sensazioni di non essere come appare, la paura di vedersi come effettivamente è? Oppure coltiviamo il nostro bisogno di fama, potere e ricchezza e lo trasmettiamo ai nostri figli in una lunga catena che unisce secoli e generazioni? Ancora una volta, non lo so.

Di una cosa ho invece la certezza, una certezza assoluta: sono un alcolista. Oggi, ancora per oggi, sobrio; e i desideri di fama, prestigio, potere e ricchezza sono i più grandi nemici della mia sobrietà.

Giunsi in gruppo dopo trent'anni di continue e progressive bevute e sei ricoveri ospedalieri;ero pieno di rabbia, frustrazione,autocommiserazione, sofferenza. Il cervello fortemente annebbiato dall'alcool. Non capivo neppure dove mi trovavo. Ascoltavo persone parlare senza riuscire a rendermi conto di cosa dicessero. Alla fine mi consegnarono un opuscolo: delle quattro paginette riuscii a leggere due sole parole: Alcolisti Anonimi. Vagamente intuii che forse avevano a che fare con me, con la mia condizione di alcolizzato.

Per mesi la mia unica capacità di comprensione si limitò al concetto del primo bicchiere e a quello delle ventiquattro ore. E a un obiettivo pratico: resistere oggi, solo per oggi, alla voglia insana che mi avvolgeva di prendere in mano la bottiglia.

Lentamente ma gradualmente recuperai lucidità mentale e un minimo di capacità di comprensione. Immediatamente scattò la mia ribellione. Presi a criticare il Programma, l'idea di Potere Superiore e, secondo la mia mente malata, l'ipocrisia di princìpi che sicuramente nessuno aveva intenzione di mettere in pratica e di valori che pochissimi accettavano veramente. Assumevo un piglio violentemente accusatorio: "Questi Passi, come voi li chiamate, - affermavo - hanno lo scopo di distruggere la personalità individuale, annullare la capacità del singolo. Io non rinuncerò mai alla mia identità". Avevo già dimenticato che poche settimane prima la mia personalità non era superiore a quella di uno zombie, nel cervello un vuoto assoluto attraversato a intermittenza da pensieri e sensazioni confusi e contraddittori.

Neanche un mese dopo il completo tracollo fisico e mentale, riprendevo a gonfiare il mio lo col gas velenoso del protagonismo! (continua) 

Anonimo 

Da Insieme in A.A. mar-apr 1992

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")


 

 

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Anonimato 2/4 - (Testimonianze, Tradizioni)

(…) Poco tempo dopo sentii parlare di anonimato in A.A.: qualcuno lo definí la cosa più importante che Bill e Bob ci hanno lasciato in eredità. Non capivo dove fosse l'importanza che quegli amici attribuivano all'anonimato. Per me l'aggettivo anonimo aveva un suono strano, fra il misterioso, l'illegale e, nella migliore delle ipotesi, il mediocre. Misterioso come una lettera anonima e la figura di una persona mascherata che celi per oscuri motivi la propria identità; illegale come le società segrete con fini poco edificanti; mediocre come la carriera di un atleta senza record raggiunti o grandi vittorie ottenute. E soprattutto per me anonimo significava nascosto, nell'ombra. Per paura. Paura delle proprie azioni, vergognosi di se stessi.

Ascoltai testimonianze di amiche e amici che, al di fuori della ristretta cerchia di parenti e amici evitavano di far sapere di essere degli alcolisti. Per la mia situazione la ritenevo una precauzione inutile. Anzi, la cosa non mi riguardava assolutamente, perché tutti sapevano che ero un ubriacone e non avevo ragione di nasconderlo. Perciò definivo l'anonimato la difesa del segreto di Pulcinella.

I risultati negativi di questo mio distorto modo di sentire non tardarono ad arrivare. Certo i giorni passavano e riuscivo a restare lontano dalla bottiglia. Ma con i nuovi arrivati nel Gruppo assumevo una indisponente aria di superiorità. Cominciai a sentirmi migliore dei tanti alcolizzati con i quali in passato mi ero ubriacato e che ancora continuavano a bere. Mi giudicavo più bravo di tutti quei poveracci che incontravo fuori dei bar, malfermi sulle gambe e lo sguardo spento nel vuoto. Io ero riuscito dove gli altri continuano a fallire! (Oggi, ripensando a quei giorni, mi sembra miracoloso che non sia ricaduto. Sicuramente mi salvò la costante presenza nel Gruppo, anche se vissuta in maniera fortemente critica, soprattutto nei confronti del Programma).

Perciò cominciai a raccontare a tutti coloro che mi conoscevano che avevo smesso di bere, che facevo parte di una associazione che si interessava del recupero degli alcolizzati, che la mia vita era cambiata ed ero tornato ad essere una brava persona. Ogni volta che ricevevo congratulazioni ed elogi mi gonfiavo di boria, felice di veder apprezzate le mie capacità. (Fu solo col tempo che capii che io non avevo fatto proprio nulla e che la mia astinenza del momento era un regalo che altri alcolisti mi avevano fatto e che la sobrietà era ancora tanto lontana). Stavo rincorrendo il mio bisogno malato dell'ammirazione altrui.

Vivevo questa diversa considerazione degli altri verso me come una sorta di rivincita contro i tanti anni passati di dolore. Perciò sentivo l'anonimato come una prigione, una camicia di forza che ostacolava i miei "liberi" bisogni di gratificazione e protagonismo.

Sette mesi dopo il mio ingresso in A.A. fu stampato e messo in vendita il libro "12 Passi e 12 Tradizioni". Lo acquistai subito e mi tuffai nella lettura. Ero ancora pieno di dubbi e di incertezze, parecchie cose non mi erano chiare, sentivo il bisogno di dare risposte plausibili ai miei interrogativi. Quella lettura fu come accendere la luce in una stanza da sempre buia e aprire le finestre per far entrare aria pulita là dove il puzzo degli anni formava una cortina palpabile. Cominciai (solito bastian contrario) dall'ultima pagina e lessi: Dodicesima - E, per concludere, noi di Alcolisti Anonimi crediamo che il principio dell'anonimato abbia un immenso significato spirituale. Esso ci ricorda che dobbiamo porre i princìpi al di sopra delle singole personalità; che dobbiamo realmente praticare una sincera umiltà. Tutto ciò affinché le nostre grandi benedizioni non possano mai rovinarci; affinché possiamo sempre vivere nella grata contemplazione di Colui che presiede a tutti noi.

Mi sentii piccino, intimidito, sopraffatto dalla profonda semplicità di quelle parole. E in me esplose la paura. Una paura forse senza senso, ormai, del pericolo corso, di come avessi in quei mesi messo a repentaglio la mia faticata e faticosa astinenza, con la strafottente ignoranza di chi non sa perché non vuol sapere. Per la prima volta capii che quanto avevo sentito mesi addietro circa l'importanza dell'anonimato come eredità lasciata da Bill e Bob a ogni membro di Alcolisti Anonimi era una grande, sacrosanta verità. Che il valore ideale dell'umiltà, da me precedentemente deriso, doveva trovare un nuovo spazio nei miei atteggiamenti mentali, che la mia singola persona o personalità era una ben misera cosa di fronte a una filosofia, a uno stile di vita che con molto amore e comprensione mi era stato offerto in dono. Sette mesi prima avevo avuto il coraggio di mettere in discussione tutto me stesso, la mia vita passata, le mie scelte di fronte al fallimento della mia esistenza alimentato dal mio alcolismo. Oggi dovevo rimettermi totalmente in discussione circa il mio modo di intendere A.A.: l'Anonimato come valore spirituale fu la mano pietosa che tolse dai miei occhi bendati la spessa fascia di garza che fino a quel giorno mi aveva reso cieco. (continua)

Anonimo 

Da Insieme in A.A. mar-apr 1992

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

 

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Anonimato 3/4 - (Testimonianze, Tradizioni)

  (…) Avevo all'inizio accettato la mia sconfitta dall'alcool per non morire. Oggi dovevo accettare la sconfitta delle mie idee, dei miei cervellotici punti di vista se volevo continuare a vivere e sorridere alla vita.

Fu l'inizio di un nuovo rapporto con A.A. e con me stesso. Le verità assolute che avevano accompagnato la mia esistenza cominciarono a sgretolarsi. Le mie certezze divennero ipotesi da vagliare attentamente. Cominciai, io che volevo sempre parlare, ad ascoltare. Fu il mio primo, microscopico passo verso la modestia, figlia neonata dell'umiltà, una virtù a me molto lontana che dovevo in qualche modo imparare a vivere.

 Cercherò di ricordare sempre le parole di un anziano dette durante il caffè prima della riunione: "Parliamo, ascoltiamo e facciamo tesoro di ogni cosa detta e ascoltata. In Alcolisti Anonimi la conoscenza individuale diventa cultura collettiva. Senza copyright. Per sapere, tutti assieme, come uscire dal tunnel della nostra malattia e conservare, giorno dopo giorno, la sobrietà". Cercherò di ricordarle sempre per continuare a essere uno come gli altri, un alcolista che ha bisogno di altri alcolisti, tutti insieme in un Gruppo A.A. per mantenere la propria sobrietà.

Presi a frequentare gli altri Gruppi della mia città. Con un'apertura mentale che non avevo mai posseduto. Con una disponibilità a imparare che non apparteneva al mio carattere. E il primo miracolo si compì. Mi accettai alcolista. Smisi di compiangermi per la mia condizione di persona malata che è costretta a non bere, se vuole continuare a vivere. Cessai di provare invidia per coloro che potevano farlo perché bevitori sociali. E chiusi per sempre in un cassetto il sogno ad occhi aperti di tornare ad essere come loro (ammesso che io sia mai stato un bevitore sociale). E imparai, imparai molto. La testimonianza di un amico che raccontò di essere stato licenziato dal proprio datore di lavoro dopo averlo messo a conoscenza del suo alcolismo, mi insegnò a rispettare il diritto all'anonimato di chi lo richiedeva. E che io non potevo giudicare la giustezza o meno di questa richiesta.

Un giorno ricevetti, da una persona che conoscevo appena, una domanda di aiuto per un suo parente nel problema. Da una parte la cosa mi fece piacere, dall'altra cominciai a capire come l'ostentazione del mio non bere di alcuni mesi prima avrebbe potuto nuocere all'immagine di A.A., se io fossi ricaduto. Feci così la conoscenza con un concetto per me assolutamente nuovo: la discrezione. Un'altra piccola ma significativa spallata al mio lo. Dovevo, sì, propormi per poter eventualmente trasmettere il messaggio di A.A., ma senza per questo mettermi in mostra. E capii un'altra importante verità: che il messaggio di Alcolisti Anonimi aveva una forza intrinseca che esulava dalla persona che lo portava.

Che le mie parole non avrebbero convinto un alcolista più di quelle di un qualsiasi altro membro dell'Associazione. Che il valore del messaggio è nel messaggio stesso, non in chi lo trasmette. Diventando così veramente uguali non soltanto rispetto alla nostra malattia e fra noi stessi, ma anche di fronte a chi, desiderando smettere di bere, cerca una soluzione. Perché la soluzione al suo problema un alcolista può trovarla nel Gruppo, in A.A. e nel Potere Superiore, mai nel singolo alcolista. Oggi mi è molto pù chiara l'Undicesima Tradizione che basa la politica delle relazioni pubbliche di A.A. sull'attrazione e non sulla propaganda. Che suggerisce ad ogni alcolista di conservare sempre, e al 100 per 100, l'anonimato personale a livello di stampa, radio-TV e filmati. Perché ogni alcolista non sarà altro più che uno strumento nel recupero di un altro alcolista.  (continua)

di Anonimo 

da Insieme in A.A. mar-apr 1992

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

 

 

 

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Anonimato 4/4 - (Testimonianze, Tradizioni)

(…) Il vero artefice della salvezza di ogni alcolizzato è Alcolisti Anonimi. Sono i valori che propone, i princìpi che suggerisce, l'immenso bagaglio di esperienze umane che elargisce, la solidarietà attiva che diventa operante. Eccoli i princìpi al di sopra delle singole personalità. Ecco i princìpi e i valori di cui Alcolisti Anonimi si fa portatore per il recupero di ogni alcolista al di sopra della mia misera persona, oggi tornata al rango di persona umana non per merito personale ma, direi, per Grazia Ricevuta. Perché in ogni Gruppo, un Gruppo di Alcolisti Anonimi, si realizza ogni giorno un miracolo generale di immense proporzioni: la Sobrietà. Che ha come base spirituale l'Anonimato. Che ha potuto attecchire in me solo dopo che ho potuto usare un concime ad alto tasso di fertilità: l'umiltà. Quest'umiltà senza la quale non avrei mai potuto capire il significato spirituale dell'anonimato, e che attraverso l'Anonimato ho la possibilità di aumentare fino a farla diventare un comportamento mentale spontaneo, ancorché costruito. Ci riuscirò? Non lo so, ma lo spero. Di certo sarò aiutato, se lo vorrò.

Bill e Bob, nel 1948, attraverso "Grapevine" posero una domanda significativa. "Perché non possiamo anche noi essere dei semplici A.A.?" In realtà lo furono, anche se Bob morì 5 anni prima che la Convenzione di S. Louis consegnasse alla Conferenza di A.A. i Tre Legati RECUPERO-UNITÀ-SERVIZIO e la Conferenza stessa ereditasse dai co-fondatori la responsabilità dell'Associazione. Anche se Bill continuò finché visse a essere considerato un sicuro punto di riferimento da parte di ogni membro di A.A. nel mondo. Sì, Bill e Bob seppero essere dei semplici A.A. perché con estrema semplicità affrontarono i grandi problemi che la crescita dell'Associazione poneva. Perché, con l'umiltà come guida ci si sente dei semplici A.A., dei comuni servitori. Perché quando, attraverso l'Anonimato vissuto con spiritualità, si è veramente uguali ad ogni altro alcolista, si è un semplice A.A. Con tutta la grandezza che questa semplicità sottintende. Perché in Alcolisti Anonimi l'alcolista, qualunque alcolista che vive il Programma con umiltà e nello spirito dell'Anonimato diventa, pur restando un malato, una persona sana di sentimenti e normale nei comportamenti. Questo il piccolo, grandissimo dono che l'Anonimato in A.A. elargisce.

Ma fino a che punto io, alcolista anonimo perché membro di A.A., riesco a godere di questi doni ovvero a mettere in pratica, a vivere nell'azione i princìpi dei quali l'Anonimato è la base spirituale? Riesco sempre ad agire in conformità a questo principio-valore fondamentale? Probabilmente no. Mi è sempre di aiuto, però, ascoltare le parole del Segretario di Gruppo quando, dopo la lettura del Preambolo raccomanda ai partecipanti alla riunione, fra l'altro di "... rispettare l'anonimato di ognuno di noi e di non riportare fuori quanto viene detto in Gruppo". È un invito, discreto, a evitare un pericolo sempre presente nella vita di Gruppo: il pettegolezzo. Nel quale, a volte, si cade inconsapevolmente, per leggerezza. Come sempre pericolosa è la critica, o il piacere subdolo di giudicare. Quanto sforzo nel tenere a freno la lingua; ma che serene ricompense!

Quante volte, specialmente nelle questioni di Servizio, riesco a rivedere i miei punti di vista alla luce dei princìpi di A.A. e non dei miei personali? Quanto incidono i miei pregiudizi nelle valutazioni dei fatti ai quali sono chiamato a dare una risposta? Quanto riesco a tenere a bada il mio bisogno di protagonismo e gratificazione? Questo pezzo che sto scrivendo mi sta dando dei risultati: ora sento il bisogno di fare un approfondito inventario da 10° Passo. Da condividere domani, se possibile, con gli amici del Gruppo.

Consentitemi di concludere questi pensieri con due brevi brani tratti da: "Il Dottor Bob e i Buoni Vecchi Compagni". "... Questo era il periodo in cui i membri A. A. pensavano di fare un monumento ad Anne e Bob.

Infatti, una colletta era già stata iniziata. Venendolo a sapere, il Dr. Bob chiese subito che il denaro fosse restituito e dichiarò che era contro i princìpi dell'associazione erigere un monumento ad Anne e a lui. Disse a Bill: Per l'amor di Dio, facciamoci seppellire come tutti gli altri'... ".

... Quindi, il 16 novembre 1950, il Dott. Bob passò con dolore da questa vita a un nuovo orizzonte... II servizio funebre fu officiato nella vecchia Chiesa episcopale dal Reverendo Walter Tunks, la cui risposta a una telefonata quindici anni prima aveva aperto la via all'incontro tra Bob e Bill. Il Dottor Bob fu seppellito come tutti gli altri al Mt. Peace Cemetery, Anne giace accanto a lui così come gli fu vicina per tanti anni. Non c'è alcun monumento oltre alla semplice lapide.

Nessun monumento? Il vero, immenso monumento eretto al Dott. Bob e a Bill si trova nei centinaia di migliaia di Gruppi A.A. sparsi in tutto il mondo e nei cuori dei milioni di alcolisti sobri che hanno potuto raggiungere questa meravigliosa condizione. Grazie al manto protettivo che copre la nostra Associazione e sotto il quale noi possiamo crescere e lavorare uniti: L'ANONIMATO.

di Anonimo 

da Insieme in A.A. mar-apr 1992

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

 

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Frasi tradotte - (Testimonianze, varie)

Queste sono frasi che ho ricevuto oggi. Erano in inglese e alcune non le ho tradotte perché era impossibile dare un senso ai giochi di parole, spero che almeno queste siano comprensibili. Mi faceva piacere condividerle con voi, spero vi piacciano. 

 

I passi ci sottraggono dal suicidio; le tradizioni ci sottraggono dall’omicidio.

L’unica cosa che gli alcolisti fanno con moderazione sono i 12 passi!

13° passo: La mia vita è incontrollabile, e vorrei condividerla con te.

Follia: fare la stessa cosa più e più volte e aspettarsi risultati diversi.

Il pettegolezzo ferisce – e a volte uccide.

Il dolore è necessario, la sofferenza è un optional!

Se niente cambia, niente cambia.

Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto.

Alcune cose devono essere credute per essere viste.

I sentimenti non sono fatti!

In AA, prima togliamo l’anestesia, poi operiamo.

Lasciati amare da noi fino a che non impari ad amarti da te.

L’isolamento è la camera oscura dove sviluppiamo i nostri “negativi”.

Siamo malati come i nostri segreti.

Paragonati e disperati.

Lascia andare o resti trascinato.

Ricorda il costo della tua ultima sbornia quando osservi la settima tradizione.

Fai l’azione, poi lascia andare il risultato.

Non sfidare la malattia.

E’ la prima vettura del treno che ti uccide, non quella di servizio.

Ricadere NON è un requisito.

La ricaduta comincia molto prima che prendi il bicchiere.

Le aspettative sono risentimenti premeditati.

Serenità non è la libertà dalla tempesta; è la pace dentro la tempesta.

Non preoccuparti di “trovare Dio”; Lui non si è perso.

Dillo al tuo sponsor, o ti troverai a dirlo a un barista.

Io non ho usato le droghe, le droghe hanno usato me.

Noi siamo gente ammalata che cerca di star bene e non gente cattiva che cerca di essere buona.

La mente è come un paracadute, deve essere aperta per poter funzionare.

La risposta più breve è fare.

La ragione per cui vado alle riunioni è per vedere cosa succede alle persone che non vanno alle riunioni.

Non rinunciare prima che il miracolo accada.

Non ci sono soluzioni chimiche a problemi spirituali.

Il dolore guarda indietro, la preoccupazione guarda avanti, la fede guarda in alto.

La felicità non è un posto in cui arrivi, è una via che percorri.

La mia testa è come un brutto quartiere e non dovrei andare lì da solo.

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

 

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Un programma egoista? - (Testimonianze, Programma)

Quante volte abbiamo inteso questa espressione e forse ci siamo chiesti come possa qualcosa di egoistica essere buono per noi?

Come possiamo acquisire umiltà, guadagnare sincerità, superare i risentimenti, essere strettamente onesti con noi stessi e gli altri, ed essere egoisti?

Io credo che noi associamo egoismo con meschinità, pensando a noi stessi in termini di vantaggi materiali e vivendo per il nostro benessere e i nostri desideri. Inoltre, noi abbiamo ingannato così tanto noi stessi, nel corso della nostra carriera di bevitori, che il fatto di rivolgere a noi stessi qualche reale, serio pensiero e attenzione è, all'inizio, difficile da comprendere.

Effettivamente, essere egoisti nel significato A.A. è una cosa del tutto diversa, ed ecco l'opinione di chi scrive, a questo proposito, dopo essere stato sobrio abbastanza a lungo per pensare alle cose ed essere capace di ricordare a sufficienza di non prendere il primo bicchiere.

Vi è un vecchio detto: "lo spirito di conservazione è la prima legge naturale". Per parafrasarlo dovrei dire: "essere egoisti a proposito del Programma A.A. è la vita stessa" per noi. Se proteggiamo noi stessi, non ci stiamo affatto comportando in modo egoistico. Chiunque è in qualche modo associato a noi, la nostra famiglia, gli amici, il datore di lavoro, i dipendenti, la comunità in quanto tale ne beneficia di conseguenza, e noi riguadagniamo il nostro legittimo posto nella società. Noi siamo premurosi verso gli altri, abbiamo cura dei nostri doveri, ci assumiamo le nostre responsabilità e diveniamo rispettabili esseri umani in luogo di zombi che camminano o di vegetali, come eravamo quando bevevamo.

Sì, questo è un Programma egoista, perché ci riporta indietro verso "le cose più importanti prima di tutto", vivendo un giorno alla volta, così essenziale per la felicità.

Io ho bisogno di ricordare a me stesso che equivocavo e procrastinavo, quando bevevo, quello che avrei fatto domani, la settimana prossima, oppure l'anno prossimo. Ero un dominatore del mondo al bar e dopo una bottiglia, ma ora so che in realtà facevo ben poco a proposito dell'oggi, o di qualsiasi altro giorno.

L'essere egoisti circa A.A. ci rende la nostra dignità come individui. Fa sì che molti di noi realizzano che nell'essere sposati o nel provare a dare alla famiglia, al lavoro o alla comunità, noi molte volte asserviamo la nostra personalità per far fronte alle esigenze di questi impegni sociali di questo mondo. Troppo spesso abbiamo cercato di fortificare noi stessi con l'alcool per vincere le nostre sensazioni di inferiorità e di inadeguatezza, ma il risultato era proprio il contrario e noi diveniamo in effetti più inadeguati e chiaramente inferiori.

Essere egoisti in A.A. significa usare le nostre normali menti per pensare obiettivamente e costruttivamente a proposito delle cose che ci circondano, qualcosa che non potevamo certamente fare con i nostri cervelli paralizzati dall'alcol.

Essere egoisti in A.A. ci aiuta a essere grandi abbastanza da dominare i risentimenti, umili abbastanza da chiudere gli occhi su immaginari affronti e torti, onesti abbastanza da valutare le cose nelle loro reali prospettive, sereni abbastanza da accettare le cose che non possiamo cambiare, e sensibili abbastanza da giudicare quali sono veramente le cose più belle della vita, invece di inseguire miti e cose materiali!

Essere egoisti in A.A. significa anche dare uno sguardo al nostro ambiente e alle persone che frequentiamo. Non vogliamo più essere polemici e pieni di autocommiserazione. In qualche modo, lentamente, ma in modo sicuro, ci siamo liberati da questo genere di cose. È una perdita di tempo, è distruttivo, potrebbe portare a un modo di pensare sbagliato. Non è più questo il modo in cui vogliamo vivere, e noi facciamo qualcosa di costruttivo a questo proposito.

Le paure, le tensioni, l'autocommiserazione, le apprensioni se non sono andate via. Ogni giorno ci siamo imbevuti di vigore e speranza, una coscienza limpida, una forza rinnovata nel corpo e nello spirito, e, ultimo ma il più importante, riceviamo il più grande dono di tutti: la pace mentale.

È semplice, è egoista, è A.A. e funziona meravigliosamente.

FR. Moorestown n N.J.

Da “Best of the Grapevine”

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

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Nessuna tromba suonò - (Testimonianze, Programma)

Settimane e mesi erano passati in A.A. e ancora mi tormentava il problema del "risveglio spirituale".

Dovettero passare cinque o sei anni di vita in A.A. prima di capire che veramente avevo avuto un risveglio spirituale molto tempo prima di rendermene conto, solo che non lo avevo riconosciuto come tale.

Sono nato ed educato in una famiglia strettamente religiosa, nel vero senso della parola, come si usava cinquanta e passa anni fa. Avevo la Bibbia, la scuola domenicale, riunioni di preghiera, le prove del coro e tutto il resto sparatomi da ogni angolo tutto il tempo.

A1 momento di finire il liceo avevo una confusione di idee nella testa sulla religione e su Dio, e nessuna di queste idee era particolarmente buona o attraente.

Dio per me era un uomo grosso con la barba lunga e bianca che alternava fra l'essere una figura paterna, un tipo gentile ed un tiranno malvagio che condannava la gente a friggere nell'Inferno per l'eternità. E non mi piaceva.

Quando qualcuno parlava di cose spirituali, non immaginavo altro che qualcosa connesso a questo Dio e al Suo Cielo che, sembrava, era popolato di folle di angeli vestiti di bianco, che passavano tutto il loro tempo volando nell'aria e suonando l'arpa.

Non ero mai arrivato a pensare che ci potesse essere un altro significato da dare alla parola "spirituale" oltre a quello che avevo dato io.

Naturalmente - e qui devo essere sincero - non avevo mai pensato a lungo a tali faccende. Avevo cominciato la mia carriera alcolica quando avevo appena diciassette anni e, se mi ricordo bene, avevo poco tempo, desiderio od occasione di meditare profondamente su alcune delle astratte sfaccettature della vita mentre bevevo.

Nel cercare di guadagnarmi la vita, piú quella di distillatori e baristi, ero assai occupato senza dover confondermi con un mucchio di meditazioni su faccende "spirituali".

Quando prestavo attenzione a tali faccende, presumevo che se un tizio ha un risveglio spirituale, lo può avere solo con un gruppo di angeli che scendono dal Cielo, suonando le arpe e trombe e urlando così forte da penetrare questo duro cranio: "Abbiamo un messaggio spirituale per te". Questo è probabilmente un po' esagerato, ma vi da l'idea generale.

Beh, naturalmente non ebbi mai quel tipo di risveglio spirituale e, infatti non l'ho piú avuto dopo tutti questi mesi di sobrietà. Difatti, non lo aspetto e non lo voglio.

Quello che so è che ho avuto un risveglio spirituale e che l'avevo avuto almeno un mese prima che i miei sponsor mi trovassero nel carcere dove scontavo una sentenza di quattro mesi.

Ecco quello che è successo. Avevo cominciato a scontare i quattro mesi il 15 agosto; cioè sarei stato libero i 15 dicembre. Quando sono entrato ero vestito discretamente con un paio di pantaloni bianchi (ma sporchi), una camicia bianca (ancor piú sporca), nessun cappello, nessun cappotto e nient'altro, eccetto un paio di calzini e un paio di scarpe sfondate.

Niente male come vestiario per agosto (a parte lo sporco) ma per l'uscita a dicembre? In Iowa, i venti sono decisamente poco dolci.

Non era la prima volta che ero stato in tali condizioni, né la quinta, né la decima. (Ma era, grazie a Dio, l'ultima).

Ero sdraiato sul lettino nella mia cella un pomeriggio di novembre calcolando modi e mezzi. Nevicava fuori, e amici miei, faceva freddo!

Avevo parlato con lo sceriffo un paio di giorni prima, il quale mi aveva trovato un lavoretto in una bettola a pochi passi dal carcere. Avrei guadagnato 8 dollari la settimana piú vitto e alloggio.

Fin qui va bene, ma mi domandavo se ero in grado di correre abbastanza velocemente la distanza fra il carcere e la bettola senza congelarmi. Decisi che era un rischio che avrei dovuto correre.

Continuavo su questo binario. Avevo calcolato esattamente quante settimane avrei lavato piatti e pentole prima di poter arrivare ad acquistarmi un vestito decente e possedere un gruzzoletto per poter partire.

Mia moglie e i bambini erano in una città vicina, ma ero benvenuto lì quanto una puzzola ad una festa. In piú la legge era severa in quella città e quello non era posto per il sottoscritto.

Quindi avevo scelto Kansas City come obbiettivo per il giorno in cui il guardaroba e lo stato economico avrebbero permesso uno spostamento. Mi ero perfino informato sul prezzo del biglietto per il pullman a Kansas City.

E così sognavo da solo... "Allora, verso il 1 ° aprile lascerò questa città e questo Stato e comincerò una nuova vita a Kansas City. Arriverò con 15 0 20 dollari almeno. Prenderò in affitto una stanza carina pagando una settimana in anticipo, mi laverò e andrò a cercare un lavoro".

Ad un tratto un campanello mi risuonò nella testa. Dov'è che ho già sentito queste parole?

Poi il risveglio, in un grande lampo eclatante: "Ma come" - mi sono detto piano - "idiota, hai appena fatto esattamente la stessa cosa. Lavori come un cane, riassumi un aspetto pulito e presentabile, vai in un altro posto. Lo farai anche, eccetto una cosa. Dopo che hai preso la stanza e ti sei pulito, andrai alla prima taverna che puoi trovare e ti ordinerai da bere. Prima dell'indomani (probabilmente molto prima) starai senza soldi di nuovo e ti sentirai cosí male che non avrai tempo di cercare un lavoro. Dovrai elemosinare per bere e tutto il resto, e alla fine della settimana sarai in carcere o sotto i ponti".

Ecco.

Questo è il risveglio spirituale. Per la prima volta in cinquantasette anni mi resi conto che tutti i miei guai erano dovuti all'alcol.

Nel realizzare questo mi venne in mente il necessario corollario: se volevo evitare la vita da barbone avrei dovuto smettere di bere. Non per un periodo, ma per sempre.

Così quando Ed e Ralph sono passati da me nel carcere un po' di giorni dopo ero un candidato facile. Sapevo quello che dovevo fare e loro mi hanno spiegato come farlo.

Nessuno mi può convincere adesso che Dio nella sua infinita saggezza e gentilezza non mi abbia mandato quel messaggio spirituale. Naturalmente me l'ha mandato a modo suo senza il beneficio di un coro celestiale o altri effetti speciali, ma ha trasmesso bene il suo messaggio. Grazie Dio.

P. C. - Alton, Ill. 

da The Best of Grapevine

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

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Dalla parte di lei - (Testimonianze, Amore-Sesso)

  Mi chiamo C. e sono un'alcolista. Mi fa uno strano effetto vederlo scritto.

Un paio di giorni fa avrei risposto sdegnosamente a chi avesse tentato di parlarmi di alcoldipendenza. La cosa poteva riguardare altri, non me.

Io ero solo una signora che beveva un po' troppo. Una volta detto, subito si è fatto chiaro. Ora arrivo più in là, ora arrivo a scriverlo. È un buon inizio. Sto tentando di ricostruire un profilo di donna accettabile e ben disegnato dopo aver dato un'immagine, a me stessa e agli altri, scomposta, frantumata e deformata attraverso il prisma dell'alcol! A chi non è capitato di leggere in questi ultimi tempi che il consumo di bevande alcoliche fra le donne sta aumentando in modo allarmante? E non solo in Italia.

Il fenomeno ha anche vaste proporzioni. Forse vale la pena di pensarci un po' su.

In un'epoca in cui le donne vanno cercando nuove conquiste, non solo legislative, ma anche attraverso un inserimento fattivo nel tessuto sociale, libere da insicurezze e da passività storiche, questo dilagante abuso di bevande alcoliche è un curioso "non senso", quasi che una dimensione moderna, evoluta e cosciente si possa trovare in fondo a un bicchiere. Questo "non senso" mi ha toccato direttamente.

Altre donne ne sono state e ne sono toccate. Io so quanto questo possa diventare drammatico.

"Casalinghe senza vocazioni", signore sole frequentatrici di salotti, ragazzine troppo precoci, lavoratrici prese dall'ingranaggio della routine quotidiana e tutte coloro nelle quali si è infiltrato il filo sottile e malvagio dell'insoddisfazione, cosa trovano nell'iniziale bicchiere in più? Sogni, forse.

E nei sogni la forza di tirare avanti senza vedere le mani sciupate, la profonda ipocrisia della Buona Società, lo squallore di storie d'amore, le frustrazioni di gesti ripetitivi.

Siamo un po' tutte vittime di pubblicità martellanti dove pavimenti brillano magicamente, dove un deodorante profumato fa crollare scapoli granitici, dove tutto in fondo è lindo, ben pettinato e asettico.

Nasce così il rifiuto inconscio per la realtà faticosa, i bilanci, le USL, le code nei negozi, i primi capelli bianchi, i pettegolezzi, gli amanti distratti e la ricerca di un rifugio in un mondo ovattato, visto con gli occhi socchiusi come in un pigro dormiveglia. E tutto diventa più sopportabile perché più sfumato, più lontano e irreale, e l'irreale diventa realtà e la realtà irreale.

E ancora: grandi confusioni hanno generato le rivendicazioni femministe giustificate dal giusto risveglio dopo sonni millenari, ma condotte spesso male.

E l'alcol dà l'illusione del rinnovamento. Intorno a esso si muove una deliziosa aria di equivoco e diventa simbolo di sicurezza, disinvoltura, superamento di inibizioni perbenistiche.

È come se le mosche avessero conquistato la carta moschicida.

Chissà, forse altre donne come me per liberarsi dalla confusione creano confusione e cercano la libertà nell'anarchia.

Solo ora io mi posso rendere conto che attraverso una solida presa di possesso della dimensione donna posso tracciare la mia strada giorno dopo giorno semplicemente vivendo la vita.

Sì, fa uno strano effetto scrivere: "Sono un'alcolista", ma tutto sommato è un effetto gradevole, per lo meno non vado più conquistando carte moschicide.

È una buona ragione per vivere sorridendo.

 

C. - Toscana (1983)

 

(dal sito "serene24ore.altervista.org")

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IL 12mo PASSO, STORIE DI SOBRIETÀ - DALL'IO AL NOI (8)

 

Mimmo sobrio da venticinque anni

 

Avevano certe facce da osteria che ti mettevano paura, ma se non fosse stato per loro io oggi non sarei qui. Se venticinque anni fa non avessi creduto in quei dieci ubriaconi, mai e poi mai avrei ripreso in mano la mia vita.

AA l'ho conosciuta così, guardando quei volti segnati dall'alcol. Erano persone come me che avevano rischiato di essere cacciati di casa, dal lavoro, dagli amici, ma che in quel momento mi stavano indicando la strada per smettere di bere. Mi stavano dando la chiave che avrebbe cambiato la mia vita.

La forza dei gruppi di Alcolisti Anonimi è proprio questa: persone ridotte a scarti che diventano persone utili. E lo fanno nel momento in cui trasmettono il messaggio di speranza di AA a un altro alcolista. A volte basta anche un gesto di amicizia, una parola detta al momento giusto, o più semplicemente una porta aperta dove entrare senza aver paura di essere giudicati.

D'altra parte la nostra associazione è nata proprio dall'incontro tra due alcolisti. Bill era un agente di borsa e si trovava a Akron, nell'Ohio, per concludere un affare, ma le cose non stavano andando come avrebbe voluto. Era a un bivio: il bancone del bar, dove affogare la rabbia e la delusione, o una cabina del telefono. Scelse la seconda e fu così che per circostanze casuali o, forse provvidenziali, conobbe Bob, un medico anch'egli alcolizzato. Da quell'incontro e dalle loro lunghe chiacchierate nacque la consapevolezza che la sobrietà dipende non solo da un percorso spirituale individuale ma anche e soprattutto dalla condivisione di quel percorso.

Era il 1 935. Da allora l 'associazione ha fatto parecchia strada. Oggi ci sono gruppi in ogni parte del mondo a dimostrazione che la metodologia dell'autoaiuto funziona.

I dodici passi di AA segnano il cammino attraverso il quale l'alcolista che è ancora nel problema, che beve, può uscire dalla caverna del suo isolamento. A me ha permesso di riprendermi la vita, la famiglia, il lavoro, la credibilità, l'autostima.

Ma il rischio di riprecipitare nel buio c'è sempre. E non solo per me, come individuo, ma anche per i nostri gruppi. Ecco perché insieme ai dodici passi i nostri fondatori ci hanno tramandato anche delle tradizioni, che definiscono in una certa maniera la coscienza collettiva di Alcolisti Anonimi.

È come passare dall'io al noi. Questo significa aprirsi, imparare a uscire dal guscio, impedire che ci si inaridisca come gruppo aggrappandosi alla sicurezza di una nuova caverna fatta di autoreferenzialità.

È per questo che stiamo cercando di acquisire una cultura diversa. Vogliamo scrollarci di dosso quell'immagine dell'alcolista lacrimoso o paralizzato dalle sue insicurezze. Vogliamo essere artefici di un progetto spirituale e allo stesso tempo concreto. Proprio per questo, applicando la quinta tradizione, alcuni gruppi hanno cominciato ad organizzarsi per rendersi responsabili del territorio dove si trovano. Non è una cosa da poco: c'è un luogo e noi, come gruppo, ne siamo responsabili.

 

(da http://www.alcolistianonimiitalia.it/12passo.html)

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